XIX Legislatura

Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro pubblici e privati
 Audizione di Francesco Tuccino, responsabile nazionale salute e sicurezza di USB e di Annarita Simone, referente USB per il Veneto
Resoconto stenografico

Seduta n. 27 di Giovedì 18 dicembre 2025
 


INDICE

Sulla pubblicità dei lavori:
Gribaudo Chiara, Presidente
Audizione di Francesco Tuccino, responsabile nazionale salute e sicurezza di USB e di Annarita Simone, referente USB per il Veneto:
Gribaudo Chiara, Presidente
Tuccino Francesco, Responsabile nazionale salute e sicurezza USB
Gribaudo Chiara, Presidente
Tuccino Francesco, Responsabile nazionale salute e sicurezza USB
Gribaudo Chiara, Presidente
Tuccino Francesco, Responsabile nazionale salute e sicurezza USB
Gribaudo Chiara, Presidente
Barzotti Valentina (M5S)
Tuccino Francesco, Responsabile nazionale salute e sicurezza USB
Barzotti Valentina (M5S)
Gribaudo Chiara, Presidente
Simone Annarita, Referente USB Veneto
Tuccino Francesco, Responsabile nazionale salute e sicurezza USB
Gribaudo Chiara, Presidente
Barzotti Valentina (M5S)
Gribaudo Chiara, Presidente
Simone Annarita, Referente USB Veneto
Gribaudo Chiara, Presidente
Coppo Marcello (FDI)
Gribaudo Chiara, Presidente
Tuccino Francesco, Responsabile nazionale salute e sicurezza USB
Coppo Marcello (FDI)
Gribaudo Chiara, Presidente
 

Testo del resoconto stenografico

PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE
CHIARA GRIBAUDO
 

La seduta comincia alle 11.15

Sulla pubblicità dei lavori.

PRESIDENTE. Comunico che la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche mediante l'attivazione del sistema audiovisivo a circuito chiuso, nonché via streaming sulla web-tv della Camera dei deputati.

Audizione di Francesco Tuccino, responsabile nazionale salute e sicurezza di USB e di Annarita Simone, referente USB per il Veneto.
 

