XIX Legislatura

Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro pubblici e privati
Audizione di Giancarlo Moro, avvocato della Fondazione Vittime dell'Amianto Bepi Ferro di Padova, Claudio Ceron, rappresentante dell'Associazione Ubaldo Spanghero di Monfalcone, Nicolino Pondrano, rappresentante dell'AFEVA di Casale Monferrato, e Milco Cassani, rappresentante dell'AFEVA dell'Emilia-Romagna


Resoconto stenografico

Seduta n. 33 di Martedì 26 maggio 2026
Bozza non corretta


INDICE

Pubblicità dei lavori:
Gribaudo Chiara, Presidente
Atti pervenuti alla segreteria della Commissione:
Gribaudo Chiara, Presidente
Audizione di rappresentanti dell'Associazione Famigliari Vittime dell'Amianto:
Gribaudo Chiara, Presidente
Moro Giancarlo, Fondazione Vittime dell'Amianto Bepi Ferro di Padova
Gribaudo Chiara, Presidente
Ceron Claudio
Gribaudo Chiara, Presidente
Pondrano Nicolino, Associazione Familiari e Vittime dell'Amianto (AFEVA) di Casale Monferrato
Gribaudo Chiara, Presidente
Cassani Milco
Gribaudo Chiara, Presidente
 

Testo del resoconto stenografico

PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE
CHIARA GRIBAUDO
 

La seduta comincia alle 10.45.

Sulla pubblicità dei lavori.

PRESIDENTE. Comunico che la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche mediante l'attivazione del sistema audiovisivo a circuito chiuso, nonché via streaming sulla web-TV della Camera.

Atti pervenuti alla segreteria della Commissione.

PRESIDENTE. Comunico che nell'ambito del filone di inchiesta sul caporalato in agricoltura, a seguito dell'audizione tenutasi in data 10 marzo 2026, è pervenuta in Commissione la relazione del Prefetto di Matera sull'incidente stradale avvenuto in data 4 ottobre 2025 sulla SS 598, in territorio di Scanzano Ionico, nel quale hanno perso la vita quattro lavoratori di origine indiana.
In assenza di specifiche indicazioni del mittente, propongo di assegnare alla suddetta documentazione il regime di classificazione: libero.
Comunico che l'amministratore di una azienda privata che opera nel campo delle telecomunicazioni, ha trasmesso, con più inoltri via mail, documentazione tecnica e amministrativa concernente una particolare tecnologia di «protezione cantiere», realizzata per conto di RFI e progettata per evitare gli incidenti mortali nelle aree di cantiere ferroviario. Lo stesso dichiara di essere disponibile a voler fornire delucidazioni e chiarimenti. La richiamata documentazione è stata assunta al protocollo ed è disponibile presso l'Archivio della Commissione con il regime classificazione: riservato.

Audizione di rappresentanti dell'Associazione Famigliari Vittime dell'Amianto.


PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione di rappresentanti dell'Associazione Famigliari Vittime dell'Amianto, che saluto e ringrazio.
Ricordo che la seduta si svolge nelle forme dell'audizione libera ed è aperta alla partecipazione da remoto dei componenti della Commissione di inchiesta che non fossero presenti. I lavori potranno proseguire in forma segreta a richiesta degli auditi o dei colleghi, in tal caso, ovviamente non sarà più consentita la partecipazione da remoto e verrà interrotta la trasmissione via streaming sulla web-TV.
Interverranno, l'avvocato Giancarlo Moro, della Fondazione Vittime dell'Amianto Bepi Ferro di Padova, Claudio Ceron, dell'Associazione Ubaldo Spanghero di Monfalcone, Nicolino Pondrano, dell'AFEVA di Casale Monferrato e Milco Cassani, dell'AFEVA dell'Emilia-Romagna.
Avverto che, in considerazione del numero degli auditi e della necessità di organizzare in modo utile i nostri lavori, ogni audito avrà a disposizione al massimo dieci minuti per lo svolgimento della sua relazione, per dare modo a tutti di intervenire compiutamente.
Do quindi la parola all'avvocato Giancarlo Moro della Fondazione vittime dell'amianto Bepi Ferro di Padova, che ringrazio, naturalmente, ricordandogli che ha dieci minuti a disposizione.
Prego, le do subito la parola.

