XIX Legislatura

Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro pubblici e privati
  Audizione di rappresentanti istituzionali, rappresentanti sindacali ed esperti, in materia di caporalato nella provincia di Latina

 

Resoconto stenografico

Seduta n. 18 di Martedì 30 luglio 2024
 


INDICE

Pubblicità dei lavori:
Gribaudo Chiara, Presidente
Audizione di rappresentanti istituzionali, rappresentanti sindacali ed esperti, in materia di caporalato nella provincia di Latina::
Gribaudo Chiara, Presidente
D'Arcangeli Mauro, Presidente FISLAS
Gribaudo Chiara, Presidente
Omizzolo Marco, Sociologo
Gribaudo Chiara, Presidente
D'Arcangeli Mauro, Presidente FISLAS
Gribaudo Chiara, Presidente
Soumahoro Aboubakar (Misto)
Gribaudo Chiara, Presidente
Omizzolo Marco, Sociologo
Gribaudo Chiara, Presidente
D'Arcangeli Mauro, Presidente FISLAS
Gribaudo Chiara, Presidente
Ciaramella Vittoria, Prefetto di Latina
Gribaudo Chiara, Presidente
Mauri Maurizio, Direttore INPS di Latina
Gribaudo Chiara, Presidente
Ciaramella Vittoria, Prefetto di Latina
Gribaudo Chiara, Presidente
Mauri Maurizio, Direttore INPS di Latina
Gribaudo Chiara, Presidente1
Soumahoro Aboubakar (Misto)
Gribaudo Chiara, Presidente
Mauri Maurizio, Direttore INPS di Latina
Gribaudo Chiara, Presidente
 

Testo del resoconto stenografico

PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE
CHIARA GRIBAUDO
 

La seduta comincia alle 12.45

Sulla pubblicità dei lavori.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 13, comma 4, del Regolamento della Commissione, la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata mediante l'attivazione del sistema audiovisivo a circuito chiuso e la trasmissione diretta sulla web-tv della Camera dei deputati.

Audizione di rappresentanti istituzionali, rappresentanti sindacali ed esperti, in materia di caporalato nella provincia di Latina.

PRESIDENTE. Buongiorno a tutte e a tutti. Intanto rivolgo un ringraziamento agli auditi, che abbiamo in collegamento, per aver potuto anticipare. Mi scuso a nome di tutti, ma i lavori d'Aula in questi giorni sono particolarmente convulsi, quindi abbiamo dovuto modificare in itinere il nostro percorso di audizioni, immaginato in un altro orario. Quindi, intanto vi ringrazio per la disponibilità.
L'ordine del giorno reca l'audizione di rappresentanti istituzionali, rappresentanti sindacali ed esperti in materia di caporalato nella provincia di Latina, che saluto e ringrazio.
Interverranno, in videoconferenza, Mauro D'Arcangeli, presidente FISLAS, e Marco Omizzolo, sociologo, accompagnato dalla dottoressa Raffaella Saso, vicedirettrice di Eurispes. Poi immagino si collegheranno anche Vittoria Ciaramella, prefetta di Latina, e Maurizio Mauri, direttore dell'INPS di Latina.
Ricordo che la seduta si svolge nelle forme dell'audizione libera ed è aperta alla partecipazione da remoto degli auditi e dei componenti della Commissione d'inchiesta che non fossero presenti.
I lavori potranno proseguire in forma segreta a richiesta dell'audito o dei colleghi. In tal caso, ovviamente non sarà più consentita la partecipazione da remoto e verrà interrotta la trasmissione via streaming sulla web-tv della Camera dei deputati.
Ringrazio nuovamente gli auditi per la presenza e raccomando loro di non superare i dieci minuti, per dare modo a tutti di intervenire compiutamente.
Do la parola a Mauro D'Arcangeli.
MAURO D'ARCANGELI, Presidente FISLAS. Buongiorno. Grazie dell'invito.
Sicuramente in Agro Pontino nell'ultimo mese alcune vicende e alcuni accadimenti hanno portato, purtroppo, a una narrazione importante del fenomeno del caporalato, di cui nel tempo nessuno ha negato l'esistenza, ma abbiamo provato a raccontare anche storie di aziende che hanno nelle loro caratteristiche processi chiari, normali.
Per quanto riguarda l'ente bilaterale, abbiamo messo giù diversi progetti e abbiamo lavorato con il Fondo asilo migrazione e integrazione (FAMI) insieme ad altre associazioni e ai sindacati di categoria (CISL, CGIL e UIL) così come abbiamo lavorato con Confagricoltura, Coldiretti e Confederazione italiana agricoltori (CIA).
Il tema è essenziale ma anche culturale, per cui abbiamo provato ad attuare progetti che riuscissero a mettere i lavoratori nelle condizioni più protette possibili. Per esempio, come ente bilaterale abbiamo distribuito una serie di giubbottini catarifrangenti soprattutto per i ragazzi che lavorano che si spostano con le biciclette, per dare loro la possibilità di essere visibili, andando così a colmare un gap strutturale considerato che, purtroppo, in molti casi non ci sono le piste ciclabili e la sperimentazione dell'utilizzo dei mezzi di trasporto gratuiti non è andata a buon fine, per colpa di nessuno, ma per il semplice motivo che, essendo le aziende dislocate a macchia di leopardo, è difficile concentrare i lavoratori tutti da una parte per poi accompagnarli singolarmente nelle varie aziende. Quindi, compresa questa situazione, abbiamo fatto alcuni importanti investimenti in tal senso.
Analogamente stiamo investendo sulla cultura. Che cosa significa? Significa che siamo arrivati al decimo-undicesimo anno di borse di studio per i figli dei lavoratori extracomunitari sul nostro territorio. Questa è un'altra testimonianza. La borsa di studio di quest'anno sarà dedicata – lo scorso anno l'abbiamo dedicata alla memoria di un caro amico, direttore di un'organizzazione, che è venuto a mancare – a Satnam Singh, il ragazzo indiano purtroppo incappato nella delinquenza della gestione dell'azienda Lovato. Questo per testimoniare un necessario cambio di passo a livello culturale.
Abbiamo anche fatto una serie di iniziative sulla sicurezza, andando a distribuire scarpe antinfortunistica e tutta una serie di strumenti e dispositivi per la sicurezza.
Passando dall'attività dell'ente bilaterale alla realtà attualmente esistente, ci rendiamo conto che la norma non aiuta nella maniera più assoluta a trovare soluzioni per il contrasto al caporalato. Che cosa significa? Significa che, se in provincia di Latina – faccio un esempio – entrano ogni anno 10 mila persone con i flussi di ingresso, ma non si arriva a una stabilizzazione di queste persone attraverso la conversione di questo flusso di ingresso in un vero e proprio permesso di soggiorno, persone che lavorano da noi sette, otto o nove mesi e che hanno fatto un investimento pagando chi li ha sfruttati per farli arrivare 10 mila, 15 mila o 20 mila euro, è difficile, se appunto il flusso non viene trasformato in permesso di soggiorno e, quindi, convertito, come si dice tecnicamente, che queste persone tornino nelle loro sedi di origine. Tutto questo crea una lacuna. Da qui la richiesta dell'ente bilaterale, ma non solo dell'ente bilaterale, di tutte le componenti che fanno parte dell'ente bilaterale, sia la parte sindacale sia la parte datoriale, di una maggiore chiarificazione, di una maggiore disponibilità nella conversione dei flussi in permesso di soggiorno. Questo darebbe la possibilità alle aziende che hanno avuto modo di sperimentare e di avere dei collaboratori stranieri, aziende che hanno investito sulla loro formazione, sulla loro crescita culturale, sulla loro conoscenza della lingua italiana, insomma su tutta una serie di processi, di non dover ricorrere necessariamente a quel lavoratore nella maniera più scorretta possibile, avendo egli, appunto, un regolare permesso di soggiorno. Quindi, così facendo da una situazione trasparente si potrebbe evitare di arrivare a una situazione certamente meno trasparente.
La richiesta sempre maggiore di trasparenza, quindi, passa anche attraverso una chiarificazione della norma, perché in molte imprese il problema non è l'assunzione, è trovare personale che in determinati momenti della stagionalità abbia la possibilità di lavorare in campagna.
Nessuno vuole negare che a volte, anche in presenza di norme chiare, si arriva comunque a una degenerazione. Però, oggi vi è la dimostrazione che un maggiore flusso di controlli ha portato le assunzioni da 4.500 a 7.000, quindi sono quasi raddoppiate. Pertanto, se si riesce ad avviare un processo di accompagnamento, i problemi possono essere risolti.
Nessuno nega l'evidenza del problema, dunque, nessuno nega che si sono verificate determinate situazioni, ma è anche vero che una semplificazione delle norme aiuterebbe molto. Peraltro, sarebbero sufficienti poche cose. Ad esempio, il «decreto flussi» prevede la possibilità di assunzione di un lavoratore che entra in Italia. Tuttavia, se può essere assunto e non deve essere assunto, questo diventa un problema. Lì giocano molto alcuni interscambi che succedono tra infiltrazioni di vario genere. Allora, anche la norma potrà aiutare alla risoluzione del problema nel momento in cui reciterà che il lavoratore non può ma deve essere assunto. Quindi, l'azienda che fa richiesta di un lavoratore che è arrivato in Italia, dopo aver fatto un lungo processo, deve assumere quel lavoratore. Infatti, nella realtà che cosa succede? Succede che il lavoratore arriva in Italia, non arriva direttamente a Latina, casomai arriva a Catania, o a Napoli, o a Mantova, e dopo quattro, cinque o sei mesi – questi sono dati forniti dalle questure, sono dati pubblici, non sono dati privati, dati coperti da chissà quale segreto – e dopo varie vicissitudini arriva qui. Questa situazione diventa assolutamente ingestibile e crea un flusso di persone che sono presenti, ma che diventano invisibili, il che dà vita a una situazione – passatemi il termine – di compromesso.
Un'ultima considerazione riguarda la possibilità che gli enti bilaterali possano essere attori non dico nella somministrazione ma nello scambio delle richieste di aziende e lavoratori. Sarebbe, quindi, opportuno creare quelle famose banche dati, che in alcuni casi in Italia esistono, messe a disposizione dall'INPS, per far sì che si possano incontrare domanda e offerta di lavoro. Sarebbe preferibile che le associazioni datoriali e le associazioni sindacali nella loro interezza e nel loro funzionamento istituzionale possano indirizzare questo tipo di scelte, piuttosto che lasciarle in mano a malviventi o a gruppi etnici e non etnici, che poi vanno a gestire tante povere vite che non trovano la loro esatta collocazione e la loro esatta identità culturale, integrativa e inclusiva all'interno del territorio nel quale lavorano.
Vi ringrazio.
PRESIDENTE. Grazie a lei.
Do la parola al dottor Marco Omizzolo.
MARCO OMIZZOLO, Sociologo. Buongiorno. Grazie per questo invito. Buongiorno, presidente e membri della Commissione. Sono Marco Omizzolo, docente di sociopolitologia delle migrazioni all'università La Sapienza di Roma e ricercatore Eurispes.
