XIX Legislatura
Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro pubblici e privati
Audizione, in videoconferenza, di Angelo Cavallo, procuratore capo della procura di Termini Imerese
Resoconto stenografico
Seduta n. 31 di Mercoledì 29 aprile 2026
Bozza non corretta
INDICE
Sulla pubblicità dei lavori:
Gribaudo Chiara, Presidente
Audizione, in videoconferenza, del Procuratore della Repubblica di Termini Imerese, Angelo Cavallo:
Gribaudo Chiara, Presidente
Cavallo Angelo, Procuratore della Repubblica di Termini Imerese (intervento in video conferenza)
Gribaudo Chiara, Presidente
Cavallo Angelo, Procuratore della Repubblica di Termini Imerese (intervento in video conferenza)
Gribaudo Chiara, Presidente
Comunicazioni del presidente:
Gribaudo Chiara, Presidente
Coppo Marcello (FDI)
Gribaudo Chiara, Presidente
Coppo Marcello (FDI)
Gribaudo Chiara, Presidente
Coppo Marcello (FDI)
Gribaudo Chiara, Presidente
Coppo Marcello (FDI)
Gribaudo Chiara, Presidente
Coppo Marcello (FDI)
Gribaudo Chiara, Presidente
Coppo Marcello (FDI)
Gribaudo Chiara, Presidente
Coppo Marcello (FDI)
Gribaudo Chiara, Presidente
Testo del resoconto stenografico
PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE
CHIARA GRIBAUDO
La seduta comincia alle 9.15.
Sulla pubblicità dei lavori.
PRESIDENTE. Comunico che la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche mediante l'attivazione del sistema audiovisivo a circuito chiuso, nonché via streaming sulla web tv della Camera.
Audizione, in videoconferenza, del Procuratore della Repubblica di Termini Imerese, Angelo Cavallo.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione, in videoconferenza, del Procuratore della Repubblica di Termini Imerese, Angelo Cavallo, che saluto e ringrazio, anche in relazione all'incidente di Casteldaccia.
Ricordo che la seduta si svolge nelle forme dell'audizione libera ed è aperta alla partecipazione da remoto dei componenti della Commissione di inchiesta che non fossero presenti.
Avverto inoltre che, poiché l'audizione del dottor Angelo Cavallo si svolgerà in videoconferenza, non sarà possibile sottoporla al regime di segretezza, in quanto tale regime implicherebbe la sospensione di tutti i collegamenti da remoto, oltre che della trasmissione diretta sulla web tv della Camera dei deputati. Pertanto, qualora l'audito dovesse ritenere opportuno di essere ascoltato in seduta segreta, l'audizione dovrà essere necessariamente rinviata ad altra seduta.
Volevo ringraziare i colleghi per la giornata di ieri dove abbiamo fatto un passo in avanti importante tutti insieme e, naturalmente, speriamo di andare velocemente all'approvazione della norma condivisa.
Ringrazio nuovamente il procuratore capo Angelo Cavallo della Procura della Repubblica di Termini Imerese, a cui cedo immediatamente la parola.
ANGELO CAVALLO, Procuratore della Repubblica di Termini Imerese (intervento in video conferenza). Grazie, presidente. Buongiorno. Rivolgo un saluto ai componenti della Commissione e ringrazio per l'invito. Preciso che non c'è alcun bisogno di secretazione, perché sono atti ormai in piena discovery essendo stata formulata la richiesta di rinvio a giudizio. Come voi ben sapete, in data 6 maggio 2024 si verificava un terribile evento presso l'impianto di sollevamento fognario numero 51 di Casteldaccia. Ben cinque operai perdevano la vita e due altre persone riportavano gravi lesioni. Vorrei brevemente ricordare queste persone che hanno perso la vita nell'adempimento del loro dovere, quindi, svolgendo il loro lavoro quotidiano, e hanno perso la vita in modo così tragico.
I soggetti che hanno perso la vita sono: Giuseppe La Barbera, dipendente AMAP, con la mansione di accertatore di rete fognaria; Epifanio Alsazia, socio di Di Salvo Nicolò nella Quadrifoglio Group, società di cui parleremo; Ignazio Giordano, dipendente della Quadrifoglio Group, operaio; Giuseppe Miraglia, dipendente della Quadrifoglio Group S.r.l., operaio; Roberto Raneri, dipendente anche lui della Quadrifoglio Group S.r.l., operaio.
I soggetti che riportavano lesioni, invece, sono stati: Domenico Viola, anch'egli dipendente della Quadrifoglio Group S.r.l., operaio, che ha riportato lesioni personali gravissime, con malattia nel corpo probabilmente insanabile, consistita in tetraipostenia in postumi di intossicazione da idrogeno solforato (poi parleremo di questo gas), ipertensione arteriosa e disartria; Giuseppe Scavuzzo, dipendente della Quadrifoglio Group S.r.l., anch'egli operaio, che ha riportato lesioni personali gravi, con malattia nel corpo consistita in polmonite chimica lobo inferiore di destro secondaria causata da inalazione di acido solfidrico di durata superiore a giorni 40. Acido solfidrico e idrogeno solforato sono in pratica lo stesso gas, di cui poi parleremo.
Questi lavori erano stati dati in subappalto da AMAP a un'altra società, la TEK, che a sua volta li aveva concessi in subappalto alla società Quadrifoglio. Deve subito essere tolto un equivoco di fondo: la società AMAP S.p.a. ha sempre avuto un rapporto quotidiano e costante con la TEK e questo è dimostrato anche dalla testimonianza dell'operaio Sciortino Paolo che ha sempre riferito come ricevevano tutti gli ordini di servizio direttamente da AMAP S.p.a. Quindi, il rapporto era quotidiano e costante fra AMAP S.p.a., di cui parleremo in seguito, e la società Quadrifoglio rappresentata da Di Salvo Nicolò, odierno imputato.
