XIX Legislatura

Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro pubblici e privati
Seguito dell'audizione di sindacati dei lavoratori agricoli e di associazioni datoriali di categoria degli agricoltori e dei coltivatori delle province di Latina e Frosinone

 

Resoconto stenografico

Seduta n. 17 di Mercoledì 24 luglio 2024
 


INDICE

Pubblicità dei lavori:
Gribaudo Chiara, Presidente
Seguito dell'audizione di sindacati dei lavoratori agricoli e di associazioni datoriali di categoria degli agricoltori e dei coltivatori delle province di Latina e Frosinone:
Gribaudo Chiara, Presidente
Miraglia Anna Maria, Direttore ITL di Latina
Gribaudo Chiara, Presidente
Angelillo Christian, Comandante provinciale dei Carabinieri
Gribaudo Chiara, Presidente
Miraglia Anna Maria, Direttore ITL di Latina
Gribaudo Chiara, Presidente
Kotb Islam, Segretario generale FAI CISL
Gribaudo Chiara, Presidente
Zanarella Luca, Presidente confederazione italiana agricoltori-CIA
Gribaudo Chiara, Presidente
Zanarella Luca, Presidente confederazione italiana agricoltori-CIA
Gribaudo Chiara, Presidente
Zanarella Luca, Presidente confederazione italiana agricoltori-CIA
Gribaudo Chiara, Presidente
Zanarella Luca, Presidente confederazione italiana agricoltori-CIA
Gribaudo Chiara, Presidente
Mari Francesco (AVS)
Soumahoro Aboubakar (Misto)
Coppo Marcello (FDI)
Gribaudo Chiara, Presidente
Kotb Islam, Segretario generale FAI CISL
Angelillo Christian, Comandante provinciale dei Carabinieri
Zanarella Luca, Presidente confederazione italiana agricoltori-CIA
Miraglia Anna Maria, Direttore ITL di Latina
Gribaudo Chiara, Presidente
 

Testo del resoconto stenografico

PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE
CHIARA GRIBAUDO
 

La seduta comincia alle 12.45

Sulla pubblicità dei lavori.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 13, comma 4, del Regolamento della Commissione, la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata mediante l'attivazione del sistema audiovisivo a circuito chiuso e la trasmissione diretta sulla web-tv della Camera dei deputati.

Seguito dell'audizione di sindacati dei lavoratori agricoli e di associazioni datoriali di categoria degli agricoltori e dei coltivatori delle province di Latina e Frosinone.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito dell'audizione di rappresentanti dei sindacati dei lavoratori agricoli e di associazioni datoriali di categoria degli agricoltori e dei coltivatori delle province di Latina e Frosinone, che saluto e ringrazio.
Seguono i nostri lavori e interverranno in videoconferenza Anna Maria Miraglia, direttore dell'ITL di Latina; Islam Kotb, segretario generale FAI CISL di Latina; Christian Angelillo, comandante provinciale dei carabinieri, che ringrazio; Luca Zanarella, presidente della Confederazione italiana agricoltori-CIA; Maurizio Mauri, direttore INPS di Latina.
Ricordo che la seduta si svolge nelle forme dell'audizione libera ed è aperta alla partecipazione da remoto degli auditi e dei componenti della Commissione d'inchiesta che non fossero presenti. I lavori potranno proseguire in forma segreta a richiesta dell'audito o dei colleghi. In tal caso, ovviamente, non sarà più consentita la partecipazione da remoto e verrà interrotta la trasmissione via streaming sulla web-tv.
Ringrazio nuovamente gli auditi per la presenza e raccomando loro di non superare i dieci minuti, per dare modo a tutti di intervenire compiutamente. Solo per auto-organizzarci, considerate che noi alle ore 11 dobbiamo essere in Aula, quindi cerchiamo di rispettare questi tempi.
Se siete d'accordo, procederei con l'ordine in cui vi ho nominati.
Do immediatamente la parola, ringraziandola ancora per la presenza, ad Anna Maria Miraglia.
[problemi di collegamento]
ANNA MARIA MIRAGLIA, Direttore ITL di Latina. [...] sia il contrasto del fenomeno del caporalato e dello sfruttamento della manodopera ai sensi dell'articolo 603 del codice penale, sia per la verifica dell'osservanza delle norme in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, ovviamente nel settore dell'agricoltura, là dove questo fenomeno è molto radicato e molto presente.
L'Ispettorato territoriale del lavoro di Latina ha coordinato...
PRESIDENTE. Mi scusi, dottoressa, la devo fermare perché non si capisce davvero niente. Mentre lei si ricollega, noi proseguiamo.
Passo la parola al comandante dei carabinieri, Christian Angelillo, che vedo collegato, ringraziandolo per la disponibilità.
CHRISTIAN ANGELILLO, Comandante provinciale dei Carabinieri. Signor presidente, la ringrazio. Buongiorno a tutti i presenti, onorevoli e anche rappresentanti delle Istituzioni che vedo in collegamento.
Desideravo soltanto, se mi è consentito, fare una breve sintesi delle attività svolte, sia sul piano investigativo che preventivo, e poi affrontare alcuni punti salienti emersi dallo svolgimento di queste attività, che possono essere utili per delle riflessioni più di carattere generale sul fenomeno.
I miei dati, le riflessioni dell'Arma dei carabinieri attengono esclusivamente all'attività di prevenzione e contrasto in termini di polizia. Partendo dal caso specifico oggetto della convocazione, richiamiamo in ultimo l'arresto, in esecuzione della misura cautelare, del signor Lovato Antonello, il titolare dell'azienda, per omicidio doloso, in relazione al mancato soccorso del cittadino indiano, lavoratore irregolare, Singh Satnam.
Al di là del provvedimento, è chiaro che sono ancora in corso altre attività investigative con la procura di Latina finalizzate all'identificazione, quasi terminata, degli altri lavoratori irregolari che erano presenti quel giorno, e non solo, presso quella stessa azienda.
Inoltre, sono in corso attività investigative anche in relazione all'identificazione degli altri soggetti responsabili dell'impiego di manodopera irregolare emersi sempre in questo contesto investigativo, come a voi già noto, alcuni dei quali emersi già in precedenti attività investigative condotte sempre con la procura di Latina da parte dell'Arma dei carabinieri, che hanno visto, tra i destinatari, molti imprenditori agricoli, sempre per illecito impiego di lavoratori irregolari in condizioni al di sotto delle soglie legali, sia in termini di orari che in termini di retribuzione. Parliamo di 16 imprenditori, tra cui anche il padre del Lovato Antonello, attualmente ristretto presso il carcere di Frosinone a seguito della misura cautelare.
