XIX Legislatura

Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro pubblici e privati
 Audizione, in videoconferenza, di Maria Carolina Ippolito, Prefetto di Matera, di Davide Della Cioppa, Questore di Matera, di Giovanni Russo, Comandante provinciale di Matera dei Carabinieri, di Roberto Maniscalco, Comandante provinciale di Matera della Guardia di Finanza, di Michele Lorusso, direttore ITL Potenza-Matera, di Lucia Carmen Angiolillo, direttore regione Basilicata INAIL, di Angelo Gioia, direttore pro tempore della Caritas diocesana di Matera, di Rocco Di Matteo, delegato dal segretario generale della CGIL della regione Basilicata, e di Vincenzo Cavallo, segretario generale della CISL, della regione Basilicata.


Resoconto stenografico

Seduta n. 29 di Martedì 10 marzo 2026
Bozza non corretta


INDICE

Sulla pubblicità dei lavori:
Gribaudo Chiara, Presidente
Audizione, in videoconferenza, di Maria Carolina Ippolito, Prefetto di Matera, di Davide Della Cioppa, Questore di Matera, di Giovanni Russo, Comandante provinciale di Matera dei Carabinieri, di Roberto Maniscalco, Comandante provinciale di Matera della Guardia di Finanza, di Michele Lorusso, direttore ITL Potenza-Matera, di Lucia Carmen Angiolillo, direttore regione Basilicata INAIL, di Angelo Gioia, direttore pro tempore della Caritas diocesana di Matera, di Rocco Di Matteo, delegato dal segretario generale della CGIL, di Gerardo Nardiello, delegato dal segretario generale della UIL e di Vincenzo Cavallo, segretario generale della CISL, della regione Basilicata:
Gribaudo Chiara, Presidente
Ippolito Maria Carolina, Prefetto di Matera
Gribaudo Chiara, Presidente
Della Cioppa Davide, Questore di Matera
Gribaudo Chiara, Presidente
Russo Giovanni, Comandante provinciale di Matera dei Carabinieri
Gribaudo Chiara, Presidente
Maniscalco Roberto, Comandante provinciale di Matera della Guardia di Finanza
Gribaudo Chiara, Presidente
Maniscalco Roberto, Comandante provinciale di Matera della Guardia di Finanza
Gribaudo Chiara, Presidente
Maniscalco Roberto, Comandante provinciale di Matera della Guardia di Finanza
Gribaudo Chiara, Presidente
Maniscalco Roberto, Comandante provinciale di Matera della Guardia di Finanza
Gribaudo Chiara, Presidente
Russo Giovanni, Comandante provinciale di Matera dei Carabinieri
Maniscalco Roberto, Comandante provinciale di Matera della Guardia di Finanza
Gribaudo Chiara, Presidente
Ippolito Maria Carolina, Prefetto di Matera
Gribaudo Chiara, Presidente
Angiolillo Lucia Carmen, direttore regione Basilicata INAIL
Gribaudo Chiara, Presidente
Angiolillo Lucia Carmen, direttore regione Basilicata INAIL
Gribaudo Chiara, Presidente
Angiolillo Lucia Carmen, direttore regione Basilicata INAIL
Gribaudo Chiara, Presidente
Angiolillo Lucia Carmen, direttore regione Basilicata INAIL
Gribaudo Chiara, Presidente
Lorusso Michele, direttore ITL Potenza-Matera
Gribaudo Chiara, Presidente
Lorusso Michele, direttore ITL Potenza-Matera
Gribaudo Chiara, Presidente
Lorusso Michele, direttore ITL Potenza-Matera
Gribaudo Chiara, Presidente
Lorusso Michele, direttore ITL Potenza-Matera
Gribaudo Chiara, Presidente
Lorusso Michele, direttore ITL Potenza-Matera
Gribaudo Chiara, Presidente
Lorusso Michele, direttore ITL Potenza-Matera
Gribaudo Chiara, Presidente
Lorusso Michele, direttore ITL Potenza-Matera
Gribaudo Chiara, Presidente
Lorusso Michele, direttore ITL Potenza-Matera
Gribaudo Chiara, Presidente
Lorusso Michele, direttore ITL Potenza-Matera
Gribaudo Chiara, Presidente
Lorusso Michele, direttore ITL Potenza-Matera
Gribaudo Chiara, Presidente
Lorusso Michele, direttore ITL Potenza-Matera
Gribaudo Chiara, Presidente
Gioia Angelo, direttore pro tempore della Caritas diocesana di Matera
Gribaudo Chiara, Presidente
Polidoro Antonio, responsabile Fondazione Migrantes regione Basilicata
Gribaudo Chiara, Presidente
Polidoro Antonio, responsabile Fondazione Migrantes regione Basilicata
Gioia Angelo, direttore pro tempore della Caritas diocesana di Matera
Polidoro Antonio, responsabile Fondazione Migrantes regione Basilicata
Gribaudo Chiara, Presidente
Di Matteo Rocco, delegato dal segretario generale della CGIL
Gribaudo Chiara, Presidente
Di Matteo Rocco, delegato dal segretario generale della CGIL
Gribaudo Chiara, Presidente
Cavallo Vincenzo, segretario generale della CISL della Regione Basilicata
Gribaudo Chiara, Presidente
Cavallo Vincenzo, segretario generale della CISL della Regione Basilicata
Di Matteo Rocco, delegato dal segretario generale della CGIL
Gribaudo Chiara, Presidente
 

Testo del resoconto stenografico

PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE
CHIARA GRIBAUDO
 

La seduta comincia alle 9.35

Sulla pubblicità dei lavori.

PRESIDENTE.
Avverto che, se non vi sono obiezioni, la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche attraverso impianti audiovisivi a circuito chiuso e la trasmissione diretta sulla web-tv della Camera dei deputati..

Audizione, in videoconferenza, di Maria Carolina Ippolito, Prefetto di Matera, di Davide Della Cioppa, Questore di Matera, di Giovanni Russo, Comandante provinciale di Matera dei Carabinieri, di Roberto Maniscalco, Comandante provinciale di Matera della Guardia di Finanza, di Michele Lorusso, direttore ITL Potenza-Matera, di Lucia Carmen Angiolillo, direttore regione Basilicata INAIL, di Angelo Gioia, direttore pro tempore della Caritas diocesana di Matera, di Rocco Di Matteo, delegato dal segretario generale della CGIL, di Gerardo Nardiello, delegato dal segretario generale della UIL e di Vincenzo Cavallo, segretario generale della CISL, della regione Basilicata.

 