GIANCARLO MORO, Fondazione Vittime dell'Amianto Bepi Ferro di Padova. A nostra volta, ringraziamo la Commissione per averci ricevuto. Oggi sono presenti delle associazioni di grande rappresentanza che riguardano i familiari delle vittime di amianto delle regioni Piemonte, Veneto, Friuli-Venezia Giulia ed Emilia-Romagna. Della Campania oggi non c'è il rappresentante, ma aveva sottoscritto, a sua volta, la petizione. Sono tutte regioni che hanno pagato e pagano un prezzo altissimo per quanto riguarda l'esposizione all'amianto in danno dei lavoratori. Rammento che l'amianto, anche se si tende a storicizzarlo e a considerarlo un problema del passato, è tristemente attuale perché le curve di mortalità dei lavoratori che sono stati esposte all'amianto non accennano a diminuire e ci sono statistiche in questo senso tutt'altro che incoraggianti.
Vi abbiamo chiesto di vedervi in relazione ai vostri tanti ed egregi compiti, in particolare, quello dell'articolo 3 della delibera istitutiva della vostra Commissione, laddove si parla di congruità delle provvidenze in caso di infortunio mortale o malattia. Vorremmo sottoporvi l'assoluta incongruità – poi userò qualche altro aggettivo – del decreto-legge 30 marzo 2023 e del recentissimo decreto-legge 19 febbraio 2026, n. 19, convertito in legge n. 50 del 2026. Il decreto a cui ho fatto cenno, quello del 30 marzo 2023, istituisce un Fondo vittime amianto, così denominato. In realtà, esisteva già un Fondo vittime amianto, con legge n. 244 del 2007, con finalità universalistica, cioè quella di soccorrere tutte le vittime di amianto indistintamente, di qualunque luogo d'Italia e qualunque fosse il settore di attività in cui hanno operato. Questo nuovo fondo, invece, ha una finalità completamente diversa. Cosa prevede il decreto-legge del 2023 poi ribadito nel recente provvedimento legislativo? Apparentemente, si introduce una normativa a beneficio dei lavoratori della cantieristica navale che abbiano lavorato in società partecipate pubbliche, ma poi, se si va a vedere, c'è un uso manipolatorio del Fondo vittime amianto perché nessuna vittima dell'amianto ha mai avuto accesso a questo fondo, né direi può avervi accesso. L'unico beneficiario – è questa l'anomalia – è una società partecipata pubblica, perché il decreto-legge prevede la possibilità per le società di accedere al fondo, la quale ha diritto a quello che si può senz'altro chiamare – senza tema di essere smentiti – un rimborso di quanto abbia pagato a seguito di sentenza di condanna della magistratura per le morti da amianto o in virtù di verbali di conciliazione sempre resi in sede giudiziale.
Pertanto, siamo in presenza non già di una misura di welfare ma di quella che è stata definita da molte persone, compresi i magistrati che si occupano di queste controversie, come una misura ad azienda m destinata, per l'appunto, a rimborsare Fincantieri che è una società partecipata pubblica, l'unica destinataria di questa norma che è stata estesa anche alle società appaltanti che hanno operato in appalto per Fincantieri, ma in realtà nessuna di queste è ancora in essere. Se voi doveste avere accesso all'INAIL – è una delle cose che vi solleciteremo – troverete che l'unica domanda in questi anni di accesso al fondo è, significativamente, solo di Fincantieri. Lo stanziamento quadriennale porta, attualmente, a destinare a questa azienda 80 milioni di euro.