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione di Francesco Tuccino, responsabile nazionale salute e sicurezza di USB, di Annarita Simone, referente USB per il Veneto, che saluto e ringrazio, in merito alla situazione delle lavoratrici del picking presso la società Team.
L'ordine del giorno reca, inoltre, l'audizione di una persona informata su fatti rilevanti ai fini dell'inchiesta.
Ricordo che la seduta si svolge nelle forme dell'audizione libera ed è aperta alla partecipazione da remoto dei componenti della Commissione d'inchiesta che non fossero presenti. I lavori potranno proseguire in forma segreta, a richiesta degli auditi o dei colleghi; in tal caso, ovviamente, non sarà più consentita la partecipazione da remoto e verrà interrotta la trasmissione via streaming sulla web-tv.
Ringrazio nuovamente per la sua presenza Francesco Tuccino, responsabile nazionale salute e sicurezza, al quale do la parola.
FRANCESCO TUCCINO, Responsabile nazionale salute e sicurezza USB. Grazie, presidente.
Vi ringrazio per l'invito. Quello che dirò oggi si basa sul caso di un'azienda specifica, però rientra in un percorso che stiamo facendo sul tema della salute e della sicurezza come Sindacato, che cerca di mettere in atto la filosofia di fondo delle direttive quadro su salute e sicurezza, che poi è stata tradotta nelle leggi dei vari Paesi sul tema. Il punto chiave è fare in modo che chi è sul posto di lavoro, con i suoi delegati, con gli RLS, abbia un ruolo attivo sui punti chiave del sistema della salute e della sicurezza, quindi su come si valutano i rischi, e un ruolo attivo anche sulle indagini, sugli effetti del lavoro sulla salute, ed è quello che abbiamo fatto in questo caso.
Stiamo parlando di un magazzino in cui si effettua attività di picking: chi lavora nel magazzino preleva della merce negli scaffali per comporre gli ordini per i singoli clienti, quindi mette la merce nelle scatole che poi arrivano ai singoli clienti. Noi cosa abbiamo fatto? Il primo punto è stato valutare i rischi muscolo-scheletrici, in particolare per le braccia, quindi per il polso, per il gomito, per la spalla. Come lo abbiamo fatto? Siccome non c'è la possibilità di fare un sopralluogo direttamente nell'azienda per rilevare i dati in modo diretto, usiamo come metodologia quella di far descrivere bene il lavoro, di farlo simulare e, sulla base di questi dati, facciamo l'analisi di rischio.
Premetto che sono anche un ergonomo esperto proprio di rischi muscolo-scheletrici.
Si tratta di indagini che, poiché i dati non sono stati rilevati direttamente sul posto di lavoro, non ci comunicano un valore preciso dell'indice di rischio, ma ci dicono con certezza se siamo in una condizione di rischio basso, medio o alto.
Per fare questa indagine ho usato la metodologia OCRA Index, quella prevista dalla norma tecnica ISO 11228/3, presente anche nell'allegato 33 del Testo unico su salute e sicurezza. È la metodologia che tutti usano per fare questa analisi dei rischi, una metodologia che si basa sull'analisi di tre fattori di rischio: la velocità del lavoro; la frequenza di azione al minuto; l'uso della forza durante il lavoro con le mani; il fatto che si assumano posture a rischio con il polso, con il gomito o con la spalla; la carenza di tempo per il recupero psicofisico, cioè le pause.
Premetto che il metodo OCRA prevede, per la tutela della salute, un rapporto di cinquanta minuti di lavoro e dieci minuti di pausa. Qui abbiamo già il primo dato: in questa azienda, nonostante si faccia un lavoro con una certa velocità e si assumano anche posture a rischio, c'è una sola pausa, quindi c'è una carenza di pause: in un turno di sette ore e mezza, abbiamo una sola pausa per il recupero psicofisico...
PRESIDENTE. Può ripetere il numero di ore?
FRANCESCO TUCCINO, Responsabile nazionale salute e sicurezza USB. In un turno di sette ore e mezza abbiamo una sola pausa. Secondo la modalità del metodo OCRA, abbiamo cinque ore senza pausa per il recupero psicofisico. Già solo questo dato incide per l'indice di rischio finale di circa il 60 per cento. Difatti, quando si fanno le analisi dei rischi con il metodo OCRA la prima misura che si mette in atto è quella delle pause per il recupero psicofisico.
Voglio ricordare che anche nella cattivissima FIAT ci sono tre pause per il recupero psicofisico.