Il rapporto costante e quotidiano fra AMAP S.p.a. e la società Quadrifoglio era anche confermato dalla presenza sul posto del direttore dei lavori, ingegnere Rotolo, e di un altro soggetto che poi, come abbiamo visto, è morto, Giuseppe La Barbera, accertatore di rete fognaria.
Anche analizzando la documentazione si può vedere come gli ordini di servizio e gli ordini di lavoro fossero sempre indirizzati direttamente da AMAP S.p.a. alla società Quadrifoglio. Quindi, secondo il nostro ufficio, non vi è responsabilità della società appaltante, ma della società subappaltatrice e della società AMAP S.p.a. Pertanto, vorrei che fosse sgomberato subito il campo da questo equivoco. I lavori dovevano consistere nella disostruzione di alcuni pozzetti che erano posti in vicinanza dell'impianto di sollevamento fognario, perché erano stati ricoperti anche da uno strato di bitume per cui gli operai della Quadrifoglio dovevano rimuovere questo strato di bitume e provvedere a una sistemazione dei pozzetti e a una disostruzione. Invece, inopinatamente, i lavori si sono diretti anche all'interno dell'impianto di sollevamento fognario 51 di Casteldaccia.
Andiamo con ordine. Subito dopo la morte, quando si è verificato l'evento disastroso, i Vigili del fuoco hanno fatto un sopralluogo. Sono dovuti scendere nell'impianto di sollevamento fognario al piano meno 2, quindi, in un piano in locale angusto, dove vi era la vasca, dove vi erano questi reflui, percorrendo due scale metalliche, ripeto, in un locale assolutamente angusto e posto due livelli sotto il piano stradale.
Sono entrati già da subito con apparecchi autorespiratori e anche di questo parleremo dopo. La scena a cui hanno assistito i Vigili del fuoco, devo dire, è stata veramente disastrosa e impressionante. Hanno trovato, e si trovavano sul bordo della vasca dove insistevano i reflui fognari, Viola, Raneri e Giordano esanimi. Viola, come abbiamo detto, si salverà, mentre Raneri e Giordano purtroppo perderanno la vita. Addirittura dentro la vasca, una vasca di una profondità di 80 centimetri, piena di liquidi fognari i sub dei Vigili del fuoco hanno dovuto recuperare i corpi ormai senza vita di Alsazia, La Barbera e Miraglia. Un altro soggetto, Scavuzzo, altro operaio sempre della Quadrifoglio, è stato invece trovato fuori in stato di semi-incoscienza al di fuori dell'impianto.
In pratica, era successo che l'operaio Scavuzzo, aiutato da Miraglia, era entrato in questo impianto di sollevamento fognario, aveva percorso queste due scale. Insieme avevano deciso, sotto le direttive dell'ingegnere Rotolo, direttore dei lavori, di collocare una sonda per spurgare anche questa vasca.
Questa operazione aveva disturbato la superficie dei liquami fognari rimuovendo in pratica un tappo e facendo fuoriuscire una bolla di gas di acido solfidrico e di idrogeno solforato. Questa bolla di gas è rimasta bloccata – anche perché ci troviamo in un ambiente angusto posto due piani sotto la superficie di terra – e non è riuscita a fuoriuscire, anche perché l'acido solfidrico, l'idrogeno solforato, è un gas particolarmente pesante, che non riesce a disperdersi facilmente nell'aria.
Sulla dinamica, sul fatto di chi sia morto prima di questi cinque operai non riusciamo ad avere certezza perché, ovviamente, si è trattata di una morte assolutamente contestuale. Possiamo dire, come ho già detto, che l'operaio Scavuzzo – lo si evince dalla sua testimonianza – è stato il primo a entrare, a collocare la sonda per aspirare questi liquami, aiutato anche dall'operaio Miraglia che azionava il tubo, ma poi subito dopo si è allontanato per andare a pranzare. Successivamente sono arrivati gli altri soggetti che hanno iniziato ad operare, però, nel frattempo, questa bolla di gas, ripeto, per effetto di questa sonda che ha rimosso questo tappo di liquami fognari ormai era fuoriuscita e aveva occupato tutto l'ambiente, motivo per cui tutti questi soggetti sono morti, praticamente, quasi contestualmente. Quello che, però, possiamo dire è che, probabilmente, si è effettuata una vera e propria catena di solidarietà, nel senso che ciascuno operaio si è sentito male, ma è stato aiutato da quello successivo che ha visto queste situazioni di malore e ha cercato di aiutare e di soccorrere, ma chiaramente inalando questo idrogeno solforato che è un gas velenosissimo ha perso immediatamente i sensi. Sono morti tutti in una situazione di quasi contestualità. Probabilmente, potrebbe essere morto per primo ed avere avuto, quindi, un malore, Giuseppe La Barbera, l'accertatore della rete fognaria. I nostri consulenti hanno un po' valutato anche le caratteristiche dell'impianto di sollevamento fognario 51 di Casteldaccia e ci hanno detto come questo sia definito un ambiente confinato. Queste caratteristiche erano comunque riconosciute da AMAP sia nel suo documento di valutazione rischi e anche in un'apposita check-list. Cosa significa «ambiente confinato»? L'ambiente confinato è un qualsiasi ambiente di lavoro nel quale, per sua natura, si possono generare dei gas pericolosi per la salute umana. Ripeto, AMAP sapeva benissimo, avendolo indicato nel documento valutazione rischi, come l'impianto di sollevamento fognario fosse ambiente confinato.
L'articolo 66 del decreto legislativo n. 81/2008 prevede espressamente che i lavoratori per operare in questi ambienti confinati debbano adottare delle particolari cautele. In particolare, devono adottare dei dispositivi di protezione individuale particolarmente adeguati. È necessario anche un monitoraggio periodico durante il lavoro, un monitoraggio antecedente e anche una ventilazione di queste aree proprio per evitare che si possano creare e persistere questi gas.
