Cassazione Civile, Sez. Lav., 14 maggio 2024, n. 13278 - Domanda per il riconoscimento della liquidazione della rendita rapportata ad un grado di menomazione superiore



 


REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO


Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BELLINI Umberto - Presidente

Dott. MARCHESE Gabriella – Rel. Consigliere

Dott. BUFFA Francesco - Consigliere

Dott. SOLAINI Luca - Consigliere

Dott. CERULO Angelo - Consigliere

ha pronunciato la seguente

ORDINANZA



sul ricorso 13569-2019 proposto da:

A.A., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA COLA DI RIENZO 92, presso lo studio dell'avvocato VINCENZO DE NISCO, rappresentato e difeso dall'avvocato ROSARIO MALETTA;

- ricorrente -

contro

I.N.A.I.L. - ISTITUTO NAZIONALE PER L'ASSICURAZIONE CONTRO GLI INFORTUNI SUL LAVORO, in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA IV NOVEMBRE 144, presso lo studio degli avvocati EMILIA FAVATA, LUCIANA ROMEO, che lo rappresentano e difendono;

- controricorrente -

avverso la sentenza n. 1348/2018 della CORTE D'APPELLO di CATANZARO, depositata il 17/10/2018 R.G.N. 1190/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 29/01/2024 dal Consigliere Dott. GABRIELLA MARCHESE.

 

Fatto


1. parte ricorrente agiva per ottenere la condanna dell'INAIL alla liquidazione della rendita rapportata ad un grado di menomazione superiore a quello dell'11% riconosciuto in sede amministrativa con liquidazione dell'indennizzo in conto capitale;

2. la Corte di appello ha confermato la decisione di primo grado che aveva rigettato la domanda per difetto di prova del fatto costitutivo del diritto;

3. in particolare, la sentenza impugnata ha giudicato corretta la statuizione del Tribunale nella parte in cui aveva osservato che, a fronte della "specifica" contestazione da parte dell'Inail, nella memoria di costituzione, del "fatto" posto a base della pretesa, il ricorrente non avesse assolto all'onere di richiedere, quanto meno all'udienza di discussione (in considerazione della ragionevole presunzione di non contestazione che giustificava l'offerta di prova successiva, necessitata dalla difesa del convenuto), istanze istruttorie da cui inferire l'infortunio, presupposto della prestazione richiesta. Le omissioni probatorie non potevano essere colmate neppure d'ufficio, per la carente individuazione dei mezzi istruttori da ammettere in via officiosa;

4. avverso la sentenza ha proposto ricorso per cassazione la parte indicata in epigrafe, con due motivi;

5. l'INAIL ha resistito con controricorso;

6. il Collegio ha riservato il deposito dell'ordinanza nel termine di sessanta giorni dall'adozione della decisione in Camera di consiglio.

 

Diritto


7. con il primo motivo - ai sensi dell'art. 360 n. 3 cod. proc. civ. - è dedotta la violazione dell'art. 421 e 437 cod. proc. civ., degli artt. 2697 e 1988 cod. civ. e dell'art. 13 legge n. 38 del 2000;

8. è censurata la sentenza nella parte in cui ha ritenuto di conformarsi all'indirizzo giurisprudenziale della Corte in base al quale il procedimento amministrativo è indipendente da quello giudiziario;

9. per parte ricorrente, nella ipotesi di riconoscimento, in sede amministrativa, della invalidità permanente e di conseguente contestazione, in sede giudiziaria, solo della misura di detta entità, ogni questione connessa al verificarsi dell'evento, alla causa violenta ed all'occasione di lavoro è oramai superata, perché definitivamente acclarata;

10. il motivo è infondato;

11. la fattispecie di causa, sinteticamente riportata nello storico di lite, è caratterizzata dal fatto, non adeguatamente censurato, che l'INAIL, nel giudizio, aveva contestato "specificamente" il fatto costitutivo del diritto;

12. in base alla sentenza impugnata, deve dunque ritenersi che le difese dell'INAIL erano risultate idonee a rimettere in discussione l'intera fattispecie giuridica e tanto imponeva al ricorrente di dare dimostrazione dell'infortunio, quale fatto costitutivo della pretesa azionata;

13. viceversa, neppure in sede di udienza di discussione, all'esito delle difese dell'Istituto, il ricorrente avanzava istanze istruttorie dalle quali inferire l'infortunio, impedendo, così, anche l'attivazione dei poteri officiosi;

14. nei termini esposti, il Collegio non ravvisa errori imputabili alla Corte di merito;

15. dal principio dell'autonomia dei due procedimenti (amministrativo e giudiziale) e da quello della indisponibilità della materia attribuita alla competenza dell'ente previdenziale deriva, quale logico corollario, che la contestazione, in giudizio, da parte dell'Ente, dell'esistenza del diritto comporta, per l'attore, l'onere di provare il fatto costitutivo dell'obbligazione, che non può identificarsi nel riconoscimento a suo tempo effettuato (in argomento, v. Cass. n. 1642 del 2012 e gli ulteriori precedenti ivi richiamati; v. anche Cass. n. 2849 del 2017, in motivazione);

16. di recente, sia pure in relazione ad altra prestazione previdenziale ma con argomentazioni riferibili anche al caso di specie, la Corte ha osservato come, vertendosi in materia di obbligazioni di natura pubblica, che nascono ex lege al verificarsi dei requisiti di volta in volta previsti dall'ordinamento, la funzione del procedimento amministrativo che è preordinato alla loro adozione è di natura meramente ricognitiva: ciò comporta non soltanto che all'inadempimento dell'ente che sia pregiudizievole per il diritto del privato può direttamente porre rimedio il giudice ordinario, dinanzi al quale si fa valere direttamente il rapporto obbligatorio, ma soprattutto che lo stesso ente previdenziale può sempre prendere, senza formalità alcuna (e dunque anche in giudizio), una diversa posizione in ordine al contenuto dell'obbligazione, non essendo in alcun modo vincolato da altri atti emessi in precedenza, ma soltanto alla legge del rapporto (così espressamente in motivazione Cass. n. 1295 del 2023, con richiamo a Cass. n. 2804 del 2003);

17. segue il rigetto anche del secondo motivo, con cui parte ricorrente imputa la mancata attivazione dei poteri officiosi;

18. come affermato nella sentenza impugnata, l'assenza di piste probatorie utili ha impedito la possibilità di un intervento d'ufficio;

19. le argomentazioni, non scalfite da rilievi precisi e puntuali, sono coerenti con il decisum e rispettose dei principi della Corte;

20. il ricorso va, dunque, rigettato;

21. nulla deve provvedersi in ordine alle spese del presente giudizio, ricorrendo le condizioni di cui all'art. 152 disp. att. cod. proc. civ.;

 

P.Q.M.


La Corte rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 - quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 - bis, se dovuto.

Così deciso in Roma il 29 gennaio 2024.

Depositata in Cancelleria il 14 maggio 2024.