PRESIDENTE. E non da oggi.
FRANCESCO TUCCINO, Responsabile nazionale salute e sicurezza USB. Non da oggi. Fu stabilito in un accordo circa quindici anni fa.
Questo è il primo punto critico.
In questo lavoro abbiamo una velocità di un certo livello. Teniamo conto che l'azienda dice che chi fa questo lavoro di picking impiega circa il 30 per cento del tempo per gli spostamenti. Se consideriamo solo il tempo netto – voi avete tutti i dati, che vi ho già inviato, oggi lo spiego soltanto, se avete delle domande – del prelievo, quindi si sottraggono tutti i tempi per gli spostamenti, abbiamo una produzione di circa 720 pezzi all'ora. Se a tutto questo sommiamo il fatto che molte delle merci sono collocate in scaffali in alto e, in più, anche la postura che si assume (perché con una mano si tiene il lettore del prodotto, quindi la pistola che spara il prodotto, quindi anche lì c'è una presa pinch che è rischio), sulla base di questi due fattori primari, la frequenza di azioni al minuto, la velocità, le posture assunte e la carenza di pause, abbiamo un indice di rischio molto elevato, secondo il metodo OCRA.
Cosa abbiamo fatto? Questo è un percorso iniziato nel 2023. Abbiamo fatto questa analisi dei rischi, l'abbiamo inviata all'azienda chiedendo un incontro per discutere del problema, ma non abbiamo avuto alcun riscontro, ci ha risposto in modo generico che, secondo loro, non esiste nessuna condizione di rischio, e abbiamo fatto una denuncia alla ASL del territorio, agli organi di vigilanza. Abbiamo fatto anche degli incontri con la ASL, però non è cambiato niente.
Non sappiamo quale sia il motivo. Sicuramente uno dei motivi riguarda le misure che noi abbiamo richiesto nella segnalazione, che erano prevalentemente due, cioè il fatto di ridurre i pezzi orari, quindi la velocità del lavoro, che è il fattore di rischio primario, e di mettere delle pause in più. Parliamo di un'azienda con una sola pausa in un turno di lavoro con una velocità simile: durante tutto il mio lavoro su questi temi non ho mai visto un caso del genere. Ci sono sempre due-tre pause.
Questo è la sfera del valutare insieme i rischi: si parte dal basso e si valutano i rischi. In questo modo, si cerca di coniugare le conoscenze di chi conosce bene il lavoro con le conoscenze tecniche. Questa è la modalità.
Abbiamo cercato di capire anche quali sono gli effetti del lavoro sulla salute, e lo abbiamo fatto con due indagini. Una prima indagine è stata svolta con un questionario on line, che vi ho inviato, sui rischi muscolo-scheletrici, da cui risultano dati chiarissimi. Il dato che forse ci fa capire meglio qual è la situazione è che l'87 per cento di chi lavora in quel magazzino fa uso di farmaci contro il dolore oppure di ausili per problemi a mani, polsi, gomiti e spalle. Anche se il campione è ridotto, nel senso che stiamo parlando del 10 per cento di coloro che hanno risposto al questionario, sono dati così netti che hanno un certo valore, che chiaramente ci chiedono di verificare su una scala un po' più ampia, essendo molto netti.
Un altro aspetto su cui abbiamo fatto una verifica, un'indagine, è quello del rischio da stress da lavoro correlato. Questo lo facciamo in parecchie realtà. Abbiamo usato il questionario previsto dalle linee guida INAIL, quello che si usa per la valutazione del rischio stress, e anche qui abbiamo ottenuto dati molto rilevanti. Vi vorrei citare giusto qualche dato, perché non voglio prendere molto tempo e voglio lasciare la possibilità anche agli altri di parlare. Prima abbiamo parlato dell'analisi dei rischi muscolo-scheletrici, quindi della velocità di lavoro, che provoca un'usura psicofisica. Quando io lavoro in modo molto veloce c'è un sovraccarico bio-meccanico per le mani, per i polsi, per i gomiti e per le spalle, però è anche una fonte di stress. Infatti, sul questionario dello stress il 100 per cento di coloro che hanno risposto (stiamo parlando di un campione del 10 per cento di lavoratrici) ha dichiarato di lavorare molto intensamente e il 100 per cento afferma di lavorare in modo molto veloce.
I dati, quindi, si confermano sia nella valutazione dei rischi che nelle indagini sugli effetti.