Le associazioni che io rappresento stamattina, in particolare, la Fondazione Bepi Ferro e l'Associazione Ubaldo Spanghero, hanno presentato un ricorso all'Unione europea in materia di concorrenza e l'Unione europea ci ha risposto che non abbiamo titolo per lamentare un qualche vizio della concorrenza, perché le associazioni, chiaramente, non fanno attività imprenditoriale, ma poi ha anche aggiunto, con una postilla, che la questione sarebbe stata esaminata d'ufficio. Ci risulta che esiste un carteggio tra il Governo e la Comunità europea che ha avuto come esito pratico quello per cui l'INAIL, l'ente erogatore di questi fondi, non ha mai erogato finora nessun euro. Forse proprio per sopperire a questo blocco, nel recente decreto di attuazione del PNRR, in una delle tante norme in esso contenute, vi è una norma – in realtà, fuori contesto rispetto a tutte le altre norme – che obbliga l'INAIL al pagamento entro un termine molto breve (luglio di quest'anno), probabilmente, per forzare questa situazione di blocco. Noi abbiamo fatto su quel decreto-legge, anche lì, una petizione di incostituzionalità ed abbiamo chiesto l'intervento del Presidente Mattarella che, molto cortesemente, ci ha risposto che ha trasmesso per competenza gli atti al Ministero del lavoro. Respingere un decreto che era in scadenza e che riguardava una materia così delicata come il PNRR sarebbe stato chiedere, probabilmente, troppo. I vizi di incostituzionalità riguardano, macroscopicamente, l'articolo 3 della Costituzione, che rende tutti i cittadini uguali. Nominativamente, la norma è destinata ai lavoratori della cantieristica, ma in realtà è una norma ad aziendam e non si capisce il perché. E poi c'è anche l'articolo 32 della Costituzione sul diritto alla salute come diritto collettivo, mentre qui siamo di fronte a una norma, francamente, mostruosa destinata a ben altre finalità.
Noi chiediamo alla Commissione – e ho finito per stare dentro i tempi – che si faccia promotrice di una modifica della disciplina presso il Governo, perché hanno una norma che non ha eguali in Europa, e che si avvalga dei suoi poteri di indagine per acquisire i dati INAIL sull'esistenza delle domande Fincantieri e sul carteggio con l'Unione europea. Facciamo presente che molti esponenti dell'attuale maggioranza, legati a territori in cui questi lutti si succedono di giorno in giorno, mi riferisco al sindaco Cisint di Monfalcone o al Vice Presidente del Senato Centinaio, hanno dichiarato pubblicamente – il senatore Centinaio anche con degli emendamenti – che quelle somme vanno stornate alle vittime dell'amianto, laddove c'è già un contenitore, che è il Fondo vittime amianto del 2007. Non troverete nella stampa un solo commento della società beneficiaria di questi fondi, perché penso che sia una norma assolutamente non commentabile.