PRESIDENTE. Comunico che la Procura di Termini Imerese ha inviato copia della richiesta di rinvio a giudizio, copia del decreto di fissazione dell'udienza preliminare nell'ambito delle indagini sulla tragedia di Casteldaccia, nella quale persero la vita, come ricorderete, cinque operai. Per tale atto propongo la classificazione di riservato.
A margine dell'audizione della Team Srl, tenutasi il 27 gennaio 2026, è stata consegnata una pen drive contenente la seguente documentazione: file video riguardanti la catena produttiva. Su richiesta del mittente, propongo di assegnare alla suddetta documentazione il regime di classificazione segreto. Documenti in formato elettronico concernenti la valutazione rischi e incidenti avvenuti negli stabilimenti atti alla lavorazione del gruppo Calzedonia e dei verbali degli organi di vigilanza. Sempre su richiesta del mittente, propongo di assegnare anche a questa documentazione il regime di classificazione riservata.
Comunico altresì che, in data 6 febbraio 2026, è pervenuta via mail una relazione con allegati da parte della Team Srl, ad integrazione di quanto precedentemente esposto nella seduta del 27 gennaio. Su richiesta del mittente, anche qui propongo di assegnare il regime di classificazione segreto.
È inoltre pervenuta alla mia attenzione da parte dell'Associazione familiari vittime amianto una comunicazione, datata 25 febbraio 2026, per segnalare la messa in onda, nell'ambito della puntata televisiva della trasmissione Report del 4 gennaio 2026, di un servizio su Casale Monferrato, con relativa ricostruzione giornalistica circa un tentativo di influenzare la sentenza della Cassazione, emessa nel 2014 nei confronti del proprietario della società Eternit, Stephan Schmidheiny. Nell'ambito della medesima comunicazione, l'Associazione familiari vittime amianto invita anche il Parlamento e il Governo italiano a non rimanere inerti di fronte alla gravità di quanto è emerso dal servizio.
Tutti i documenti citati sono stati assunti al protocollo e sono disponibili presso l'archivio della Commissione. Su questo tornerò poi in Ufficio di Presidenza.
Per quanto riguarda le audizioni, nella seduta odierna, invece, avranno luogo le audizioni concernenti l'incidente stradale avvenuto il 4 ottobre 2025 nel Fondovalle dell'Agri, nel materano, nel quale hanno perso la vita quattro giovani braccianti di origine indiana, i quali viaggiavano su un'autovettura che trasportava dieci persone.
A tal proposito, ricordo che è agli atti della Commissione una segnalazione da parte dell'onorevole Vincenzo Amendola, datata 7 ottobre 2025, relativa al terribile incidente. Ricordo altresì che la seduta si svolge nelle forme dell'audizione libera ed è aperta alla partecipazione da remoto dei componenti della Commissione d'inchiesta che non fossero presenti. Avverto inoltre che, poiché le audizioni odierne si svolgeranno in videoconferenza, non sarà possibile sottoporle al regime di segretezza, in quanto tale regime implicherebbe la sospensione di tutti i collegamenti da remoto, oltre che la trasmissione della diretta web-tv della Camera.
Pertanto, qualora gli auditi dovessero ritenere opportuno essere ascoltati in seduta segreta, magari in fase di domande, l'audizione dovrà necessariamente essere rinviata ad altra seduta.
L'ordine del giorno reca l'audizione, in videoconferenza, di Maria Carolina Ippolito, Prefetto di Matera, di Davide Della Cioppa, Questore di Matera, di Giovanni Russo, Comandante provinciale di Matera dei Carabinieri, di Roberto Maniscalco, Comandante provinciale di Matera della Guardia di Finanza, di Michele Lorusso, direttore ITL Potenza-Matera, di Lucia Carmen Angiolillo, direttore regione Basilicata INAIL, di Angelo Gioia, direttore pro tempore della Caritas diocesana di Matera, di Rocco Di Matteo, delegato dal segretario generale della CGIL, di Gerardo Nardiello, delegato dal segretario generale della UIL e di Vincenzo Cavallo, segretario generale della CISL, della regione Basilicata.
Ringrazio tutti voi della presenza – vi vediamo da remoto – e della volontà di ragionare insieme su quanto è accaduto.
Cedo la parola a Maria Carolina Ippolito, Prefetto di Matera.
MARIA CAROLINA IPPOLITO, Prefetto di Matera. Buongiorno, presidente, buongiorno a tutti. Grazie per questa opportunità.
Come lei ha detto poco fa, sono qui con i vertici delle forze di polizia, con il signor Questore, il Comandante provinciale dei Carabinieri e della Guardia di Finanza.
L'accadimento di cui discutiamo, come ha avuto modo di anticipare poc'anzi, è avvenuto il 4 ottobre dello scorso anno, del 2025, su una strada statale nel territorio del comune di Scanzano Jonico, quando questa autovettura, che trasportava un numero esagerato di persone per quel tipo di autovettura, 10 persone, ha avuto un incidente, ha perso il controllo del mezzo e ha invaso la corsia opposta. In quell'occasione sono morti, purtroppo, 4 braccianti, quindi ci sono state le varie valutazioni dal punto di vista giudiziario.
È quindi iniziata questa attività, condotta dalla Polizia stradale di Matera, dalla Squadra Mobile, dai Carabinieri per il reato inizialmente di omicidio stradale. Tengo a precisare che lo scorso 19 dicembre sono state emesse quattro ordinanze di custodia cautelare in carcere per 4 soggetti, tutti di nazionalità pachistana, perché ritenuti responsabili in concorso per i reati di intermediazione illecita, sfruttamento del lavoro e violenza privata.
Come lei diceva poc'anzi, c'è una serie di altre attività in corso, rispetto alle quali, ovviamente, non siamo nelle condizioni di andare oltre.
Per quanto riguarda questo fenomeno, presidente, come sa sicuramente, come è noto la provincia di Matera ha una ricchissima produzione dal punto di vista agricolo, è una terra molto fertile, abbiamo un numero considerevole di aziende agricole (oltre 7.000) e quasi 15.000 addetti ai lavori in questo settore.
Molta di questa manodopera proviene ovviamente dalle limitrofe regioni, quindi sia dalla Puglia che dalla Calabria, in genere, per quello che è dato sapere, tranne alcuni che vivono stabilmente nei pressi di Policoro, che è uno dei centri più grandi della costa ionica, come è accaduto per quell'incidente, rientrano nei territori di provenienza, quindi nelle province limitrofe.
Come diranno poi in maniera più dettagliata, c'è un'attività di controllo che la Prefettura ha posto in essere e che sta nuovamente per partire, perché una delle colture privilegiate di questo territorio è quella della fragola, quindi, poiché sta partendo nuovamente questa attività, abbiamo in animo, oltre che con le forze di Polizia, con il coinvolgimento anche dell'INPS, dell'INAIL, dell'Ispettorato del lavoro, di iniziare una serie non solo di controlli, ma anche di coinvolgimento delle organizzazioni sindacali, in modo da poter coinvolgere la parte datoriale e rendere i lavoratori maggiormente consapevoli dei loro diritti e delle loro prerogative in questa materia.
Non so se abbiate necessità di qualche maggiore e più dettagliata indicazione per quello che è accaduto nel corso dell'incidente, per il quale le forze di Polizia in maniera più puntuale, nei limiti in cui non coperto da segreto, potranno dare.
PRESIDENTE. Certo. La ringrazio, Eccellenza. Mi fa piacere sapere che ci sia questo tavolo permanente di confronto. Sarà fondamentale non solo alla ripartenza della raccolta delle fragole, ma in tutto il percorso dare effettivamente continuità e monitorare, perché è interesse anche della Commissione. Non so se avremo la possibilità di riuscire a venire a fare una visita ispettiva, ma seguiremo senz'altro a distanza il lavoro.
La ringrazio per questo intervento. Chiedo ai colleghi se vogliano intervenire, ma non vedo mani alzate, quindi darei volentieri la parola a Davide Della Cioppa, Questore di Matera, ringraziandolo per la presenza.
DAVIDE DELLA CIOPPA, Questore di Matera. Grazie, signora presidente.
Oltre a quanto esaurientemente rappresentato dal signor Prefetto di Matera, come Polizia di Stato sono state avviate due attività, una immediatamente successiva al gravissimo incidente avvenuto il 4 ottobre 2025, in cui la Polizia stradale ha ricostruito la dinamica dell'incidente e ha proceduto ad informare l'autorità giudiziaria per l'ipotesi di reato di omicidio stradale.
Successivamente, è stata avviata ulteriore attività investigativa, che la Procura ha delegato alla Squadra Mobile, alla Polizia stradale di Matera e al Comando Carabinieri per la tutela del lavoro, per verificare responsabilità penali in ordine al reato previsto dall'articolo 603-bis del Codice penale, ossia intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, il cosiddetto caporalato, attività che ha poi consentito di raccogliere indizi di reità a carico di 4 cittadini pachistani, che lo scorso 19 dicembre sono stati tratti in arresto, in esecuzione di misure cautelari disposte dalla locale Autorità giudiziaria.
Sulla questione sono ancora in corso attività di indagine, sulle quali non posso dire altro.
Non so, presidente, se ci siano domande.
PRESIDENTE. No, la ringrazio, direi che va bene così.
Naturalmente sapete che questa è una Commissione in cui si possono aggiungere informazioni, purché non siano definite segrete dalle vostre indagini, però mi pare di avere chiara la dinamica.
A questo punto la ringrazio e cedo la parola a Giovanni Russo, Comandante provinciale di Matera dei Carabinieri.
GIOVANNI RUSSO, Comandante provinciale di Matera dei Carabinieri. Buongiorno a tutti.
Oltre a quanto già detto, volevo sottolineare che questa è un'attività – ancora non conclusa dal punto di vista investigativo – di squadra, condotta dalle diverse Forze di Polizia. Preciso che sul posto intervenne il Procuratore della Repubblica, insieme al sostituto di turno di Matera, che ha assunto la direzione delle indagini immediatamente, per cui ci siamo divisi i compiti tra le varie forze di Polizia.
In particolare, il Nucleo Ispettorato del lavoro ha raccolto le prime dichiarazioni da parte dei superstiti all'incidente, tutti di nazionalità indiana, mentre sono stati poi indagati e colpiti da provvedimento cautelare 4 caporali di nazionalità pachistana. Ovviamente, oltre alle dichiarazioni, con le attività tecniche effettuate dalla Squadra Mobile si è avuto un riscontro alle indicazioni ricevute dai testimoni.
Peraltro, alcuni dei caporali hanno intimidito alcuni dei superstiti e volevano indurli a fornire delle dichiarazioni fuorvianti alle indagini, tant'è che sono stati poi collocati in strutture protette nel corso delle indagini.