Mi occupo della questione lavoro e immigrazione ormai da circa vent'anni, con focus specifico sull'Agro Pontino. Probabilmente alcuni sanno che la mia conoscenza nasce da un'esperienza di ricerca molto particolare, avendo sperimentato osservazione partecipante con i migranti indiani ormai circa quindici anni fa. Ho abitato con loro un anno e mezzo, ho lavorato da infiltrato dentro diverse aziende agricole, reclutato da caporali indiani per essere impiegato in condizioni di grave sfruttamento all'interno di aziende agricole anche molto importanti. Ho seguito un trafficante di esseri umani.
Se la Commissione è disponibile, posso inviare materiale ufficiale, comprese sentenze di condanna per sfruttamento e caporalato, e non soltanto in provincia di Latina, a dimostrazione di un percorso che da anni fotografa e, dunque, rileva anche dal punto di vista giudiziario, quindi ufficiale, una situazione che le Nazioni Unite, proprio in provincia di Latina, hanno definito di violazione quotidiana e sistematica dei diritti umani, che intercetta anche un sistema di tratta internazionale a scopo di sfruttamento lavorativo, che ci tengo a sottolineare è legato anche al complesso normativo e procedurale vigente in Italia, a partire dalla formulazione specifica della legge Bossi-Fini, con la quale si interfaccia in maniera criminale anche un sistema che è prossimo alle organizzazioni mafiose o direttamente a questo organizzato.
Le condizioni di lavoro che sono emerse dalle ricostruzioni sinora prodotte con riferimento al caso di Satnam Singh rappresentano non una eccezione ma uno stato diffuso, che peraltro va coniugato anche in termini di genere, ovvero il fenomeno dello sfruttamento non riguarda solo braccianti uomini stranieri, ma anche donne di origine straniera. Va ricordato che una parte di questo fenomeno interviene anche su cittadini italiani. Noi seguiamo anche cittadini italiani che subiscono situazioni analoghe.
Dalla mia esperienza è emerso che, in genere, lo sfruttamento ha diversi livelli, ma può arrivare fino a retribuzioni inferiori anche del 70-80 per cento rispetto a quanto stabilito dal contratto provinciale del lavoro, in maniera reiterata nel tempo, vale a dire non come retribuzione mensile eccezionalmente bassa, ma mensilmente ciò che viene corrisposto è nettamente inferiore rispetto a quanto stabilito dal contratto di lavoro.
Chiaramente questo insieme a un altro fenomeno che abbiamo puntualmente denunciato anche in seno alle Nazioni Unite, che è quello del doping, ossia l'utilizzo di sostanze dopanti, in particolar modo metanfetamine, oppio e antidolorifici, oggi stiamo arrivando addirittura all'assunzione di eroina, incide grandemente sui livelli di sicurezza da parte dei lavoratori, in particolar modo indiani, accelerando o moltiplicando le possibilità di infortunio anche particolarmente grave. È ragione di questa Commissione, io credo, riflettere proprio sulla questione della sicurezza. Nella mia esperienza di ricerca, come documentato anche da numerose indagini delle forze dell'ordine, attività investigative e sentenze, torno a ripetere, l'insicurezza è propedeutica alla forma di sfruttamento. Non è uno stato eccezionale.
Io stesso sono stato, durante la mia esperienza di ricerca, testimone di alcuni fatti particolarmente gravi, per esempio incidenti più o meno gravi, il meno grave può essere un semplice taglio di un braccio con un coltello nel momento in cui si raccoglie l'insalata, il più grave può essere una caduta dalla serra, quindi da tre, quattro, cinque o sei metri di altezza, da parte del lavoratore indiano e la sua riconduzione a 300-400 metri dal pronto soccorso, con l'obbligo di non dire né dove né come si è infortunato, o addirittura – sono in corso processi presso il tribunale di Latina proprio in tal senso – il suo spostamento in altri campi allo scopo di evitare un'attività investigativa in seno all'azienda, che torno a ripetere non è semplicemente quella contadina, anzi molto spesso non è riconducibile all'azienda di piccole dimensioni, ma in alcuni casi anche di grandi dimensioni, con fatturati importanti. Anche da questo punto di vista abbiamo documentazione che è in grado di accertarlo.
Questo spiega che lo sfruttamento non è più, e da molto tempo, di necessità, ma è strutturato, è organizzato ed è propedeutico a forme di approfittamento economico, ma anche di evasione contributiva e di evasione fiscale particolarmente importanti. Secondo l'Eurispes, il business delle agromafie in Italia è di 24,5 miliardi di euro.
Mi preme sottolineare che in alcuni casi gli infortuni non vengono soltanto negati, ma addirittura viene ricondotto il lavoratore o la lavoratrice nella sua abitazione – è il caso di Satnam Singh, ne abbiamo registrati molti negli anni precedenti – da parte molto spesso del caporale, su ordine dell'imprenditore, che lo invita a riportare il lavoratore o la lavoratrice sul suo letto, nella sua abitazione di origine, e lì abbandonarlo, ancora una volta allo scopo di evitare che, per esempio, il referto medico registrato da un pubblico ufficiale presso il pronto soccorso possa giungere in procura e su questo avviare un'indagine rispetto alle modalità attraverso le quali sono organizzate le forme di reclutamento e poi di sfruttamento all'interno di un sistema, che chiaramente non può essere generalizzato in provincia di Latina, dove ci sono aziende che rispettano, assolutamente, non soltanto i diritti del lavoro ma anche quelli ambientali, ma che pure è organizzato e sistemico in una forma che – torno a ripetere – va avanti da oltre vent'anni.
Senza alcun dubbio, le forme di scioperi e manifestazioni organizzate nel corso degli ultimi anni, la prima e la più importante è quella del 2016, hanno contribuito a un cambio in termini di presa di coscienza del fenomeno, contraddicendo quanti nel corso degli anni, fino anche a qualche mese fa, continuavano ad affermare che, invece, il caporalato non esisteva e che era una forma soltanto marginale, riconducibile all'attività di indiani nei confronti di loro connazionali. Ebbene, quel processo, che è stato vertenziale e particolarmente importante, ha giocato un ruolo assolutamente positivo.
Cito un episodio che ritengo particolarmente significativo, quello di una donna, il cui nome è stato pubblicato ufficialmente, Madanjeet Kaur, che ha avuto un gravissimo incidente sul lavoro all'interno di un'azienda tra le più importanti in provincia di Latina, gestita da manager plurilaureati e plurimasterizzati, e che – c'è un processo presso la procura generale di Roma – non è stata soccorsa. L'ambulanza è stata invitata dal datore di lavoro a riconsegnarla nella sua abitazione, il che l'ha portata a rischiare la vita. Questo incidente dimostra che c'è una pratica diffusa, una sorta di «cartello consuetudinario» volto a nascondere non soltanto le condizioni e le forme di reclutamento illecito e di caporalato, ma anche di sfruttamento e di incidenti sul lavoro. Satnam Singh è l'esplosione mediatica e, dunque, anche politica drammatica di ciò che – lo ripeto – accade sistematicamente da oltre vent'anni in un territorio che è ad appena sessanta chilometri da Roma.
Va riconosciuta un'attività molto importante da parte delle forze dell'ordine e va sottolineata l'importanza di due operazioni in particolar modo, una delle quali è l'operazione «Job Tax», che da questo punto di vista è stata fondamentale. Ha riconosciuto, per esempio, l'intervento addirittura di alcuni professionisti che somministravano ufficialmente, arrecando grave danno anche alle casse dello Stato, ricette per l'assunzione da parte dei braccianti di ossicodone e paracetamolo, ovvero la formula tipica di chi vive le fasi terminali di malattie oncologiche, quindi in questo senso la cosiddetta «terapia del dolore», allo scopo di sopportare i carichi estremi di fatica che anche d'estate i lavoratori e le lavoratrici sono obbligati a reggere. Questa terapia del dolore era propedeutica non soltanto a reggere quelle fatiche, ma anche ad evitare incidenti o almeno a non sentire le conseguenze di incidenti anche particolarmente gravi.
L'ultimo passaggio fondamentale riguarda ancora il tema del doping. Badate, questo significa non sentire la fatica, ma esporre ugualmente il proprio corpo e la propria psiche a carichi estremi. Gli incidenti accadono anche per questo: se io non sento la fatica, vado oltre i limiti e, quindi, posso lavorare anche di notte, nell'arco di quattordici ore più o meno consecutive, con conseguenze molto spesso drammatiche. C'è un'inchiesta straordinaria, che segue a un'inchiesta giornalistica, che denuncia la diffusione di fitofarmaci clandestini irregolari e cancerogeni. Anche da questo punto di vista ci sono relazioni tecnico-mediche che lo riconoscono e anche da questo punto di vista l'impatto sui lavoratori e sulle lavoratrici è estremo, perché essendo fitofarmaci cancerogeni la conseguenza è che nel medio-lungo periodo, causa continua esposizione degli stessi a queste sostanze, si sviluppino patologie oncologiche, che molto spesso determinano la morte degli stessi.
Si tratta, dunque, di un tema particolarmente urgente – ho avuto modo di denunciarlo anche al Consiglio d'Europa – che interroga non solo il diritto del lavoro, non solo il diritto che regolamenta le migrazioni, ma nello specifico anche e soprattutto i diritti umani, e credo che questo sia un tema particolarmente urgente da affrontare per evitare di subire il grave danno e il grave lutto conseguente alla morte dell'ennesimo lavoratore. Dico ennesimo perché due anni fa, per esempio, un bracciante indiano, Joban Singh, impiegato in una importante azienda agricola della provincia di Latina, in seguito alla richiesta estorsiva del datore di lavoro – anche su questo c'è un processo in corso – legata alla richiesta di regolarizzazione del bracciante stesso di euro 10.000, è giunto a casa e si è suicidato. Anche questa è una forma di sfruttamento, che arriva fino alla necrosi estrema del diritto alla vita, che va registrato e denunciato. Nel corso degli ultimi otto anni ci sono stati diciotto braccianti indiani che nell'Agro Pontino si sono suicidati, molto spesso impiccandosi all'interno delle serre.
Grazie, presidente.
PRESIDENTE. Grazie a lei, professor Omizzolo. Confesso che dopo averla ascoltata le domande aumentano. Indubbiamente le sollecitazioni sono davvero molte.
Visto che abbiamo qualche problema di collegamento con il direttore dell'INPS di Latina, ne approfitterei per dare la parola ai colleghi parlamentari che intendono intervenire per porre quesiti o formulare osservazioni al professor Omizzolo e al dottor D'Arcangeli, in maniera tale da poterli liberare.
In attesa che i colleghi si prenotino, pongo io alcune domande ai nostri ospiti.
Professor Omizzolo, dopo aver ascoltato la sua testimonianza e visto il tempo che ha passato all'interno di queste comunità, le chiederei, per quanto riguarda le donne, se ci sono elementi che lei ha potuto rilevare in questi anni di esperienza, di studio e di approfondimento e qual è la correlazione con le violenze sulle donne. Le chiederei di fare una panoramica su questo argomento.
