Cassazione Penale, Sez. 4, 28 maggio 2024, n. 20803 -  Infortunio con una  pressa per la rimozione e rimontaggio di molle e cuscinetti. Obbligo del datore di lavoro di vigilare per garantire che i lavoratori utilizzino i presidi di sicurezza individuali


 


REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE QUARTA PENALE

Composta da:

Dott. DOVERE Salvatore - Presidente

Dott. CAPPELLO Gabriella - Relatore

Dott. MICCICHE' Loredana - Consigliere

Dott. MARI Attilio - Consigliere

Dott. DAWAN Daniela - Consigliere

ha pronunciato la seguente

SENTENZA



sul ricorso proposto da:

A.A. nato a C. il (Omissis)

avverso la sentenza del 07/10/2022 della CORTE APPELLO di BRESCIA

visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso; svolta la relazione dal Consigliere Gabriella CAPPELLO;

lette le conclusioni del Procuratore generale, in persona del sostituto Giulio ROMANO, con le quali si chiesto il rigetto.

Fatto


1. La Corte d'appello di Brescia, in parziale riforma della sentenza del Tribunale di Mantova di condanna di A.A. a pena sospesa per il reato di lesioni colpose ai danni di B.B., aggravate daIla violazione delle norme sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro, ha ridotto la pena e confermato nel resto.

Nella specie, si è contestato all'imputato, nella qualità di Consigliere delegato della società "OFFICINA BRIGONI Srl", con sede in C., per colpa determinata da negligenza, imprudenza e imperizia, nonché dalla violazione degli artt. 37 comma 1, 71 comma 1 e 73 D.Lgs. n. 81/08, di non avere dotato la pressa "Ravagnoli" per la rimozione e rimontaggio di molle e cuscinetti in uso presso la ditta di schermi di protezione idonei contro la proiezione di materiali e di non aver fornito indicazioni specifiche sul corretto utilizzo della stessa al lavoratore B.B., il cui percorso formativo era stato incompleto e di non avere, in tal modo, impedito che costui, mentre era intento a rimuovere i freni di un autoveicolo, prelevasse - come da prassi consolidata in azienda - il mozzo dal mezzo in riparazione ed installasse sullo stesso un nuovo cuscinetto, provvedendo all'accoppiamento tra i due pezzi mediante la pressa la quale, a causa di una deformazione del mozzo dovuta ad usura, determinava la frantumazione del materiale in lavorazione che, fuoriuscendo dalla macchina, colpiva all'occhio l'operatore, provocandogli le lesioni meglio descritte nell'imputazione (fatti accaduti in Castiglione delle Stiviere, il 24 febbraio 2017).


2. Emerge dalle decisioni conformi dei giudici dei due gradi merito che i fatti per cui è processo sono accaduti nel corso di una lavorazione per l'esecuzione della quale era stata impiegata una pressa e, rispetto a tale situazione, dall'istruttoria erano emersi elementi che, secondo quei giudici, avevano confermato la mancanza di dotazione del macchinario di una griglia protettiva idonea a impedire il passaggio di frammenti piccoli di materiale lavorato, nonché la mancata, adeguata formazione del lavoratore quanto al corretto utilizzo della pressa, egli non avendo indossato gli occhiali fornitigli dal datore di lavoro. Si è, dunque, ritenuto incontestato che la griglia in dotazione alla pressa fosse idonea a trattenere solo frammenti grossi di materiale e che il lavoratore non aveva utilizzato il presidio individuale del quale era stato previamente dotato. Il giudice di prime cure aveva condiviso la conclusione sulla utilità salvifica degli occhiali, ma ciò non è stato ritenuto risolutivo, essendo rimasto altrettanto dimostrato che la dotazione di una griglia idonea a impedire il passaggio di frammenti più piccoli avrebbe certamente scongiurato l'evento prodottosi, non essendo stati peraltro predisposti corsi di aggiornamento. Le dichiarazioni della p.o., siccome contenenti affermazioni ammissive di un proprio comportamento colposo, sono state ritenute particolarmente attendibili dai giudici del merito, i quali hanno ritenuto però che il suo comportamento non aveva assunto i connotati dell'eccezionalità, abnormità o esorbitanza rispetto al procedimento lavorativo e alle direttive ricevute, neppure ponendosi, rispetto ad esse, come circostanza non prevedibile. L'infortunio, peraltro, era già accaduto e ciononostante ciò il lavoratore non aveva preso parte al corso di formazione.