Il quadro – ripeto – non è esaustivo, ma quello che è emerso e che è stato contestato nel provvedimento cautelare è che c'erano alcuni dediti al reclutamento e all'impiego della manodopera, questi braccianti venivano ospitati in alloggi sovraffollati, peraltro versando una quota di 300 euro mensili, in condizioni abitative degradanti, servizi igienici insufficienti, precarie condizioni igienico-sanitarie, e percepivano retribuzioni notevolmente inferiori ai parametri contrattuali, con paghe giornaliere ritenute sproporzionate rispetto alle ore effettivamente prestate (42 euro per 8 ore di lavoro, escluso il viaggio che, tra andata e ritorno, oscillava tra le 2 e le 3 ore, quindi si arrivava a 10-12 ore al giorno complessivamente).
Peraltro, il conducente del veicolo, uno dei braccianti, ha avuto probabilmente un colpo di sonno o un malore, come è stato accertato ed è emerso nelle indagini, e tornava da una giornata di lavoro estenuante.
Erano sottoposti a metodi di sorveglianza assolutamente vietati, ad esempio dovevano chiedere il permesso anche per esperire bisogni fisiologici e talvolta non gli veniva neanche accordato.
Il fatto è avvenuto il 14 ottobre, quindi le indagini sono state serrate, con estrema tempestività, perché a metà dicembre sono stati eseguiti i provvedimenti. Peraltro, i caporali pachistani si erano anche trasferiti, quindi è stato necessario effettuare delle attività di rintraccio da parte delle forze di Polizia, di localizzazione per poter eseguire la misura.
Le indagini, come dice il Questore, non sono terminate, ma si stanno concentrando sul livello superiore. In questa prima fase abbiamo determinato le responsabilità dei caporali, adesso vorremmo passare ai gradi successivi, quindi ai datori di lavoro, onde verificare se ci sia qualche coinvolgimento.
Io avrei terminato.
PRESIDENTE. Intanto grazie, comandante Russo, per averci fornito degli elementi drammatici, perché 300 euro al mese di affitto e 42 euro al giorno a queste persone è un dato eclatante che va condannato e sottolineato, e la ringrazio perché ancora una volta ci dimostra il prezioso ruolo che svolgete nella filiera che riguarda il mondo del controllo su questi aspetti.
Ne approfitto per chiedere intanto a lei, ma più in generale, alla luce degli elementi che stanno già emergendo, una sorta di relazione, perché sta per iniziare, come ricordava Sua Eccellenza il Prefetto, una stagione di raccolta. Le leggi prevedono che ci siano dei tavoli permanenti e che ci sia un controllo sulla filiera, la famosa legge sul caporalato.
Rispetto a questo, chiederei a Sua Eccellenza di fornirci non solo su questo caso specifico, su cui, come avete ricordato, è in corso l'indagine, quindi c'è segretezza, ma una relazione complessiva del fenomeno del caporalato, che evidentemente è persistente e sul quale è fondamentale un lavoro congiunto tra le Istituzioni, per cui vi ringrazio per quello che state facendo, su cui fornirci degli elementi, come ha fatto il Comandante Russo, che aiutano a definire in maniera più precisa e puntuale il fenomeno, al netto degli elementi legati a questo singolo episodio che però è un episodio davvero drammatico ed eclatante, al pari di altri, su cui non c'è stata la stessa attenzione mediatica, ma questo ci impone un approfondimento maggiore.
Cedo quindi la parola al dottor Maniscalco, Comandante provinciale di Matera della Guardia di Finanza.
ROBERTO MANISCALCO, Comandante provinciale di Matera della Guardia di Finanza. Grazie, presidente. Sullo specifico episodio la Guardia di Finanza non è stata direttamente coinvolta né in fase di rilevamento del sinistro, né successivamente per lo sviluppo delle attività d'indagine proprie, con riferimento sia all'ipotesi di omicidio stradale che a quella successivamente del reato di cui all'articolo 603-bis del Codice penale.
È chiaro che la Guardia di Finanza, viceversa, opera con riferimento al proprio core business, quindi con riferimento all'attività di Polizia economico-finanziaria e, a parte le attività ordinarie di controllo soprattutto in tema di sommerso da lavoro, quindi per l'impiego di manodopera totalmente o parzialmente in nero, ritengo sia opportuno segnalare un'attività di indagine, conclusa nel novembre scorso da parte del Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Matera, con riferimento a un'ipotesi delittuosa che non è sicuramente quella del caporalato, ma che potrebbe evidenziare un campanello d'allarme, quello dell'omesso versamento delle ritenute previdenziali ed assistenziali operate da parte di imprenditori agricoli nei confronti dei propri dipendenti e non versate.
Perché voglio richiamare questo episodio? Sono stati denunciati i rappresentanti legali, i titolari di 30 aziende agricole operanti lungo la costa ionica, quindi nei comuni di Policoro, Tursi, Scanzano Jonico e Rotondella, che negli anni che vanno dal 2024 al 2025 avevano operato le ritenute nei confronti dei propri dipendenti, non provvedendo successivamente al versamento e quindi lucrando ulteriormente sul lavoro dei propri dipendenti. Complessivamente, sono stati riscontrati omessi versamenti per oltre 2 milioni di euro, l'aliquota di ritenute è del 30 per cento rispetto agli emolumenti conferiti agli operatori e il 9 per cento è a carico del lavoratore, quindi il lavoratore si è visto sottrarre dalla propria paga quasi il 10 per cento, quindi parliamo di 200.000 euro complessivamente, che il datore di lavoro, viceversa, non ha versato alle Casse previdenziali.
È un reato che prevede la composizione mista, quindi c'è una diffida che viene formulata dall'INPS, ed entro 90 giorni c'è l'obbligo di versamento. Ove non venga fatto c'è il completamento della fattispecie. Stiamo proseguendo con questo tipo di attività. Grazie.
PRESIDENTE. Se ho capito bene, venivano tolti i contributi dalla busta paga e poi non venivano versati.
ROBERTO MANISCALCO, Comandante provinciale di Matera della Guardia di Finanza. Venivano tolti come è obbligatorio fare, normalmente viene effettuata la ritenuta, ma non venivano versati nelle casse dell'INPS.
PRESIDENTE. Solo per capire, quindi, si sa che questi lavoratori non erano in subappalto o in appalto ed erano direttamente legati.
ROBERTO MANISCALCO, Comandante provinciale di Matera della Guardia di Finanza. Assolutamente sì, erano dei braccianti agricoli direttamente impiegati con giornate da parte dei titolari delle imprese agricole.
PRESIDENTE. Una curiosità: quale è la nazionalità dei proprietari di questa azienda agricola?
ROBERTO MANISCALCO, Comandante provinciale di Matera della Guardia di Finanza. I proprietari erano tutti italiani. Le aziende agricole sono allocate nei territori di Policoro, Tursi, Scanzano Jonico e Rotondella.
PRESIDENTE. L'altra domanda che vorrei farvi, visto anche il territorio che – confesso – non conosco bene, è se dal punto di vista degli organismi ispettivi che voi rappresentate riteniate sufficienti gli organici a vostra disposizione per contrastare questa piaga e non solo. Se su questo volete fare un giro di risposte, vi ringrazio.
GIOVANNI RUSSO, Comandante provinciale di Matera dei Carabinieri. Per quanto riguarda l'Arma, capillarmente distribuita sul territorio, circa l'organizzazione territoriale registriamo delle fisiologiche carenze organiche, come avviene in tutto il territorio nazionale, ma non superiamo quei livelli di criticità, quindi la normale funzione di controllo del territorio non è compromessa.
Il Nucleo Ispettorato del lavoro di Matera è attualmente in organico, quindi il fenomeno, sebbene presente, credo sia adeguatamente seguito. Noi effettuiamo sia come organizzazione territoriale, cioè le nostre stazioni, compagnie, nuclei radiomobili, sia come reparto speciale dei controlli preventivi alle aziende e ai cantieri di lavoro, seguendo linee direttive diverse, perché il reparto speciale segue le direttive dell'Ufficio regionale provinciale del lavoro e del Comando tutela, mentre l'organizzazione territoriale si muove anche su altri input, allo scopo di verificare fenomeni di illegalità, quindi nel controllo che anche noi facciamo alle aziende non riscontriamo particolari criticità.
Il fenomeno è presente, esiste, peraltro due anni fa, nel settembre 2023, sempre a Policoro abbiamo eseguito nuove misure cautelari sempre per l'articolo 603-bis, intermediazione illecita, che vedeva coinvolto come principale indagato un imprenditore agricolo italiano, coadiuvato da 8-9 caporali di varie nazionalità rumena. Anche lì emerse il collegamento con un reclutatore in Marocco, cioè questi braccianti venivano reclutati in Marocco e versavano somme dai 5 ai 10.000 euro per ottenere l'assenso dal datore di lavoro e quindi favorire l'ingresso, ma questo contratto di lavoro poi non veniva stipulato, quindi non si perfezionava.
Il fenomeno – ripeto – è presente e attenzionato.
ROBERTO MANISCALCO, Comandante provinciale di Matera della Guardia di Finanza. Per quanto attiene la Guardia di Finanza, noi non abbiamo particolari carenze organiche, anzi siamo in leggero surplus per quanto riguarda le dotazioni organiche.
D'altra parte, le attività vengono svolte in maniera continuativa, per cui ritengo che non ci siano particolari esigenze di ulteriore dotazione organica.
PRESIDENTE. Se non ci sono altre richieste di intervento e non c'è necessità da parte vostra di intervenire, vi ringrazio per la disponibilità. Naturalmente rimarremo in contatto con la Prefettura per la richiesta di relazioni puntuali rispetto a questo fenomeno e magari valuteremo anche un passaggio sul vostro territorio.
È fondamentale per noi che ci sia l'attuazione delle norme, quindi è nostro dovere la verifica puntuale delle stesse. Pertanto, vi ringrazio per quanto, dopo il confronto di oggi, potremo avviare in termini di collaborazione e di migliore vigilanza rispetto a fenomeni come quello del caporalato, che ci riportano una condizione disumana di persone che nel nostro Paese vivono, lavorano e vengono sfruttate in maniera vergognosa. Vi ringrazio e vi auguro buon lavoro.
MARIA CAROLINA IPPOLITO, Prefetto di Matera. Grazie, presidente. Manderemo a breve la relazione richiesta. Buon lavoro.
PRESIDENTE. Altrettanto a voi. Dichiaro concluso questo primo ciclo di audizioni.
L'ordine del giorno reca l'audizione, in videoconferenza, di Michele Lorusso, direttore ITL Potenza-Matera, di Lucia Carmen Angiolillo, direttore regione Basilicata INAIL.
Il dottor Michele Lorusso risulta collegato, ma non lo vedo.
Dottoressa Angiolillo, se lei è d'accordo, le cederei la parola, in attesa che il collegamento del dottor Lorusso si perfezioni.
LUCIA CARMEN ANGIOLILLO, direttore regione Basilicata INAIL. Buongiorno, presidente, buongiorno a tutti i rappresentanti delle Istituzioni che partecipano oggi all'audizione. Mi scuso della mia voce, sono leggermente influenzata, ma ci tenevo ad essere presente.
Rispetto a quanto già relazionato in merito all'evento, ritengo importante aggiungere due aspetti relativi al motivo e al momento per cui si è attivato l'INAIL e alla possibile tutela dei lavoratori coinvolti allorquando, all'esito delle indagini che, come è stato già rappresentato, sono ancora in corso, verrà fuori un rapporto di lavoro di fatto.