PRESIDENTE. Colleghi, se siete d'accordo, farei il giro degli interventi degli auditi e poi, se ci sono delle domande, mi scrivete e vi faccio intervenire, fermo restando gli altri impegni nelle Commissioni.
Ringrazio l'avvocato Moro anche per la sintesi e l'efficacia con cui ha svolto il suo intervento.
Chiedo a Claudio Ceron se può intervenire.

CLAUDIO CERON. Associazione Ubaldo Spanghero di Monfalcone. Buongiorno presidente e onorevoli componenti della Commissione. Mi associo ai ringraziamenti già espressi dall'avvocato Moro e desidero integrare quanto già da lui detto, rimanendo certamente nei tempi, per dire che rimane, tuttavia, aperto e rappresenta il vero punto nevralgico della questione, il nodo del contenzioso con le istituzioni europee. Com'è noto, le osservazioni della Commissione europea, hanno determinato il congelamento dei fondi relativi al triennio 2023-2024-2025. Bruxelles ha, infatti, ravvisato il concreto rischio che lo stanziamento statale non configuri una genuina misura di protezione sociale di welfare a tutela dei lavoratori, bensì un aiuto di Stato a favore di un singolo player industriale, nello specifico Fincantieri. Valutando il disegno complessivo del decreto-legge n. 19 del 2026 e della successiva legge di conversione n. 50, emergono, a nostro avviso, forti elementi che testimoniano il tentativo del legislatore di mimetizzare la misura, proprio al fine di superare i rilievi di Bruxelles. Inoltre, questo impianto solleva profondi dubbi di coerenza con la natura stessa di un decreto finalizzato all'attuazione del PNRR. Infatti, al di là delle formule giuridiche utilizzate, l'effetto pratico della norma non cambia e lo Stato interviene, comunque, con un'ingente risorsa pubblica, pari a 80 milioni di euro, per estinguere l'onere dei risarcimenti legati a un settore industriale specifico, dove un unico grande attore detiene la quasi totalità della storia industriale della navalmeccanica e, di conseguenza, del contenzioso legale.
L'inserimento di questa vera e propria sanatoria e del relativo riparto finanziario all'interno di un decreto espressamente intitolato al PNRR appare fortemente stridente e incoerente sotto il profilo della logica comunitaria per tre ragioni principali, che desideriamo rassegnare alla vostra attenzione. In primo luogo, una questione di finalità strutturale. Il PNRR nasce per finanziare riforme e progetti capaci di generare un chiaro valore aggiunto al futuro. Al contrario, un fondo destinato ad un'azione volta a coprire i risarcimenti civilistici per danni da amianto non produce alcuna modernizzazione, né sviluppo per le generazioni future. In secondo luogo, il rispetto delle milestone. Inserire in un decreto attuativo del PNRR una norma già monitorata o contestata dall'Europa significa violare lo spirito e gli impegni di riforma assunti con i partner europei. Tali obiettivi impongono all'Italia l'esatto contrario ovvero riforme pro concorrenziali, volte a stimolare, proteggere e aumentare la libera competizione tra le imprese, non a proteggere singoli operatori. In terzo luogo, la frammentazione temporale della misura. Il meccanismo introdotto dalla norma del 2026 ha palesemente voluto isolare il pagamento relativo all'anno corrente. L'obiettivo evidente era salvare l'efficacia immediata del fondo, evitando che venisse travolto e bloccato dei rilievi di Bruxelles che gravano sulle annualità precedenti.
In conclusione, appare evidente lo sforzo del legislatore di ripulire la norma, rivestendola con panni di welfare gestito dall'INAIL, per evitare che l'intera manovra venga qualificata come un mero subentro dello Stato nei debiti risarcitori di Fincantieri e non possiamo ignorare, come è già stato detto, l'assenza di effettività del decreto n. 34 del 2023, nel momento in cui l'unica domanda presente all'INAIL è quella di Fincantieri. Non ci sono domande per il triennio precedente al 2026: non c'è alcuna domanda da parte delle vittime al quale è intitolato il fondo. Le associazioni che rappresentiamo devono rilevare che non ci troviamo di fronte a una riforma strutturale concordata con l'Europa per il futuro del Paese, ma di fronte all'utilizzo di un veicolo legislativo per risolvere un pesante contenzioso interno ed eludere nei fatti i rilievi sollevati dalla direzione generale della concorrenza di Bruxelles.
Mi associo alla richiesta che faceva l'avvocato Moro e chiedo anch'io se è nelle facoltà e nella disponibilità di questa Commissione acquisire la corrispondenza, il carteggio e la documentazione tra la Commissione europea, il Governo italiano e l'INAIL. Ringrazio veramente la Commissione di questo tempo che ci ha dedicato.

PRESIDENTE. Grazie lei e poi mi riservo di commentare alla fine.
Do la parola adesso a Nicolino Pondrano della AFEVA di Casale Monferrato.