Lei, inoltre, ha sollecitato una riflessione sul tema dell'utilizzo di sostanze dopanti da parte dei braccianti indiani e della correlazione con gli infortuni. Su questo le chiederei un approfondimento anche perché, come ha fatto presente, ultimamente ci sono state alcune visite ispettive molto significative, menzionate anche dal dottor D'Arcangeli, che hanno portato alla luce una situazione davvero drammatica. Rispetto a questo, le chiederei quali sono le conseguenze dei fitofarmaci illegali sui lavoratori.
Mi piacerebbe, inoltre, avere la vostra visione rispetto a due ulteriori argomenti, che non abbiamo sviluppato in questa sede, ma che sono stati richiamati in altre occasioni, ovvero il tema dell'abitazione, quanto questo elemento incide in un sistema di caporalato, e il tema del trasporto, anche perché ci sono delle evidenze, anche qui con alcune differenze da nord a sud, ma anche rispetto alla situazione che abbiamo potuto riscontrare a Latina, che mettono in luce una forma di ricatto legato al trasporto. Qua chiedo a chi rappresenta gli enti bilaterali se non ritiene che vi sia la necessità di compiere uno sforzo, da parte sia del pubblico che del privato, di costruire una capacità di creare dei trasporti in maniera tale da eliminare questo potere in capo ai caporali.
Vorrei chiedere sempre al dottor D'Arcangeli, poiché vedo una certa differenza tra gli enti bilaterali in edilizia e quelli in agricoltura, quali sono secondo lei i limiti che non fanno funzionare questo elemento. È stato toccato il tema della legge Bossi-Fini, e ho già detto come la penso in più sedi, e naturalmente quello legato al «decreto flussi», che – anche oggi veniva ricordato dalle categorie economiche – oggi rischiano di non svolgere una funzione utile nell'interesse del Paese dal punto di vista economico ma soprattutto dei diritti umani.
Un'ultima domanda. Nelle scorse audizioni è emerso il tema dell'osservatorio regionale istituito nella regione Lazio. Chiedo anche a voi un parere in merito, se questo osservatorio funzionava e se ritenete sia il caso di riattivarlo, visto che pare sia stato sospeso.
Rispetto a questi temi, dunque, vi chiederei un vostro contributo. Mi fermo qui e chiedo ai colleghi se vogliono intervenire. Bene, direi che potete rispondere alle mie domande, visto che non ho richieste di intervento.
Ricordo agli auditi che abbiamo questa congiuntura, come vi dicevo, dell'Aula, per cui alcuni nostri colleghi sono impegnati contemporaneamente in altre Commissioni. Ci dispiace, ma non è stato facile programmare.
Do, quindi, la parola ai nostri auditi per la replica.
MAURO D'ARCANGELI, Presidente FISLAS. Intervengo io, presidente, poi sicuramente il professor Omizzolo porterà il suo contributo.
Parto dall'osservatorio. L'osservatorio ha avuto una sua funzione, che però non è stata incisiva sulla risoluzione di alcune tematiche.
Il tema del trasporto è sicuramente un tema estremamente complesso, che comunque, come lei ha giustamente sottolineato, presenta una differenziazione territoriale. L'Agro Pontino ha una conformazione morfologica e geografica molto allungata, ragion per cui, anche in considerazione della divisione delle migliare, diventa molto difficile implementare un'idea di trasporto pubblico. All'interno dell'osservatorio regionale, ad esempio, con la partecipazione della bilateralità a quell'osservatorio, avevamo provato a coinvolgere anche i comuni per il discorso del trasporto, la stessa regione Lazio addirittura aveva dato la possibilità di dar vita a un trasporto gratuito, ma la verità è che in Agro Pontino questa situazione è poco attuabile, è poco applicabile, perché oggi il lavoratore fa dieci giornate di lavoro in un'azienda, domani ne fa quindici in un'altra azienda, oppure tante volte nella stessa giornata il lavoratore si sposta da un'azienda all'altra. Molte volte questi lavoratori sono costretti a fare una decina di chilometri in bicicletta per raggiungere ora questo ora quel posto di lavoro. Da parte nostra possiamo sicuramente fare un lavoro che punti a una maggiore sicurezza stradale, per far sì che agli incidenti sul lavoro non si aggiungano gli incidenti in itinere, perché viaggiare con il motorino o con la bicicletta potrebbe causare anche tutta una serie di incidenti in itinere, come purtroppo avviene. Ci sono state situazioni che hanno avuto questa evidenza.
Altro ragionamento che lei sollecitava è relativo all'emergenza abitativa. Qui si apre tutto un complesso ragionamento, perché il problema non è tanto per i visibili – passatemi il termine – quanto per gli invisibili, per i quali non è possibile fare contratti d'affitto regolari. Infatti, molte volte queste persone si trovano all'interno di un contesto abitativo con un solo contratto intestato alla persona di riferimento, che chiaramente è regolarizzata. Non a caso, molte volte allo stesso indirizzo risiedono 20-30 persone. Questo lo evidenziano i dati. Quindi, l'emergenza abitativa è un'emergenza che esiste, rispetto a cui andrebbe trovata una soluzione anche con modelli anglosassoni di supporto all'emergenza abitativa, dunque non con i container, ma con situazioni che permettano una dignità abitativa e, dunque, abbiano un adeguato rapporto tra spazio abitativo e numero di persone. Tutto questo lo si può fare, perché i fondi PNRR ci sono. Adesso va capito come devono essere gestiti. Ma questo è un altro tema.
Per quanto riguarda il ruolo della bilateralità, sicuramente sul territorio l'ente bilaterale agricolo funziona in maniera un po' diversa dall'ente bilaterale di altri settori. Noi ci siamo attivati anche attraverso il responsabile dei lavoratori alla sicurezza territoriale (RLST). Sono ragazzi che sono stati formati e che vanno presso le aziende per portare informazioni e materiale. Stiamo fornendo anche assistenza per quanto riguarda la formazione, quindi primo soccorso, antincendio, responsabile del servizio prevenzione e protezione (RSPP), rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (RLS), trattorista, motorista, tutta una serie di corsi che servono a supporto dei lavoratori.
Il tema vero, però, è che non esiste un albo, regionale o provinciale, con un elenco di tutte le persone che si sono formate, elenco che può essere tenuto da una qualsiasi struttura e anche dall'ente bilaterale. Questo servirebbe a ridurre di molto alcuni incidenti. Se il lavoratore ha fatto alcuni corsi, a meno che questi corsi non siano fasulli... Purtroppo, si registrano anche queste cose in giro. Abbiamo avuto casi, qualche anno fa, di indagini consistenti nella parte sud della provincia, con rilascio di attestati completamente falsi. Un albo pubblico agevolerebbe molto questo tipo di lavoro.
Un albo con tutti i lavoratori che hanno fatto le visite mediche, un albo con tutti i lavoratori che hanno fatto alcuni corsi darebbe la possibilità anche di un immediato inserimento in un'azienda. Molte volte le aziende non riescono a inserirli, quindi tengono – per un periodo molto breve o molto lungo, a seconda di quello che effettivamente avviene – lavoratori non regolarizzati, perché, per essere regolarizzati, hanno bisogno di alcuni attestati, di alcune formazioni.
Se riuscissimo, tutti quanti insieme, anche con l'aiuto e la disponibilità dell'ente bilaterale in agricoltura, in tutta Italia, ovviamente, ad avere degli elenchi, questo agevolerebbe molto il lavoro sia dell'impresa che del lavoratore, ma anche degli organi ispettivi. L'organo ispettivo fa un preventivo controllo, come oggi si sta facendo, un controllo incrociato tra fascicoli aziendali, dati AGEA e coltivazioni, per capire come fa un'azienda a coltivare 100 ettari con l'assunzione di sole cinque persone. Al di là del fatto che possa avere lavoratori per conto terzi e quant'altro.
Queste sono, secondo noi, le tematiche.
L'ultima tematica, che ha parzialmente risolto – adesso lo vedremo – il decreto attuativo, è quella delle famose cooperative senza terra, cui accennava il dottor Omizzolo, in merito alle prime indagini, a suo tempo partite, sul caporalato in maniera consistente sul territorio. Queste cooperative senza terra, che di fatto fanno appalti non genuini in agricoltura, creano tutta una serie di difformità: mentre l'azienda pensa di essere regolare, con un contratto di appalto fatto da questo tipo di cooperative, a controlli ispettivi questo non è. Anche in quel caso, quindi, va accelerata la procedura del decreto attuativo, di quanto è previsto nel DL Agricoltura rispetto agli appalti genuini in agricoltura e al sistema delle fideiussioni, altrimenti abbiamo, da una parte, una norma che recita alcune cose e, dall'altra parte, non abbiamo la diretta applicazione della norma e non sappiamo esattamente come interagire.
Mi fermo qua. Spero di aver fornito un contributo fattivo.
PRESIDENTE. Grazie molte.
Prima di darle la parola, professore, c'era il collega Soumahoro che immagino avesse delle domande, quindi raccoglierei anche le sue, se lei è d'accordo.
ABOUBAKAR SOUMAHORO. Signor presidente, ringrazio i nostri auditi per gli elementi preziosi che hanno condiviso con noi. Chiedo se è possibile avere anche una memoria scritta di ciascun intervento. Il dottor Omizzolo ha già anticipato che metterà a disposizione una serie di documentazioni in relazione ad alcuni passaggi del suo prezioso intervento.
Ho due domande. La prima riguarda il tema del caporalato, vale a dire il rapporto tra domanda e offerta di lavoro, certezze che vengono garantite just in time da aziende che hanno necessità di lavoratori. Vorrei sapere in che modo, all'interno di un percorso di trasparenza, quindi di legalità, si può rispondere a questa esigenza dell'incontro tra domanda e offerta di lavoro.
La domanda, che è anche una proposta, per avere il punto di vista dei nostri auditi, riguarda l'istituzione di una banca dati presso il Centro per l'impiego che sia accessibile attraverso nuovi mezzi informatici, sul piano digitale. Se alle ore 19 o alle ore 20 un'azienda necessita di un certo numero di lavoratori per il giorno dopo, può provvedere attraverso questa banca dati presso il Centro per l'impiego, che consente la tracciabilità rispetto ad altri istituti di controllo e valutazione. Cosa ne pensate di uno strumento del genere?
Ho ascoltato con molta attenzione l'intervento del dottor D'Arcangeli, il quale ha parlato del ruolo degli enti bilaterali in relazione a una possibilità del genere. La mia proposta è di istituire questa banca dati presso i Centri per l'impiego. È una domanda che ho già posto a chi è intervenuto nelle settimane scorse, sempre in occasione di audizioni come questa. Rivolgo la stessa domanda a voi.
La seconda domanda è rivolta in particolar modo al dottor D'Arcangeli e riguarda il tema del rapporto tra il tavolo di contrasto al caporalato e la cabina di regia della rete del lavoro agricolo di qualità, funzione, ruolo e collegamento, se c'è, e funzione dell'ente bilaterale, da lei rappresentato, all'interno di tali attività.