L'articolo 121 del decreto legislativo n. 81/2008 prevede anche come dispositivi di protezione individuali adeguati l'uso di autorespiratori. Sempre lo stesso articolo prevede, secondo quanto ci hanno detto i nostri consulenti, che le famose mascherine con filtro, quelle che banalmente si usano quando facciamo lavori di pitturazione, potrebbero essere usate in alternativa agli autorespiratori, ma soltanto a condizione che sia stato preventivamente accertato il tipo e la concentrazione di gas nocivo. Invece, in questo caso, abbiamo visto degli operai che sono entrati – a parte senza una formazione adeguata, ma di questo parleremo dopo – non solo senza mascherine ma senza neanche autorespiratori. Si è creata, quindi, questa situazione veramente improvvida per cui, ripeto, cinque persone sono morte nell'ambito di pochissimi minuti.
Volendo un po', secondo le conclusioni dei nostri consulenti e le conclusioni del nostro ufficio, valutare le responsabilità in seno ai soggetti che noi riteniamo responsabili, cioè AMAP e società Quadrifoglio, mi accingo velocemente a dire quelle che sono state secondo me le norme gravemente violate e reiterate.
Innanzitutto, AMAP – ovviamente, poi valuteremo e prenderemo in considerazione le responsabilità singole, delle singole persone fisiche – ha sottovalutato il rischio non prevedendo nel proprio Documento di Valutazione Rischi l'uso espresso di autorespiratori. In sostanza, AMAP avrebbe dovuto dire: «l'impianto di sollevamento fognario 51 di Casteldaccia è ambiente confinato e l'ho già indicato nel mio DVR (Documento di Valutazione Rischi); devo prescrivere, per accedere all'interno di questo impianto di sollevamento fognario, l'uso di autorespiratori». Questa cosa non è stata fatta.
Un'altra grave violazione, sempre secondo il mio ufficio, è quella dell'articolo 163 sempre del medesimo decreto legislativo n. 81/2008. AMAP avrebbe dovuto apporre, quantomeno all'interno e in prossimità dell'impianto di sollevamento fognario 51 di Casteldaccia, per essere già stato indicato come ambiente confinato, apposita segnaletica. Questa segnaletica non è stata trovata e non è stata mai apposta. Anche questo sarebbe servito quantomeno per mettere una pulce nell'orecchio degli operai della Quadrifoglio e per adottare qualche cautela in più prima di scendere in questo piano meno 2.
Ripeto, ci tengo a sottolinearlo, che gli operai sono scesi in un ambiente angusto. Per raggiungere questa vasca di liquami fognari hanno dovuto percorrere due rampe di scale metalliche. Sono arrivati in un ambiente assolutamente ristretto e angusto, dove insisteva questa vasca di liquami fognari, nei quali dovevano inserire questa benedetta sonda per procedere all'aspirazione. Ripeto, si tratta di lavori che non erano oggetto degli ordini di lavoro originali. È stata una decisione improvvida, secondo i nostri consulenti, del direttore dei lavori AMAP, ingegnere Rotolo, che fra l'altro mi risulta essere stato oggetto anche di un licenziamento da parte di AMAP.
L'altra grave violazione, sempre da parte di AMAP, è quella dell'articolo 100 sempre dello stesso decreto legislativo n. 81/2008. AMAP doveva redigere un piano di sicurezza e coordinamento nel quale indicare, appunto, espressamente, quindi non solo nel Documento di Valutazione Rischi, che l'impianto di sollevamento fognario 51 di Casteldaccia fosse ambiente confinato. Questo avrebbe potuto mettere sull'avviso tutte le imprese appaltatrici e subappaltatrici che lavoravano con AMAP e che avrebbero avuto a che fare con quell'impianto di sollevamento di adottare anche i loro piani di sicurezza.
I nostri consulenti dicono che questa mancanza si è riverberata anche in due altri aspetti. Doveva essere nominato, sempre da AMAP, un coordinatore per la sicurezza, non solo in via generale nella fase di progettazione, ma anche in fase di esecuzione, cioè nella fase di esecuzione specifica di questi due ordini di lavoro che riguardavano l'impianto di Casteldaccia. Questo perché vi era un rischio che è stato definito, in termini tecnici, come «rischio interferenziale da lavoro», ossia il rischio derivante dal fatto che soggetti appartenenti ad organizzazioni aziendali diverse operino in uno stesso luogo di lavoro. È chiaro che avendo esperienze diverse, conoscenze diverse e formazioni diverse, era ancora più necessario un coordinatore per la sicurezza anche nella fase di esecuzione di questo specifico lavoro.
L'altra grave violazione che i nostri consulenti hanno attribuito ad AMAP come società e persona giuridica, ma anche poi nello specifico alle varie persone fisiche che operano all'interno di AMAP, è l'articolo 26 del decreto legislativo n. 81/2008. AMAP aveva il dovere di verificare l'idoneità tecnica professionale delle ditte appaltatrici e subappaltatrici, cosa che non è stata fatta. Non solo, ma aveva l'obbligo di richiedere una certificazione, ai sensi del DPR n. 177/2011, che attesta la capacità di una determinata impresa a lavorare in ambienti confinati. Abbiamo detto che gli ambienti confinati sono quegli ambienti particolarmente pericolosi, nei quali addirittura possono insorgere gas di qualsiasi tipo, nocivi per la salute umana, come era l'impianto di Casteldaccia e come espressamente riconosciuto nel documento di valutazione rischi da parte di AMAP. Quindi, AMAP lo aveva già indicato, ripeto, come un ambiente confinato, un ambiente pericoloso, ma poi tutto il resto non è stato fatto, secondo ovviamente l'impostazione accusatoria che dovrà trovare conferma in sede dibattimentale.