Tornando indietro quel tragico sabato 4 ottobre dello scorso anno, appresa nei giorni successivi la notizia del tragico evento, come Direzione regionale abbiamo attenzionato il pervenimento di eventuali denunce di infortunio, che chiaramente sono il presupposto perché possa attivarsi il relativo procedimento di tutela dei lavoratori.
Non pervenendo alcunché, abbiamo contattato le Direzioni regionali limitrofe, in particolare Calabria e Puglia, per verificare se fossero arrivate denunce di lavoro nei relativi territori, presupponendo che i lavoratori fossero residenti nei relativi territori, e anche sotto questo aspetto abbiamo appreso che non era pervenuto alcunché. Ci siamo quindi attivati con gli organi che erano intervenuti nell'evento, appresi dagli organi di stampa, quindi abbiamo contattato la Polizia stradale e i Vigili del fuoco. Dai Vigili del fuoco abbiamo ottenuto il verbale dell'intervento, prime indicazioni su cause e circostanze, sulle dinamiche e, soprattutto, dal verbale abbiamo potuto apprendere le generalità dei quattro indiani deceduti, nonché degli altri sei feriti. Fatte le prime verifiche del caso, dai contatti informali con le autorità intervenute è venuto fuori che si trattava di lavoratori extracomunitari clandestini, quindi occupati in nero prevalentemente.
In mancanza di una disciplina specifica riguardo questo aspetto, abbiamo ragionato tenendo conto che ci sono due principi cardine in materia infortunistica, l'automaticità delle prestazioni e quindi la tutela INAIL anche nel caso in cui venga fuori un rapporto di fatto, e l'articolo 2126 del Codice civile, che prevede la nullità dei rapporti di lavoro, fatti salvi gli effetti già prodotti, salvo l'ipotesi di illiceità, interpretando questo articolo con riferimento alla ratio messa in evidenza dalla giurisprudenza, cioè che questo articolo non può essere uno strumento che va a ulteriormente ad infierire sul lavoratore debole.
La determinazione, rispetto ad una linea dell'istituto che è stata indicata in una circolare del 2000, è quella di garantire una tutela infortunistica allorquando però venga fuori un rapporto di lavoro di fatto, tutelando anche il lavoratore extracomunitario clandestino, allorquando venga fuori questo rapporto di fatto, come qualsiasi lavoratore, perché prima di essere lavoratore è una persona, quindi la persona al centro della tutela dell'istituto, a prescindere dal criterio della territorialità, quindi a prescindere dal criterio della nazionalità, a prescindere dal suo inquadramento di fatto, non legittimato – permettetemi – nell'ambito del suo muoversi sul territorio statale.
Chiaramente, questo presuppone però la verifica di un rapporto di fatto. Come è stato già indicato, vi sono delle indagini ancora in corso, dunque interfacciatami con l'Ispettorato territoriale del lavoro che sicuramente evidenzierà del pari l'attività che è stata svolta, siamo in attesa dell'esito delle indagini in corso, che sono secretate.
All'esito delle stesse, venuti fuori elementi relativi ai rapporti di lavoro, ritengo che il caso sarà attenzionato al centro, rappresentando tutti i motivi a sostegno e a tutela dei lavoratori che, per ragioni di tempo, ho cercato di contingentare in pochi minuti.
Ho cercato di essere sintetica, perché mi era stata indicata l'esigenza di contenere i tempi.
PRESIDENTE. La ringrazio, dottoressa.
Solo una curiosità, visto che lei parlava di questa circolare, che mi sembra un bel passo avanti. Vorrei appuntarmi il riferimento della circolare e chiederle se in queste situazioni anche rispetto al datore di lavoro, cui si risale, esista una sorta di pagamento.
LUCIA CARMEN ANGIOLILLO, direttore regione Basilicata INAIL. Assolutamente. La circolare di cui vi dicevo è del 28 novembre 2000, più che una circolare è una nota del Direttore generale (se ne ha bisogno, le fornirò una copia) del 2000, che evidenziava, in ipotesi ordinaria di datore di lavoro che versi dei premi all'INAIL, anche la richiesta del versamento dei premi all'INAIL e l'attivabilità di tutte le azioni di rivalsa nei confronti del datore di lavoro.
Nel caso specifico, essendo degli agricoli, è chiaro che non vi sarebbero dei premi da pagare, perché gli agricoli sono inquadrati all'INPS, però attiveremmo tutte le azioni di rivalsa del caso.
Sentivo parlare prima di ipotesi di reato che potrebbero incidere sulla dinamica dell'evento, è chiaro che, oltre ad assicurare la tutela dei lavoratori e dunque rendite ai superstiti allorquando vi siano i requisiti, quindi siano sposati, abbiano dei discendenti, oppure la vigenza a carico nel caso di ascendenti, le tutele temporanee nel caso degli infortunati, le eventuali prestazioni sanitarie e protesi, insomma una tutela a tutto tondo dei lavoratori, di pari passo, parallelamente, sarebbero poste in essere tutte le azioni nei confronti del datore di lavoro.
Ecco perché il presupposto, in mancanza di altro, è che venga fuori un rapporto di fatto, perché questo ci permette poi di agire, visto che la base è quella che si tratta di lavoratori extracomunitari irregolari, quindi mancherebbero quelli che sarebbero in teoria i presupposti di base per ogni tutela, però, considerando i lavoratori al centro e quei brevi riferimenti normativi che ho indicato, è chiaro che l'Istituto propende per la tutela anche di queste persone.
PRESIDENTE. La ringrazio, direttrice.
Volevo chiederle rispetto al personale, soprattutto quello medico, legato a INAIL, come siate messi su quel territorio. Non solo il personale ispettivo, ma anche quello medico-legale.
LUCIA CARMEN ANGIOLILLO, direttore regione Basilicata INAIL. Non siamo messi bene per ora, nel senso che siamo su tutto il territorio soltanto con due dirigenti medici, il che con tutte le sedi del territorio è un personale esiguo, però è stato già bandito dall'INAIL un avviso pubblico per il reclutamento di dirigenti medici, prevedendo per la Basilicata ulteriori tre dirigenti medici.
Auspico che ci siano persone che superino il concorso e scelgano la Basilicata, perché questa sarebbe sicuramente una boccata d'ossigeno.
Ad oggi non abbiamo personale ispettivo, tanto che per indagine ispettiva ci siamo rivolti all'Ispettorato del lavoro. Anche sotto questo aspetto è stato bandito un concorso, che prevede per la Basilicata l'assegnazione di due ispettori.
PRESIDENTE. Non troppi, diciamo. Quali tempistiche può avere questo avviso pubblico per l'assunzione?
LUCIA CARMEN ANGIOLILLO, direttore regione Basilicata INAIL. Si prevede verosimilmente entro fine anno.
PRESIDENTE. Quindi ci perdiamo questa stagione. La ringrazio, direttrice. Le chiedo di mandarci questa nota del 2000 del Direttore generale a cui faceva riferimento, ed eventualmente di integrare rispetto agli organici a disposizione, se lo ritiene. La ringrazio.
Darei ora la parola al dottor Lorusso, direttore ITL, che ora vedo collegato.
MICHELE LORUSSO, direttore ITL Potenza-Matera. Buongiorno, presidente, le chiedo scusa per l'inconveniente tecnico.
Coloro che mi hanno preceduto hanno illustrato bene tutte le dinamiche. L'Ispettorato si caratterizza per la presenza non solo di ispettori, ordinari e tecnici, ma anche del gruppo NIL, che sono Carabinieri che, come puntualizzato prima rispetto ai Carabinieri provinciali, lavorano in stretto contatto e funzionalmente dipendono dall'Ispettorato.
Questi hanno avuto la delega da parte della Procura. Dico ciò perché, come è stato già detto da chi mi ha preceduto, si cerca di ricostruire il rapporto di lavoro, che sia di fatto o che sia giuridicamente sottoscritto con tutti i canoni della legge lo si vedrà.
Nell'attesa della conclusione delle indagini, che porteranno a determinate valutazioni dal punto di vista penale, riattiveremo tutte le procedure per la ricostruzione del rapporto di lavoro, nonché degli eventuali versamenti che non sono state effettuate. Come diceva bene la dottoressa Angiolillo, si sono avvalsi dell'Ispettorato del lavoro per le indagini ispettive per quanto riguarda i supporti riconosciuti dall'INAIL, perché nel loro organico non ci sono ancora dei funzionari. Tutto ciò è fermo perché, per non inquinare ulteriormente le indagini portate avanti dalla Procura, è ferma tutta la parte giuridico-amministrativa della ricostruzione del rapporto di lavoro e di tutto ciò che riguarda l'individuazione di eventuali eredi o quant'altro.
La delega è stata data dal NIL, che il giorno dell'incidente con la Polizia stradale si è recato posto e quindi ci sono i verbali che sono stati depositati presso la Procura del Tribunale di Matera.
Chi mi ha preceduto ha già delineato quello che c'era da dire, quindi sono a disposizione per eventuali domande.
PRESIDENTE. Sì, indubbiamente ci aspettiamo da lei non solo un appunto su questa questione, ma un quadro più generale, visto che tra l'altro è direttore di ben due province, peraltro con una vocazione agricola così forte, sarei interessata a conoscere qualche elemento in più rispetto al fenomeno del caporalato presso queste due province, che lei presiede, come siete messi dal punto di vista del personale ispettivo, anche se la dottoressa Angiolillo ci ha già fornito qualche elemento, ma vorrei chiedere anche a lei, proprio per la rilevanza rispetto alle tematiche dell'agricoltura, qual è la pianta organica dell'INL su queste due province, quindi quanto è sfornita, perché lo è, tanto che c'è addirittura una collaborazione, per fortuna, con altre forze che aiutano in questo percorso, e, visto che sta per iniziare, anzi è iniziata la nuova stagione di raccolta della frutta e della verdura, come intendete affrontare questa nuova stagione che sta per partire o è già partita, se e quante indagini vengono svolte, con quale cadenza, con quali ritmi e come procede la situazione, se può farci un po' la fotografia, perché naturalmente a noi interessa questo. Grazie.
MICHELE LORUSSO, direttore ITL Potenza-Matera. C'è uno sbilanciamento tra la provincia di Potenza e quella di Matera a livello di risorse umane, servono risorse sulla provincia di Matera che, pressata tra Potenza e Bari, spesso vede le graduatorie non riempire i posti messi a concorso proprio perché è una città che vive al centro di queste due realtà, quindi la gente preferisce più il grande centro su Potenza o su Bari. Sarebbe incentivante quindi accrescere l'organico su Matera, cosa che sicuramente serve.
Nonostante la carenza di personale, come detto l'INAIL ha dato incarico all'Ispettorato di portare avanti questa indagine ispettiva.