Il dato che emerge con chiarezza è anche supportato da precedenti attività investigative condotte da un'altra articolazione dell'Arma dei carabinieri, che, secondo me, offre uno spaccato importante sul fenomeno. Nel maggio del 2021 il NAS dei carabinieri di Latina e Sabaudia esegue un'ordinanza di custodia cautelare, sempre con la procura di Latina, nei confronti di un medico, il quale rilasciava, per finalità non terapeutiche, in favore di cittadini di nazionalità indiana, numerose prescrizioni mediche a totale carico del servizio sanitario, per la dispensazione di un farmaco dopante per lenire le sofferenze dei lavoratori, allo scopo di renderli più resistenti durante i gravosi turni di lavoro esercitati nel settore agricolo.
Mi soffermo un attimo su questo dato investigativo, su questa emergenza investigativa, attualmente in fase dibattimentale, tra l'altro, perché in questo contesto emerge anche la volontà da parte degli stessi lavoratori, verosimilmente – anche se il dato non è comprovato – spinti dalla comunità indiana, ad assumere farmaci, al fine di diventare più competitivi in questo mercato del lavoro irregolare. Questo dato, secondo noi, è di estrema importanza perché offre un'ulteriore fotografia, un'ulteriore prospettiva, anche competitiva, interna alla stessa comunità indiana, in relazione alla volontà di trovare occupazione presso queste aziende agricole, addirittura acquistando in un mercato parallelo illegale, che vedeva in questo caso coinvolto un medico del Servizio sanitario nazionale, farmaci dopanti, che li rendevano, dunque, più competitivi in questo aberrante mercato.
Queste tre indagini rappresentano un po' il passato.
Posso fare menzione generica di altre attività investigative attualmente in corso, sempre sullo stesso fenomeno, che ci offrono un altro importante spaccato. Sostanzialmente, la possibilità di permanere sul territorio nazionale – sicuramente tutti quanti ne sono consapevoli – deriva non solo dalla possibilità di avere un rapporto di lavoro, ma anche dal certificare la possibilità di alloggiare, di avere un'abitazione in grado di ospitare le maestranze, i lavoratori stranieri. Al fine di ottenere il permesso di soggiorno, quindi, devono preventivamente dimostrare di avere un alloggio. Credo che questo sia previsto – se non ricordo male – dalla Bossi-Fini, ma anche dalle successive modifiche.
Abbiamo emergenze abbastanza attuali, direi attualissime, in relazione al fatto che gli stessi rappresentanti della comunità indiana che gestiscono agenzie immobiliari, in collusione, purtroppo, con pubblici dipendenti, certificano falsamente contratti di locazione in favore di soggetti stranieri, in particolare indiani, ma anche bengalesi, che desiderano fare ingresso in territorio nazionale o, comunque, ottenere permessi di soggiorno o proroghe.
Ripeto, questo è un dato coperto ancora da segreto, in quanto riguarda un'attività investigativa ancora in corso, che offre un altro spaccato dal quale emergono anche rappresentanti della stessa comunità indiana, titolari di società e di agenzie immobiliari protagoniste di questo mercato.
Un'altra attività investigativa, sempre attualmente in corso, evidenzia che anche nel settore della grande distribuzione o, meglio, quello delle attività dei centri commerciali non mancano assunzioni di manodopera irregolare straniera. Così come rileviamo un altro dato, sul quale ci riserviamo di effettuare più approfonditi controlli, che è quello dei lavoratori stagionali balneari, ovvero coloro i quali si occupano proprio materialmente, su tutte le nostre coste, di ritirare gli ombrelloni, soprattutto per quegli esercizi non destinatari di concessione, ma di cosiddette «autorizzazioni», ovvero quei chioschi posti sulle strade che noleggiano i lettini che devono essere ritirati la sera entro le ore 19, come da convenzioni stipulate con i rispettivi comuni, che sono responsabili di queste attività.
Queste evidenze empiriche – basta farsi una passeggiata al calar del sole – evidenziano sicuramente impieghi di manodopera indiana nello specifico settore, da verificare se, anche in questo caso, regolare o irregolare, tema, secondo noi, alquanto interessante.
Sul piano preventivo, voglio evidenziare che già ben prima – come già ha accennato, con quelle poche parole che ho sentito, la dottoressa – di questo evento erano state avviate campagne specifiche, come quella del settembre-ottobre scorso da parte dell'Ispettorato del lavoro, congiuntamente alla componente carabinieri Tutela lavoro. Dal 31 maggio 2024 avevamo già autonomamente, con il gruppo Tutela lavoro di Roma, avviato dei controlli nei confronti delle aziende agricole, in particolare tra Fondi e Latina, rilevando, anche lì, numerose irregolarità nello stesso senso.
Anche dopo l'evento, inevitabilmente sono stati intensificati i controlli preventivi, sono stati trovati lavoratori bengalesi in alcune imprese agricole tra Latina e Pontinia che, in questo caso, e costituisce, per fortuna, almeno ad oggi, un'eccezione, erano effettivamente alloggiati anche in manufatti abusivi adibiti a cucina e dormitorio dentro due roulotte all'interno degli stessi campi. Questo avviene tra Pontinia e Latina.
Sempre sul piano preventivo, e concludo la fase preventiva, oltre ad aver svolto controlli con i vari organi ed enti deputati al controllo (non solo l'Ispettorato del lavoro, ma la scorsa settimana e anche oggi sono in corso controlli con l'INPS), sono state avviate anche delle campagne da parte del Comando generale per formare l'organizzazione territoriale dell'Arma dei carabinieri a effettuare anche i minimi controlli in agricoltura, in modo tale da rendere più capillare l'azione di controllo e non limitarla esclusivamente ai reparti speciali. Riteniamo che anche questa iniziativa sia estremamente premiante e che possa rafforzare quantomeno l'azione di deterrenza sul territorio.
Se mi è consentito, dopo questi due cenni sulle attività investigative e sulle attività preventive, che in questo momento sono intense, ma non riteniamo possano essere sicuramente risolutive del problema, evidenziamo in tutte le attività questioni che ricorrono e si ripetono nel tempo, che evidenziano, quindi, specifiche patologie di sistema. Come già avevo avuto modo di accennare informalmente durante la vostra visita qui, presso la prefettura di Latina, e poi presso la vedova di Singh Satnam, riteniamo che il mercato, la tratta connessa all'immissione di manodopera straniera irregolare nel nostro Paese avvenga attraverso principalmente, almeno per quanto riguarda la comunità indiana, un aggiramento del cosiddetto «decreto flussi», attraverso – come dicevo – delle false assunzioni attestate da imprese compiacenti, a fronte delle quali i cittadini stranieri versano alla catena di tratta, nonché alle stesse imprese, importanti cifre che consentono loro di accedere sul territorio nazionale. A questo si affianca anche, come già menzionato, la falsa attestazione di posizioni alloggiative, che in alcuni casi – come già ho detto – vedono addirittura coinvolti rappresentanti delle stesse comunità. Un aggiramento del «decreto flussi», quindi, che consente un ingresso regolare stagionale, che nel caso di Satnam Singh è avvenuto, se non sbaglio, nel 2016 ed è durato nove mesi. Il primo mese ci è risultato un rapporto di lavoro con un'impresa agricola della Basilicata, successivamente rileviamo uno spostamento di questo lavoratore stagionale presso un'impresa agricola dell'Agro Pontino, in particolare del comune di Pontinia, per poi abbracciare una sorta di clandestinità dopo i nove mesi, in cui immaginiamo – non ne abbiamo evidenti certezze - che la comunità indiana prenda in carico questi irregolari, li collochi presso strutture alloggiative, offra loro un sostegno sociale e, inoltre, si occupi del posizionamento del lavoratore presso le imprese agricole che ne fanno richiesta, anche attraverso l'utilizzo di social network e – ripeto – di formali società di intermediazione intestate spesso anche agli stessi indiani o, comunque, a soggetti stranieri.