L'altra violazione che è stata attribuita, sempre dai nostri consulenti, ad AMAP è il non aver assicurato al proprio dipendente, Giuseppe La Barbera, che è morto insieme agli altri poveri operai, una formazione adeguata e non avergli messo a disposizione un dispositivo di protezione individuale adeguato. I nostri consulenti hanno ribadito che per accedere a quella benedetta vasca posta al piano meno 2, dove ha agito, come ho già detto, una bolla di gas di idrogeno solforato pericolosissima, velenosissima, si poteva accedere soltanto con autorespiratori. Tenete conto che i Vigili del fuoco, che ovviamente hanno fatto accesso alla vasca con autorespiratori, hanno verificato che la densità di questo idrogeno solforato era di 500 ppm, cioè particelle per milione, una densità assolutamente letale e velenosissima.
La percentuale di ossigeno rimasta all'interno di questa famosa stanza posta al piano meno 2 era, rispetto a quella che respiriamo noi normalmente, del 20 per cento. Addirittura, al momento del sopralluogo, una quindicina di giorni dopo, in quell'area, in quella stessa stanza da parte dei consulenti, questa bolla di gas era ancora rimasta in percentuali importanti. Ripeto, questa bolla di gas, con questo idrogeno solforato, non è riuscita ad uscire, non solo perché, ripeto, ci troviamo in un ambiente posto al piano meno 2, quindi, due piani sotto la superficie stradale, ma perché si tratta di un gas più pesante dell'aria, che quindi non riesce a fuoriuscire e a disperdersi nell'aria.
Si tratta, quindi, di una serie di violazioni importanti, reiterate e secondo il nostro punto di vista assolutamente gravi.
Per quanto riguarda, invece, la responsabilità della società subappaltatrice, la Quadrifoglio, rappresentata da Nicolò Di Salvo, anche a lui si possono addebitare lo stesso tipo di contestazioni: un'omessa valutazione del rischio di lavorare in ambienti confinati, e abbiamo già spiegato cosa significa ambiente confinato; non aver assicurato una formazione adeguata ai propri operai, non solo in materia di lavori in ambiente confinato, ma anche in materia di pronto soccorso, perché, come abbiamo visto, c'è stata una catena di solidarietà che ha portato i singoli operai ad agire l'uno in soccorso dell'altro e che poi ha portato alla morte di tutti e cinque gli operai; non aver assicurato anche il responsabile della Quadrifoglio, della società subappaltatrice, con dispositivi di protezione individuale che, ripeto, dovevano essere solo ed esclusivamente autorespiratori. In quel benedetto locale gli operai sono entrati non solo senza autorespiratore ma anche senza mascherina.
Pertanto, sono state violate le norme sia del decreto legislativo n. 81/2008, in particolare nella parte in cui si prevedono le lavorazioni in cantieri mobili o temporanei, sia del DPR n. 177/2011, che ho già menzionato, che disciplina le lavorazioni in ambienti confinati. Poi, c'è stata anche una violazione specifica delle istruzioni di sicurezza 8-ISL.
Tutto questo ha portato, da parte del mio ufficio, dopo una consulenza, secondo il mio modo di vedere, molto precisa e analitica, alla contestazione di omicidio colposo plurimo e lesioni plurime in cooperazioni colpose ex articolo 113, quindi per i reati di cui agli articoli 589 e 590, a una serie di persone fisiche di soggetti che operavano in seno ad AMAP, che poi andrò ad elencare, nonché anche al rappresentante legale della Quadrifoglio S.r.l. che, come ho già detto, è Nicolò Di Salvo.
Dal punto di vista, invece, della responsabilità amministrativa, come persone giuridiche, ai sensi del decreto legislativo n. 231/2001, sono stati contestati gli stessi reati alle persone giuridiche AMAP S.p.a. e Quadrifoglio S.r.l. per non aver adottato i modelli organizzativi previsti dall'articolo 6 del DPR n. 231/2001 per prevenire questi reati.
Secondo la nostra impostazione, queste sono le violazioni più eclatanti delle norme in materia antinfortunistica. Per quanto riguarda le condotte colpose dei singoli, cioè dei singoli soggetti che hanno operato in seno ad AMAP e in seno alla Quadrifoglio, mi posso riportare a una indicazione molto analitica già riportata nei capi di imputazione e nella richiesta di rinvio a giudizio che so voi avete già a disposizione.
Se volete posso rielaborarle e leggerle velocemente oppure vi posso riportare semplicemente a quello che già è stato scritto, ripeto, in modo molto analitico nella richiesta di rinvio a giudizio. Come volete, altrimenti posso procedere anche alla elencazione.
In particolare, i soggetti – mi avvio alla conclusione – che sono stati individuati come autori di queste condotte colpose, di queste violazioni in seno ad AMAP, sono: Wanda Ilarda, responsabile del procedimento nella fase di affidamento e aggiudicazione; Salvatore Rappa, responsabile del procedimento in fase di esecuzione e responsabile dell'unità acque nere provinciali; Girolamo Costa, responsabile dei Servizi prevenzione e protezione, e abbiamo visto come nel DVR ci fosse l'indicazione di ambiente confinato; Gaetano Rotolo, responsabile dell'unità acque nere provinciali e direttore dei lavori.
Il direttore dei lavori, Gaetano Rotolo, l'ho già detto, è stato il soggetto sempre presente a questi lavori. Le testimonianze lo collocano nell'impianto già alle ore 10. Le testimonianze ci dicono che è sempre stato presente ai lavori e che abbia lui disposto l'apertura dei cancelli o meglio abbia dato lui le direttive per aprire i cancelli e per accedere all'impianto di Casteldaccia.