La prima domanda, quindi, per ripeterle a me stesso, riguarda il rapporto tra il tavolo sul caporalato e la rete del lavoro agricolo di qualità, mentre la seconda domanda, sempre in merito allo stesso argomento, riguarda ruolo e funzione, se c'è e in che modo, dal punto di vista dell'impatto dell'ente bilaterale – o degli enti bilaterali – da lei rappresentato.
Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, collega. L'avrei detto alla fine, ma condivido la sua richiesta del materiale. Chiediamo a tutti gli auditi di consegnarci il materiale, comprese le sentenze, per approfondire il tema.
Nel ridare la parola al professor Omizzolo, non so se il dottor D'Arcangeli vorrà reintervenire, saluto Sua Eccellenza, la prefetta Vittoria Ciaramella, per averci raggiunti. La ringraziamo molto per la disponibilità. Arriveremo subito da lei, dopo le risposte.
Prego, professore.
MARCO OMIZZOLO, Sociologo. Grazie mille.
Sono molte e fondamentali le domande poste. Cerco di essere sintetico.
Parto anch'io dall'Osservatorio regionale del Lazio. Concordo con quanto diceva il dottor D'Arcangeli. Sostanzialmente, è stato non incisivo. Credo ci sia stata una lettura, una comprensione non adeguata di come è organizzato un sistema agricolo, non soltanto nell'Agro Pontino, ma nel Lazio. Ricordo che Roma è il più grande comune agricolo d'Europa, quindi anche sull'Agro Romano bisognerebbe accendere un faro. Da questo punto di vista, per essere sintetico, concordo sulla lettura che rileva il carattere non adeguato di quell'Osservatorio.
Una parentesi fondamentale. Ricordo che l'Agro Pontino vede la presenza, anche nel mercato ortofrutticolo di Fondi, che ha un ruolo dentro questo panorama generale, come sentenze passate in giudicato a partire dal processo La Paganese hanno dimostrato, anche in quel caso con un condizionamento diretto di alcune delle organizzazioni mafiose più importanti e pericolose d'Italia. Credo, quindi, vada compreso come anche questo elemento della grande organizzazione del sistema commerciale vada a incidere sui fenomeni che stiamo analizzando.
Questione donne. Anche su questo c'è un processo in corso, come vi ho detto, su Roma, perché, purtroppo, è stata registrata una lentezza da parte del tribunale di Latina, con riferimento a sette donne che sono state impiegate dentro un'azienda agricola per sette mesi a zero euro di retribuzione. Una di queste era in stato interessante e l'hanno fatta lavorare fino all'ottavo mese, con una retribuzione parziale di appena 150 euro. Questa è la denuncia che è stata avanzata da queste donne, tutte di origine indiana. Sono state rilevate anche forme varie di ricatti, di violenza sessuale, che chiaramente vengono denunciate sulla base di formule molto sofisticate. Badate, non è un sistema banale. È drammaticamente banale, ma drammaticamente sofisticato. Uno degli elementi più interessanti, drammaticamente interessanti, è che gli occhi e le mani del criminale di turno (può essere il caporale indiano o il datore di lavoro italiano) nei confronti di queste donne si manifestano quando queste sono anche madri. La genitorialità, in questa sorta di piramide rovesciata del potere, diventa un elemento di fragilità per la donna, o così viene interpretato da parte di questi soggetti criminali, ed è più facile, quindi, prenderla sottobraccio, portarla nel retro delle aziende e violentarla, nel vero senso della parola. In forme analoghe con quanto già emerso in altri territori, penso a Vittoria, per esempio, con riferimento in particolar modo alle donne di origine rumena. Si tratta di un tema che ancora una volta va a legare la questione lavorativa al tema dei diritti umani.
La questione del doping è particolarmente complicata. La denunciammo con un dossier, che allegherò alla documentazione che mi state chiedendo. Nel 2014 il dossier della Cooperativa immigrazione era intitolato Doparsi per lavorare come schiavi. All'epoca erano – ripeto – metanfetamine, oppio e antispastici. Oggi siamo arrivati a sostanze molto più potenti e anche criminalmente organizzate, in particolar modo l'eroina, che viene acquistata nei grandi mercati dello spaccio di Roma e di Castel Volturno, Villa Literno. Questo significa che vi è stato un peggioramento rilevante. Questo passaggio sta a indicare che si è espanso notevolmente il fenomeno dell'assunzione delle sostanze dopanti e ha assunto un rilievo criminale economico particolarmente importante.
Registro un caso, a memoria, di un esponente del clan Ciarelli-Di Silvio, che ha severamente, gravemente picchiato un bracciante indiano nel residence Bella Farnia, nel comune di Sabaudia, perché a questo era stato chiesto di spacciare questo genere di sostanze per questo clan: dinanzi al rifiuto, il bracciante indiano è stato quasi ridotto in fin di vita.
Bisogna prestare attenzione perché, chiaramente, questo genere di sostanze hanno anche una sorta di rilievo religioso-culturale. Parliamo, in questo caso, della comunità indiana sikh. Il sikhismo è una religione che vieta l'assunzione di qualunque genere di sostanza che possa alterare il proprio stato psicofisico, a partire – pensate – dalle sigarette. Immaginate ciò che può significare assumere metanfetamine, oppio o antispastici. Questo per dire che vi è anche una violazione di precetti religiosi fondamentali, che agevola, moltiplica le forme di emarginazione dei più sfruttati e dei più emarginati. Anche su questo ci sono indagini estremamente interessanti.
Condivido anche la questione delle abitazioni, facendo presente che, però, il tema del container è molto sofisticato e va ben analizzato. Nel pontino non c'è la questione «ghetto tradizionale» come c'è a San Ferdinando o a Rosarno, non troviamo quella forma di disagio abitativo così violenta. È molto più sofisticata. In alcuni casi, per l'appunto, c'è il container, che viene privatizzato. Il container, cioè, è all'interno dell'azienda stessa, spesso nascosto in vari modi, e all'interno dello stesso abitano due-tre famiglie di indiani. Due anni fa è accaduta l'ennesima tragedia di un bracciante indiano che si è addormentato, a causa dell'estrema fatica sopportata nella raccolta per 14 ore consecutive all'interno della stessa azienda: aveva preventivamente acceso una stufetta, che è andata in cortocircuito, ed è morto nell'incendio conseguentemente scoppiato. È in corso un'indagine da parte del Comando provinciale dei carabinieri tra i comuni di Sabaudia e di San Felice Circeo.
Tengo a sottolineare un altro aspetto, frutto di un'inchiesta giornalistica che ho sottoscritto insieme a un vostro collega, o ex collega, parlamentare oggi europeo, Sandro Ruotolo, relativa al fatto che alcuni dei braccianti vengono indotti a una sorta di dottrina, per esempio quella di salutare con il saluto fascista effigi che richiamano direttamente a Benito Mussolini. Non è un dato di poco conto, perché è una forma di indottrinamento che sta a indicare il potere verticistico del padrone nei confronti di queste persone: fermarsi, scendere dalla bicicletta, salutare il busto del duce o l'effigie di Mussolini. Anche su questo abbiamo materiale a sufficienza, che abbiamo presentato agli organi investigativi deputati. Rientra in un sistema molto più articolato, anche di carattere ideologico-dottrinario, che ha un peso specifico.
La questione dei fitofarmaci è altrettanto importante e non va legata soltanto alla dimensione propria del singolo lavoratore che diffonde queste sostanze, spesso di notte, all'interno delle serre. Nella mia esperienza, quando lavoravo da infiltrato, spesso, soprattutto d'inverno, per esempio, indossavo sul viso una fascia o una sciarpa molto pesante, che veniva impregnata di queste sostanze, che respiravo come una sorta di aerosol nell'arco di tutta la giornata lavorativa. Quindi, c'è un'induzione all'assunzione diretta, al respiro diretto di queste sostanze, che può avere – e spesso ha – impatti diretti sul fisico, sul corpo delle persone, che, arrivando a casa, portano quelle sostanze all'interno del proprio luogo familiare. Tant'è vero che, attraverso un'indagine epidemiologica che sto realizzando da qualche anno insieme all'Istituto oncologico Regina Elena, si dimostra come questo fenomeno criminale abbia un'incidenza, per esempio, sulle mogli e sui figli, in particolar modo sui bambini piccoli. Portare quella sciarpa o i propri indumenti all'interno dell'abitazione, qualunque questa sia, significa contaminare quella stessa abitazione e produrre, in questo senso, danni particolarmente rilevanti.
Ovviamente, sono disponibile ad approfondire nel merito tutti questi aspetti. Ora li sto analizzando in maniera generale.
Provo a rispondere alle domande dell'onorevole Soumahoro. Rispetto alla banca dati, io non ho mai svolto una riflessione nel merito, ma, sulla base della mia esperienza e di quanto sinora da me analizzato, è una proposta che va considerata. Pur dinanzi ad alcuni elementi che vanno evitati, come, per esempio, un richiamo eccessivamente notturno del lavoratore per il giorno dopo, perché si rischierebbe di replicare una sorta di pratica del «richiamo usa e getta», cioè ti chiamo a tre ore dall'inizio del lavoro per andare a lavorare, e questo è un tema molto particolare, sostanzialmente è una proposta che può trovarmi d'accordo, a fronte però – ripeto – di un'analisi molto più precisa e puntuale.
Rispetto alla rete del lavoro agricolo di qualità, in provincia di Latina c'è obiettivamente un problema. Nel 2016 io fui tra coloro che, insieme al magistrato Bruno Giordano e altri, furono chiamati a fornire il proprio contributo per la scrittura della legge n. 199. La rete del lavoro agricolo di qualità nasce in quell'occasione. Sono trascorsi otto anni e il numero di imprese agricole che si sono iscritte nella rete del lavoro agricolo di qualità è eccessivamente basso. Non ricordo esattamente il numero, ma siamo intorno alle 200-230 imprese. Evidentemente, è un numero che non corrisponde al percorso di emersione e di contrasto, anche preventivo, alle varie forme di sfruttamento lavorativo messe in campo.
Su questo faccio un passaggio ulteriore. Pensiamo a tutto il dibattito sul caporalato. Il caporalato è un'attività di intermediazione illecita: un soggetto, molto spesso immigrato, recluta suoi connazionali o meno da impiegare all'interno delle aziende. Il «caso Satnam» non è di caporalato. Satnam aveva una relazione diretta con l'imprenditore, veniva chiamato dall'imprenditore. È stato l'imprenditore a portarlo direttamente nella sua abitazione. Il dibattito accademico, anche internazionale, da questo punto di vista parla di «padronato», cioè di una responsabilità diretta dell'impresa, dell'imprenditore agricolo. Tant'è vero che la legge n. 199 riconosce la responsabilità penale non solo al caporale, all'intermediario, ma anche all'imprenditore. I processi in corso in tutta Italia vedono come responsabile diretto l'imprenditore che agisce violando regole di sicurezza, norme poste a tutela della salute delle persone e dell'ambiente, allo scopo di moltiplicare profitti o di determinare forme di subordinazione.