Dei corrispettivi ho parlato. Un altro dato, secondo noi abbastanza importante, è che noi non registriamo alcun tipo di denunce da parte dei cittadini stranieri, se non in occasioni incidentali, come quello sull'infortunio sul lavoro avvenuto presso l'impresa del Lovato. Le uniche forme di denuncia da parte della comunità indiana in cui rileviamo un trend crescente attengono alla violenza di genere. Questo è già un dato che ci conforta. Qualche denuncia da parte di donne maltrattate all'interno della stessa comunità inizia a pervenire.
Un altro aspetto essenziale che rileviamo è una maggiore incidenza dell'impiego di manodopera irregolare all'interno di quei comuni o di quelle aree non destinatarie di sostegni alla contribuzione. Non a caso, quindi, per darvi un esempio, i comuni di Latina, Aprilia e Cisterna non sono destinatari di agevolazioni contributive, mentre nei vicini paesi, iniziando da Sabaudia e finendo a Formia, rileviamo presenze di agevolazioni contributive, seppur in diversa misura e in relazione anche alle condizioni, immagino, morfologiche del territorio e alla storia economica di quel territorio.
Il dato che, secondo noi, merita una particolare riflessione, tornando al tema dell'assenza delle denunce, come anche testimoniato dai colloqui che in questi giorni abbiamo avuto con i rappresentanti delle varie associazioni sindacali, è che anche gli stessi rappresentanti di associazioni sindacali accompagnano i lavoratori irregolari frequentemente presso gli Ispettorati del lavoro per avviare procedure conciliative, come previsto, tra l'altro, dalla legge. Qual è il problema? Il problema è che molto spesso questi casi in cui, ad esempio, il datore di lavoro non ha pagato o non ha pienamente rispettato il rapporto di lavoro, qualora questo ci sia, ma anche qualora questo non ci sia, determinano forme conciliative, ovvero di estinzione del reato della singola fattispecie. Riteniamo, però, che questi possano essere elementi, indici di anomalia di un fenomeno ben più complesso, che va anche oltre il singolo fatto registrato. Questo rivolgersi esclusivamente all'Ispettorato e non alle forze di polizia crea inevitabilmente una frammentazione dell'informazione.
Riteniamo, anche con il parere concorde del procuratore della Repubblica, che si possa immaginare di arrivare alla stipula di un protocollo generale anche tra tutti gli attori, affinché ci sia una piena circolazione delle informazioni, che consenta, come nel caso delle attività investigative avviate, che – ripeto – sono state avviate e sono partite da eventi che nulla avevano a che fare con lo sfruttamento irregolare del lavoro... Questo è il dato che fa riflettere. Sono state tutte attività investigative incidentali. Noi potremmo, attraverso un maggiore ricorso al rapporto con le forze di polizia e con la procura, anche nei casi in cui è prevista la conciliazione, forse avere un quadro informativo più ampio che possa consentire l'avvio di più strutturate attività investigative, che vadano a incidere anche sul fenomeno della tratta. Come potete ben immaginare, avendo implicazioni internazionali, deve costruirsi sulla base di dati oggettivi molto forti e soprattutto unitari di sistema.
Non dimentichiamo – e ripropongo anche un altro tema – che la comunità Sikh, quella presente qui nella provincia di Latina, è una comunità i cui leader intanto sono economicamente abbastanza forti e incidenti, nel senso che riescono a condizionare le scelte non solo dei singoli, ma della comunità stessa, e questo è un dato che emerge, seppur con delle spaccature, che recentemente si sono anche riposizionate.
Ricordo che la causa indipendentista della popolazione Sikh verso lo Stato del Khalistan è un dato, anche di geopolitica, interessante. Non escludiamo - pur non avendo evidenze – che la comunità Sikh indiana, che riceve degli oboli, dei pagamenti, dei versamenti dai lavoratori che impiega anche irregolarmente, possa - ripeto, non abbiamo evidenze – anche andare a sostenere la causa indipendentista verso lo Stato centrale. Immaginate il perché della necessità di avere un quadro informativo unitario che ci consenta di costruire, ricostruire e chiarire tutte queste dinamiche che, viste da prospettive diverse, offrono scenari interessanti da approfondire, temi di approfondimento.
Spero di essere rimasto nei dieci minuti che mi avevate concesso.
PRESIDENTE. Non proprio, comandante, ma è stato molto interessante. Del resto, avevamo già avuto un primo rapido confronto a Latina. In realtà, la ringrazio perché anche quest'oggi ci fornisce elementi e spunti di riflessione molto importanti, molto utili. La ringrazio molto.
Le chiedo se può rimanere ancora un po' con noi. Facciamo il giro degli auditi e poi passiamo ad alcune domande. Se, invece, ha necessità di assentarsi, ce lo faccia sapere, così chiedo ai colleghi se hanno domande specifiche da rivolgerle. Non voglio sottrarla troppo al suo lavoro. Se ci fa sapere, attraverso la segreteria, quando deve staccare, eventualmente interveniamo.
Ora do la parola alla dottoressa Anna Maria Miraglia, alla quale chiedo di stare nei dieci minuti.
ANNA MARIA MIRAGLIA, Direttore ITL di Latina. Signor presidente, la ringrazio.
Io posso parlare più che altro del fenomeno del caporalato. Con riferimento all'impresa Lovato, noi siamo venuti a conoscenza dell'evento soltanto tramite gli organi di stampa. Successivamente ci è stata data la relazione dalla ASL rispetto alla morte del lavoratore Singh Satnam. D'ufficio, appena ricevuta la relazione della ASL, abbiamo adottato il provvedimento di sospensione dell'attività lavorativa. Con la presenza di due lavoratori, Singh Satnam e la moglie Soni, potevamo procedere alla sospensione dell'attività lavorativa, e così abbiamo fatto.