Il direttore dei lavori Rotolo doveva sapere e sapeva certamente che si trattasse di un ambiente confinato, di un ambiente pericoloso, e che non doveva far entrare proprio gli operai, perché non erano queste le lavorazioni che quel giorno si dovevano compiere. I lavori si dovevano compiere fuori dall'impianto di sollevamento fognario e dovevano consistere nella lavorazione su dei pozzetti che portavano poi all'impianto di sollevamento fognario. In ogni caso, il direttore Rotolo, presente sul posto, avrebbe più che mai dovuto o bloccare gli operai o dire ragazzi non entrate se non vi munite di autorespiratori e se non mi assicurate di aver avuto una formazione adeguata per lavorare in ambiente confinato. Diciamoci la verità: non doveva proprio farli entrare perché non c'erano gli autorespiratori e probabilmente non c'era neanche la formazione adeguata.
Sergio Agati è l'altro soggetto AMAP che, secondo noi, ha responsabilità precise, ma sempre riconducibili a quel tipo di violazioni che ho detto prima, responsabile dell'unità impianti elettrici e di sollevamenti fognari, e poi Nicolò Di Salvo, legale rappresentante della Quadrifoglio Group, quindi, l'impresa subappaltatrice che doveva compiere questi lavori di disostruzione della rete fognaria.
In pratica, a tutti questi soggetti, con la violazione di queste condotte, si è rimproverato da parte del nostro ufficio il fatto di aver permesso – ripeto – che questi operai, senza formazione adeguata, senza dispositivi di protezione adeguati, anzi, praticamente, senza niente, scendessero queste due benedette rampe di scale metalliche, scendessero al piano meno 2, inserissero questa sonda per spurgare la vasca dei liquami fognari. Questa vasca di liquami fognari ha rimosso un tappo costituito dalla superficie dei liquami fognari, facendo fuoriuscire una terribile bolla di gas di idrogeno solforato, velenosissimo, che in pochissimi minuti ha provocato la morte di tutti questi soggetti quasi in contemporanea.
Ripeto, dalle autopsie non si riesce a vedere chi sia morto prima. È triste dire queste cose, chiaramente c'è sempre un senso di reverenza, di ricordo e di rispetto per queste persone che non ci sono più e che sono morte lavorando, però dall'autopsia non si è riusciti a capire se Tizio è morto prima di un altro. Parliamo proprio di una differenza di minuti.
Se volete posso enumerare le responsabilità dei singoli. Non posso fare altro che leggere quello che già è scritto nel capo di imputazione dalla collega in modo molto preciso e accurato. Lo dico perché io non c'entro con questo procedimento, quindi, non è merito mio.
Wanda Ilarda, responsabile del procedimento nella fase di affidamento e aggiudicazione di questi lavori, ometteva di richiedere alla società appaltatrice, quindi alla subappaltatrice Quadrifoglio, le certificazioni di cui al DPR n. 177/2011, cioè quelle certificazioni per lavorare in ambiente confinato e verificare l'idoneità tecnica delle ditte affidatarie. Sono condotte che ho già prima indicato. Wanda Ilarda ometteva di redigere o comunque non faceva redigere quel piano di sicurezza e coordinamento di cui ho già prima parlato, ometteva di nominare un coordinatore di sicurezza in fase di progettazione e in fase di esecuzione, di cui ho già parlato.
Salvatore Rappa, dipendente AMAP e responsabile del procedimento in fase di esecuzione, responsabile dell'Unità acque nere provinciali, anche lui ometteva di richiedere le certificazioni di cui al DPR n. 177/2011, ometteva di redigere il piano di sicurezza e coordinamento, ometteva di nominare un coordinatore per la sicurezza in fase di progettazione e per l'esecuzione; sottovalutava nel DVR di AMAP (ripeto, AMAP già aveva indicato a priori che quello fosse un ambiente confinato) il rischio degli ambienti confinati e non prescriveva l'uso obbligatorio di autorespiratori o quantomeno di un rilevatore multigas. I consulenti hanno detto: mettiamo pure che tu, AMAP, hai già indicato l'impianto fognario come ambiente confinato, quindi pericoloso; dovevi per forza dire che in quell'ambiente si doveva lavorare con l'autorespiratore o quantomeno, prima di far scendere gli operai, si doveva utilizzare un rilevatore multigas che accertasse la presenza, il tipo e la concentrazione di gas, cosa che – abbiamo già detto – non è stata fatta.
Girolamo Costa, anche lui dipendente AMAP, responsabile dei servizi di prevenzione e protezione, sottovalutava – anche lui la stessa cosa – il rischio degli ambienti confinati e non faceva apporre, in particolare, quella famosa segnaletica di riconoscimento di ambiente confinato, che – come abbiamo visto – non vi era in alcun modo.
Di Gaetano Rotolo, direttore dei lavori, abbiamo già parlato e ho già detto che al nostro ufficio risulta essere stato già licenziato da AMAP proprio per questa vicenda. Gaetano Rotolo, presente sul posto, ometteva di richiedere le certificazioni di cui al DPR n. 177/2011, cioè la capacità di una ditta a lavorare in ambiente confinato, ometteva di redigere il piano di sicurezza e coordinamento, sottovalutava nel documento di valutazione rischi la necessità di lavorare in ambiente confinato con l'autorespiratore (lui ancora più degli altri, a mio modo di vedere), non assicurava al proprio dipendente AMAP Giuseppe La Barbera – l'operaio AMAP che è sceso insieme agli altri operai della Quadrifoglio in quel locale al piano meno 2 – una formazione adeguata idonea e non forniva allo stesso gli adeguati DPI, cioè gli autorespiratori.
Sergio Agati, responsabile dell'unità impianti elettrici e di sollevamento fognari, non assicurava che l'impianto fognario fosse dotato di questa segnaletica, di cui ho già parlato, e non impediva al supervisore agli impianti elettrici dell'impianto di sollevamento fognario di Casteldaccia di aprire il cancello con cui si permetteva quello sfortunato accesso all'impianto dei lavoratori.