La rete del lavoro agricolo di qualità è un vulnus o manifesta un vulnus molto grave, che va necessariamente superato.
PRESIDENTE. Grazie molte.
Non so se il dottor D'Arcangeli vuole aggiungere qualcosa rispetto alle domande del collega Soumahoro.
MAURO D'ARCANGELI, Presidente FISLAS. Assolutamente sì. Provo a dare una risposta rispetto alle proposte dell'onorevole Soumahoro. Per quanto riguarda la proposta di mettere a disposizione una banca dati gestita dai Centri per l'impiego, il problema è la funzionalità dei Centri per l'impiego, che purtroppo oggi, nonostante diverse normative li abbiano potenziati, non stanno svolgendo il ruolo vero che devono svolgere.
D'accordo, quindi, sulla possibilità di avere un'interfaccia, anche dal punto di vista tecnologico, informatizzata per la richiesta dei lavoratori, che automaticamente crea un'assunzione, che poi viene girata direttamente alle autorità competenti. Un sistema, quindi, che chiude il cerchio. Assolutamente d'accordo. Ho qualche dubbio che possa essere gestito dal Centro per l'impiego, però è un'idea rispetto alla quale bisogna verificare le possibilità di attuazione.
Per quanto riguarda il ragionamento relativo al tavolo del lavoro agricolo di qualità, va fatta una premessa. Il tavolo del lavoro agricolo di qualità nasce non per il contrasto al caporalato, ma per volontà della grande distribuzione organizzata, la quale voleva mettere al riparo se stessa da possibili azioni di sfruttamento, padronaggio o caporalato relativamente alla produzione primaria di un dato bene. Quella richiesta e l'iscrizione alla rete del lavoro agricolo di qualità era una prerogativa per poi accedere al conferimento alla grande distribuzione organizzata della vendita di beni di produzione primaria.
È ovvio che la rete del lavoro agricolo di qualità non ha avuto gli effetti – sono d'accordo con quello che diceva Marco Omizzolo – che doveva avere, perché ha, secondo gli ultimi dati, forse poco più di 200 aziende. Tra l'altro aziende che, nonostante abbiano le certificazioni per essere iscritte in rete, vengono comunque controllate dagli organi ispettivi.
Dobbiamo quindi rendere attrattiva, con regole certe e controlli preliminari, la possibilità per le aziende di essere iscritte alla rete del lavoro agricolo, vincolandola anche – ne abbiamo discusso tante volte in sede sindacale e anche in sede di rinnovo dei contratti di lavoro – alla richiesta di finanziamenti comunitari oppure dando premialità, riconoscendo un marchio, un bollino, un qualche cosa che incentivi l'azienda a essere iscritta all'interno della rete, per poter, poi, beneficiare, rispetto a chi non lo fa, di un vantaggio anche di attrazione economica e lavorativa da parte dei lavoratori. Il lavoratore sa che l'azienda agricola Mauro D'Arcangeli iscritta alla rete del lavoro agricolo di qualità è un'azienda che segue un disciplinare, ha delle caratteristiche e potenzialmente dovrebbe avere una capacità attrattiva maggiore.
Queste sono piccole cose che possono essere messe tranquillamente a terra per provare a farle funzionare.
Del tema abitativo abbiamo parlato.
Mi fermerei qui, nella speranza di aver fornito un contributo alle istanze sollevate dall'onorevole Soumahoro.
PRESIDENTE. Vi ringrazio.
Do la parola a Sua Eccellenza, dottoressa Ciaramella, che – come sappiamo – si è insediata da poco. A nome di tutta la Commissione, intanto le auguriamo un buon lavoro. Il lavoro non le mancherà, purtroppo. La ringraziamo per la sua disponibilità.
VITTORIA CIARAMELLA, Prefetto di Latina. Signor presidente, la ringrazio, anche per gli auguri, che ci vogliono senz'altro. Saluto tutti i presenti e anche quelli collegati.
Avevamo preparato, come prefettura, da parte dei collaboratori, una relazione che si proponeva, dal punto di vista metodologico, di fornire un quadro del fenomeno del caporalato in provincia, di parlare della rete agricola di qualità e delle iniziative della prefettura, dei controlli degli organi ispettivi, di operazioni di polizia di contrasto al fenomeno, della morte di Satnam Singh a seguito dell'infortunio nell'azienda agricola Lovato di Latina e delle manifestazioni di protesta che successivamente si erano avute, nonché delle iniziative istituzionali.
Avrei intenzione di parlare un attimo del fenomeno del caporalato in provincia. Magari ci saranno delle duplicazioni, però questo è quello che mi sento di dire per dare un quadro del fenomeno.
In provincia di Latina c'è una percentuale di stranieri che, secondo gli ultimi dati ISTAT, rappresenta il 9,6 per cento dell'intera popolazione residente, per un totale di 54.446 unità regolari. Quest'alta percentuale di stranieri è dovuta alla fitta presenza di aziende agricole, alcune delle quali di grandi dimensioni, che sono impegnate, oltre che nella produzione ortofrutticola, florovivaistica e lattiero-casearia, nel commercio all'ingrosso, nel magazzinaggio e nel comparto agroalimentare. Tutta la grande produzione agricola realizza il 43 per cento delle esportazioni alimentari dell'intera regione Lazio e trova la sua massima espressione nell'importante snodo commerciale, sia nazionale che internazionale, rappresentato dal MOF (Mercato ortofrutticolo fondano), punto di riferimento per l'intero settore ortofrutticolo, pari a circa 1,20 milioni di tonnellate all'anno.
Gli appartenenti alla comunità indiana sono concentrati soprattutto nel residence Bella Farnia Mare di Sabaudia, a San Vito (frazione di San Felice Circeo), a Borgo Hermada (Terracina) e nell'area periurbana di Fondi o, più in generale, lungo la linea costiera della provincia, dove persiste un'agricoltura assai diffusa, serricola e in campo aperto, con possibilità di impiego di lavoratori non solo stagionali, ma anche annuali, perché c'è una ciclicità delle colture.
Nel solo comune di Fondi, a seguito di accertamenti effettuati presso la locale sezione della Coldiretti, è emerso che dal 2003 ben 80 aziende agricole sono state acquistate da cittadini indiani e pachistani, i quali da semplici braccianti sono divenuti proprietari, così come vi è stato un notevole incremento di attività commerciali nel settore alimentare gestite e di proprietà di cittadini stranieri.
Sfruttamento lavorativo, caporalato, attività criminali correlate rappresentano un potenziale rischio all'interno di questo settore, quello dell'agricoltura, in cui la richiesta di forza lavoro è sistemica, circoscritta e urgente, in quanto strettamente connessa alle condizioni climatiche e ai cicli produttivi delle aziende.
L'analisi del fenomeno che noi abbiamo effettuato evidenzia come lo stesso si caratterizzi per il fatto di assumere delle forme pseudolegali, per questo ancora più subdole e insidiose. In diversi casi, infatti, è emerso che i lavoratori sfruttati sono persone con regolare permesso di soggiorno, impiegate con contratti apparentemente in regola e buste paga formalmente corrette, ma di gran lunga inferiori a quelle reali. I lavoratori vengono assunti con contratti di lavoro a tempo determinato per 3-4 ore al giorno a una paga oraria corrispondente a quella prevista dal contratto provinciale di lavoro applicabile al settore di riferimento, seppur nella realtà arrivino a lavorare anche oltre 12 ore al giorno, saltando, in alcuni casi, anche la fruizione del riposo settimanale e delle ferie.
Le condizioni di lavoro sono così dure che – come si diceva – alcuni lavoratori per resistere alla fatica fanno uso di antidolorifici e altre sostanze, come metanfetamina, antispastici, oppioidi, aventi lo scopo di lenire le fatiche psicofisiche derivanti dallo sfruttamento del lavoro.
Peraltro, queste persone sono spesso private della necessaria formazione lavorativa sui rischi specifici e costrette a respirare sostanze gravemente nocive per la salute, come pesticidi ed erbicidi.
Da tale attività ispettiva emerge questo quadro. I datori di lavoro, quindi, possono sostenere un costo del lavoro di gran lunga inferiore a quello necessario, ponendosi, in tal modo, in maniera più competitiva sul mercato e incrementando al contempo il proprio profitto, nonché sfruttando i lavoratori stranieri, che si trovano in una situazione di totale soggezione.
A questo si accompagna anche un danno per le casse erariali, sia sul versante delle entrate che delle uscite, in quanto non solo ne consegue il mancato versamento dei contributi previdenziali e assistenziali, ma anche perché, attraverso la compiacenza di consulenti esterni, i lavoratori spesso vengono indotti a presentare dichiarazioni funzionali ad accedere a benefici di erogazioni pubbliche sottoforma, ad esempio, di indennità di disoccupazione.
Va da sé, quindi, che il fenomeno del caporalato si evolve con i tempi. Il datore di lavoro, infatti, ricorre spesso a contratti studiati ad hoc, per esempio sistemi di subappalto, agenzie di servizi, lavoro in somministrazione, ovvero alla costituzione di soggetti economici terzi, cioè false cooperative, consorzi o similia, intestati a prestanome o, magari, a dei software o, meglio ancora, a delle App. L'economia digitale, che si è implementata nel periodo del Covid, ha prodotto gravi effetti distorsivi sul mercato del lavoro e ha dato vita a un fenomeno che possiamo definire «caporalato digitale», dove caporali e datori di lavoro sono diventati molto spesso delle App attraverso le quali la selezione del lavoratore avviene, di fatto, proprio in virtù di algoritmi.
Nel corso delle attività ispettive è emersa una serie di circostanze, che più o meno ricorrono: l'aggiramento del Decreto Flussi, attraverso dichiarazioni di false assunzioni da parte di imprese agricole compiacenti, che ricevono pagamenti da 4 mila a 8 mila euro circa, per attestare falsamente l'impiego e, dunque, consentire l'ingresso stagionale di cittadini extracomunitari che, al termine dei nove mesi, diventano clandestini; il diretto coinvolgimento nell'intermediazione tra i lavoratori e le imprese di rappresentanti della comunità indiana, ai quali il lavoratore versa corrispettivi periodici in cambio dell'assistenza prestata, anche provvedendo al reperimento delle abitazioni; l'assenza di segnalazioni e denunce relative alle condotte vessatorie subite da parte dei singoli lavoratori o dei rappresentanti delle comunità indiane; la presenza di manodopera irregolare nelle aree non destinatarie di agevolazioni contributive.
Questa è l'analisi del fenomeno nella provincia pontina.
Sotto il profilo dell'attività di prevenzione, la rete del lavoro agricolo di qualità, istituita presso l'INPS per selezionare e, conseguentemente, premiare le imprese agricole che si distinguono per il rispetto delle norme in materia di lavoro e della legislazione sociale, nonché per garantire un indispensabile link tra il momento preventivo e quello repressivo curato dalle forze dell'ordine, rappresenta uno strumento di ancora difficile applicazione. In effetti, come si diceva, su circa 6 mila imprese agricole, solo 220 hanno proceduto all'iscrizione alla rete, confermando il dato di Omizzolo.