Sono venuti, poi, il lunedì successivo e hanno revocato il provvedimento di sospensione, dando prova del pagamento della sanzione. Secondo la normativa, il pagamento dell'acconto consente la possibilità di revoca. Abbiamo, quindi, provveduto alla sospensione. Questo per quanto riguarda il momento in cui siamo potuti intervenire con riferimento all'infortunio mortale accorso al signor Singh Satnam.
Relativamente al caporalato, Latina ha coordinato svariate campagne, sia aderendo a vigilanze speciali, come «ALT Caporalato DUE», sia a vigilanze straordinarie, nazionali e locali, sia in maniera autonoma. Con riferimento al periodo 2021-2023, ha aderito al progetto «ALT Caporalato» e ha coordinato una serie di attività ispettive nei confronti, nel 2021, di 74 aziende agricole, sottoponendo a verifica 719 posizioni lavorative, nell'ambito delle quali sono stati tutelati 143 lavoratori nei cui confronti sono state accertate condotte illecite dei datori di lavoro a vario titolo. 42 lavoratori, tutti extracomunitari, sono stati riconosciuti vittime del fenomeno del Caporalato e sfruttamento del lavoro. 6 datori di lavoro sono stati deferiti all'autorità giudiziaria di Latina, ex articolo 603-bis del Codice penale.
Per 7 lavoratori è stato verificato l'irregolare impiego, in quanto privi di permesso di soggiorno e per 11 aziende si è proceduto alla sospensione dell'attività imprenditoriale per l'occupazione di 33 lavoratori completamente in nero. È stata fatta una successiva campagna, sempre di vigilanza speciale, anche qui «ALT Caporalato DUE», organizzata dall'Ispettorato di Latina. Sono state sottoposte a ispezione 40 attività imprenditoriali, sempre in agricoltura. Anche in questo caso, sono state verificate circa 213 posizioni lavorative, più del 50 per cento relative a cittadini extracomunitari. Sono stati tutelati 25 lavoratori, che a vario titolo hanno ricevuto tutele. 10 lavoratori erano stati impiegati irregolarmente e privi di permesso di soggiorno. Per 7 aziende c'è stata la sospensione dell'attività imprenditoriale, perché hanno impiegato 22 lavoratori completamente in nero. Questo per quanto riguarda i progetti speciali.
Al di fuori dei progetti, sempre nello stesso periodo, sono state avviate in autonomia dall'ITL di Latina altre iniziative al caporalato, che hanno portato a tutelare complessivamente 606 lavoratori vittime di caporalato e sfruttamento.
Sommando insieme «ALT Caporalato» e attività nostra, in questo periodo, complessivamente, sono state ispezionate 216 aziende agricole, sono state verificate 1.556 posizioni lavorative e tutelati 1.266 lavoratori, di cui 648 vittime di Caporalato e sfruttamento del lavoro.
Solo per dare contezza dell'ultimo periodo in cui abbiamo fatto vigilanze straordinarie in agricoltura, l'ultimo mese, tra maggio e luglio, una il 31 maggio, l'altra il 27 giugno e l'altra ancora il 3 luglio, la prima fatta con il Comando carabinieri per la tutela del lavoro, abbiamo ispezionato 9 aziende agricole, 2 sospese per lavoro nero e mancata redazione del documento di valutazione dei rischi e 8 sanzionate per violazioni in materia di sicurezza.
Poi c'è stata la vigilanza con la questura di Latina, sempre una vigilanza straordinaria. Anche in quel caso, l'azienda ispezionata è stata oggetto di attività info-investigativa precedente all'attività vera e propria, quindi questa azienda ha portato alla sospensione dell'attività lavorativa, in quanto sono stati trovati due lavoratori completamente in nero, extracomunitari e privi di permesso di soggiorno.
Nell'ultima vigilanza straordinaria condotta, che risale al 3 luglio scorso, anche se ne è in atto una oggi, sono state ispezionate sette aziende agricole, di cui sei sono state sanzionate per violazioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro e una è oggetto di delega di indagine della procura per infortunio di un lavoratore extracomunitario, anch'egli privo di permesso di soggiorno.
Riassumendo, in questo ultimo mese sono state ispezionate diciotto aziende agricole e tutte e diciotto sono risultate irregolari, quindi con un tasso di irregolarità pari al 100 per cento. Dal 1 gennaio al 30 giugno di quest'anno sono state ispezionate 651 attività imprenditoriali, con un tasso di irregolarità quasi al 90 per cento. Però, in questo caso le ispezioni hanno riguardato tutti i settori, non soltanto quello agricolo. Questo denota che il tasso di irregolarità nell'ambito delle attività imprenditoriali con riferimento al territorio di Latina purtroppo è molto elevato.
Oggi, come vi dicevo, è in atto un'altra vigilanza speciale, anch'essa coordinata dall'Ispettorato del lavoro, laddove sono stati messi insieme undici gruppi nell'ambito dell'intera provincia di Latina. Chiaramente, essendo un'operazione tuttora in corso, non posso condividerne con voi i dati. Ovviamente sono presenti il Comando dei carabinieri per la tutela del lavoro di Roma, l'Ispettorato del lavoro sezione di Latina, i nostri ispettori e anche alcuni ispettori provenienti da Roma e da Frosinone. Quindi, sul territorio ci siamo, e ci siamo sia con attività ordinaria e straordinaria sia con progetti speciali.
Consentitemi, adesso, di esprimere una considerazione personale in merito al problema. Considerato che ho svolto anche attività per la gestione dei flussi migratori prima di arrivare qui a Latina, vorrei porre particolare accento su una questione che penso possa interessare la Commissione, ovvero l'integrazione riferita alla lingua. Gli immigrati molto spesso danno origine a comunità chiuse, si affidano al caporale della stessa nazionalità o anche italiano, con cui in un modo o nell'altro si fanno capire. Però, l'ambiente è chiuso, per cui hanno difficoltà a interagire con il territorio e, quindi, a denunciare. Molto spesso si devono affidare all'uno o all'altro soggetto, che purtroppo non sono soggetti raccomandabili. In passato sono state realizzate delle brochure, tradotte anche in dialetti indiani o del Bangladesh, oltre alle lingue tradizionali (inglese, francese eccetera) però questa misura non ha sortito l'effetto voluto. Quindi, bisognerebbe aiutarli in maniera tale da far comprendere loro la lingua, in maniera tale che con la comprensione della lingua possano evitare di subire situazioni particolari che, per certi versi, li portano anche a una forma di sottomissione.
Questo è ciò che posso condividere con voi relativamente al fenomeno del caporalato. Spero di aver rispettato i tempi.
PRESIDENTE. Grazie. Ha certamente rispettato i tempi, successivamente ci saranno le nostre domande.
Do la parola a Islam Kotb, segretario generale FAI CISL di Latina. Anche a lei chiedo di stare nei dieci minuti.