Come diceva lei, questa regione è a vocazione agricola, pertanto è quotidianamente presente questo settore. L'agricoltura è da sempre attenzionata non solo per quanto riguarda le fragole, ma mensilmente ci sono operazioni di task force, ovvero «A.L.T. Caporalato T.R.E.», che è un programma del Ministero dell'Interno con ex fondi FAMI, dove, in task force con Azienda sanitaria, INPS, INAIL e Ispettorato, almeno una volta al mese il territorio viene attenzionato in una visione multi agenzia, che poniamo in essere.
Il resto dei giorni comunque il territorio non è lasciato a sé stesso, perché il calendario della natura e quindi delle fioriture impone un controllo praticamente costante, limitatamente alle forze che l'Ispettorato ha.
I concorsi ci sono, però – ripeto – i concorrenti non sempre scelgono quest'area geografica.
PRESIDENTE. Volevo chiederle i numeri precisi, volevo capire quanti sono, qual è la pianta organica degli ispettori.
MICHELE LORUSSO, direttore ITL Potenza-Matera. Pochissimi, quattro ordinari e tre della vigilanza tecnica effettivi, come si suol dire con la tessera ispettiva, perché possono essere messi in programmazione nella settimana lavorativa.
PRESIDENTE. Quindi gli ispettori ordinari mi ha detto che sono...?
MICHELE LORUSSO, direttore ITL Potenza-Matera. Sono quattro. E tre sono della vigilanza tecnica.
PRESIDENTE. Questo sulla provincia di Matera?
MICHELE LORUSSO, direttore ITL Potenza-Matera. Sì, su Matera.
PRESIDENTE. E su Potenza?
MICHELE LORUSSO, direttore ITL Potenza-Matera. Su Potenza, invece, ce ne sono 13 ordinari e lo stesso numero di tecnici, l'organico è più che soddisfacente. Certo, la pubblica amministrazione vive momenti alti e bassi, però per il momento l'organico su Potenza è garantito.
PRESIDENTE. D'accordo, direi che siete decisamente scoperti.
MICHELE LORUSSO, direttore ITL Potenza-Matera. Sì, c'è una sproporzione.
PRESIDENTE. Decisamente. Rispetto ai concorsi che ci sono stati negli ultimi anni c'è stato un aumento o meno dell'organico e soprattutto? Se non c'è stato il previsto aumento, visto che lei ci diceva questo elemento del grande centro, ci sono anche altre cause? Solo per capire.
MICHELE LORUSSO, direttore ITL Potenza-Matera. No, l'Ispettorato ha indetto i concorsi, e dopo il blocco dei concorsi ci sono più graduatorie in atto anche da altri dicasteri o agenzie, per cui molti giovani hanno preferito scegliere la sede più comoda, il concorso più comodo. C'è stato anche questo fenomeno in atto, ma tutta la pubblica amministrazione ha vissuto questa questione dopo il grande blocco delle assunzioni, per cui avere in atto più graduatorie permette a un giovane oggigiorno di scegliere la sede, il dicastero o l'agenzia che più gli aggrada.
PRESIDENTE. Sappiamo anche che c'è un tema di compensi non proprio elevato per gli ispettori. Forse anche questo è un dato da sottolineare come elemento discriminatorio per svolgere questo lavoro, non certo semplice. Non crede?
MICHELE LORUSSO, direttore ITL Potenza-Matera. Certo, infatti non a caso ci sono decreti incentivanti, il rimborso spese di tutta la movimentazione sul territorio, quindi chilometri e chilometri, e c'è da tenere presente anche le infrastrutture. La Basilicata è segnata da queste infrastrutture poco sviluppate, per cui per raggiungere determinati comuni a volte ci vuole... Magari sono 200 chilometri dal punto di residenza, anche dell'ufficio stesso e quindi la sicurezza stessa di mandare ispettori a più di 200 chilometri all'andata e al ritorno. Io sono un dipendente pubblico, un dirigente di Stato, ma sono anche datore di lavoro e capisco cosa può succedere in queste strade soggette a neve. Potenza è la città capoluogo di regione più fredda d'Italia, neanche Aosta ha questo primato, e le strade sono solo due, la Bradanica e la Basentana, e poi ci sono altre arterie che vanno a collegarsi con la 106 e tutta quella parte del metapontino calabrese, che tocca tutta la parte della Puglia.
Lei prima ha detto di non conoscere il territorio, quindi mi permetto di descriverlo, e lei accennava ad una visita ispettiva, che effettivamente sarebbe un modo per capire l'impegno profuso da tutti, perché è un territorio con poca densità di popolazione, ma molto vasto, anche se è una regione piccola, perché le arterie sono queste, non ci sono aeroporti, è una situazione atavica, però ovviamente è una bella regione paesaggisticamente, ma va tenuta, perché è di transito.
Le indagini porteranno a capire dov'erano dirette queste persone, dove risiedevano, se andavano verso la Calabria o verso la Puglia o stanziavano in Basilicata, perché spesso è manodopera, come si è detto prima, braccianti prestati al territorio, che giornalmente si muovono per poter, ahimè, andare dietro al piccolo compenso che questi soggetti che sfruttano questa gente forniscono, e si accontentano di questo minimo. Purtroppo, la questione meridionale passa anche da questa questione da sempre, come ha detto lei, la vocazione è l'agricoltura, perché è una regione devota all'agricoltura senza ombra di dubbio.
PRESIDENTE. Io infatti la ringrazio, volevo far emergere alcuni aspetti, anche perché, pur non essendo di quelle zone, se non ricordo male solo nella provincia di Matera ci sono circa 24.000 imprese, dottor Lorusso. Me lo conferma?
MICHELE LORUSSO, direttore ITL Potenza-Matera. Sì.
PRESIDENTE. Quindi diventa un po' difficile, con una vastità di territorio, con le infrastrutture che non funzionano, con gli ispettori... Peraltro, non so se voi abbiate delle circolari interne, su questo può dirmi meglio lei, ma ricordo che i rimborsi sono stati introdotti solo con la legge del 31/12/2025, la legge n. 198, quindi potremmo dire recentemente, salvo che non ci sia qualche disposizione che non conosco sul vostro territorio, quindi se può chiarirmi questo passaggio.
A maggior ragione, in un territorio così vasto, con delle imprese agricole così numerose e in generale con un tessuto imprenditoriale così vasto, è chiaro che il personale è decisamente insufficiente, con tutte le conseguenze che lei diceva, quindi credo che sia opportuno in queste sedi portare anche questi elementi di valutazione per me, per i colleghi e per tutti noi, per avere una fotografia molto precisa di quella che è la situazione, in cui con tutti i suoi collaboratori operate, e la ringrazio per quanto comunque, nonostante la situazione, provate a svolgere quotidianamente.
Volevo chiedere ancora questi chiarimenti, poi la liberiamo.
MICHELE LORUSSO, direttore ITL Potenza-Matera. Dal cosiddetto decreto Poletti, ovvero l'ex Ministro del lavoro, ci è stato un cambio di rotta, perché questo decreto incentiva il rimborso delle missioni chilometriche a favore dell'attività ispettiva, da dividere da quella amministrativa.
Da quel momento in poi c'è stata, per fortuna, un'attività incentivante a questa attività, che è l'ultima, ovviamente aggiornandola con i valori attuali. Basti pensare al costo della benzina attuale, dopo tutto quello che stiamo vivendo in questi giorni, e si deduce benissimo quanto può costare una programmazione settimanale di lavoro e come viene costruita ogni inizio di settimana per tutto il lavoro da fare.
C'è quindi un decreto incentivante su queste attività.
PRESIDENTE. La ringrazio. Non vedo richieste di intervento, quindi volevo ancora chiederle se eventualmente abbia modo di fornirci una breve relazione scritta delle cose che sono state riportate qui, perché è utile avere un quadro preciso.
La ringrazio per il suo lavoro e per la sua disponibilità. Credo che sia importante, soprattutto se il tavolo sul caporalato e in generale la Prefettura è ancora in ascolto e non solo lei, immaginare una campagna di comunicazione su un territorio così vasto e con poche risorse forse potrebbe essere utile, visto che si entra nel periodo più impegnativo, quindi credo che ingegnarsi e inventare nuovi percorsi potrebbe essere utile.
La ringrazio della sua presenza, ringrazio anche la direttrice Angiolillo e, se non ci sono interventi, dichiaro chiuso anche questo secondo ciclo di audizioni.
L'ordine del giorno reca l'audizione, in videoconferenza, di Angelo Gioia, direttore pro tempore della Caritas diocesana di Matera, che è accompagnato dal responsabile della Fondazione Migrantes Antonio Polidoro. Vi ringrazio e vi cedo la parola, prego.
ANGELO GIOIA, direttore pro tempore della Caritas diocesana di Matera. Grazie a lei, presidente.
Noi rappresentiamo ovviamente la nostra Chiesa diocesana di Matera-Irsina, all'interno della quale abbiamo un territorio che accoglie ormai in maniera permanente e non più stagionale gli immigrati, che stanno diventando sempre più parte integrante della nostra popolazione, soprattutto sul versante Metapontino, la zona territoriale che compete alla nostra circoscrizione territoriale per quanto riguarda la Diocesi.
Io sono subentrato da poco come direttore ad interim della Caritas diocesana, in sostituzione di un mio confratello che si è dimesso per motivi di salute, quindi ho recepito alcuni dati relativi al sistema accoglienza degli immigrati nella nostra Diocesi da un punto di osservazione che ovviamente è parziale, però abbastanza reale, perché corrisponde a un sistema di accoglienza, di ascolto, di presa in carico delle situazioni.
Parliamo di numeri che si attestano, dall'ultimo report che noi abbiamo presentato la scorsa estate, il 17 giugno 2025, come accolti e ascoltati presso il Centro diocesano, il Centro di ascolto della nostra Diocesi, di circa 385 stranieri. Questo per quanto riguarda prevalentemente la città di Matera.
Non abbiamo purtroppo un dato reale, ma come Diocesi ci stiamo impegnando dai giorni scorsi, con il nostro Arcivescovo e una delle responsabili della Caritas diocesana, di un reperimento dati più diffuso e capillare per quanto riguarda tutto il territorio della nostra Diocesi, che comprende ben 13 comuni.
Molti di questi, che sono paesi molto grossi, gravitano proprio nella zona del metapontino, zona che, per quanto ci riguarda, va ben attenzionata, accompagnata e seguita in un certo modo, perché lì – ripeto – in maniera ormai strutturata e sistemica, quindi durante tutto l'anno, c'è un flusso ordinario e non più straordinario di persone immigrate, che per esigenze lavorative dei nostri produttori necessitano di essere accolti, seguiti.
Ritengo (passo poi la parola al mio confratello don Antonio, responsabile della Fondazione Migrantes) che bisogna attenzionare bene questa situazione e far passare anche un modello di compartecipazione tra pubblico e privato, perché si riesca veramente a dare risposte adeguate in termini di dignità della persona, di dignità del lavoro e anche di dignità del territorio, perché ovviamente non possiamo più rincorrere solo le emergenze.