La sfida, pertanto, è quella di dare efficacia a quanto previsto dal legislatore rendendo nei fatti conveniente per le aziende tenere comportamenti virtuosi e rispettare i canoni della legalità, specie in decisioni strategiche come quelle relative all'impiego della manodopera.
Nella prospettiva di incentivare la più ampia adesione al sistema virtuoso della rete, l'INPS e questa prefettura hanno adottato specifiche iniziative di settore. In particolare, la prefettura si è fatta parte attiva nella promozione di progetti finanziati con il fondo FAMI (Fondo asilo migrazione e integrazione) 2014-2020. Sono tre progetti: SPRInt, SPRInt Plus e APRI. I primi due, che sono stati realizzati in collaborazione con ANCI e con diversi attori istituzionali (comune, scuola, agenzie formative, associazioni datoriali e terzo settore), hanno avuto come obiettivo, oltre al contrasto dello sfruttamento lavorativo, la promozione dell'inclusione dei diritti individuali e lavorativi, garantita attraverso l'istruzione, la socializzazione e la formazione professionale, la tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro.
In effetti, un team – questo è stato avviato nel 2022 – di funzionari della prefettura, di intesa con gli ispettori dell'INPS, è andato nelle aziende e ha avuto una serie di incontri, ovviamente nelle aziende che hanno aderito alla rete, ed è stata svolta una capillare azione informativa tra i lavoratori. L'INPS, invece, ha verificato tutte quelle aziende che erano senza terra, da sempre fonte di intermediazione illecita di manodopera, e il numero di lavoratori da queste occupati, per poi procedere all'invio di ispettori in caso di dubbi o di presunta illegittimità.
È stato, quindi, valorizzato il ruolo delle parti sociali per favorire l'incontro tra domanda e offerta di lavoro, coinvolgendo tutte le istituzioni interessate sulla predisposizione, per esempio, di un piano di trasporti, sulla necessità di prevedere misure di premialità per le aziende iscritte alla rete.
Con l'altro progetto, SPRInt Plus, in effetti, sono state implementate queste attività di informazione, attraverso la pagina Facebook, promozioni, pubblicizzazione di tutte le attività lavorative, attività di sensibilizzazione a tutti i cittadini stranieri, per promuovere la cultura della salute, sicurezza e tutela dei lavoratori stranieri nel mondo agricolo.
Il progetto APRI (Azioni per il rafforzamento dell'inclusione sociosanitaria), che ha visto sempre la prefettura di Latina come proponente e capofila, con il supporto tecnico, operativo e scientifico dell'ANCI Lazio e la partecipazione di un ampio partenariato multilivello composto da ASL, comune di Latina e IFO (Istituti fisioterapici ospitalieri), l'Istituto tumori Regina Elena, l'Istituto dermatologico San Gallicano di Roma.
L'obiettivo del progetto è stato quello di migliorare la tutela della salute dei migranti, i diritti sociosanitari e la cultura della legalità; realizzare un percorso formativo di 14 ore destinato a 80 persone, che sono state formate per rafforzare le competenze degli operatori dei CAS, al fine di diffondere modelli e strumenti di lavoro innovativi a supporto della salute dei migranti; attivare una équipe multispecialistica itinerante, che ha offerto consulenze sociosanitarie e mediche per una presa in carico integrata, in particolare con riguardo ai casi di fragilità e vulnerabilità sociale; la redazione di un piano per la tutela della salute dei migranti, stilato sulla base della sperimentazione del percorso di presa in carico messa in atto dall'équipe multiprofessionale mobile che, composta da medici, assistenti sociali, mediatori linguistico-culturali, ha permesso di visitare oltre 100 persone prendendone in carico molte di queste.
In questa sinergia, c'è stata tutta una serie di attività di collaborazione istituzionale che la prefettura ha voluto avere con l'INPS, per la verifica a campione del DURC delle imprese che hanno ottenuto quote di lavoratori stranieri, nella prospettiva di promuovere la legalità e contrastare lo sfruttamento del lavoro, impedendo a ditte non in regola con il versamento dei contributi ai propri dipendenti di ricorrere a lavoratori stranieri. C'è stato anche un protocollo d'intesa relativo a quelli che sono i procedimenti di competenza dello Sportello unico per l'immigrazione, con alcune associazioni provinciali di rappresentanza dei datori di lavoro, finalizzato ad accelerare i procedimenti necessari al rilascio del nulla osta e delle fasi procedimentali seguenti relativi all'autorizzazione al lavoro per cittadini stranieri residenti all'estero.
Quindi, vi è stato un primo protocollo stilato l'11 luglio 2022, rinnovato l'anno successivo, a febbraio 2023, che ha coinvolto, oltre a queste associazioni datoriali, anche la CONFAPI e la CIA.
Gli operatori delle associazioni datoriali, in questo caso, hanno lavorato in maniera sinergica con quelli dello Sportello unico per l'immigrazione, per uno scambio più veloce e continuo di informazioni. Questa cooperazione ha consentito di promuovere procedure di regolarizzazione dei lavoratori extracomunitari, subordinati e stagionali, di ridurre i tempi d'attesa, di dare un'accelerazione ai procedimenti di rilascio dei nulla osta, con una ricaduta in termini di prevenzione e contrasto del lavoro nero e/o irregolare.
Da ultimo dopo, due giorni dal mio insediamento, ho voluto tenere una riunione il 17 luglio presso la prefettura, proprio per esaminare una serie di problematiche legate al caporalato, anche sulle iniziative da intraprendere per contrastare e prevenire tale fenomeno, a livello mio conoscitivo. A questa riunione hanno preso parte sia l'assessore regionale al lavoro, scuola, formazione, ricerca e merito, il rappresentante dell'assessorato regionale alla programmazione economica, agricoltura e sovranità alimentare, caccia e pesca, parchi e foreste, le forze di polizia, tutti gli organi ispettivi (INPS, INAIL, Ispettorato territoriale del lavoro, ASL), i segretari generali di categoria di CGIL, CISL, UIL, UGL e USB, nonché le associazioni datoriali. Nel corso di questa riunione sono state analizzate, attraverso un articolato e proficuo confronto tra tutti i partecipanti, molteplici questioni legate al sommerso in agricoltura, in particolare il caporalato.
Le organizzazioni sindacali, in quell'occasione, hanno chiesto una sensibilizzazione degli organi centrali in merito all'adozione di provvedimenti incisivi, quale l'istituzione del DURC di congruità, che dovrebbe impedire l'accesso ai fondi pubblici alle aziende nelle quali siano state riscontrate irregolarità, e la reintroduzione del collocamento pubblico quale meccanismo di incrocio tra domanda e offerta di lavoro. Le stesse organizzazioni, nel richiedere un innalzamento dei livelli di sicurezza sui luoghi di lavoro, attraverso l'attribuzione di maggiori risorse nella qualità del mercato del lavoro, anche mediante la promozione di nuovi meccanismi di incontro tra domanda e offerta di lavoro, hanno rappresentato la necessità di potenziare l'organizzazione dei corsi di lingua italiana per i lavoratori stranieri, al fine di favorirne l'integrazione, e l'esigenza di accelerare le procedure di rilascio dei permessi di soggiorno, di cui agli articoli 18 e 22, comma 12-quater, del Testo unico.
Tra le altre cose, è stata sottolineata l'inadeguatezza della legge Bossi-Fini e di tutta la legislazione conseguente, ritenute ormai datate e non più rispondenti ai reali bisogni di manodopera, nonché la volontà di una profonda revisione del Decreto Flussi, che preveda la possibilità per i lavoratori extracomunitari entrati con i flussi stagionali di essere regolarizzati, evitando così situazioni di clandestinità sul territorio nazionale.
Preso atto delle problematiche rappresentate e delle richieste avanzate, gli organi di vigilanza in quell'occasione hanno assicurato il massimo sforzo nello svolgimento delle attività ispettive presso le aziende agricole e il potenziamento dell'attività volta all'accrescimento del numero delle aziende iscritte alla rete agricola di qualità.
A tal proposito, le sigle sindacali hanno chiesto l'introduzione di meccanismi premiali, quali sgravi fiscali e contributivi, l'attribuzione di punteggi per la partecipazione ai bandi della Comunità europea e una semplificazione burocratica delle richieste relative ai flussi stagionali.
A chiusura dell'incontro, i rappresentanti della regione hanno garantito quanto avevano già rappresentato in un incontro tenutosi nell'immediatezza dei fatti della morte del lavoratore, presso la regione Lazio, del 28 giugno scorso, cioè la riattivazione di quell'Osservatorio regionale sul lavoro in agricoltura, l'immediata destinazione di fondi all'alfabetizzazione e alla formazione dei lavoratori, la promozione di un progetto interregionale che punti a rafforzare i servizi di integrazione socio-lavorativa, soprattutto nel settore dell'agricoltura e dell'edilizia.
Nella mattinata del 23 luglio si è tenuto in prefettura un incontro con il commissario straordinario del Governo in materia di superamento degli insediamenti abusivi e contro lo sfruttamento del lavoro in agricoltura, il sindaco di Latina, le forze di polizia e i vigili del fuoco, ovviamente riguardante il comune di Latina, per fare un po' il punto sulle progettualità che il comune di Latina aveva portato avanti per soluzioni abitative in favore di immigrati impiegati nel settore dell'agricoltura. I progetti riguardano in particolare due immobili, di cui uno confiscato alla criminalità organizzata, destinati a ospitare 57 persone.
Al termine dell'incontro, è stato anche effettuato un sopralluogo presso le aree individuate, alla presenza dei tecnici comunali e dei vigili del fuoco.
Per quanto riguarda il resto, vi è tutta l'attività degli organi ispettivi che è stata effettuata e anche quella delle forze dell'ordine. Quello che mi preme dire è che dopo la morte di Satnam Singh ci sono state più manifestazioni dei sindacati, di cui la prima il 22 giugno, se non sbaglio, solo di CGIL e FLAI-CGIL; un'altra il 25 giugno, della FAI-CISL e UILA-UIL; un'altra ancora il 6 luglio scorso, quella nazionale, della CGIL. Nell'ambito di tutte queste manifestazioni, cui hanno partecipato migliaia di persone, si è ribadito quello che si è detto nella riunione in prefettura da ultimo, quindi la cancellazione della legge Bossi-Fini, la revisione dei flussi, la necessità di attivare progetti di cooperazione internazionale tra lo Stato italiano e quello indiano per contrastare lo sfruttamento di lavoratori irregolari. Più o meno, si ribadiscono sempre le stesse problematiche, l'incrocio di informazioni, eccetera.
Per concludere, la regione Lazio, sul tema della sicurezza, oltre a quella riunione del 28 giugno scorso, di recente ha pubblicato un bando mettendo a disposizione numerose somme (più di un milione di euro) per la presentazione di progetti relativi alla realizzazione di interventi e informazioni aggiuntive in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, in attuazione dell'accordo quadro di collaborazione tra INAIL, Conferenza delle regioni e delle province autonome. Si è segnalato che a questo farà seguito un ulteriore avviso relativo a 3 milioni di euro derivanti dal Fondo sociale europeo.
Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, dottoressa, per il suo contributo.
Do la parola al direttore dell'INPS, Maurizio Mauri.
MAURIZIO MAURI, Direttore INPS di Latina. Buongiorno a tutti. Scusatemi, ma questa mattina ho avuto qualche problema di collegamento.
Ho sentito gli interventi di tutti e sono sempre contributi molto importanti. Noi operiamo nell'ambito della rete agricola di qualità. Abbiamo fatto anche diversi incontri e poi magari vi dirò anche il punto dove siamo arrivati.
Per quanto riguarda le aziende agricole e l'importanza dell'agricoltura nella provincia di Latina, abbiamo iscritte negli elenchi dell'INPS circa 6.200 aziende, di cui però soltanto 220, come giustamente dicevate, hanno aderito alla rete agricola di qualità.
Se facciamo una considerazione un pochino più allargata e vediamo i dati – io ho visto dei dati che sono pubblicati su internet – per quanto riguarda le altre regioni, ci rendiamo conto che la rete agricola di qualità ha scarse adesioni un po' dappertutto. Le regioni piuttosto grandi hanno un totale di 500, 200, 300. Quindi, la rete agricola di qualità, almeno per quello che io vedo e verifico all'interno della provincia di Latina, è in una condizione di quasi impossibilità di funzionamento. Dico questo perché abbiamo fatto delle richieste. Personalmente ho fatto diversi incontri con le aziende agricole. Abbiamo avuto una grande partecipazione. È stata un'occasione per comprendere pienamente quelle che potevano essere le esigenze delle aziende.
Le aziende per poter partecipare e iscriversi alla rete agricola di qualità, che, ripeto, è totalmente gratuita, quindi basta presentare una domanda all'INPS che poi trasmette ad una cabina di regia, chiedono di avere delle incentivazioni di diverso genere, come sentivo prima, o magari uno sgravio contributivo oppure anche un punteggio migliorativo per quanto riguarda la partecipazione ai bandi della Comunità europea o, in ultimo, anche una semplificazione amministrativa nell'ambito delle pratiche che le aziende stesse vengono a presentare soprattutto in Prefettura per quanto riguarda i permessi di soggiorno.
Tuttavia, queste tre cose, almeno al momento, sono rimaste una richiesta, un'aspirazione. Io ho fatto diversi incontri con un'altra precedente Commissione d'inchiesta, circa tre anni fa, nell'ambito della Prefettura. Venne poi anche il dottor Maroni a Latina, quindi abbiamo fatto degli incontri anche con lui, perché si occupava all'epoca del discorso della rete agricola di qualità a livello nazionale, sugli insediamenti. Avevamo in piedi un discorso piuttosto importante. Poi ne abbiamo parlato anche con il Ministero dell'agricoltura. Queste sono situazioni che abbiamo rappresentato più volte, proprio perché la rete agricola di qualità, che è uno strumento io ritengo fondamentale, al momento non è nelle condizioni di funzionare.
Ogni volta che ho riunito i vari rappresentanti sindacali e delle istituzioni, sostanzialmente, siamo arrivati un po' al solito punto. Dico questo perché le aziende sane, che svolgono un'attività legittima, nell'ambito della legittimità, si trovano poi a competere con aziende che magari attuano un tipo di concorrenza sleale, perché, chiaramente, se la manodopera la pagano poco o la pagano in condizioni mistificate è chiaro che poi si trovano a vendere i prodotti in una posizione di vantaggio rispetto alle altre.
Per questo è stata rappresentata dalle aziende la necessità di poter avere una premialità. Abbiamo pensato anche al discorso della certificazione di qualità, seppur nell'inflazione dei vari bollini che esistono, però può essere importante per rendere edotto il consumatore che sta acquistando un prodotto da un'azienda che è rispettosa della dignità del lavoratore, con una eticità del prodotto e anche una eticità del lavoro che ci sta dietro, quindi rispettoso della dignità dei lavoratori.
Sentivo poi parlare anche – altro elemento fondamentale in materia – del discorso della domanda e dell'offerta di lavoro. Anche questo è un qualcosa che deve essere definito, perché, al momento, non c'è chiarezza e neanche disposizioni legislative precise per quanto riguarda il discorso e l'incontro della domanda e dell'offerta di lavoro.
Comunque, a parte questo discorso a carattere generale, ci siamo mossi su tre direttive fondamentali.
PRESIDENTE. Mi scusi, dottor Mauri, la interrompo solo un secondo, perché la prefetta ci deve salutare. Volevo salutarla e ringraziarla. Naturalmente le chiediamo la relazione completa. Magari ci sentiamo un'altra volta per eventuali domande sulla relazione. La ringrazio ancora per la disponibilità. Buon lavoro.
VITTORIA CIARAMELLA, Prefetto di Latina. Grazie, presidente. Le faremo avere la relazione.
PRESIDENTE. Grazie, dottor Mauri, per la pazienza. Prego.
MAURIZIO MAURI, Direttore INPS di Latina. Ci mancherebbe. Grazie a voi per tutta l'organizzazione.
Come dicevo, ci siamo mossi su tre direttive fondamentali. La prima è quella che riguarda i controlli. Quindi, abbiamo fatto e facciamo continuamente una programmazione piuttosto attenta. Questo riguarda anche l'Ispettorato nazionale del lavoro con cui operiamo in sinergia. Ci tengo a dire che l'INPS, come è stato anche detto prima, ha tutti i dati per poter andare a verificare determinate aziende. Forniamo questi dati ai nostri ispettori, ai nostri servizi ispettivi, a una programmazione che viene fatta e quindi andiamo sempre a verificare determinate zone grigie, quali possono essere, come giustamente è stato detto prima, le aziende senza terra oppure ci basiamo sui nostri calcoli interni di tabelle ettaro-coltura, gli indici di congruità. Andiamo sicuramente a verificare quelle situazioni per poi procedere di conseguenza.
Accanto a questo discorso dei controlli ci siamo resi conto sempre di più all'interno del nostro istituto che, per quanto riguarda sempre il funzionamento anche delle reti agricole di qualità, è importante intervenire a livello di prevenzione. C'è un territorio che mostra dei segni di scarsa coesione sociale, consentitemi questo passaggio, nel senso che io vedo e noto che se sussiste questo fenomeno del caporalato e del lavoro nero c'è poi anche una disgregazione un pochino più ampia.
Questo porta a trovare delle soluzioni anche da un punto di vista di prevenzione. Giustamente è stato detto prima del problema dei trasporti, del problema abitativo. Abbiamo anche verificato il punto di vista nell'ambito della rete agricola di qualità, insieme chiaramente al Prefetto in questa occasione, anche della parte creditizia o della parte formativa. Con la regione Lazio ci siamo visti più volte. Però, c'è bisogno veramente di un intervento forte da parte delle istituzioni.
L'altro punto su cui ci siamo piuttosto soffermati, che secondo noi è un aspetto piuttosto rilevante e importante, è la parte che si riferisce alla comunicazione fra le aziende iscritte alla rete agricola di qualità, che possano poi fungere da attrazione anche per le altre aziende.
Noi abbiamo circa 220 aziende iscritte. Abbiamo creato un apposito canale di comunicazione – ce l'ha soltanto la Direzione provinciale INPS di Latina – dove queste aziende hanno la possibilità di colloquiare fra di loro su temi che possono riguardare il mercato del lavoro, le problematiche a più ampio respiro. Questo è un aspetto – lo abbiamo riscontrato – di fondamentale importanza, proprio perché queste aziende, parlandosi e parlando anche con noi che siamo parte delle istituzioni, stanno cercando, insieme a noi, di creare una rete sempre più allargata e sempre più forte per diffondere al massimo il discorso della legittimità e quindi anche dell'iscrizione all'interno delle aziende.
Questo è un passaggio fondamentale. Queste aziende le abbiamo conosciute nel progetto SPRInt che citava prima il nostro prefetto. All'interno abbiamo fatto delle visite dei sopralluoghi nelle aziende di maggiore dimensione, aziende molto importanti che hanno avuto dei riconoscimenti e sono sul mercato del lavoro da circa sessant'anni. Sono aziende importanti. Abbiamo cercato di comprendere, somministrando dei questionari, quelle che potevano essere proprio le esigenze concrete sia dei lavoratori che anche dei datori di lavoro.
A seguito di questi questionari, che erano proprio in totale forma anonima, abbiamo tirato un po' le somme. Ci siamo visti con il prefetto precedente, con il dottor Falco, per andare un po' incontro alle richieste che provenivano soprattutto dai lavoratori e cercare di mettere in piedi una collaborazione ancora più stretta fra le istituzioni e soprattutto fra le aziende stesse.
Come precedentemente accennato, le difficoltà sono tante. Le aziende, giustamente, che hanno aderito alla rete agricola di qualità chiedono di poter avere una sorta di premialità, proprio perché si trovano a competere con una forma di concorrenza sleale.
Cito anche un caso, perché mi trovo molte volte a studiare proprio questo tipo di problematiche, proprio perché sono molto interessanti e quindi meritano la massima considerazione. Ho visto che, ad esempio, per quanto riguarda alcune regioni, ma non credo che possa fare al caso della provincia di Latina che ha una sua connotazione ben precisa, hanno previsto che per la fornitura della produzione alla filiera è necessario iscriversi alla rete agricola di qualità. Questo è un meccanismo che è completamente diverso da tutto quello che è stato fatto finora. Però, un conto è prevederlo per regioni che magari si trovano al nord e quindi con ben altre situazioni, un conto è prevederlo in altre regioni dove le problematiche, come dicevo prima, per quanto riguarda proprio il discorso dell'inclusione e della prevenzione, sono delle problematiche molto diverse.
Il discorso, però, va fatto a trecentosessanta gradi. Per sintetizzare dico che da una parte il sistema dei controlli che va benissimo, è importante e fino ad oggi è stato molto, molto ridotto nel senso che mancava proprio il personale ispettivo, sia per quanto riguarda l'INPS che per quanto riguarda anche l'Ispettorato nazionale del lavoro. Soprattutto nel corso dell'ultima campagna che è stata fatta, quella che ha previsto una serie di ispezioni recentemente nel territorio dell'Agro Pontino, abbiamo riscontrato un notevole e sensibile aumento dei lavoratori che sono stati iscritti all'INPS, quindi il versamento dei contributi per una percentuale di lavoratori molto, molto superiore rispetto al passato.
Le ispezioni, quindi, sicuramente, sono un punto che va potenziato. L'altro è il fenomeno dell'inclusione sociale, di cui abbiamo già detto, tenendo presente il discorso della formazione e soprattutto degli incidenti sul lavoro e tutto il discorso che si riferiva al discorso della lingua, al discorso dei trasporti e tutto il resto. Il terzo è quello della comunicazione da parte delle aziende. Un ultimo inciso si riferisce al fatto che è stata creata recentemente anche un'integrazione nella banca dati per quanto riguarda le Forze di polizia.