ISLAM KOTB, Segretario generale FAI CISL. Grazie, onorevole, per questi momenti di interscambio. Ringrazio tutta la Commissione, perché gli appuntamenti di interscambio come questi devono essere continui e duraturi, non solo a spot.
Parto proprio seguendo i punti sollevati dal colonnello Angelillo e dalla dottoressa Miraglia e faccio subito questa riflessione. Vedendo che sono anni che combattiamo contro il caporalato e lo sfruttamento, vedendo che abbiamo fatto una miriade di protocolli e di leggi, perché ci sono leggi e contratti, che però purtroppo – questo bisogna dirselo – non vengono attuati nella loro interezza – questo è il problema – bisogna cominciare a dire che questa è responsabilità di tutti. Bisogna anche assumersi queste responsabilità.
Dove bisogna far capire che la responsabilità è di tutti è proprio negli attori protagonisti citati prima dal colonnello Angelillo: associazioni datoriali da una parte, organizzazioni sindacali che rappresentano i lavoratori dall'altra. Proprio da lì, insieme alle istituzioni, in sinergia è arrivato il momento di dire basta e agire veramente, ma non a spot, purtroppo come spesso avviene a seguito di un dramma, deve essere un lavoro continuo per comprendere dove possiamo intervenire e cosa non ha funzionato. Dove possiamo intervenire, come ho avuto modo di ripetere anche in altri contesti, la casa comune dove poter responsabilizzare gli attori protagonisti a Latina potrebbe essere l'ente bilaterale di settore, il FISLAS (Fondo indennità salariati lavoratori agricoli subordinati). Ricordo che dentro il FISLAS ci sono le associazioni datoriali da una parte, le organizzazioni sindacali dall'altra. Già si fa tanto all'interno del FISLAS ma, siccome la responsabilizzazione su certi temi non è mai arrivata, io mi permetto di dire che è arrivato il momento di accelerare e responsabilizzare ulteriormente il sistema della bilateralità territoriale. Responsabilizzarlo in quali temi? Proprio nei temi che sono stati citati nei precedenti interventi.
Intanto c'è un tema davvero macroscopico, quello della domanda e dell'offerta di lavoro. Lì si è creata una terra di mezzo che è satura di caporali e sfruttatori. È così. L'ha detto benissimo anche la dottoressa Miraglia: gli oltre seicento controlli che sono avvenuti non hanno riguardato solo il comparto agricolo, ma tutti i settori. È un male comune. Quindi, occorre intervenire lì. Ma come si può intervenire lì? Appunto, gli enti bilaterali, che ad oggi sono formati da queste associazioni datoriali e organizzazioni sindacali, in sinergia con i centri per l'impiego e con le istituzioni devono cominciare a mettere mano a questa terra di mezzo. D'altronde, i dati già ci sono all'interno dell'ente. Se le istituzioni qui presenti in sinergia cominciassero a interscambiare questi dati e a creare, come è già avvenuto sul territorio di Verona, una banca dati condivisa, in cui veramente si cominciano a indirizzare le persone che cessano un rapporto di lavoro in questo ente bilaterale e a gestire questa terra di mezzo realmente, con i fatti.
Il secondo tema, che si potrebbe affrontare sempre all'interno dell'ente bilaterale, è la formazione. L'ha detto sempre la dottoressa Miraglia, una questione annosa è la mancanza di conoscenza della lingua italiana. Lo diceva anche il nostro segretario confederale della CISL. È come se qui venissero persone sordomute, purtroppo, che spesso si affidano a soggetti, come diceva prima il colonnello Angelillo, che in ambito di traduzione, in ambito di comunicazione dei loro diritti e delle loro tutele spesso fanno passare messaggi molto deviati o, comunque, non corrispondenti alla realtà. È proprio lì, sempre all'interno dell'ente bilaterale, che è già una macchina attiva, responsabilizzandolo ancora di più, che in sinergia con tutte le istituzioni dovremmo mettere in campo un sistema di formazione continua di quei lavoratori, dimodoché anche nell'interscambio tra domanda e offerta di lavoro, nei periodi di fermo (chiamiamoli così) possano continuare ad avere una formazione che porti a cancellare questi gap, anche quello della mancanza di conoscenza della lingua italiana.
Un altro tema riguarda la salute e la sicurezza. Vogliamo cominciare a fare una campagna seria e duratura nei confronti di queste lavoratrici e di questi lavoratori? Allora, anche lì dobbiamo intervenire tutti perché – lo ribadisco – i messaggi non vengono passati in maniera adeguata.
Un altro tema è quello dei trasporti. Questo è un altro male che non abbiamo ancora risolto. Sono nati tanti protocolli, non ultimo quello della regione Lazio, però pure lì c'è stata un'anomalia nel non parlarsi prima di far partire questi protocolli. Ad esempio, nella mappatura prevista dai protocolli siglati con il COTRAL e le altre società di trasporto sono stati presi come punti di riferimento in cui i lavoratori andavano a lavorare le sedi legali di queste aziende. Peccato che queste aziende agricole, come ben sapete, hanno le sedi legali in determinati posti e le sedi operative in altri ben lontani, luoghi difficilmente accessibili con i mezzi pubblici. Quindi, anche lì – lo ribadisco per la terza volta – occorre operare all'interno dell'ente bilaterale. Perché le organizzazioni datoriali e le associazioni sindacali non cominciano a fare una progettazione seria in sinergia con le istituzioni all'interno dell'ente bilaterale? Perché non cominciamo a darci dei tempi? È importante il fattore temporale. D'altronde, le cose non possono più andare avanti in questo modo. Adesso è avvenuto il dramma ne parliamo e tra poco ritorna il silenzio tombale. Questo non può essere accettato.
Arrivo all'ultimo tema, a mio avviso il più importante di tutti: rendere visibili gli invisibili. L'abbiamo detto e lo continuiamo a ribadire, diversi osservatori hanno diffuso alcuni numeri in queste giornate, penso ad esempio al numero dei 400 mila invisibili, che si sono generati un po' a seguito del «decreto flussi», un po' a seguito della legge Bossi-Fini, un po' a seguito di entrate completamente illegali. Comunque, di fatto ci sono 400 mila invisibili sul nostro territorio nazionale, di cui 250 mila si ipotizza siano già finiti, purtroppo, in questa rete di sfruttamento e caporalato.
