Cassazione Civile, Sez. Lav., 15 maggio 2024, n. 13464 - Diritto alla rendita da infortunio. Notifica



 


REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BERRINO Umberto - Presidente

Dott. MARCHESE Gabriella - Rel. Consigliere

Dott. CAVALLARO Luigi - Consigliere

Dott. BUFFA Francesco - Consigliere

Dott. GNANI Alessandro - Consigliere

ha pronunciato la seguente

ORDINANZA



sul ricorso 10151-2019 proposto da:

A.A., domiciliato in ROMA PIAZZA CAVOUR presso LA CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall'avvocato FILIPPO CUSMANO;

- ricorrente -

contro

I.N.A.I.L. - ISTITUTO NAZIONALE PER L'ASSICURAZIONE CONTRO GLI INFORTUNI SUL LAVORO, in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA IV NOVEMBRE 144, presso lo studio degli avvocati EMILIA FAVATA, LUCIANA ROMEO, che lo rappresentano e difendono;

- controricorrente -

avverso la sentenza n. 688/2018 della CORTE D'APPELLO di MESSINA, depositata il 24/09/2018 R.G.N. 612/2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 30/01/2024 dal Consigliere Dott. GABRIELLA MARCHESE

 

Fatto


1. la Corte di appello di Messina, in riforma della decisione di primo grado, ha rigettato la domanda originaria del ricorrente volta al riconoscimento del diritto alla rendita;

2. il Collegio ha, in primo luogo, giudicato tempestivo l'atto di appello; la notifica effettuata alla parte personalmente piuttosto che al difensore costituito era inidonea a far decorrere il termine breve;

3. nel merito, la Corte territoriale ha recepito gli esiti della disposta consulenza tecnica e ha osservato che i postumi derivanti dall'infortunio sul lavoro dovessero quantificarsi nella misura del 9%, così come già determinato in sede amministrativa; ha, inoltre, illustrato le ragioni per cui erano da disattendere i rilievi svolti dal consulente tecnico di parte;

4. avverso la sentenza ha proposto ricorso per cassazione la parte indicata in epigrafe, con due motivi, illustrati con memoria;

5. l'INAIL ha resistito con controricorso;

6. il Collegio ha riservato il deposito dell'ordinanza nel termine di sessanta giorni dall'adozione della decisione in Camera di consiglio.

 

Diritto


7. con il primo motivo - ai sensi dell'art. 360 nr 3 cod. proc. civ. - è dedotta violazione o falsa applicazione degli artt. 285, 170, comma 1, 141 cod. proc. civ. in ordine alla notificazione prevista dagli artt. 325 e 326 cod. proc. civ.;

8. per il ricorrente, la Corte di appello avrebbe erroneamente disatteso l'eccezione di inammissibilità dell'appello, depositato tardivamente senza il rispetto del termine di legge;

9. in particolare, la sentenza di primo grado era stata notificata, ai fini della decorrenza del termine breve, il 15 luglio 2006 mentre l'atto di appello era stato depositato in cancelleria in data 7 settembre 2016. Diversamente da quanto sostenuto nella sentenza impugnata, la sentenza di primo grado con formula esecutiva era stata notificata presso la sede legale dell'INAIL di Messina, in via Garibaldi nr. 122, ove l'istituto aveva eletto domicilio;

10. il motivo è infondato;

11. nella fattispecie, non è affatto in discussione il luogo di avvenuta notifica ma le modalità della notifica stessa nel senso che essa risulta effettuata all'INAIL, in via Garibaldi nr. 122 e non invece, come sarebbe stato necessario, all'avv.to costituito per l'INAIL nel giudizio di primo grado, in via Garibaldi nr. 122;

12. a tale riguardo, le sezioni unite della Corte hanno chiarito che, a garanzia del diritto di difesa della parte destinataria della notifica, "ai fini decadenziali derivanti dall'inosservanza del termine breve di impugnazione", la notifica della sentenza deve essere in modo univoco rivolta a tale fine acceleratorio e percepibile come tale dal destinatario, sicché essa "va eseguita nei confronti del procuratore della parte o della parte presso il suo procuratore, nel domicilio eletto o nella residenza dichiarata";

13. per quanto più rileva nella fattispecie, le sezioni unite hanno precisato che "la notifica alla parte, senza espressa menzione - nella relata di notificazione- del suo procuratore (...) non è idonea a far decorrere il termine breve di impugnazione, neppure se eseguita in luogo che sia al contempo sede di una pubblica amministrazione, sede della sua avvocatura interna e domicilio eletto per il giudizio", non potendo peraltro "surrogarsi l'omessa indicazione della direzione della notifica al difensore con la circostanza che il suo nominativo risulti dall'epigrafe della sentenza notificata, per il carattere neutro o non significativo di tale sola circostanza" (Cass., sez. un., n. 20866 del 2020);

14. ne deriva la correttezza della statuizione impugnata là dove afferma che la notifica effettuata alla parte "personalmente e non anche "al difensore costituito" non è idonea a far decorrere il termine breve;

15. con il secondo motivo -ai sensi dell'art 360 n. 5 cod. proc. civ. - è dedotto l'omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio oggetto di discussione tra le parti;

16. l'omissione è riferita alla circostanza che la Corte di appello di Messina avrebbe apoditticamente condiviso la valutazione del consulente tecnico d'ufficio senza tener conto della documentazione medica specialistica presente nel fascicolo di primo grado e depositata nel fascicolo di secondo grado;

17. in modo evidente, le censure si pongono al di fuori del paradigma normativo evocato (v., ex plurimis, in motiv. Cass. n. 32759 del 2021), nel senso inteso da questa Corte (fatto storico, principale o secondario, che se esaminato avrebbe condotto con certezza o alta verosimiglianza ad un diverso esito della lite: Cass., sez. un., n. 8053 del 2014 e successive, plurime conformi) e sono, pertanto, inammissibili;

18. conclusivamente il ricorso va rigettato con le spese a carico del ricorrente, liquidate come da dispositivo.

 

P.Q.M.


La Corte rigetta il ricorso. Condanna parte ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità che liquida in Euro 3.000,00 per compensi professionali, in Euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali nella misura del 15% ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, il 30 gennaio 2024.

Depositata in Cancelleria il 15 maggio 2024.