Questa è stata richiesta e nel corso dell'ultimo decreto-legge c'è stato anche un ampliamento, perché in precedenza era ad appannaggio esclusivamente dell'INPS e quindi diventava difficile l'accesso per altre tipologie di richieste, quindi era una situazione un po' complicata.
Non vado oltre. Vorrei, se è possibile, incentivare e dare impulso a questa rete agricola di qualità, perché veramente siamo arrivati ad una situazione di difficoltà di operatività.
Grazie e un saluto a tutti.
PRESIDENTE. Grazie a lei, dottor Mauri.
In effetti, questo è un tema che abbiamo riscontrato in più occasioni ed è uno dei temi legati alla legge sul caporalato che ci viene evidenziato effettivamente più spesso.
Do la parola ai colleghi che intendono intervenire per porre quesiti o formulare osservazioni
ABOUBAKAR SOUMAHORO. Ringrazio il dottor Mauri per questo prezioso contributo alle nostre attività e in particolar modo i dati e i numeri che sono stati messi in evidenza nel suo importantissimo intervento.
A tal riguardo avrei delle domande da fare. La prima riguarda le attività della rete del lavoro agricolo di qualità, che vede un ruolo importante assegnato all'INPS da lei rappresentato. La mia domanda è la seguente: qual è il rapporto tra la rete agricola di qualità e il tavolo sul caporalato, fermo restando che la rete del lavoro agricolo di qualità viene istituita molto prima dell'entrata in vigore del decreto che poi ha dato vita al tavolo sul caporalato. Qual è il rapporto all'interno delle vostre attività sul territorio?
La seconda domanda riguarda le giornate lavorate. Lei quando ha messo in evidenza le tre direttive delle vostre attività, cioè l'attività ispettiva, il lavorare con altri organi ispettivi. Quante sono le giornate dichiarate dalle aziende in relazione alla tabella tra ettaro e superficie coltivata? In particolar modo faccio riferimento a questo.
Come avrà ben capito, voglio parlare del tema dell'esistenza o meno anche dei falsi braccianti, ovvero lavoratori per i quali vengono dichiarate x ore di lavoro ufficialmente, mentre, in realtà, ne fanno di più ovvero quando poi ore di lavoro vengono poi assegnate a persone che probabilmente i campi di raccolta non sanno neanche dove si trovano. Questa è la seconda. La terza domanda riguarda il tema del rapporto tra domanda e offerta di lavoro, ed è la domanda che poi ho posto anche a chi è intervenuto prima di lei. Cosa ne pensa della proposta di istituire una banca dati presso i centri per l'impiego per garantire e rendere effettivo e certo l'incontro tra domanda e offerta di lavoro? Questa è una cosa che poi il caporale garantisce. Cosa ne pensa di uno strumento del genere al fine di prevenire e rafforzare l'attività di contrasto, in particolar modo garantendo alle aziende virtuose e sane di poter operare in un contesto che non sia di sfruttamento?
Vengo all'ultima domanda. Parlando del numero delle aziende iscritte all'interno della rete del lavoro agricolo di qualità, su 6.200 220 si sono iscritte. Lei giustamente diceva che è una situazione difficile anche sul piano generale. Io le do ragione. Non è che goda di buona salute l'andamento delle iscrizioni alla rete. A parte le osservazioni delle aziende, in quanto ente, in quanto struttura che ha un ruolo così importante all'interno di questa struttura, secondo lei, cosa dovrebbe fare oggi il legislatore per migliorare, per incentivare, per rafforzare e per dare un punto di riferimento all'interno delle attività che vengono portate avanti?
Grazie.
PRESIDENTE. Non abbiamo moltissimo tempo. Quello che non riusciamo a fare poi si integra per iscritto.
Ne approfitto per dire al dottor D'Arcangeli – prima mi sono dimenticata – di citare nelle relazioni qualche numero. Penso soprattutto alle attività di formazione che lei citava. Nelle relazioni, più che naturalmente gli elementi che ci avete fornito, vi chiedo se potete anche documentarli numericamente per capire di che cosa stiamo parlando, in rapporto naturalmente alla relazione che per esempio ci ha fatto la prefettura.
Do la parola al dottor Mauri per la replica.
MAURIZIO MAURI, Direttore INPS di Latina. Ringrazio l'onorevole Soumahoro per le domande che sono formulate da una persona competenze.
Rispondo alla prima domanda sul discorso dei lavoratori non dichiarati. All'interno dell'INPS noi abbiamo, in particolare all'INPS di Latina, un polo sull'agricoltura formato da persone molto esperte che vengono dall'ex SCAU e quindi sono in grado perfettamente di leggere i dati che sono riportati nelle banche dati.
Riscontriamo, come ho già accennato precedentemente, che ci sono soprattutto le aziende senza terra che costituiscono una zona abbastanza grigia su cui andare chiaramente ad effettuare dei controlli. Noi li facciamo, li proponiamo piuttosto spesso e soprattutto notiamo che la banca dati degli appalti che vengono commissionati a queste aziende, che dovrebbero essere comunicati dalle aziende stesse sia all'INPS e anche al FISLAS, è una banca dati totalmente carente. Anche lì bisognerebbe capire. Oltre ai controlli che fa l'INPS, esistono questi appalti che sono appalti non genuini, non dichiarati. Non è questo quello che prevede la normativa. La normativa prevede che una volta che un'azienda senza terra ha un appalto di lavoro lo deve comunicare e riportare correttamente nelle banche dati che vengono gestite da INPS e anche dal FISLAS.
Questo non avviene e noi su questo incentriamo gran parte dei nostri controlli. Infatti, anche per quanto riguarda l'azienda del povero lavoratore Satnam Singh, abbiamo riscontrato che era un'azienda senza terra. Si è verificato e noi avevamo chiesto dei controlli già da tempo, ma era in evidenza alla magistratura. Chiaramente si è verificato che c'erano poi dei lavoratori su appalti commissionati successivamente che non erano stati dichiarati all'INPS. Comunque, su questo l'attenzione è molto forte e vengono fatti assolutamente dei controlli.
Riprendo il discorso dei controlli. Come dicevo prima, le aziende agricole per potersi iscrivere all'INPS devono dichiarare un terreno. Il terreno di partenza se viene ampliato ci saranno delle comunicazioni successive. Noi, sulla base di questi terreni, di questi fondi che vengono dichiarati all'inizio poi andiamo a fare dei calcoli sulla base della coltura che è stata prevista per quel fondo, quanti lavoratori possono essere necessari e quindi direzionare i nostri controlli. Questo lo facciamo sempre.
Per quanto riguarda i controlli, c'è stata sempre l'emersione di qualcosa che non andava. I controlli, almeno per le aziende che facevano parte di quella tipologia di organizzazione, erano stati sempre dei controlli che hanno dato degli esiti piuttosto negativi.
L'altra domanda è quella del tavolo tecnico e della rete agricola di qualità. Noi ci siamo visti diverse volte e abbiamo rappresentato queste problematiche auspicando che poi possano concretizzarsi in qualche provvedimento maggiormente incisivo. Giustamente lei chiedeva cosa fare per migliorare questa situazione generale e quindi favorire l'iscrizione alla rete agricola di qualità. Come ho detto prima, sostanzialmente le aziende chiedono che ci possa essere un sistema di premialità. Visto che le aziende che si contraddistinguono proprio per il rispetto della legittimità si trovano poi a competere in un sistema di concorrenza sleale, chiaramente chiedono che ci possano essere dei vantaggi, più o meno dei piccoli vantaggi.
C'è lo sgravio contributivo, anche se mi dicono che è molto difficile da realizzare, il discorso della premialità dando un punteggio di favore e di vantaggio per coloro che sono iscritti alla rete agricola di qualità per quanto riguarda la partecipazione ai bandi della Comunità europea. Il terzo è quello della semplificazione amministrativa per quanto riguarda le pratiche che a volte sono abbastanza incagliate nel rinnovo dei permessi di soggiorno. Anche in quel caso, se magari c'è un discorso di velocizzazione di queste pratiche, sempre ovviamente nell'ambito della massima legalità, potrebbe essere un sistema, un meccanismo valido.
Certo, così la rete agricola si trova ad avere grandi difficoltà. Le aziende che abbiamo iscritto le abbiamo iscritte veramente con grandissima difficoltà e soprattutto non ponendo in essere quelle misure incisive che, invece, sono assolutamente necessarie. Sono misure incisive magari nell'ambito del mercato del lavoro, dell'economia, dell'inclusione e di tutto il resto.
Sta giocando un ruolo molto forte il discorso, come dicevo prima, della comunicazione. Queste aziende che noi abbiamo iscritto hanno aperto un canale di comunicazione proprio con noi. Ci vediamo più o meno con una certa regolarità. Lo scopo è quello di creare una fonte attrattiva per le aziende che non sono iscritte, perché ce ne sono tante altre che sono aziende, da quello che riscontriamo nelle banche dati, sanissime e quindi magari se potessero collaborare anche con noi sarebbe veramente un punto fondamentale nell'estendere proprio questa iscrizione e quindi nel diffondere questo discorso della legittimità.
Vengo al rapporto fra domanda e offerta di lavoro. Su questo vorrei portare un dato all'attenzione, che è un dato che poi ha una rilevanza di carattere nazionale. Per quanto riguarda il 2023, ma è un dato che parte da lontano, potrei dire per il 2022, 2021 eccetera, noi riscontriamo, per quanto riguarda la provincia di Latina, nascite pari a 4.000 bambini a fronte di 6.000 decessi. Se a questo noi aggiungiamo che circa mille persone, più o meno, ogni anno emigrano e sono sempre giovani dalle nostre rilevazioni dai 15 ai 34 anni, ci rendiamo conto che c'è difficoltà da parte delle aziende nel reperire manodopera, perché abbiamo un livello di nascite sempre più basso, decessi sempre più alti e anche una parte di migrazioni importanti, che sono soprattutto giovani acculturati, laureati, che vanno a cercare lavoro magari in altri posti.
Il problema dell'occupazione e del reperimento della manodopera è un problema fondamentale. Il fatto di porsi questa regolamentazione precisa, attenta, che tenga conto proprio delle peculiarità di tutte le parti in causa, e quindi l'incontro fra la domanda e offerta di lavoro, è sicuramente un aspetto fondamentale. Credo che anche su questo debba essere il legislatore ad evidenziare e a fare luce su alcuni temi.
Mi sembra di aver risposto a tutte le domande. Vi ringrazio ancora e non mi dilungo oltre, perché capisco che l'orario è abbastanza tardo.
PRESIDENTE. Purtroppo dobbiamo iniziare le votazioni.
Grazie a lei, dottor Mauri. Naturalmente torno a sollecitare quello che vi chiediamo, cioè i numeri nelle relazioni, nelle documentazioni scritte, che ci consentiranno di svolgere con più precisione il nostro filone d'indagine e consegnare agli organi legislativi ed esecutivi la strumentazione che riterremo adeguata.
Grazie per la vostra disponibilità. Buona giornata.
Dichiaro conclusa l'audizione.

La seduta termina alle 14.35.


fonte: Camera dei Deputati