In risposta alle censure difensive, la Corte territoriale ha ritenuto che all'imputato spettasse garantire le condizioni di sicurezza sul lavoro, egli essendo tenuto, rispetto al lavoratore, alla vigilanza sullo svolgimento delle lavorazioni; che la griglia, prevista nel DVR, costituiva presidio per prevenire i rischi di eiezione di pezzi più grandi, mentre per i frammenti più piccoli erano stati messi a disposizione appositi occhiali che, tuttavia, il lavoratore non aveva usato, tenendo un comportamento per nulla eccentrico o imprevedibile, sul quale l'imputato non aveva esercitato la dovuta sorveglianza, ancor più necessaria alla luce del fatto che il B.B. era già stato richiamato per la mancata ottemperanza a tali prescrizioni. Sotto altro profilo, la Corte territoriale ha ritenuto influente la mancanza di adeguata formazione, il lavoratore non avendo partecipato a corsi di aggiornamento, soprattutto tenuto conto dell'accertata possibilità di un'attivazione elettrica della pressa che, producendo una pressione non controllata e molto forte, aumentava il rischio di fuoriuscita di frammenti del tipo di quelli che avevano colpito, ferendolo, il lavoratore. Il comportamento del lavoratore, peraltro, è stato ritenuto dai giudici dell'appello, sul punto in maniera difforme rispetto al giudice di primo grado, influente sulla gravità della condotta, sebbene non interruttivo del nesso causale tra la stessa e l'evento, con conseguenze favorevoli solo sul piano sanzionatorio.

Viceversa, è stata disconosciuta l'attenuante di cui all'art. 62 n. 6, cod. pen., la allegata transazione non costituendo prova di pagamento esaustivo, non essendo stato il risarcimento integrale, posto che la cifra corrisposta non copriva i danni non patrimoniali.

3. La difesa del A.A. ha proposto ricorso, formulando un motivo unico, con il quale ha dedotto inosservanza della legge penale in relazione all'art. 43 cod. pen., nonché vizio della motivazione, risultante dal testo della sentenza impugnata, in relazione ai profili di colpa generica ("omessa vigilanza") e ai profili di colpa specifica ("mancato aggiornamento della formazione"). Operato un rinvio al diritto vivente, il deducente ha rilevato che, ai fini della formulazione di un giudizio di colpa in relazione ad un dato evento, è necessario che sia accertata la violazione di una regola cautelare e che quella violazione abbia avuto un'effettiva incidenza causale sul prodursi dell'evento, secondo lo standard probatorio dell'oltre ogni ragionevole dubbio. Nella specie, invece, con riferimento all'addebito della omessa vigilanza, dalla sentenza non era emersa prova di una tale omissione, con conseguente insussistenza della condotta colposa contestata. L'omessa vigilanza, inoltre, non ha costituito addebito contestato in imputazione, l'unico riferimento essendo costituito dalla testimonianza del lavoratore C.C., il quale aveva riferito di aver già richiamato in un'occasione personalmente il B.B. perché non usava gli occhiali protettivi, dichiarazione che, secondo la difesa, i giudici del gravame avrebbero valorizzato a conferma dell'esistenza di una prassi lavorativa contra legem. Dalle evidenze, tuttavia, emergerebbe l'esatto contrario, l'infortunio non avendo avuto precedenti, non essendo mai accaduto che uno dei componenti si sbriciolasse, come nell'occorso (richiamando la testimonianza C.C.), non essendo stato neppure accertato che l'imputato fosse stato portato a conoscenza dell'episodio riferito dal teste.

Quanto, poi, al tema relativo al mancato aggiornamento del lavoratore, i giudici del gravame non avrebbero specificato quale fosse l'incidenza di tale condotta rispetto al verificarsi dell'evento, sebbene con l'appello si fosse segnalato che l'istruttoria aveva dimostrato che il mancato svolgimento del corso di aggiornamemto non era in grado di influire sulle modalità di utilizzo della pressa, sia perché era stato documentalmente provato che al lavoratore era stata impartita la necessaria formazione e informazione circa l'impiego del macchinario in sicurezza, un corso essendo stato organizzato anche a ridosso dell'infortunio; ma anche perché era stato lo stesso B.B. ad affermare di lavorare in quella ditta dal 2009 e che l'uso della pressa era una lavorazione semplice mai cambiata nel tempo. Sotto altro profilo, poi, la Corte ha ritenuto insussistente la prova di un'anomalia dell'impianto elettrico della pressa (il teste D.D. avendo riferito che il macchinario era di base azionato elettricamente e che l'impianto aveva un problema, un'anomalia che poteva aver sprigionato una forza particolarmente elevata), richiamando in contrario il verbale di sopralluogo del 6/6/2017, nel quale si dava atto che la ditta aveva disposto la rottamazione della vecchia pressa, nonché il verbale del 5/7/2017, nel quale, tra le prescrizioni, non figurava l'adeguamento dell'impianto elettrico, essendosi trattato di un sopralluogo avvenuto a distanza di mesi dall'infortunio.