Di Nicolò Di Salvo ho già indicato le responsabilità: in qualità di rappresentante legale della società subappaltatrice, cioè della Quadrifoglio, ometteva di valutare il pericolo di lavorare in ambienti così pericolosi, in ambienti confinati, come abbiamo già detto, non assicurava una formazione adeguata né in materia di lavorazione in ambienti confinati né in materia di pronto soccorso e non forniva adeguati dispositivi di protezione individuale.
Per quanto riguarda il procedimento, come voi ben sapete, in quanto vi è stata trasmessa la richiesta di rinvio a giudizio, l'azione penale da parte del mio ufficio è stata già esercitata. È stata un'attività di indagine molto serrata, molto dispendiosa e molto faticosa. Mi risulta – io non c'ero – che già quel giorno, il 6 maggio 2024, il procuratore di allora, Cartosio, con un sostituto abbia compiuto un sopralluogo e partecipato alle operazioni di recupero dei vigili del fuoco, essendo sempre presenti. Nello stesso giorno il sostituto Elvira Cuti ha proceduto all'audizione delle persone che si trovavano in ospedale, cioè Viola e Scavuzzo, e sono state proprio queste dichiarazioni che ci hanno permesso subito di indirizzare le indagini in un determinato modo.
Anche l'altro operaio, Sciortino Paolo, come abbiamo detto, ci ha riferito – sgomberando il campo da qualsiasi equivoco – che i rapporti di lavoro erano diretti, immediati, quotidiani tra AMAP e questa società subappaltatrice Quadrifoglio. In pratica, come ho già detto, tutti gli ordini di lavoro venivano dati direttamente da AMAP agli operai della Quadrifoglio. Sciortino Paolo ha detto: «Noi ricevevamo ogni giorno da parte di AMAP ordini su dove andare a lavorare e su cosa fare, ovviamente, nell'ambito della manutenzione della rete fognaria».
È stata affidata una complessa consulenza autoptica alla professoressa Zerbo, consulente di anatomia patologica dell'università di Palermo, la quale ha accertato come queste persone siano morte in modo pressoché istantaneo per ingestione di questo idrogeno solforato e avvelenamento immediato.
Abbiamo affidato una consulenza particolarmente importante e minuziosa a persone, secondo noi, estremamente qualificate, come il professor Maurizio Onofrio, dell'università di Torino, coadiuvato dal dottor ingegnere Ivo Pavan. Il professor Onofrio non solo è uno specialista in materia, ma ci risulta essersi occupato di tragedie o casi analoghi anche in altri posti d'Italia, quindi mi pare una consulenza particolarmente importante e minuziosa, redatta da un'autorità in materia.
Tutte le indagini sono state minuziose e tecniche, hanno richiesto acquisizioni documentali importanti presso gli uffici e hanno richiesto tempo, come è ovvio, però ci tengo a precisare che tutte le indagini si sono svolte nei termini di legge. Come sappiamo, una volta che chiediamo la proroga di indagine, abbiamo un anno e sei mesi di tempo. Dopo questo anno e sei mesi – ripeto, la proroga è stata chiesta – abbiamo tre mesi, quello che viene detto in termine tecnico «spatium deliberandi », per esercitare l'azione penale o archiviare. Tutto questo complessissimo procedimento, con tutte queste attività di indagine veramente difficili, consentitemi di dirlo, si è concluso nei termini di legge, tant'è vero che si è arrivati alla richiesta di rinvio a giudizio l'8 gennaio 2006, quindi, ampiamente nel rispetto di questo termine.
Tenete conto che dopo l'avviso di conclusione indagini diversi indagati hanno chiesto di essere sentiti e di essere interrogati, come è loro diritto, e anche questo adempimento è stato compiuto.
L'udienza preliminare, come sapete, si è tenuta in data 17 marzo 2026, ma è stata rinviata. Ovviamente questo rinvio non dipende assolutamente dalla Procura della Repubblica. Chi decide sul rinvio è il giudice dell'udienza, noi non abbiamo alcuna interlocuzione in merito. In ogni caso, al momento del rinvio dell'udienza il PM di udienza, che era lo stesso PM che ha svolto l'indagine, la dottoressa Elvira Cuti, ha fatto mettere espressamente a verbale, a quanto mi risulta, la richiesta di un'anticipazione di udienza e ha manifestato l'esigenza da parte del nostro ufficio di trattare nel modo più veloce possibile questo fascicolo, questo procedimento così delicato e così importante.
Ci tengo a sottolineare che la Procura della Repubblica non può interloquire sulle date e sui rinvii, che sono prerogativa esclusiva del giudice. Noi possiamo fare solo una sorta di richiesta di moral suasion per dire al giudice di fare presto, però sono decisioni assolutamente autonome del giudice. La prossima udienza si svolgerà il 7 luglio 2026. Questo ufficio assicurerà la presenza dello stesso magistrato che ha svolto tutte le indagini e che è stata presente all'udienza del 17 marzo 2026, cioè la dottoressa Cuti, e faremo in modo, anche in questa occasione, di partecipare al giudice l'esigenza che l'udienza venga trattata in modo che si arrivi a una definizione il più velocemente possibile, anche per assicurare – consentitemi di dirlo – giustizia a queste persone, sempre nel pieno rispetto degli indagati e degli imputati che, come sappiamo, sono sempre innocenti fino a sentenza definitiva di condanna.
Per ora ho terminato, se volete pormi delle domande sono qui a vostra disposizione.
PRESIDENTE. Grazie a lei, dottor Cavallo.
Ci tengo a ribadire ai colleghi e a ringraziarla doppiamente perché sappiamo – come ci ha raccontato – dell'avvicendamento tra lei e il procuratore precedente. Ci tenevo a ringraziarla perché l'abbiamo un po' «stressata», perché, come sa, anche noi stiamo cercando di portare il nostro contributo, che naturalmente non ha il peso vostro, ma che prova a tracciare strade rispetto a quanto successo.