Il nostro, quello del metapontino, è un territorio che ha subìto e purtroppo è stato protagonista di vicende venute alla ribalta nazionale qualche anno fa, per cui c'è l'intervento immediato, come capita spesso, c'è il clamore diffuso e mediatico al momento, però poi le situazioni non vengono più prese in carico e non vengono accompagnate. Come Chiesa avvertiamo l'esigenza di iniziare a dare delle risposte compiute, perché sono persone che chiedono di essere integrate e nell'accompagnamento emerge sempre più questa esigenza, che mette al sicuro tutti (sento di poter dire questo anche con cuore di sacerdote), mette al sicuro tutti da tutti i punti di vista.
Grazie per l'ascolto, e, se ci sono domande, sono a disposizione.
PRESIDENTE. Io la ringrazio molto per aver ben inquadrato non solo l'argomento in sé, ma la necessità di dare delle risposte sistemiche oltre il clamore, cosa non semplice, come sappiamo, anche per i tempi che viviamo, ma credo sia fondamentale un percorso vero di ascolto delle esigenze dei territori per costruire delle politiche adeguate a quello che serve.
Do la parola a don Antonio Polidoro.
ANTONIO POLIDORO, responsabile Fondazione Migrantes regione Basilicata. Ritengo che la situazione soprattutto nel metapontino sia molto critica, al di là di alcune vicende come l'incidente in cui hanno perso la vita alcuni lavoratori, perché a mio avviso c'è una serie di fattori che vanno affrontati.
Tra l'altro, il fenomeno non è recente, perché già nel 2019-2020 c'è stato lo sgombero di un campo abusivo nella zona della Ferrandina, e addirittura c'erano 5-600 persone. Tra l'altro, anche in quell'occasione c'erano i poveri tra i poveri, perché c'erano anche donne che venivano abusate e quindi sfruttate.
Penso che il problema numero uno, visto che da anni mi occupo di queste tematiche, sia la questione alloggiativa, perché quella fa da trend negativo a tutte le altre questioni, diventando scarsità di servizi igienici e incapacità di fare un percorso, perché tutto si blocca al problema alloggiativo.
In questo si inserisce la mala erba del caporalato, perché purtroppo i lavoratori stagionali vengono sfruttati e questo è un dato di fatto.
Il nostro obiettivo è stato innanzitutto quello di fare rete sul territorio per eliminare stereotipi e pregiudizi e vedere l'immigrazione non come un problema, ma come una risorsa, una risorsa che – mi permetto di dire in modo laico – serve a questo territorio, perché la maggior parte viene impiegata nell'agricoltura. Adesso, ad esempio, siamo nel boom della raccolta delle fragole, quindi c'è una necessità. A mio avviso, questo fenomeno va disciplinato partendo dal punto critico, che è la necessità abitativa, che poi diventa il problema cardine, perché non possono andare avanti nella documentazione, avere un conto corrente dove vengano fatti pagamenti tracciati diventa una fatica e la cosa più grave è che si innesta il caporalato, su cui a mio avviso anche le aziende dovrebbero dare un contributo, ma a volte, trovandoci in un territorio in cui la frutta matura molto rapidamente, può capitare che gli stessi imprenditori agricoli diventino vittime del caporalato, perché hanno urgenza e si affidano a determinate persone e si rivelano purtroppo situazioni illegali.
La proposta è di replicare il modello Serramarina, che non è un modello perfetto, ma si può migliorare e cercare di riprodurre sul territorio, cioè strutture con piccoli numeri, insieme a un partenariato pubblico/privato, associazioni e Chiesa (in questo caso siamo stati noi i promotori) in cui si accolgono i migranti anche da situazioni più difficili e si fa un percorso di inserimento, di protezione, di integrazione per dare a questi nostri fratelli una speranza e una vita dignitosa, ma anche fare del bene a questa zona del metapontino, visto che nel settore agricolo è in forte crescita e quindi necessita di manodopera.
La mia proposta è quindi quella di un partenariato condiviso pubblico/privato, una rete, che possa mettere questi nostri fratelli in condizioni di dignità.
Grazie per avermi ascoltato.
PRESIDENTE. Grazie a lei, don Antonio, per il lavoro che svolgete, a proposito di capacità di andare oltre le norme inadeguate e ingiuste che andrebbero cambiate. Voi svolgete un ruolo di presidio sociale fondamentale sul nostro territorio nazionale e quindi grazie davvero.
Su questo chiedo anche a voi se, rispetto a ipotesi di partenariato (io vengo da una terra del Nord dove ci sono condizioni di raccolta della frutta non così simili, ma capisco il fenomeno), poiché da noi si è utilizzato il PNRR in questo senso, nella direzione che lei tracciava, per caso lei sia a conoscenza e, se sì, in quale modo siate coinvolti, di progettazioni legate al PNRR, per evitare fenomeni come quello che lei citava, fermo restando che condivido che è necessario costruire dei luoghi, anche perché temo che anche da voi non manchino cascine sfitte o situazioni di questa natura, dove si potrebbe svolgere un lavoro di ristrutturazione, di recupero e dunque di accoglienza di queste persone.
Le chiedo anche una curiosità, perché non l'ho fatto prima: dal punto di vista della permanenza anche di queste persone, rispetto alla vostra esperienza, è una permanenza che dura il momento della raccolta o alla fine rimangono sul territorio anche tutto l'anno? La ringrazio.
ANTONIO POLIDORO, responsabile Fondazione Migrantes regione Basilicata. Parto da quest'ultima domanda. Abbiamo visto che c'è un cambiamento: mentre fino ad alcuni anni fa la Basilicata era un territorio di transito, ora se trovano le condizioni tendono a fermarsi sul nostro territorio, almeno per quanto riguarda il metapontino.
Infatti, alcune famiglie che noi abbiamo accolto come Caritas con i corridoi umanitari, che hanno avuto la possibilità di essere seguite e di fare un percorso, oggi vivono nella comunità di Scanzano, hanno preso casa, lavorano e hanno dei bellissimi bambini. Dalla mia prospettiva, quindi, posso dire che il fenomeno sta cambiando.
È diverso in altre zone della Basilicata, magari più vicine alla Puglia, dove fanno le varie campagne a seconda del frutto della stagione.
Per quanto riguarda l'altra domanda, non ne sono a conoscenza, ma auspico proprio questo. Noi abbiamo Casa Betania, riusciamo a dare alloggio al massimo a 25 persone, però è un modello che si potrebbe riproporre, perché non basta soltanto trovare la struttura, a mio avviso ci vogliono anche degli operatori competenti che aiutano nell'integrazione. Da quello che mi risulta, non ho visto degli esempi in questo senso.
Dirò di più, a Scanzano abbiamo la Città della pace che è bloccata, una struttura che era nata per accogliere le vittime della guerra con Betty Williams. E adesso abbiamo questa struttura (anzi hanno questa struttura, visto che adesso io sono a Potenza), che è rimasta quasi completa, però non si sa ancora la direzione che deve prendere.
Questa può essere un'occasione per rispondere alle emergenze sul territorio.
ANGELO GIOIA, direttore pro tempore della Caritas diocesana di Matera. Mi permetto di aggiungere, se possibile, che sta diventando ormai una permanenza consolidata, anche perché i tanti che vengono per esigenze prevalentemente lavorative sono disposti a spostarsi anche a distanza di pochi chilometri per trovare anche in altri periodi dell'anno un lavoro limitato a quel periodo, però la zona del metapontino è una zona ormai centrale, è luogo di passaggio per Calabria, Puglia, ci si sposta tranquillamente verso l'interno della Basilicata e questo offre all'immigrato tante possibilità.
Resta l'attenzione su come poter assicurare a queste persone, che vengono prevalentemente per esigenze lavorative, qualcosa che li metta nella condizione di restare.
Investimenti del PNRR? No, ma su questo credo che bisognerebbe sensibilizzare, investire gli Enti pubblici locali, perché abbiamo tante tante soluzioni abitative.
Lei faceva riferimento alle cascine del nord, noi abbiamo casolari abbandonati, dove purtroppo veniamo a sapere che c'è una speculazione, case abbandonate sulle quali vi è chi prende dei fitti. Se scende in campo lo Stato in maniera responsabile e attenta, si mette in sicurezza un sistema attraverso le persone.
Sento di poter rivolgere questo appello di attenzionare meglio e dare mandato più chiaro, più forte agli Enti locali per poter responsabilizzare tutti sul discorso che stiamo trattando, perché per grazia di Dio siamo stati parroci proprio in quel territorio del Metapontino, a Scanzano e Metaponto, e ci rendiamo conto che ormai l'accoglienza non si può neanche più chiamare accoglienza. La gente viene per rimanere, se trova le condizioni è disposta a fermarsi, e vediamo come aumentino sempre più i nuclei familiari. Molti iniziano a richiedere il ricongiungimento familiare, perché la possibilità lavorativa c'è.
ANTONIO POLIDORO, responsabile Fondazione Migrantes regione Basilicata. Vorrei aggiungere soltanto che ormai non si parla più di una sola coltura, l'agricoltura copre tutto l'arco dei 12 mesi, e c'è poco tempo in cui non c'è possibilità.
Come direttore della Fondazione Migrantes ritengo che per la nostra Basilicata non dovrebbe essere questo il principio di utilità. Visto che perdiamo quasi 5.000 persone all'anno, siamo una Regione che si va a dissanguando, dico di farlo, se non per amore verso il prossimo, almeno per solidarietà civile.
PRESIDENTE. Vi ringrazio molto della vostra preziosa testimonianza e davvero in modo non retorico ma sentito vi ringrazio per quello che provate a fare.
Mi sono appuntata anche le questioni bloccate, ne parlerò con i colleghi provenienti da quel territorio di tutti i Partiti politici, per provare a sollecitarli in tal senso.
Ne abbiamo bisogno anche perché nel PNRR era prevista una misura per cui gli enti locali potevano con partnership differenziate utilizzare questa occasione per creare delle situazioni per recuperare edifici prevalentemente pubblici, ma si poteva anche ragionare di altro, e purtroppo mi pare che sia stata anche quella un'occasione sprecata per il nostro Paese, di cui spesso parliamo a sproposito perché, come ci ricordava lei, purtroppo non solo la Basilicata, don Antonio, ma un po' tutto il Paese è messo in queste condizioni e bisognerebbe anche ricordare a qualcuno che se nessuno lavora in questo Paese, poi non ci sono nemmeno più le pensioni, quindi c'è un elemento di virtuosità collettiva e complessiva che dovremmo magari tenere bene a mente.
Io vi ringrazio per la vostra disponibilità, e dichiaro concluso anche questo ulteriore ciclo di audizioni.
L'ordine del giorno reca l'audizione, in videoconferenza, di Rocco Di Matteo, delegato dal segretario generale della CGIL, di Gerardo Nardiello, delegato dal segretario generale della UIL, che però non dovrebbe esserci perché ha avuto un impedimento, e di Vincenzo Cavallo, segretario generale della CISL, della regione Basilicata.
Cedo la parola a Rocco Di Matteo, delegato della CGIL. Grazie.