Detto questo, vogliamo intervenire immediatamente? Abbiamo il coraggio di dire che il «decreto flussi» non può più andare avanti così com'è, perché ogni anno genera un numero sempre maggiore di persone invisibili? Vogliamo dire che occorre fare un piano serio e reale di regolarizzazione di queste persone? Badate bene, non regolarizzazione, come qualcuno sta già dicendo, a tempo indeterminato, assolutamente. Siamo consapevoli della delicatezza di questi temi. Noi parliamo di una regolarizzazione temporanea, con un permesso di soggiorno temporaneo che permetta a tutte le parti coinvolte, istituzioni comprese, di controllare e gestire queste persone, proprio per evitare di lasciarle sole in quella terra di mezzo piena di caporali e sfruttatori. Il «decreto flussi» e la legge Bossi-Fini dobbiamo avere il coraggio di superarli perché, finché non renderemo visibili queste persone, potremo dirci di tutto, potremo fare di tutto, protocolli, contratti e via elencando, se rimarranno nell'invisibilità non potremo mai applicare niente di quello che diciamo. Quindi, questa per noi è una priorità assoluta.
PRESIDENTE. Grazie molte per il contributo.
Do la parola a Luca Zanarella, presidente della Confederazione italiana agricoltori.
LUCA ZANARELLA, Presidente confederazione italiana agricoltori-CIA. Buongiorno a tutti. Mi sentite?
PRESIDENTE. Sì, la sentiamo, però purtroppo la vediamo come un'ombra. Comunque, la ascoltiamo con attenzione.
LUCA ZANARELLA, Presidente confederazione italiana agricoltori-CIA. Mi scuso, presidente, ma non sono riuscito a collegarmi come partecipante, soltanto come ospite.
PRESIDENTE. Questo non è un problema. Vediamo solo la sua ombra perché è in controluce, tutto qua, però la ascoltiamo.
LUCA ZANARELLA, Presidente confederazione italiana agricoltori-CIA. Se volete mi sposto.
PRESIDENTE. No, non si preoccupi. L'importante per noi è quello che dice.
LUCA ZANARELLA, Presidente confederazione italiana agricoltori-CIA. È scontato che ci troviamo sul banco degli imputati, io in particolare in qualità di presidente di un'associazione datoriale. Ho avuto una prima impressione a seguito del caso Satnam Singh. Noi rappresentiamo piccole, medie e grandi aziende, però la stragrande maggioranza delle nostre aziende sono piccole, e generalmente lavoriamo a contatto con i dipendenti di queste aziende, lavoriamo nello stesso posto di lavoro, facciamo colazione insieme, pranziamo insieme durante le giornate lavorative, e si stabilisce in qualche misura una solidarietà tra lavoratori, perché siamo sullo stesso campo, facciamo lo stesso lavoro, raccogliamo gli stessi kiwi, gli stessi pomodori, e la cosa che è successa è stata davvero terribile. Quando ne parlo mi vengono ancora i brividi. Ebbene, purtroppo questa forma di solidarietà è letteralmente saltata. Del resto, come diceva prima il colonnello Angelillo, è stato un atto di omicidio. Sono pienamente d'accordo, perché non c'è stata una minima forma di solidarietà tra le due parti. Questa è una mia impressione, che ci tenevo a comunicarvela.
Per quanto riguarda le nostre associazioni, noi abbiamo tutti gli interessi affinché il lavoro nero emerga, appunto per contrastare il fenomeno del caporalato, perché abbiamo tecnici e impiegati che sono addetti alla sicurezza e si occupano della regolarizzazione e della formazione di queste persone. Tutti i nostri uffici sono strutturati in questo senso. Quindi, abbiamo, oltre che il dovere, anche l'interesse a fare una cosa del genere.
Prima la dottoressa Miraglia parlava addirittura di un tasso di irregolarità pari al 100 per cento del personale delle nostre aziende. Però, perdonatemi, io devo difendere queste aziende, quantomeno per il ruolo istituzionale che ricopro. La provincia di Latina è una provincia ricchissima da questo punto di vista, è tra le prime province in Italia per produzione e PIL nel settore agricolo. Ma quanto di questa ricchezza rimane alle aziende? Perché c'è questo 100 per cento di irregolarità? Sono tutti quanti dei malfattori? Non voglio usare termini peggiori. Vi posso garantire – questo è un dato di fatto – che tutte le aziende sono in sofferenza. Queste aziende producono ricchezza, ma questa ricchezza non permane nel territorio. È colpa della grande distribuzione, dal momento che non riusciamo minimamente a fare il prezzo dei nostri prodotti.
Le nostre sono le uniche aziende che non riescono a fare il prezzo dei loro prodotti, questo perché il prezzo viene imposto da altri soggetti. Non so se rendo l'idea.
Condanno fermamente quello che è successo. Come associazione abbiamo condannato in primis quello che è successo e abbiamo partecipato a tutti gli eventi che ci sono stati in provincia di Latina. Siamo convintissimi che questo soggetto che ha compiuto questo gesto è un omicida. Detto ciò, riconsideriamo le parole del dottore Islam Kotb sui 400 mila invisibili. Peraltro, questo continuiamo a dirlo anche noi.
Le nostre aziende, nel momento in cui vogliono regolarizzare determinati soggetti stagionali, si trovano davanti persone che non hanno i documenti in regola, per cui non possono essere regolarizzate. Magari l'azienda si trova proprio nell'atto di una raccolta importante e si vede costretta a fare uso di determinate persone pur non essendo regolari. Io sono d'accordissimo con il dottor Kotb: ci sono 400 mila invisibili, tantissimi lavoratori che non hanno diritto alla domanda di conversione. Le aziende mi chiedono, invece di continuare con il sistema dei flussi, di aumentare queste domande di conversione. Sostanzialmente questi lavoratori, questi braccianti, scaduto il permesso di soggiorno, scaduto il permesso lavorativo, non ritornano nei propri luoghi di origine, continuano a permanere nel territorio di Latina, ma sono a tutti gli effetti degli irregolari. Quindi, sono d'accordissimo con l'ipotesi di cooperare con l'ente bilaterale, con la FISLAS, di creare momenti in cui le aziende datoriali e i sindacati si incontrano regolarmente. Insomma, cerchiamo di rendere visibili e di regolarizzare questi 400 mila soggetti. Ce lo chiedono le aziende.
Grazie.
PRESIDENTE. Grazie a lei. Ovviamente, chiediamo anche a lei di aspettare per il giro di domande.
Darei la parola a Maurizio Mauri, direttore dell'INPS di Latina, ma non lo vedo collegato e non lo sentiamo. Nel frattempo, direi di iniziare con gli interventi, non solo perché non vogliamo abusare del vostro tempo, ma anche perché abbiamo l'Aula.