Vorrei dire un'ultima cosa. Sempre in riferimento allo stress, una fonte molto rilevante di stress è rappresentata dalle relazioni all'interno dell'azienda, in modo specifico le relazioni con i responsabili. Anche qui abbiamo dati tipo che il 100 per cento, il 94 per cento – tutti dati molto rilevanti – di chi ha risposto al questionario ha dichiarato di essere soggetto a comportamenti violenti, molestie, prepotenze, eccetera. Avete tutti i dati specifici.
Io mi fermo qui e resto a disposizione se avete delle domande.
PRESIDENTE. La ringrazio, dottor Tuccino, per questo quadro impietoso, ma doveroso.
Do la parola ai colleghi che intendono intervenire per porre quesiti o formulare osservazioni.
VALENTINA BARZOTTI (M5S). Grazie, presidente.
Grazie, dottor Tuccino, per essere qui e per aver portato questa testimonianza. La mia domanda è relativa al numero di dipendenti di questa azienda e al genere rappresentato dal personale, se ci fornisce dei dettagli.
FRANCESCO TUCCINO, Responsabile nazionale salute e sicurezza USB. Forse su questo può rispondere Annarita.
VALENTINA BARZOTTI (M5S). Benissimo. Lo deciderà la presidente.
La prima domanda, quindi, è sulla composizione aziendale. La seconda domanda è se è presente un DVR o se avete chiesto integrazioni al DVR sulla base dei rilievi che avete effettuato e i destinatari delle vostre denunce, a parte l'ASL, quali sono stati, cioè a chi avete sottoposto questo disagio, questo problema, se ci sono contenziosi in corso, denunce formali effettuate da parte dei lavoratori o da parte delle rappresentanze sindacali.
PRESIDENTE. Mi associo alle domande dell'onorevole Barzotti, mi ha anticipato, avrei fatto le stesse. Solo per chiarezza ulteriore: ci state dicendo, quindi, che c'è una sola pausa, la pausa pranzo, chiamiamola così? Questo lo vorrei capire meglio e sapere quella pausa quanto effettivamente dura e, quindi, se ci sono dei margini rispetto a quell'incremento oppure no. Aggiungo solo quest'ultima considerazione.
Non essendovi ulteriori richieste di intervento da parte dei colleghi, do la parola ai nostri auditi per la replica.
ANNARITA SIMONE, Referente USB Veneto. Buongiorno a tutti. Vi ringrazio di averci convocato qui, oggi, anche a nome dei dipendenti dell'azienda, che saranno felicissimi di sapere che stiamo intraprendendo questo percorso.
Rispondo alla domanda sulla composizione dell'organico all'interno dell'azienda. Qui si parla per la maggior parte di donne, una percentuale dell'85 per cento di donne, e perlopiù parliamo di giovani madri, con bambini piccoli, con famiglie da accudire, con tante problematiche all'interno dell'azienda. Infatti, al di là di quanto descritto da Francesco Tuccino, ci sono problemi anche nei rapporti con i preposti. C'è un controllo delle lavoratrici ossessivo, c'è un controllo sulla loro produttività. Loro mettono margini davvero altissimi. Addirittura – per farvi un esempio – utilizzano un «semaforo», a vista delle lavoratrici, che a seconda dei pezzi che prelevano e di quanto lavorano questo semaforo segna il giallo, il rosso o l'arancione, mettendo più ansia a queste donne, che già sono costrette a correre, a subire vessazioni, a vivere cattivi rapporti e tutto il resto, che poi spiegheremo. Quindi, a tutto questo si aggiunge lo stress di questo controllo diretto.
Voglio specificare che gli incontri che abbiamo avuto con l'ASL, come diceva Francesco Tuccino, sono stati tre, uno nel 2023, uno nel 2024 e uno nel 2025, però a questi non sono seguiti effetti. Ad oggi hanno fatto ispezioni ma da queste non è emersa tutta la realtà di quel posto.
Faccio un passo indietro. Qui parliamo di un appalto. La Team è un'azienda in appalto presso Calzedonia. Questo vuol dire che, pur essendoci un forte controllo della committenza, non ci sono regole per le lavoratrici indirette, quindi dipendenti di Team, c'è una mala gestione dell'orario di lavoro. Per spiegarvi in maniera specifica, la maggior parte di queste lavoratrici ha un contratto part time, dovrebbero avere degli orari prestabiliti di lavoro, ma vengono fissati finti planning settimanali, che non vengono rispettati. Per settimanali intendo dire che l'azienda, nella giornata di venerdì, mette fuori un orario di lavoro stabilito per la giornata di lunedì. Tra l'altro, questi orari non vengono neanche rispettati, perché le spostano, entrano più tardi, vanno via prima, le lasciano a casa. Lasciarle a casa, tra l'altro, vuol dire non pagarle. Infatti, in tutti questi anni si sono susseguiti una serie di appalti e hanno perso tanti e tanti soldi.