ROCCO DI MATTEO, delegato dal segretario generale della CGIL. Grazie a lei. Io porto a questo tavolo il contributo di un'organizzazione, che fa leva innanzitutto su un rapporto della Fondazione Placido Rizzotto, che ogni anno, attraverso un'analisi multidisciplinare che tiene conto dei dati della Direzione distrettuale antimafia, dell'INPS, dell'INAIL, oltre che della nostra presenza sul territorio, fa il punto sulla condizione dei lavoratori in agricoltura e della penetrazione del sistema criminale nella filiera lavorativa.
Da quanto si evince da questo rapporto riteniamo che il fenomeno del caporalato anche nella nostra Regione non abbia natura residuale e marginale, ma sia tuttora un ingranaggio del sistema produttivo, un fenomeno che, a nostro avviso, si afferma nell'assenza o nell'insufficienza – e lo sottolineiamo – della presenza dello Stato attraverso le sue diverse promanazioni, probabilmente anche nei limiti delle strutture sindacali, in una parola nell'assenza dei diritti e delle tutele, vuoto che viene coperto, purtroppo, da un sistema di prevaricazione, di intermediazione illecita.
Rispetto a questo, riteniamo che la risposta delle Istituzioni debba essere una risposta corale, che debba partire dal momento repressivo, ma che, anche in attuazione della legge n. 199 del 2016, debba avere una caratura sociale, culturale ed organizzativa. In quali ambiti in particolare? Riteniamo ancora insufficiente la risposta rispetto alle strutture abitative e ricettive, che sono la prima leva contro la debolezza dei lavoratori extracomunitari. Riteniamo assolutamente insufficiente e oggetto di attenzione e regolazione il sistema dei trasporti.
Rispetto a questo cito il fatto accaduto nella nostra provincia, la morte di 4 giovani lavoratori indiani (il più giovane aveva solo 19 anni, il più grande 32). Questo è successo nell'ottobre dello scorso anno, quando 4 ragazzi che viaggiavano stipati in 9 in un unico furgoncino hanno perso la vita. Stiamo rappresentando come CGIL con i nostri legali, tentando questi lavoratori, che hanno deciso, cosa facile, di denunciare i loro aguzzini. Apprendiamo tuttavia che i loro aguzzini in una sorta di fratellanza tradita sono gli stessi extracomunitari che viaggiavano con loro, con la complicità, ovviamente, dei datori di lavoro.
Rispetto a questo è in corso un'indagine per caporalato, che vede inquisiti altri tre cittadini extracomunitari, oltre ai datori di lavoro. La risposta a queste situazioni, come dicevo, non può essere una risposta episodica e frammentata, ma deve essere sistemica.
Ad oggi, da quanto ci consta, anche i monitoraggi attraverso gli incontri e i tavoli presso INPS per la Rete del lavoro agricolo di qualità sono insufficienti, se non altro per i risultati che producono. Oggi, in Basilicata, secondo il nostro rapporto, non riusciamo a sfondare il tetto dell'1,5 per 100 di adesioni nelle aziende.
Attraverso un tavolo organizzato di confronto riteniamo che si debba favorire l'adesione delle aziende a questa rete di controllo e di qualità. Rispetto a questo noi, oltre a denunciare le situazioni che non vanno, proviamo con il nostro lavoro a proporre anche delle soluzioni. Come CGIL su tutto il territorio regionale abbiamo scelto la prossimità, provare ad implementare le nostre presenze sul territorio anche al di fuori dei contesti e delle sedi tradizionali in cui il nostro lavoro si svolge.
Consentitemi di fare un'altra annotazione a margine dell'8 marzo appena trascorso. Riteniamo che nell'ambito del sistema del caporalato ci sia un altro fenomeno, in cui si va a sovrapporre lo sfruttamento lavorativo alla violenza domestica, quindi chiediamo alle Istituzioni, alle autorità una particolare attenzione alla violenza di genere in quei contesti, aggravata da un substrato culturale e sociale che purtroppo favorisce queste forme di sfruttamento.
Come CGIL abbiamo pensato di predisporre uno Sportello di ascolto (non siamo nelle condizioni di andare oltre), mettendo a disposizione una psicologa per le lavoratrici che volessero usufruire di questo supporto e indirizzarle al meglio, perché non sfugge a nessuno come il caporalato sia in larga parte, se non esclusiva, un fenomeno sommerso.
Fornisco un'altra indicazione. Come organizzazione sindacale abbiamo un nuovo input di lavoro: il tema del caporalato, secondo le azioni condotte da alcune procure della Repubblica, sta uscendo dal suo perimetro tradizionale, quello dell'agricoltura, e sta investendo il mondo del food delivery e, più in generale, delle piattaforme, dove il sistema del caporalato assume forme più sofisticate, più subdole, ma a nostro avviso non meno gravi, anche perché si rivolge ad una categoria di lavoratori e ad un contesto difficilmente sindacalizzabili.
Riteniamo che in quell'ambito sia spesso presente anche un sistema di sostituzione di persone con account, che vengono messi a disposizione di soggetti totalmente sconosciuti. Un'ulteriore indicazione che sottoponiamo all'attenzione dei lavori della Commissione è l'esigenza di una maggiore attenzione al sistema dei flussi, perché troviamo sempre più spesso nelle nostre Camere del lavoro, nei nostri uffici gente che viene qui a lavorare e non trova nessuno, quindi riteniamo che il sistema di autorizzazione dei flussi debba essere caratterizzato da un sistema di verifica preventiva, onde evitare mercimonio sulla pelle di persone indifese.
Sono questi i nostri spunti di lavoro e di riflessione, consapevoli, come dicevo, che la risposta e la responsabilità non è localizzabile in un'Istituzione piuttosto che in un'altra, ma in un impegno comune e collettivo.
Vi ringrazio per l'attenzione.
PRESIDENTE. Grazie a lei, anche per aver sottolineato l'elemento della violenza di genere, che effettivamente emerge anche dal quadro che ci è stato fornito e da più elementi.
Volevo chiederle, visto che la stagione è ampiamente partita, se siate coinvolti e come in eventuali tavoli o cabine di regia anche presso altre Istituzioni o presso la Prefettura a proposito del tema della filiera.
L'altra domanda che le pongo, visto che anche qui non ci sono pervenute indicazioni per parte datoriale che spesso è assente a questi tavoli (anche oggi banalmente non ci sono state indicate le rappresentanze della parte datoriale che, a maggior ragione dopo il quadro che ci avete rappresentato, andrebbero convocate), rispetto a loro come va il dialogo sociale, se c'è, esistono dei tavoli permanenti su quest'argomento presso le Istituzioni?
ROCCO DI MATTEO, delegato dal segretario generale della CGIL. Ad oggi, siamo convocati annualmente presso l'INPS per definire il sistema della Rete del lavoro agricolo di qualità. Ci manca, invece, un tavolo di confronto permanente, che auspichiamo magari in sede prefettizia, in cui chiameremmo a confronto, oltre che le parti datoriali, anche il sistema di collocamento al lavoro, perché riteniamo che un altro aspetto carente sia quello del collocamento pubblico.
La nostra idea è creare all'interno degli uffici di collocamento delle task force impiegate in particolare per il collocamento agricolo, perché dalla parte dei datori di lavoro l'eccezione che spesso viene posta è l'assenza di un riferimento che consenta un'intermediazione lavorativa, quindi i tavoli in cui oggi siamo coinvolti sono assolutamente insufficienti, oltre che a nostro avviso inefficaci, e auspichiamo in sede prefettizia la costituzione di un tavolo che tenga insieme Ispettorato del lavoro, Centri per l'impiego, parti datoriali e, naturalmente, INPS ed INAIL.
PRESIDENTE. La ringrazio. Do ora la parola a Vincenzo Cavallo, segretario generale della CISL della Regione Basilicata.
VINCENZO CAVALLO, segretario generale della CISL della Regione Basilicata. Buongiorno e grazie per l'invito, per noi è importante confrontarci con la Commissione su tematiche che riguardano non solo il territorio nazionale, ma soprattutto il nostro territorio.
La realtà in cui noi oggi operiamo, la zona del metapontino, produce la migliore produzione agricola.
Ogni anno, in questi 33 chilometri di costa del Metapontino lavorano decine di migliaia di lavoratori. Dai dati che abbiamo il 40 per cento e forse anche di più ormai sono lavoratori stranieri, quindi senza questi lavoratori non potremmo più coltivare i nostri prodotti, e non avremmo più la possibilità di avere prodotti di eccellenza sulle nostre tavole.
Tra questi lavoratori c'è una buona parte di lavoratori extracomunitari, che purtroppo non sono facilmente raggiungibili dalle organizzazioni sindacali per un semplice motivo: le nostre aziende sono nella maggior parte, dei casi piccolissime aziende in cui con le leggi attuali il sindacato non può accedere, quindi diventa molto difficile penetrare all'interno di questo mondo dei lavoratori per fargli conoscere i loro diritti e cosa prevede il contratto.
Abbiamo i contratti provinciali, quello di Matera per l'agricoltura, abbiamo gli enti bilaterali, la bilateralità composta sia dai sindacati che dalle organizzazioni professionali. Quello che mi dispiace, visto che parliamo di un problema che riguarda non solo i sindacati, ma soprattutto le aziende agricole, è l'assenza delle organizzazioni professionali, perché, come diceva chi mi ha preceduto, il problema del caporalato, anche se le organizzazioni professionali minimizzano, c'è, è un fenomeno molto ampio, è un fenomeno soprattutto importato in Basilicata sia dalla vicina Puglia che dall'Alto cosentino, ed il drammatico evento di inizio ottobre nel comune di Scanzano, in cui hanno perso la vita quattro lavoratori indiani perché stipati in nove in un'auto a cinque posti, non è l'unico caso, perché chi viaggia quotidianamente sui nostri territori vede tantissimi di questi pulmini.
La soluzione che come sindacati in maniera unitaria abbiamo sempre dato alla politica e alle organizzazioni professionali è quella di ampliare il servizio pubblico, perché tante volte le aziende, non avendo un servizio pubblico, si affidano a faccendieri o a caporali, e utilizzare al meglio le nostre strutture, perché sia come CISL che come CGIL, soprattutto in questo territorio, abbiamo sedi comunali quasi in tutti i comuni, quindi anche la vicinanza a questi lavoratori.
Anche a livello nazionale abbiamo voluto e ottenuto con scioperi unitari la famosa legge n. 199, quella sul caporalato, però bisogna dare piena attuazione a quella legge, che può darci veramente una mano.
Il problema che abbiamo (dati di ieri) è che nel materano le aziende iscritte alla Rete del lavoro agricolo di qualità in provincia di Matera sono meno di 100, a fronte di qualche migliaio di aziende agricole. Questo è un paradosso, perché quel tipo di iscrizione garantisce a chi lavora in quelle aziende di avere un lavoro maggiormente tutelato, legato alle leggi e ai contratti. Oggi, però abbiamo meno di 100 aziende agricole iscritte alla Rete del lavoro agricolo di qualità, e questo ci pone un grossissimo problema.