4. Il Procuratore generale, in persona del sostituto Giulio ROMANO, ha rassegnato conclusioni scritte, con le quali ha chiesto il rigetto del ricorso.

Diritto


1. Il ricorso va rigettato per infondatezza del motivo.

2. Il tenore del ricorso impone di esaminare, in primo luogo, la questione inerente alla contestazione della violazione della regola cautelare che impone al datore di lavoro di vigilare affinché le disposizioni di sicurezza siano osservate dai lavoratori e scongiurare che vengano, in sostituzione, seguite prassi lavorative in disapplicazione di tali regole. Il tema è correlato alla accertata violazione della regola cautelare che impone l'impiego di occhiali protettivi, consegnati al lavoratore dal datore di lavoro e dal primo certamente non indossati nel corso della lavorazione incriminata.

Va, intanto, premesso che la difesa, pur rilevando che all'imputato non era stato mosso l'addebito specifico, non ha formulato un motivo con il quale ha formalmente devoluto il tema della correlazione tra accusa e sentenza e una correlata violazione del disposto di cui all'art. 521, cod. proc. pen. In ogni caso, si ricava dall'imputazione che al A.A. è stato contestato di non aver dotato il macchinario di una griglia che fosse atta a interdire il passaggio di frammenti più piccoli del materiale utilizzato e di non aver organizzato un'adeguata formazione dei lavoratori sull'impiego di quel macchinario. Nel corso dell'istruttoria, tuttavia, proprio un teste a difesa (il citato C.C.) aveva introdotto il tema del pregresso, mancato utilizzo del presidio individuale, da parte dell'infortunato, comportamento per il quale egli era stato ripreso dal dichiarante.

Il Tribunale ha ritenuto dimostrata l'omessa vigilanza da parte datoriale in ordine all'utilizzo dei presidi in dotazione e la Corte ha richiamato in premessa anche le difese articolate in merito dall'appellante con i motivi del gravame, con le quali si era rilevato che l'omissione, neppure inizialmente contestata, era insussistente avuto riguardo al fatto che il teste aveva riferito che l'azienda si era anche in passato impegnata per contrastare condotte cantra legem.

Sul punto specifico, poi, in ricorso si è anche messo in rilievo che mancherebbe prova, in ogni caso, che di tale prassi fosse stato informato il datore di lavoro.

Orbene, va intanto ricordato, con specifico riguardo alla individuazione della regola cautelare la cui violazione fonda l'addebito colposo e alla sua portata prevenzionale ai fini della verifica della concretizzazione, nel prodursi dell'evento concreto, del rischio che la stessa è intesa a prevenire, che la titolarità di una posizione di garanzia non comporta, in presenza del verificarsi dell'evento, un automatico addebito di responsabilità colposa a carico del garante, imponendo il principio di colpevolezza la verifica in concreto sia della sussistenza della violazione - da parte del gestore del rischio - di una regola cautelare (generica o specifica), sia della prevedibilità ed evitabilità dell'evento dannoso che la regola cautelare violata mirava a prevenire, sia della sussistenza del nesso causale tra la condotta ascrivibile al garante e l'evento dannoso (ex multis sez. 4, n. 32216 del 20/6/2018, Capobianco, Rv. 273568; n. 24462 del 6/5/2015, Ruocco, rv. 264128; n. 5404 del 8/1/2015, Corso e altri, Rv. 262033; n. 43645 del 11/10/2011, Putzu, Rv. 251930).