NICOLINO PONDRANO, Associazione Familiari e Vittime dell'Amianto (AFEVA) di Casale Monferrato. Vi ringrazio e, come premessa, mi associo a quello che è stato esposto, anche se il mio intervento avrà una sua particolarità perché rappresenta un territorio falcidiato da questo tema, con le migliaia di vittime dell'amianto casalesi e del suo territorio che hanno fatto un po' storia nel nostro Paese. Quindi, pongo un paio di questioni che possono sembrare fuori tema, ma non lo sono, proprio per i richiami che sono stati sin qui esposti, dove tutti – tutti – si appellano all'applicazione di quanto disposto dalla legge n. 244 del 2007.
La prima questione è quello che è successo nel mese di gennaio. Il sindaco di Casale Monferrato ha recentemente inviato una lettera al CSM chiedendo che l'organo di autogoverno della magistratura valuti l'opportunità di eventuali approfondimenti in merito a quanto emerso nella puntata di Report del 4 gennaio scorso. Come risulta da uno scambio di e-mail rivelato dal programma televisivo d'inchiesta, si ipotizzava una possibile ingerenza internazionale di Epstein, Barak ed ex agenti del Mossad che avrebbero provato ad influenzare l'esito di uno dei maxiprocessi più rilevanti degli ultimi vent'anni relativo al disastro ambientale provocato da Eternit. Le organizzazioni sindacali e le maggiori associazioni che hanno tutelato le vittime dell'amianto e si sono costituite nei tre gradi di giudizio in rappresentanza di 2272 deceduti e di circa 6 mila parti lese costituite di Casale Monferrato, Bagnoli, in provincia di Napoli, Rubiera, provincia di Reggio Emilia, e Cavagnolo, provincia di Torino, si uniscono a questa preoccupazione memori di ciò che successe il 14 novembre del 2014 con la sentenza di Cassazione in cui ci fu il proscioglimento dell'imputato motivato dalla prescrizione. Non va dimenticato – parliamo di diritto, certo – che per un territorio (sto ragionando in termini 2014), che aveva una media di vittime di 70 casi all'anno, quando si sente parlare di prescrizione voi capite che nasce un conflitto: è umanamente corretto coltivare almeno l'amarezza, perché muoiono ancora 70 persone e il reato è prescritto; c'è qualcosa che confligge. Ecco, c'è qualcosa che confligge.
Siamo, pertanto, molto colpiti dalla coincidenza temporale con la quale questa inchiesta viene alla luce. Essa, infatti, emerge proprio mentre è pendente in Cassazione l'ultimo giudizio sul nuovo processo Eternit-bis nel quale l'imputato è stato processato e condannato per omicidio, non più, volontario, ma derubricato in colposo. Precisiamo che si tratta di 392 decessi a causa del mesotelioma riguardanti 330 cittadini inermi e 62 ex lavoratori.
La seconda questione prende spunto dal dato di cui parlavo poc'anzi cioè dalle 330 vittime ambientali che sono decedute – stiamo attenti – entro il mese di aprile 2017. Sono i casi validati dalla procura, un arco temporale che doveva essere necessariamente limitato. Ma è importante osservare che i pubblici ministeri della corte d'assise di Torino, nella loro requisitoria nel 2025, hanno altresì evidenziato che, dall'aprile 2017 al maggio del 2025, si sono ammalati di mesotelioma (sto parlando del territorio casalese, SIN, sito di interesse nazionale, l'unico SIN in Italia che raggruppa non solo una città, ma 48 comuni di un territorio) e sono decedute oltre 400 persone, che non fanno e non faranno parte di nessuna fase processuale, e l'85 per cento di queste persone sono, come sempre, la popolazione casalese. Sono inermi cittadini, sono familiari di cittadini, sono persone che hanno avuto semplicemente un'esposizione ambientale.