In Basilicata, come dicevo ai colleghi prima di entrare, abbiamo il problema dell'accoglienza, perché abbiamo lavoratori che hanno bisogno di accoglienza, la politica di questa regione sta puntando da anni a una zona, l'Alto Bradano, Palazzo San Gervasio, dove c'è il periodo della raccolta dei pomodori. Lì ogni anno si lavora e si arriva sempre in ritardo per un centro di accoglienza. Quello che stiamo dicendo alla politica regionale è che in quella realtà importante per l'accoglienza, che riguarda scelte circa 300-400 lavoratori all'anno nel periodo della raccolta dei pomodori che va da 40 a 50 giorni all'anno, nel metapontino invece le lavorazioni agricole sono 12 mesi all'anno. Questo è il pericolo delle fragole, ci saranno poi quelli delle albicocche, delle pesche, dell'uva, delle arance, oltre che la coltivazione del finocchio e via dicendo.
Nel comune di Bernalda c'erano dei capannoni che non erano mai entrati in funzione per l'area artigianale e tanti di questi lavoratori, soprattutto extracomunitari, li utilizzavano come abitazioni. Qualche anno fa è successo un incidente, c'è stato un incendio ed è morta una giovanissima ragazza di colore, questi lavoratori sono stati sfrattati, ma la politica non è riuscita a creare soluzioni alternative e questi lavoratori girovagano nelle campagne di Metaponto, ma anche nei comuni della fascia senza una dimora, senza un'accoglienza efficace che a queste persone spetta, perché sono persone come noi e vengono ancora trattate come animali, cosa che non possiamo permetterci.
Giustamente, il collega faceva riferimento anche al tema della parità di genere. Io dico che se noi non riusciamo a riconoscere in queste persone l'amico, il lavoratore che viene a dare una mano alla nostra economia, rischiamo di pensare da qui a tanti anni che siano lavoratori diversi, che vengono a rubare lavoro ai nostri figli, cosa non vera, perché i nostri figli in campagna non vogliono andare, quindi grazie a questi lavoratori noi riusciamo a mantenere ancora l'economia agricola in questa regione.
C'è il problema del trasporto pubblico è carente, per cui tante aziende, purtroppo, pur di portare i lavoratori all'interno delle proprie aziende fanno riferimento a persone poco chiare. Potremmo utilizzare la bilateralità che abbiamo insieme alle organizzazioni professionali, per creare momenti di confronto, perché il click day non serve, perché abbiamo visto che a livello nazionale è utilizzato soprattutto da gente poco affidabile, per cui arrivano le persone, ma non sappiamo nemmeno dove vanno, c'è la corsa al click day, che non va mai nella direzione di aziende che hanno veramente bisogno di manodopera. È un problema che non riguarda soltanto la Basilicata, riguarda l'intera nazione.
Cosa possiamo fare? Da tempo stiamo chiedendo un tavolo permanente di monitoraggio dei lavoratori in questo settore. Nella nostra regione, la Basilicata, il 96 per cento del territorio è aree interne, comuni piccoli, lontani dalla pianura, che si spopolano giorno dopo giorno, paesi interi svuotati, non riusciamo a creare quel clima di accoglienza di questi lavoratori, che potrebbero dare vita a comunità che stanno morendo, fare girare l'economia, ma manca la volontà politica di creare strutture idonee all'accoglienza di questi lavoratori.
È ovvio che, nel momento in cui non riusciamo a capire dove queste persone sono fisicamente, dove vivono, la sicurezza diventa un optional, cosa che non possiamo permetterci, perché non possiamo più continuare, giorno dopo giorno, a constatare morti sul lavoro. In un Paese civile come il nostro non possiamo accettare che padri e madri di famiglia escano per portare un pezzo di pane a casa e non facciano ritorno.
C'è tutta una rete che dovremmo creare, però deve esserci la volontà di tutte le parti. Io capisco le imprese agricole, però non possono chiedere i tavoli soltanto nel momento in cui non riescono a raccogliere il proprio prodotto, perché manca la manodopera. Tutti questi progetti si fanno nell'arco dell'anno, lavorando tutti insieme, sindacato, INPS, uffici del lavoro, imprese, Prefettura, per creare le condizioni.
Io non so se noi saremo capaci di eliminare il caporalato e il lavoro nero in questo settore, ma dobbiamo essere bravi a ridurlo ai minimi termini. Questo è il lavoro che oggi compete al sindacato, alla politica, alle istituzioni, alla Commissione nazionale, questo è il grido che mi sento di rivolgere alla Commissione. Noi siamo disponibili a fare la nostra parte, ad assumerci fino in fondo le nostre responsabilità, ma devono essere responsabilità condivise con tutti gli attori che gestiscono l'agricoltura. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, segretario, per la sua presenza, oltre che per le sue parole.
A tal proposito, volevo chiedervi un giudizio rispetto alla ulteriore revisione normativa che è avvenuta proprio sul tema del lavoro agricolo di qualità. Io concordo pienamente con voi, abbiamo una legge importante, quella di contrasto al caporalato, che non è stata ancora pienamente attuata, in parte, però, è già stata ritoccata, quindi vorrei un vostro giudizio, perché la lamentatio che ci arriva spesso da parte datoriale è che, così com'è, la legge non funziona soprattutto per quanto riguarda la costruzione della Rete del lavoro agricolo di qualità.
Volevo chiedere se abbiate dei suggerimenti che volete rilanciarci, in modo da poterli raccogliere nel nostro lavoro. Vi ringrazio.
VINCENZO CAVALLO, segretario generale della CISL della Regione Basilicata. Mi permetto di rispondere dicendo che la legge sul lavoro agricolo di qualità è una legge validissima, ma ci rendiamo conto che da parte delle aziende la scusa che trovano è che, nel momento in cui un'azienda si iscrive, ha dei controlli maggiori rispetto agli altri. Questo non li giustifica, perché hanno anche dei requisiti che le favoriscono su altre cose.
Su queste aziende noi non possiamo incidere, sono i loro rappresentanti, le organizzazioni professionali a doverlo fare.
Un piccolo inciso: come CGIL, CISL e UIL, come lavoratori agricoli nella provincia di Matera, noi rappresentiamo il 70-80 per cento delle domande di disoccupazione. Questo non possiamo dire per le organizzazioni professionali, perché la maggior parte delle aziende ha consulenti privati e sappiamo che i consulenti privati per farle risparmiare trovano tutti gli escamotage per ridurre determinati costi.
Il lavoro di qualità, come dicevo nel mio intervento, dà la possibilità ai lavoratori di avere un rapporto di lavoro più tutelato, la garanzia dei contratti, la garanzia dei benefici degli Enti bilaterali e di un lavoro che non è schiavitù, ma è un lavoro onesto, come tutti gli altri lavori.
Mi dispiace perché le organizzazioni professionali hanno perso, secondo me, un'opportunità per confrontarsi con la Commissione e per lanciare il loro grido di allarme, perché i problemi ci sono in questa Regione, soprattutto per quanto concerne l'irrigazione, e non presentarsi è una dimostrazione di debolezza e di mancanza di rispetto verso le aziende che rappresentano.
ROCCO DI MATTEO, delegato dal segretario generale della CGIL. Sarò veloce, anche perché lo avevo già anticipato. La risposta per la soluzione dei problemi di sfruttamento e di intermediazione illecita non può essere solo repressiva, se non altro perché lo Stato non ha i numeri per affrontare la dimensione del problema. Pertanto, il lavoro di indirizzo della Commissione a nostro avviso deve essere orientato anche sugli aspetti sociali, culturali ed organizzativi, quindi far mancare l'humus all'interno del quale il caporalato affonda le sue radici.
Per questo, quindi, investire sui sistemi di ricezione e di abitazione civile per i lavoratori, sui sistemi di trasporto, sulla regolamentazione dei flussi e, per quanto attiene alle parti datoriali, rendere effettiva la Rete del lavoro di qualità prevista dalla legge n. 199, ma rimasta in larga parte inattuata.
A nostro avviso, bisogna incentivare l'adesione a questa Rete, incentivazione che passi non attraverso il ridimensionamento dei controlli, perché chi vi aderisce deve essere un esempio, ma attraverso un sistema di riconoscimenti, perché come sindacati siamo abituati a contrattare e attraverso la contrattazione ad un tavolo multidisciplinare deve essere prevista per chi aderisce la possibilità di avere costi del lavoro, costi previdenziali e assistenziali inferiori rispetto a chi non aderisce.
Come dicevo, la risposta deve essere integrata e complessiva.
PRESIDENTE. Concordo pienamente, naturalmente non è semplice, perché è evidente che è un dato culturale profondo in tutto il nostro Paese e si fa molta fatica, anche perché, a differenza che in altri settori, anche il costo del lavoro è differente, quindi temo che queste scelte non siano sufficienti. Però è fondamentale, come dite voi, dare dignità ulteriore a chi fa questa scelta che, se ho capito bene, nel materano sono meno del 10 per cento, quindi è evidente che c'è qualcosa che non va.
Per correttezza, devo anche dirvi che con le audizioni di oggi siamo partiti con voi e non abbiamo coinvolto la parte datoriale. È altresì vero che dal quadro che ci avete fornito (lo dico con una battuta purtroppo neanche troppo lontana dalla realtà) c'è anche un tema di rappresentanza che evidentemente non c'è, quindi, a maggior ragione, lo sforzo che bisogna svolgere è capillare, territoriale, a partire dalle Istituzioni, magari promuovendo delle iniziative ad hoc, che possano favorire una supervisione, un'attenzione e anche una corresponsabilità rispetto a delle scelte che si fanno o, meglio, non vengono fatte.
Io vi ringrazio perché ci avete fornito degli spunti preziosi per il nostro lavoro. Rimaniamo a vostra disposizione qualora, anche in un momento successivo, voleste inviarci dei riferimenti o degli spunti di riflessione e di lavoro congiunto.
Al termine di questa lunga carrellata di audizioni, sento di poter dire che indubbiamente (lo dico anche a voi parti sociali, che ritengo interlocutori fondamentali) si può provare a fare un lavoro istituzionale di supporto da parte nostra alle Istituzioni territoriali, alle diramazioni delle istituzioni sul territorio, affinché si a inneschi una cultura virtuosa o più virtuosa di quanto già fatto.
Non posso che ringraziarvi per il faticoso lavoro quotidiano e costante su questi aspetti, che, a maggior ragione in alcuni casi (penso al tema dell'immigrazione, al Decreto flussi che avete toccato, ai famosi bandi a click day, aspetti che da nord a sud del Paese non funzionano) andrebbero recepiti. Speriamo che ci sia questa attenzione, e vi coinvolgeremo anche nelle fasi successive.
Dichiaro conclusa l'audizione.

La seduta termina alle 13.10.


fonte: Camera dei Deputati