2.1. Quanto alla delimitazione dell'addebito mosso all'imputato, poi, pur dovendosi dare atto della circostanza che nell'imputazione si è contestata al A.A., n.q., una condotta omissiva con riferimento specifico all'obbligo di formazione del lavoratore e alla dotazione del macchinario con un presidio che garantisse contro l'espulsione di frammenti piccoli, deve al contempo prendersi atto della circostanza che il tema dell'omessa vigilanza sulla corretta esecuzione delle lavorazioni è stato introdotto da un teste della difesa, il quale aveva riferito di una precedente occasione nella quale aveva constatato l'inosservanza della regola che imponeva al lavoratore di utilizzare il presidio individuale in dotazione. Pertanto, anche tale condotta ha costituito oggetto dell'addebito mosso all'imputato, sul quale egli ha potuto ampiamente difendersi. Tale obbligo di vigilanza in capo al datore di lavoro, peraltro, deve essere valutato nel concreto, non emergendo, né essendo stato allegato, che esistesse un preposto come tale espressamente incaricato di vigilare sulla corretta esecuzione delle lavorazioni, anche quanto al profilo della sicurezza e, quindi, anche sull'utilizzo, da parte dei lavoratori, dei presidi in dotazione. Obbligo di vigilanza che, a determinate condizioni, non viene meno neppure nell'ipotesi di delega di funzioni datoriali (sez. 4, n. 51455 del 5/10/2023, Fiochi, RV. 285535-01, in cui la Corte, in un caso di delega di funzioni, ai sensi dell'art. 16 D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81, ha ritenuto che essa non esclude l'obbligo di vigilanza del datore di lavoro sul corretto espletamento delle funzioni trasferite, ma, afferendo alla correttezza della complessiva gestione del rischio da parte del delegato, non può avere ad oggetto il controllo, momento per momento, delle modalità di svolgimento delle singole lavorazioni e, in applicazione del principio, ha perciò annullato la decisione con cui era stata confermata la condanna per omicidio colposo del legale rappresentante di una società datore di lavoro, per aver omesso ogni controllo sul rispetto delle norme di sicurezza nei luoghi di lavoro e per non aver curato l'organizzazione dei dipendenti, nonostante avesse provveduto ad elaborare a redigere il documento di valutazione dei rischi e il POS e si fosse dotato di un'articolazione organizzativa funzionale che contemplava la nomina di un responsabile di cantiere e di un caposquadra-preposto, anch'essi ritenuti responsabili, del medesimo delitto).

Nella specie, mancando un soggetto preposto e non essendo emerso che la struttura aziendale fosse complessa, si è correttamente ritenuto in capo al datore di lavoro l'obbligo di vigilare sul corretto utilizzo dei presidi in dotazione, soprattutto considerato che essi costituivano l'unico baluardo contro il rischio specifico di eiezione di frammenti di piccole dimensioni che la griglia in dotazione non tratteneva, in quanto presidio a garanzia di un rischio diverso (eiezione di frammenti di grandi dimensioni).

2.2. Né assume rilievo l'obiezione difensiva, secondo la quale difetterebbe prova che l'imputato fosse a conoscenza della prassi scorretta: si è già chiarito, infatti, che il datore di lavoro deve vigilare proprio per impedire l'instaurazione di prassi contra legem foriere di pericoli per i lavoratori (sez. 4, n. 20092 del 19/1/2021, Zanetti, Rv. 281174-01; n. 10123 del 15/1/2020, Chironna, Rv. 278608-01). Nella specie, pur non potendosi affermare, come sembrano fare i giudici del merito, che si fosse instaurata una vera e propria prassi aziendale, avendo il teste riferito di un solo precedente riguardante il medesimo lavoratore, resta comunque confermata la violazione dell'obbligo, ritenuto in capo al A.A. nella qualità di datore di lavoro, di vigilare o approntare una catena di controllo, anche mediante la nomina di un preposto, per garantire che i lavoratori utilizzassero i presidi di sicurezza individuali in dotazione.

2.3. Le doglianze riguardanti la violazione degli obblighi di formazione, invece, colgono parzialmente nel segno, pur non derivandone un effetto concretamente favorevole al ricorrente: dalla lettura delle due sentenze di merito residua una certa ambiguità sulle modalità di funzionamento (manuale o elettrico) del macchinario al momento dell'infortunio, avendo la vittima affermato di avere operato manualmente ed essendo state le sue dichiarazioni valutate come pienamente affidabili. Ciononostante, dalle sentenze di merito non emergono elementi per ritenere che tale condotta abbia inciso sul giudizio complessivo in ordine alla gravità del reato, come confermato del resto dalla dosimetria della pena, individuata in misura assai prossima al minimo edittale, sul punto osservandosi che la stessa Corte d'appello sembra aver valutato il dato della disattivazione del funzionamento a base elettrica quale elemento a conferma della rilevanza dei corsi di aggiornamento e perfezionamento da somministrarsi alla persona offesa (vedi fogli 8 e 9 della sentenza impugnata).

3. Al rigetto segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

P.Q.M.


Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Deciso il 7 marzo 2024.

Depositato in Cancelleria il 28 maggio 2024.