Sono dati agghiaccianti, soprattutto se associati alle conclusioni dell'ottavo rapporto ReNaM, il Registro nazionale mesoteliomi dell'INAIL, dalle quali risulta che siano circa 1.800 all'anno i mesoteliomi in Italia. È un dato che viene affermato comunemente in difetto, con i COR di alcune regioni in Italia che non funzionano, e, quindi, potremmo tranquillamente affermare che sono oltre 2000 i casi di mesotelioma in Italia. Di questi 1800, è facile il calcolo e si fa semplicemente una sottrazione fra i casi che vengono riconosciuti dall'INAIL come esposizione professionale e capire quanti non trovano cittadinanza in questo Paese, che sono le vittime ambientali. Circa mille casi all'anno sono da classificare come vittime ambientali o come vittime che non avevano alcuni requisiti, che non riuscivano a dimostrare il nesso di causalità con la lavorazione (penso agli edili) e che, comunque, vengono riconosciuti come esposizione ambientale. Noi nel 2007, Governo Prodi, ci siamo battuti affinché nascesse un fondo per le vittime dell'amianto e che si articolasse su due versanti: un adeguamento risarcitorio più equo per le vittime professionali e una tutela giuridica ed economica per le vittime ambientali. Noi di Casale puntavamo su questo secondo aspetto, fondamentalmente, su questa parte lesa che non aveva nulla. Io ebbi la fortuna e l'onore di presiedere questo fondo da quando è nato. Quindi, noi sin dal 2012 rivendicammo queste aspirazioni, anche perché queste spiegazioni naufragarono miseramente riducendosi ad una prestazione economica aggiuntiva ai professionali, che non era la vera finalità di questo fondo.
Per la mancanza di risorse e una visione – io la definisco – miope, il legislatore non colse l'importanza del riconoscimento dello status di vittima ambientale. Solo tre anni dopo, durante la mia presidenza del Fondo vittime dell'amianto, venne licenziata dal Governo una prestazione – e come riconoscimento fu importante, certamente – una tantum di 5.600 euro, aumentata negli anni, sino ad oggi, a 15 mila euro: una tantum. Voi capirete che quando lo Stato elargisce milioni di euro a società partecipate che abbiano dovuto risarcire dipendenti colpiti da malattie asbesto-correlate qualcosa ci esplode dentro: è umanamente normale dire qualcosa che non va in questo Paese. Cosa dire a quelle migliaia di vittime ambientali che in questi anni hanno dovuto fare i conti con un'autentica elemosina di Stato, perché se noi dovessimo pensare a questi 20 milioni all'anno e distribuirli alle vittime ambientali, molto probabilmente, non parleremmo di elemosina, ma di un qualcosa che aiuta il percorso tragico di una persona che si ammala di mesotelioma (sopravvivenza media 12-14 mesi). Cosa dire a chi a Casale Monferrato si ammala, a 40 o 50 anni – sono i dati di oggi – di mesotelioma e come vittima ambientale non ha diritto a un sostegno continuativo che tuteli se stesso e la propria famiglia in questo percorso, tuttora, privo di cure efficaci e prognosi sempre infauste? Grazie a voi.