Nel ringraziare gli auditi che sono intervenuti, vorrei esprimere alcune brevi considerazioni. La prima considerazione è rivolta soprattutto alla dottoressa Miraglia, ma in generale a tutti coloro che abbiamo sentito oggi. Premetto che ci farebbe piacere ricevere una memoria scritta anche dell'intervento che avete fatto quest'oggi, sarebbe utile anche ai fini della documentazione della nostra inchiesta. Naturalmente la seduta odierna è registrata, ma credo sia importante. La dottoressa Miraglia ci ha fornito una serie di dati, rispetto a cui, però, ci servono anche delle valutazioni e delle comparazioni, un raffronto che ci aiuti a comprendere meglio. È certamente utile avere un'idea di quante sono state le ispezioni fatte, ma ci serve il quadro complessivo anche per ragionare – lo dico a lei, dottoressa Miraglia, ma anche al comandante Angelillo e a tutte le persone che fanno parte dell'apparato dello Stato e che seguono il tema della sicurezza e, quindi, dell'ispezione – su un grande tema di cui oggi non abbiamo discusso, ovverosia la carenza strutturale del personale a vario titolo nelle forze dell'ordine, nei vari Ispettorati territoriali del lavoro e nell'Ispettorato nazionale del lavoro, insomma nella «filiera del controllo», su cui serve effettivamente un investimento maggiore di personale. Su questo naturalmente mi piacerebbe sentire la vostra opinione.
Una seconda considerazione rapidissima, per non togliere troppo spazio ai colleghi. Avete toccato il tema del «decreto flussi» e della legge Bossi-Fini. Certamente questa è una legge molto vecchia e superata dalla storia, che indubbiamente crea ingiustizie, quindi andrebbe superata. Personalmente, invece, ritengo che il «decreto flussi» sia un nodo fondamentale anche per le questioni connesse non solo al tema del lavoro, ma anche della tratta. A tal riguardo, ringrazio il comandante Angelillo per aver portato questo tema, perché alla fine c'è anche questo tipo di connessione. C'è il tema dei trasporti, c'è il tema dell'abitazione, purtroppo c'è anche il tema della tratta degli esseri umani. Ebbene, su questi temi e anche rispetto al fenomeno delle denunce di violenza di genere le chiedo se può darci qualche dato in più. Mi piacerebbe approfondire anche questo elemento, che è connesso al lavoro che stiamo facendo.
Con riferimento alla richiesta di investimento sugli enti bilaterali, che può essere una chiave interessante, chiederei al rappresentante della CISL se ci può illustrare meglio il protocollo che viene utilizzato a Verona. È un elemento che mi piacerebbe approfondire, per cui le chiedo se può darci una mano in tal senso, naturalmente insieme agli uffici.
Nelle scorse audizioni abbiamo sentito che la regione Lazio aveva istituito un osservatorio regionale su questi fenomeni, ma mi pare di aver colto che è stato sospeso. Vi chiedo, quindi, se non sia uno strumento in più da riutilizzare, soprattutto vista la fase attuale.
Chiudo con una rassicurazione al rappresentante della CIA. Non c'è dubbio che ci sono tanti imprenditori perbene e sicuramente bisogna riuscire a mettere in relazione i mondi, ma il tema che mi pare evidente è che forse anche in queste discussioni, più che parlare di difesa dell'italianità o del made in Italy, visto che il mondo va avanti, forse dovremmo capire come introdurre un elemento su un giusto prezzo, in maniera tale da aprire questa discussione, se si vuole fare qualcosa di più che una semplice propaganda a difesa del made in Italy.
Do la parola ai colleghi che intendono intervenire per porre quesiti o formulare osservazioni.
FRANCESCO MARI. Mi unisco innanzitutto ai ringraziamenti rivolti ai nostri auditi dalla presidente. Siamo stati anche sul posto, quindi una serie di informazioni le abbiamo già acquisite, ma anche queste audizioni di questa mattina sono particolarmente utili per capire meglio l'intera questione.
Abbiamo verificato che c'è tutta un'attività investigativa, che non parte adesso, non è partita dopo l'omicidio, ma che ovviamente è una costante nell'attività delle forze dell'ordine e dei soggetti preposti alla vigilanza. Tuttavia, vorrei porre una prima questione, che credo sia già stata accennata dalla presidente. I dati che emergono dalle ispezioni degli ultimi mesi, quelle successive al fatto, ma non solo, ci restituiscono numeri impressionanti. Un tasso di irregolarità tra il 90 e il 100 per cento è un dato particolarmente significativo. Ebbene, poiché dall'attività ispettiva emerge un tasso di irregolarità complessivo, che però può essere riferito alla sicurezza del lavoro, alla regolarità contributiva o ai rapporti di lavoro, la prima cosa che vorrei capire è se da questa attività ispettiva – so già che è particolarmente difficile, soprattutto in agricoltura, perché non siamo in un cantiere, che si entra, si chiude e si vede quanti sono i lavoratori irregolari, in agricoltura è molto più complicato – si può avere un'idea del numero di lavoratori irregolari, perché questo è un altro fatto.
L'incidenza del lavoro irregolare dentro un'attività imprenditoriale, che è valutata irregolare per una serie di fattori, a noi interessa capirlo.
Dico questo perché – e vengo alle altre questioni che sono state sollevate – noi che non stiamo sul posto, che non ci rendiamo conto adeguatamente della complessità del problema, forse abbiamo anche il dovere di essere più duri. Abbiamo un sistema produttivo che si regge sostanzialmente su imprese che sono tra il 90 e il 100 per cento irregolari. Io mi permetto di dire che quella forse non è una terra di mezzo, non stiamo in una zona grigia. Stiamo su un'economia che è, sostanzialmente, in gran parte irregolare.
Lo Stato io penso che si debba occupare con un'attenzione e anche con un'energia che bisogna trovare. Capisco le considerazioni fatte dal sindacato, come quelle fatte dalla CIA, dalle organizzazioni datoriali che sicuramente e giustamente ci dicono anche di imprese di imprese sane, però se c'è una mosca bianca dentro un nido di mosche tutto nere la cosa finisce con il significare poco, almeno per le Istituzioni.
Ripeto, quella che emerge è una situazione a dir poco drammatica, perché questo tasso di irregolarità complessivo, ripeto, che non sappiamo riferito precisamente a quanti lavoratori irregolari e tanto meno vittime di caporalato e di sfruttamento, ci delinea una condizione diffusa, molto diffusa, prevalente, quasi totale di irregolarità di un sistema produttivo.
Molto probabilmente le misure da trovare – cerco di finire – devono essere molto radicali. Gli enti bilaterali si chiamano così perché si occupano di due lati, da una parte ci sono le istituzioni e le organizzazioni sindacali e da una parte ci sono le imprese.
Se questo sistema imprenditoriale ha queste caratteristiche io non so fino a che punto può avere efficacia il lavoro degli enti bilaterali. Poi molto probabilmente c'è da intervenire con misure radicali straordinarie, che passano dalla verifica, per esempio, in forme di collocamento pubblico, di trasporto pubblico. Qui o si ha il coraggio di intervenire con forza, altrimenti credo che anche il nostro lavoro più che rilevare una situazione non possa fare.