Queste donne hanno lavorato in queste condizioni di vessazioni perdendo anche tanti e tanti soldi, perché non lavorare vuol dire perdere la paga, perdere una parte di tredicesima, quattordicesima e TFR, perché la paga conglobata in quella paga base prevede tutto, quindi quando non lavorano perdono tutto. Le ferie vengono consumate a volontà dell'azienda, quando ha l'esigenza di lasciare a casa le lavoratrici. Invece, quando ci sono periodi di picco, le costringono a lavorare anche nove ore al giorno.
Francesco Tuccino vi ha descritto la situazione in maniera tecnica, io l'ho vissuta come referente sindacale e principalmente come essere umano, per cui parlando ad altre persone come me mi rivolgo a voi come persone e come donne. Abbiamo fatto una lotta enorme, perché abbiamo sempre urlato ai quattro venti come un'azienda come Calzedonia, che sfoggia un prodotto di alta qualità, sfruttando le modelle e la pubblicità in televisione e per le strade, possa ridurre queste donne in queste condizioni. Se siamo arrivati a questo punto, a voler parlare anche con voi, potete immaginare la complessità della situazione. Ci siamo rivolti dappertutto, ma nessuno ha mai ascoltato queste donne. Abbiamo anche scritto alcune lettere, non solo alla ASL ma anche all'ispettorato territoriale del lavoro, ma nessuno si è mai interessato di questa storia.
Vi potrei descrivere di tutto, dall'orario di lavoro alla produttività. La maggior parte di loro ricorre anche a cure non solo per un bisogno fisico ma anche psicologico. Ci sono donne in cura psichiatrica, perché la situazione è pesante. Poi, chiaramente, il tutto si riverbera sui figli e sulla famiglia.
Abbiamo una società malata, ma non risolviamo all'interno dei posti di lavoro tali problematiche. Queste sono donne triplicemente coraggiose, perché devono lavorare, lavorano in quelle condizioni, arrivano a casa e devono sostenere una famiglia, facendo finta che nulla sia accaduto. Mettetevi nei panni di queste donne. È terribile, è terribile. Parliamo tanto di donne e di diritti delle donne, della donna che si deve affermare, ma poi guardando queste situazioni ci rendiamo conto che siamo ancora alla preistoria. Non abbiamo superato tante questioni che, invece, bisognerebbe risolvere con i fatti.
FRANCESCO TUCCINO, Responsabile nazionale salute e sicurezza USB. Scusami, Anna, vorrei rispondere ad alcune domande che sono state fatte. Innanzitutto, in un turno di sette ore e mezza c'è una sola pausa di quindici minuti, il che mi sembra davvero poca cosa.
Per quanto riguarda la domanda relativa al documento di valutazione dei rischi dell'azienda, questo documento non l'abbiamo avuto, perché la possibilità di avere il documento di valutazione dei rischi è data solo ai rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza. Comunque, nella risposta che l'azienda ha dato a noi e alla ASL, questo nel 2023, loro hanno scritto che hanno effettuato un'analisi dei rischi muscolo-scheletrici – voi avete anche quella lettera, ve l'ho inviata – e l'hanno fatta con il metodo checklist OCRA (occupational repetitive actions). Ebbene, questo non è il metodo OCRA Index, quello previsto dalla norma, ma è un metodo che serve per fare un primo screening della valutazione dei rischi muscolo-scheletrici. Inoltre, nella loro risposta c'è anche un errore tecnico di un certo livello: alla nostra segnalazione di un fattore di rischio per le spalle, per il fatto che si prelevano merci da scaffali alti, loro hanno risposto che in ogni caso non esistono scaffali a un'altezza di oltre 175 centimetri e che, quindi, il problema non si pone, ma il valore limite di 175 centimetri si riferisce all'attività di movimentazione di carichi pesanti, cioè di oltre 3 chilogrammi, che possono provocare rischi per la schiena, mentre noi qui stiamo parlando di rischi per le braccia.
Loro hanno dato queste risposte molto vaghe, quindi non abbiamo avuto modo di verificare la valutazione dei rischi.
Le segnalazioni sono state fatte allo SPRESAL dell'ASL di Verona. Abbiamo fatto, come diceva Anna prima, due o tre incontri.
Voglio segnalare anche che due lavoratrici sono seguite dallo sportello per il disagio psichico sempre dello SPRESAL dell'ASL di Verona. Questo è il percorso.