Mi permetto di fare questa considerazione: la ringrazio anche per la chiarezza di questa esposizione. Noi siamo quasi in dirittura d'arrivo con la relazione sul caso di Casteldaccia, ma il suo intervento ci aiuta nella chiarezza espositiva e nella chiarezza dei fatti, io credo, a farci un'idea molto precisa.
Le vorrei rivolgere una domanda. Pur nell'assoluta chiarezza, per questo non ho molte domande, sarei interessata – se può – a un elemento ulteriore rispetto a questo: quali sono stati gli elementi che le hanno permesso di considerare la posizione della committenza? Il passaggio appalti-subappalti è sempre molto delicato. Se su questo mi aiuta ad avere alcuni elementi in più la ringrazio.
Chiedo ai colleghi se ci sono domande, altrimenti può interagire. Ci scusiamo anche perché abbiamo aula, quindi dobbiamo votare quasi subito. La ringrazio, però, perché è stato veramente molto importante ascoltarla.
Non vedo altre domande, quindi, le lascio la parola.
ANGELO CAVALLO, Procuratore della Repubblica di Termini Imerese (intervento in video conferenza). La ringrazio, presidente. Per me è stato veramente importante provare a collaborare in qualche modo con il vostro lavoro così importante. Quindi, ripeto, sono io che la ringrazio.
Per quanto riguarda la domanda, possiamo, secondo me con sufficiente tranquillità, sgomberare il campo da questo equivoco. In questo caso avevamo lavori di manutenzione della rete fognaria che AMAP, ovviamente gestore della rete idrica, degli acquedotti e delle fognature per la provincia di Palermo, dà in appalto alla TEK S.r.l., che a sua volta subappalta alla ditta Quadrifoglio. Si potrebbe dire che la TEK, allora, non c'entra nulla. Noi non ci siamo indirizzati verso la TEK proprio alla luce di quelle risultanze istruttorie che prima ho menzionato. Tra gli operai, in particolare Sciortino Paolo, da subito, ci ha detto: «vedete che noi ogni giorno ricevevamo le indicazioni di dove andare, cosa fare, in quale impianto andare, in quale tombino andare, direttamente da AMAP S.p.a.». La TEK S.r.l. si era limitata a subappaltare i lavori, quindi chiaramente il rapporto era diretto e immediato tra AMAP S.p.a. e Quadrifoglio.
Gli ordini di lavoro, i famosi ordini 161 e 165, sono indirizzati direttamente da AMAP a Quadrifoglio S.r.l., e anche questo conferma le dichiarazioni di Sciortino e degli altri operai. A mio modo di vedere, la diretta implicazione di AMAP è proprio testimoniata dalla presenza sul posto del direttore dei lavori Rotolo, che sin dalle 10 arriva, dà disposizioni e inizia a soprassedere a lavori di disostruzione dei famosi tombini, dei pozzetti fognari, che si trovano in vicinanza dell'impianto fognario e poi avalla completamente questa entrata, dà disposizioni lui stesso per entrare all'interno dell'impianto di sollevamento fognario. Quindi, direttamente sul posto c'era il direttore dei lavori, l'ingegnere Rotolo, che non a caso è stato direttamente immediatamente licenziato da AMAP. A mio modo di vedere – ripeto, è una mia valutazione – AMAP si è reso conto che la responsabilità era talmente diretta ed eclatante da licenziarlo.
La presenza di La Barbera, operaio AMAP, accertatore di rete fognaria, che lavorava insieme ai dipendenti Quadrifoglio, che è sceso insieme in quel benedetto ambiente posto al piano meno 2, ci dimostra che AMAP era completamente consapevole e partecipava a tutte queste attività lavorative. Ripeto, AMAP all'inizio, nel documento di valutazione rischi, sapeva che quello era un ambiente confinato, lo aveva indicato in un'apposita checklist: peccato che poi si sia scordato di dire «vedete che là non si può entrare, se non con gli autorespiratori» e si sia scordato quantomeno di mettere una segnaletica opportuna.
Secondo il mio modo di vedere, secondo il modo di vedere dei nostri consulenti e anche della collega, mi dispiace dirlo, ma AMAP c'entra fino al collo nel senso che le responsabilità e le violazioni riconducibili ad AMAP sono abbastanza importanti, dirette ed immediate.
PRESIDENTE. La ringrazio, è molto interessante. In generale è quello lo spirito con cui dobbiamo costruire le relazioni. La trasparenza dell'impresa affidataria non esecutrice non è un passaggio banale, quindi la ringrazio, e credo ci sia utile anche per la definizione dei nostri lavori.
Dottor Cavallo, non ho altre richieste, anche perché, come me, i colleghi hanno percepito una precisione, una chiarezza che arriva al completamento del nostro percorso, assolutamente utile. Ringrazio lei e tutta la Procura per aver lavorato alacremente su questo caso. Vi auguro buona continuazione e vi ringrazio per il lavoro che svolgete.
Dichiaro conclusa l'audizione.
Comunicazioni del presidente.
PRESIDENTE. Chiedo ai colleghi di rimanere un attimo, perché vorrei condividere il fatto che, come sapete, ieri alle ore 13 scadeva il termine che avevamo deciso, fissato e concordato in Ufficio di presidenza rispetto proprio alla relazione di Casteldaccia.
Mi permetto di dire che la relazione che abbiamo sentito poc'anzi non aggiunge e non toglie rispetto al quadro di impostazione che la collega Iacono aveva chiarito, anche grazie ai documenti che la Procura aveva fatto pervenire prima, e arriva a completamento del nostro percorso.