PRESIDENTE. Grazie a lei per l'intervento.
Chiedo a Milco Cassani della AFEVA dell'Emilia-Romagna di intervenire.

MILCO CASSANI. Associazione Familiari e Vittime dell'Amianto (AFEVA) dell'Emilia-Romagna. Grazie presidente e a tutti i componenti della Commissione per questa importante occasione. Devo dire che sono anche facilitato e, quindi, sarò anche breve, per ragioni di tempo, anche perché è una Commissione che, diciamo così, ci accoglie in maniera multipla, ma poi siamo espressione di un pensiero, direi, molto simile. Questa è la ragione che ci ha portato a chiedere di essere ascoltati.
Solo alcune considerazioni perché non mi dilungo sulle cose già dette. È chiaro che noi ci troviamo di fronte ad un Fondo vittime amianto su cui però, dai dati che ci risulta, ha chiesto l'accesso solo un'impresa e questa è una prima anomalia anche in termini di denominazione, devo dire, del fondo. Questo crea ambiguità e poca chiarezza anche rispetto al fondo già esistente del 2007, per il quale noi siamo fortemente impegnati – tutti quanti come associazioni – anche per una sua riforma complessiva con l'idea che chi è vittima effettivamente dell'amianto abbia un riconoscimento anche economico adeguato, se esiste mai un adeguato rimborso rispetto alla vita, che è il prezzo che si paga in questi casi. Devo dire che questa è una vicenda che nasce, anche un po', con una connotazione che poteva sembrare territoriale, perché la questione cantieri navali, Fincantieri poteva essere più logica dentro una discussione con chi vive nelle aree interessate. Ovviamente, in Emilia-Romagna non ci sono cantieri di questo tipo. Ma è anche vero che tutti insieme abbiamo, appunto, la visione di andare verso una riforma complessiva del Fondo del 2007.
Questa vicenda, invece, crea un forte ostacolo anche nell'andare in quella direzione, perché con gli 80 milioni, in qualche modo, siamo passati dall'ad personam all'ad aziendam, però da questo punto di vista, di sicuro, non ci si rivolgono i lavoratori, perché hanno già in mano una sentenza passata in giudicato e, quindi, c'è un'azienda che deve pagare – ci tengo a dirlo anche in questa sede – perché è stata giudicata responsabile di mancanza rispetto alle norme legislative. Allora troverei veramente una beffa il fatto che l'azienda che è responsabile di aver contribuito a far ammalare le persone si trova un rimborso del danno che ha arrecato anziché essere chiamata alle proprie responsabilità e questo è un paradosso dove ci sarebbe da aprire un bel ragionamento. Dall'altro lato, c'è invece un lavoratore che comunque paga il prezzo vero e, quindi, non ha bisogno di quel fondo perché è una sentenza passata in giudicato dove deve solamente chiedere i soldi all'azienda. Semmai bisogna ragionare per le tante vittime di amianto, invece, che non avendo più un'azienda al quale chiedere gli indennizzi per aver pagato con la propria vita quei soldi diventano fondamentali e importanti per andare verso un adeguamento del fondo. Su questo provvedimento, perlomeno noi abbiamo sollevato eccezioni anche di incostituzionalità sulle quali abbiamo chiesto a chi di dovere di tenerne conto. Si citava prima l'articolo 3 e l'articolo 32, ma anche l'articolo 41 è un bell'articolo da sottoporre a riflessione, perché comunque, se la libertà di impresa esiste e nessuno la mette in discussione, è anche vero che esiste ma con dei limiti ben precisi soprattutto quando la libertà di impresa non deve prevaricare fino al fatto di violare le norme e creare un danno alla salute e alla sicurezza dei lavoratori.
Ecco io penso che questo provvedimento vada nella direzione assolutamente sbagliata e per quello che siamo qui e vi ringraziamo. Tuttavia, c'è bisogno semmai di una riforma complessiva del fondo vero, quello delle vittime amianto, e questo alimenta confusione e va nella direzione opposta.