PRESIDENTE. La ringrazio.
Do nuovamente la parola all'onorevole Barzotti.
VALENTINA BARZOTTI. Grazie delle risposte. Ho ancora qualche domanda sulle sollecitazioni che sono un po' venute fuori dalle vostre risposte.
Vorrei capire due cose. Nell'azienda quale contratto collettivo si applica? Quello che voi ci dite qui è che, di fatto, la forma dei loro contratti, dei contratti di queste lavoratrici, che non ho capito ancora quante sono totalmente, se me lo potete dire, è per lo più part time. Però, questo part time non sarebbe, come spessissimo accade purtroppo in questo Paese, coincidente con la sostanza del lavoro che viene svolto, dell'orario di lavoro che viene svolto.
Al di là della turnistica che viene data con così poco preavviso, quindi questo ovviamente crea una dipendenza molto forte, un condizionamento molto forte delle lavoratrici e dei lavoratori, perché è evidente che quando i turni non sono predisposti in modo strutturato e organizzato le persone non possono ovviamente organizzare la propria vita, perché sono lì sempre dipendenti dalla chiamata ad horas e quindi questo è già di per sé abbastanza insopportabile, ma, comunque, al di là di questo, mi interessa principalmente il discorso della coincidenza tra la forma e la sostanza del rapporto di lavoro. Questi part time sono reali o sono full time mascherati da part time? Perché questo abbiamo visto che spesso accade.
Questi part time vengono distribuiti in che modo? Sono part time verticali o orizzontali? Abbiamo, per esempio, queste lavoratrici che sono utilizzate tutte nei picchi di lavoro e magari in altri periodi no, sono in scarico oppure in un altro modo? Com'è declinata concretamente la gestione dell'orario di lavoro e sostanzialmente del contratto?
Vorrei capire se sono contratti reali, sono contratti fittizi, cosa c'è dietro.
Chiedo, poi, se ci sono state denunce di malattie professionali presso l'INAIL.
PRESIDENTE. Aggiungo solo una cosa, chiedo scusa. Chiedo se ci sono i numeri e se ci sono anche altre organizzazioni sindacali presenti nel sito. Ho visto, ma non ho ancora visto i numeri, il rapporto di sostenibilità di Calzedonia. Vuol dire che loro seguono la direttiva, in teoria. Sulla parità di genere sarebbe ancora più grave, chiediamo anche la certificazione; se la applicano, onorevole Barzotti, direi che avremmo qualcosa da ridire. Mi pare che oggi stiano emergendo molte situazioni su cui ragionare. La Commissione indubbiamente rifletterà e agirà. Mi permetto di dirlo perché sono piuttosto sconcertata da quello che ci state raccontando, tanto più in un giorno in cui abbiamo votato un decreto sulla sicurezza sul lavoro. Forse sarebbe opportuno continuare a occuparsi un po' più della realtà.
Volevo chiedervi, quindi, se ci sono rappresentanze sindacali oltre alla parte contrattuale su cui ha già detto la collega Barzotti. Sul rapporto di sostenibilità chiedo se ci sono delle interlocuzioni tra la ditta in appalto e Calzedonia.
ANNARITA SIMONE, Referente USB Veneto. Adesso devo ricordare tutte le domande. Man mano magari me le rifate.
Il contratto è della logistica, merci e spedizioni logistica. Partiamo dalle prime domande, dal contratto individuale, quello part time. Loro hanno firmato un contratto dove può essere utilizzato, su un arco giornaliero che va dalle 6 di mattina alle ore 23, un part time misto con un preavviso di cambio di ore di quattro ore. Ovviamente, tutto questo non è previsto dal contratto collettivo di riferimento. Già di per sé un part time è più tutelato negli orari e nella collocazione della giornata. Il contratto collettivo in alcuni articoli specifica che ci deve essere una volontà da parte del lavoratore e dell'azienda, deve essere messo per iscritto, dove il lavoratore accetta le clausole flessibili, elastiche.
Hanno fatto firmare alle lavoratrici un contratto individuale che favorisce solo la gestione aziendale, molto libera. Di fatto, vengono utilizzate non capiamo neanche noi come, in una maniera proprio disordinata, perché se non c'è lavoro restano a casa e non vengono pagate. Se c'è lavoro, sono costrette a lavorare più del tempo previsto dal part time. Questo vuol dire non riuscire a conciliare i tempi di vita con il lavoro, perché se non lavorano non portano a casa lo stipendio. Molte ultimamente si stanno rifiutando rispetto a questa organizzazione, rifiutano di fermarsi a lavoro, vanno via per ovvi motivi, perché hanno dei bambini a casa e l'azienda invia lettere di contestazione.