Ho ricevuto ieri sera, più o meno alle otto di sera, una e-mail dal collega Coppo, il quale chiede più tempo, sino a giovedì 30 aprile, per portare alcune modifiche per riuscire a sostenere una votazione unanime. Voi sapete lo spirito con cui questa Commissione ha cercato di lavorare, lo spirito con cui provo a esercitare il ruolo di presidente. Quindi, cercherei di andare incontro alla richiesta dell'onorevole Coppo, naturalmente intendo ascoltare tutti voi.
Se siamo tutti d'accordo, sarebbe importante riuscire ad arrivare per l'anniversario – che, ricordo a me stessa, è il 6 maggio – avendo la relazione o votare quel giorno la relazione finale tutti insieme. Giovedì 30 aprile può andare bene, naturalmente, c'è da capire quanto sono sostanziose e di merito, quindi avere anche una discussione franca tra di noi su questi argomenti.
Le chiedo, onorevole Coppo, se lei può essere in grado nella mattina di giovedì 30 di fornire questi elementi oppure se, nelle pause, in occasione delle dichiarazioni di voto, visto che abbiamo aula, anche domani mattina, riusciamo a parlarci con il testo alla mano. Chiedo, dunque, uno sforzo in più all'onorevole Coppo, che ha avanzato questa richiesta, alla collega Iacono, che ha lavorato sulla bozza della relazione, e naturalmente a tutti coloro che sono interessati.
Se siete d'accordo, proverei a stare in questo perimetro, con l'impegno preciso, però, di convocare la Commissione per l'approvazione in quella sede, perché – ripeto – mi sembrerebbe anche un bel segnale da dare all'esterno.
Prego, onorevole Coppo.
MARCELLO COPPO (intervento in videoconferenza). Grazie, presidente.
Mi scuso, perché potevo dirlo prima, però ci abbiamo provato in tutti i modi. Le modifiche che noi chiederemmo riguardano la parte dell'interpretazione o, meglio, delle conseguenze rispetto ai fatti che sono stati accertati. Sui fatti la relazione è ben fatta e ringrazio – come ho scritto anche nell'e-mail – per lo sforzo la collega Iacono, però nelle conclusioni, che sono abbastanza articolate, ci sono, secondo noi, affermazioni più politiche rispetto a quello che, invece, una relazione della Commissione d'inchiesta dovrebbe fare, che dovrebbe essere più tecnica, rispetto a delle affermazioni politiche, con le quali per forza di cose non ci troviamo. Del resto, se non avessimo idee politiche diverse non staremmo in partiti diversi.
Cercherei di fare qualcosa accettabile per tutti. Diciamo che a me farebbe comodo un termine alle 16 o alle 16.30 di giovedì: tra i lavori d'aula che finiscono e il resto, siccome voglio metterci mano direttamente io, mi viene difficile farlo in concomitanza con i lavori d'aula.
Però, visto che già ho chiesto una proroga, non mi metto a fare il filosofo o il sofista. Questo è il motivo principale della mia e-mail, nulla di dilatorio. C'è intenzione di arrivare alla fine ed entro l'anniversario della tragedia di Casteldaccia approvare il documento, però ovviamente non posso approvare cose che non condivido. Questo è quanto.
Cerchiamo un minimo comune denominatore che vada bene a tutti.
PRESIDENTE. Non so se ci sono altri interventi.
Su questo insisterei un po', onorevole Coppo. Devo dirle che non do la sua lettura, nel senso che le conclusioni non mi sembrano politiche, ma abbastanza puntuali rispetto ai fatti, perché poi qualche considerazione bisogna farla. Detto ciò, non vorrei essere troppo insistente, ma se lei ha già voglia e riesce a scrivere quali sono, secondo lei, le questioni così fortemente politiche e divisive mi aiuta a capire meglio oppure ci vediamo in aula e ne parliamo con la collega Iacono, se anche lei può. Questo, secondo me, è il vero punto. Se capisco bene, è sulla parte conclusiva che si concentra la sua attenzione. Senza dare un termine, ma da qui a giovedì proviamo a lavorarci, perché poi c'è il 1° maggio e poi – come lei sa – arriva il decreto: non vorrei ci fossero intoppi nelle prossime settimane. Molti di noi, facendo parte della Commissione lavoro, rischiano di essere fagocitati dal resto del lavoro. Anche in questo senso proponevo di utilizzare i lavori dell'aula per provare a trovare una quadra.
MARCELLO COPPO (intervento in videoconferenza). Facciamo così: a fine aula, oggi pomeriggio, ci vediamo quindici minuti e facciamo il punto della situazione. Se per quel termine lì, in maniera molto prosaica, tiro giù due o tre punti...
PRESIDENTE. Esatto, se riesce già a scrivere...
MARCELLO COPPO (intervento in videoconferenza). Magari posso mandarglieli via WhatsApp, presidente, e li gira alla collega Iacono.
PRESIDENTE. Perfetto.
MARCELLO COPPO (intervento in videoconferenza). Il numero non so se ce l'ho, nel caso lo giro anche a lei. Male che vada me lo manda e facciamo una triangolazione.
PRESIDENTE. Va bene, d'accordo, proverei ad agire in questo modo. Se lei riesce già a scriverci le cose che non condividete è utile per capire o quantomeno per interloquire, onorevole Coppo.
MARCELLO COPPO (intervento in videoconferenza). Certo, nessuno è costretto.
PRESIDENTE. Dobbiamo trovare una sintesi.
MARCELLO COPPO (intervento in videoconferenza). Cerchiamo di trovare una quadra.
PRESIDENTE. Esatto.
MARCELLO COPPO (intervento in videoconferenza). Nella mia indole, nella mia azione cerco sempre di trovare la quadra anche quando è tonda, quindi va bene.
PRESIDENTE. Ci aggiorniamo, allora.
Buona giornata e buon lavoro a tutte e a tutti voi.
La seduta termina alle 10.10.
fonte: Camera dei Deputati