PRESIDENTE. Sono conclusi gli interventi e chiedo ai colleghi se hanno delle domande da farmi, magari anche solo con un cenno fatemelo presente. Intanto, so che non avete molto tempo, ma ci tengo a ringraziare voi per la vostra disponibilità e credo che questa audizione sia stata utile per avere chiaro anche quello che è successo in tutti questi anni e a ricordarci che, molto spesso, c'è anche un po' la tendenza a pensare che l'amianto sia qualcosa che, in qualche modo, si è già chiuso, mentre, ovviamente, non è così.
Devo dirvi, per onestà, che con questa Commissione – lo sapete perché poi andrete al Senato – viviamo un po' un unicum in queste nostre Istituzioni, perché abbiamo ben due Commissioni, anziché fare una Commissione bicamerale. Consentitemela come una battuta ma, per l'appunto, in questo mandato della Commissione noi ci siamo più concentrati ad esaminare, dal punto di vista legislativo e non solo, alcuni casi drammatici che sono avvenuti in questo Paese anche per provare a costruire delle proposte e delle soluzioni non solo normative ma anche di indicazione alle imprese e a tutti sul tema dell'attenzione alla cultura della sicurezza.
Quindi, devo dirvi, con molta onestà che io vi ringrazio per aver scritto alla Commissione perché il tema dell'amianto, effettivamente, l'abbiamo sfiorato, ma non approfondito. Ci siamo concentrati sugli aspetti diciamo più legati ad altri ambiti, come forse avete sentito nella mia premessa, sul caporalato e su altri incidenti, penso a quelli a Brandizzo e a Casteldaccia, di cui la scorsa settimana abbiamo concluso la relazione che presenteremo a Palermo a breve. Insomma, abbiamo dedicato un pezzo del nostro lavoro più ad altri aspetti – qui ci sono colleghi che in altri momenti hanno presieduto la Commissione lavoro con i quali eravamo stati a Casale (vedo il collega Giaccone) –, ma credo che sia importante, effettivamente – e di questo vi ringraziamo –, perché ci consentite di entrare nel merito in una questione molto precisa, la dico così, su un argomento che, naturalmente, necessiterebbe – come è stato ricordato anche nell'ultimo intervento – forse di una riforma vera di riorganizzazione di tutto questo mondo, perché effettivamente è complesso.
Vi devo anche dire che quando ero stata informata del cambiamento normativo, per correttezza, lo voglio dire, avevo presentato immediatamente un'interrogazione parlamentare, a cui attualmente non ho ancora ricevuto risposta, dove chiedevo una serie di questioni tra cui proprio anche quelle che avete sollevato voi. Sono molto concorde con il vostro giudizio anche rispetto al percorso normativo, lo devo dire, e credo però, soprattutto dopo oggi, che sia fondamentale, al di là delle interrogazioni parlamentari, provare con i colleghi, di maggioranza e di opposizione, intanto, a recuperare gli atti e credo che questo sia un passaggio fondamentale che faremo come Commissione, perché è doveroso farlo e a maggior ragione con l'istanza che ci avete presentato con la vostra presenza e con il nostro contributo. Poi, naturalmente, anche a ragionare insieme e su questo l'invito che vi farei – le mie non sono delle domande, ma sono delle considerazioni –, proprio perché, si, risuona abbastanza come una beffa, se posso permettermi, questo passaggio. Credo sia fondamentale anche da parte nostra aprire un focus con tutti gli interlocutori che di amianto si sono occupati e stanno nel contesto della gestione di questa problematica veramente drammatica per il Paese. Oltre a chiedervi, naturalmente, il deposito delle memorie, quello su cui vi chiedo di ragionare è proprio un vostro contributo per pensare a come costruire questa riforma. Altrimenti, sono un po' colpita da come il posizionamento nel corso degli anni abbia sempre più via via indebolito le persone, i lavoratori, le lavoratrici, che rischiano di vedersi esclusi totalmente da un diritto che, invece, dovrebbe essere loro, non certamente negato, ma innanzitutto riconosciuto, del resto, visti i passaggi precedenti e sappiamo anche tutto quello che ha significato il percorso dell'amianto in questo Paese e non solo.
Quindi, se non ci sono delle questioni da parte dei colleghi, vi lasciamo alla vostra manifestazione e all'audizione al Senato che, appunto, nella sua Commissione, credo si sia occupato più esplicitamente di questo argomento fin qui. Indubbiamente, ci tenevamo a rappresentarvi che, dopo oggi, sarà nostra cura, per quello che possiamo, naturalmente, proseguire questo momento di approfondimento che io ritengo indispensabile e doveroso nei confronti di chi non solo è venuto a mancare e non solo dei familiari, ma come avete ricordato ci sono ancora casi pendenti ma soprattutto persone che continuano ad ammalarsi.
A nome di tutta la Commissione vi ringrazio per questo passaggio. Se ci sono ancora delle considerazioni che volete fare, abbiamo ancora un attimo di tempo, o meglio, forse voi non avete il tempo. Però, la nostra disponibilità c'è e ripeto, indubbiamente, lavoreremo nel percorso che è stato indicato con il primo passaggio che ritengo fondamentale dell'acquisizione dei documenti, anche per capire a che punto siamo e con l'interlocuzione con l'INAIL che non è mai mancata.
Non essendovi altre domande da parte dei colleghi e non vedo mani alzate, dichiaro conclusa l'audizione.

La seduta termina alle 11.20.


fonte: Camera dei Deputati