C'è stato un periodo che davvero non se ne poteva più: lettere di contestazione sull'orario di lavoro, sulla produttività, tutte cose che l'azienda di per sé non può fare.
Molte di loro hanno chiesto il full time e hanno detto: «Se veniamo utilizzate così, chiediamo il full time per avere un orario certo». L'azienda non lo concede, però, poi, di fatto, le utilizza come vuole.
Le lavoratrici Team sono circa 180. Ci sono poi le dirette lavoratrici dirette di Calzedonia che sono circa 300, credo. Anche loro non sono messe tanto meglio rispetto alle altre ragazze. Le dipendenti si sono rivolte a noi e quindi le stiamo seguendo.
Noi siamo entrati dopo. Hanno fatto il passaggio di appalto nel 2020-2021, quindi dicembre-gennaio, con il sindacato CGIL. È stato un pessimo passaggio di appalto perché hanno fatto firmare alle lavoratrici un tombale rispetto a questa situazione sul pregresso: hanno lavorato e non sono state pagate o non hanno lavorato o sono state utilizzate a chiamata. Hanno perso tutto.
Ad oggi credo che ci siamo noi come sindacato presente. Poi non so se c'è qualche iscritto isolato, però non è presente altro sindacato. Forse c'è un sindacato autonomo, se non erro, appena nascente, che si chiama ULRMI. L'ho appena conosciuto anch'io.
Questa è la situazione.
PRESIDENTE. Bene. Anzi, per niente bene.
Grazie alla dottoressa Simone e al dottor Tuccino.
Non vedo altre domande. Vi ringrazio per il vostro contributo.
Ci sono elementi che indubbiamente non ci lasciano indifferenti e che, lo dico sin d'ora, dovremo indubbiamente approfondire, perché poi noi dobbiamo ascoltare tutti, è chiaro.
MARCELLO COPPO. Scusi, presidente, una domanda ce l'ho.
Si è detto che hanno fatto gli accertamenti le autorità e che non hanno trovato delle criticità, così come sono state esposte oggi. Volevo sapere come mai, secondo ovviamente gli auditi.
Esiste nell'impresa sia appaltante, che appaltatrice che subappaltatrice un medico competente? I rilievi del medico competente su queste osservazioni ci sono stati? Ci sono state delle interlocuzioni oppure no?
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Coppo.
Do la parola al dottor Tuccino.
FRANCESCO TUCCINO, Responsabile nazionale salute e sicurezza USB. Sul medico competente, come ho detto prima, già nel 2023 abbiamo segnalato queste situazioni di rischio all'azienda e abbiamo chiaramente chiesto un incontro per discutere dei problemi e delle misure di prevenzione che noi avevamo proposto nella lettera inviata. Però, non abbiamo avuto nessun riscontro, nel senso che ci è stato risposto solo che non esiste una situazione di rischio in modo sintetico, però non c'è stata la volontà di fare un incontro.
Noi abbiamo questi dati che vengono fuori dalle nostre indagini però non abbiamo la possibilità, perché non abbiamo un RLS all'interno dell'azienda, di avere copia del report sui dati statistici della sorveglianza sanitaria che il medico consegna ogni anno al datore di lavoro. Questi dati ci sono, però noi non abbiamo accesso.
Per quanto riguarda, invece, le denunce fatte allo SPRESAL della ASL di Verona, noi abbiamo fatto solo le denunce. Sappiamo che sono andati a fare anche dei sopralluoghi, però non abbiamo nessun riscontro sull'esito del sopralluogo, perché, purtroppo, spesso le ASL si trincerano dietro una frase in cui si dice «in quanto ufficiali di Polizia giudiziaria abbiamo fatto il sopralluogo sulla base della vostra denuncia», punto. Non abbiamo i dettagli. Adesso, infatti, stiamo pensando di fare un accesso agli atti per capire un po' cosa hanno fatto. Non abbiamo nessun riscontro sull'esito del sopralluogo.
Non so se le ho risposto.
MARCELLO COPPO. Sì, grazie.
PRESIDENTE. Vi ringrazio nuovamente. Vi abbiamo interrogato a sufficienza. Forse sulla documentazione vi chiediamo il passaggio completo con la Commissione, ma di questo parliamo a fine audizione.
Dichiaro conclusa questa audizione. Ora procediamo alla seduta segreta.
Vi ringrazio.


La seduta pubblica termina alle 14.40.
(Così rimane stabilito. I lavori procedono in seduta segreta sino alle ore 15.10)


fonte: Camera dei Deputati