Una domanda vorrei fare, soprattutto al rappresentante delle imprese, della CIA, che giustamente dice che lì si produce una parte significativa del PIL agricolo di questo Paese ed è presumibile che una parte significativa del PIL agricolo di questo Paese sia segnata da questa condizione di irregolarità e di sfruttamento. Giustamente aggiunge che questa situazione è determinata dall'impossibilità, per le imprese agricole, di determinare il prezzo dei loro prodotti.
Io credo che all'origine ci sia anche questa cosa. Volevo capire un po' meglio quali sono i meccanismi, perché l'asta a doppio ribasso è stata eliminata, quindi non c'è più quella forma attraverso la quale la grande distribuzione, come per esempio i grandi collettori di prodotti, determinava il prezzo dei prodotti agricoli. È stata girata in qualche modo? Ad oggi c'è una capacità da parte della grande distribuzione di arrivare allo stesso risultato sostanzialmente a cui si arrivava attraverso l'asta a doppio ribasso. Qual è la modalità? Perché il Parlamento deve provare a occuparsi di queste cose.
ABOUBAKAR SOUMAHORO. Innanzitutto ringrazio gli ospiti, gli auditi, per il contributo e gli interventi preziosi che hanno portato per poter arricchire, rafforzare e accompagnare l'attività che portiamo avanti.
Allo stesso tempo, mi unisco a quanto anticipato dalla presidente in relazione alle memorie su quanto è stato oggetto e al centro delle loro relazioni.
Rivolgo alcune domande, in particolar modo al rappresentante Islam Kotb. Quanti lavoratori sono iscritti complessivamente ai sindacati? Quanti di questi lavoratori sono d'origine straniera, anche in relazione ai ruoli di responsabilità all'interno delle stesse organizzazioni? In relazione al tema della banca dati – questa riguarda tutti i nostri auditi, in particolar modo anche la dottoressa Anna Maria Miraglia dell'Ispettorato territoriale del lavoro – cosa ne pensano dell'istituzione di un registro o di una banca dati presso i centri per l'impiego al fine di tracciare l'incontro tra domanda e offerta di lavoro?
In merito alla lotta al caporalato, perché non utilizzare lo strumento del tavolo sul caporalato? Negli enti bilaterali noi non avremmo il contributo prezioso del colonnello dei Carabinieri, che qui ha portato elementi preziosissimi. Mentre il tavolo sul caporalato è il luogo, l'ambito dove tale contributo viene assolutamente ad arricchire, a rafforzare, ad aggiornare il lavoro da portare avanti. Qual è lo stato del tavolo sul caporalato sul territorio?
L'altra domanda riguarda sia la dottoressa Anna Maria Miraglia che il colonnello dei Carabinieri. Qual è lo stato del rapporto tra organico e la mole di attività da portare avanti sul territorio? C'è carenza? C'è ulteriore bisogno di personale? Questo è un altro dato. L'ultimo riguarda il tema della regolarizzazione, tema che portiamo avanti. Da quanto emerso nei vari interventi, riguarda la necessità di una regolarizzazione. Il legislatore sarà in modo costante e stabile? Speriamo ci sia questa regolarizzazione al fine di poter far emergere una situazione che ormai viene generata, come è emerso prima, sia dalla normativa attuale sull'immigrazione, la Bossi-Fini, che dal non funzionamento, se non come strumento arcaico già superato dei decreti flussi. L'assenza di possibilità non sempre è facile per chi vuole fare ingresso nel nostro territorio attraverso i canali regolari, attraverso i canali consolari da rafforzare.
Il tema della regolarizzazione potrebbe essere uno strumento importante al fine di agevolare questo.
In ultimo, presidente, concordo con il rappresentante della CIA quando dice che non c'è modo di agire concretamente sul meccanismo dei prezzi. So di cosa sta parlando perché conosco bene l'argomento. In merito alla proposta di istituire un prezzo minimo base a seconda delle tipologie dei prodotti agricoli, cosa ne pensa il rappresentante della CIA? Questo per consentire ai contadini, agli agricoltori di non continuare a fare di tutta l'erba un fascio, perché dall'altra parte ci sono aziende virtuose che non sono oggetto di determinati tipi di comportamento. Creiamo una dimensione etica all'interno della filiera agricola del nostro settore agricolo, con un prezzo minimo per consentire di sopperire al tema della redditività, che è uno degli elementi su cui oggi fanno fatica i contadini agricoltori a essere soddisfatti. Vorrei sapere cosa ne pensano i nostri ospiti.
MARCELLO COPPO. Vorrei solo fare due domande. Si era detto che i rappresentanti delle comunità accompagnano nelle conciliazioni di lavoro questi lavoratori che devono trovare una quadra con i datori di lavoro. Probabilmente c'è una supposizione che facciano anche delle pressioni perché si chiuda e perché non ci sia troppo clamore in una controversia magari iniziale. Queste persone che accompagnano vengono registrate in qualche modo? C'è nei verbali la loro presenza? Viene segnato comunque il nome e il cognome di quelli che accompagnano? Anche perché questo potrebbe essere un dato, potrebbe essere anche una prassi che può essere utile durante le indagini o anche solo per avere degli indici per iniziare delle indagini, perché se sempre lo stesso accompagna, probabilmente, se non è lui, conoscerà quello che gestisce tutti questi traffici.
L'altra domanda che volevo fare è relativa al discorso dei flussi. Ho sentito diversi interventi, purtroppo anche del presidente, che dovrebbe essere un po' più equilibrato quando interviene e quando rappresenta la Commissione, sul discorso della Bossi-Fini. Si può sempre migliorare, ma il concetto di dover individuare quante persone entrano in Italia e che sia comunque un'autorità pubblica italiana che rappresenta i cittadini italiani a determinare chi entra in Italia senza dare ovviamente il monopolio gli scafisti, secondo me, è una cosa utile e a tutela anche delle persone.
PRESIDENTE. Grazie. Penso di poter esercitare ancora il mio ruolo anche di deputata. Del resto, succede sempre così quando si parla e quando si fanno delle domande.
Do la parola ai nostri ospiti per le repliche.
ISLAM KOTB, Segretario generale FAI CISL. Io risponderò in tweet alle due domande che ho colto, perché poi c'è stato qualche problema di collegamento audio.
In merito alla domanda, sono a disposizione, presidente. Le manderò il protocollo tramite i nostri uffici, così ci ragioniamo nello specifico. Se vuole, siamo a disposizione. Mi attiverò quanto prima. Lo stesso vale anche per la memoria scritta di quello che noi abbiamo detto come organizzazione sindacale.
Poi ho colto la seconda domanda dell'onorevole Soumahoro che chiedeva bene o male qualche dato sulla nostra organizzazione, sul numero dei nostri associati e quanti di loro sono immigrati. Come FAI-CISL abbiamo chiuso il nostro anno di tesseramento 2023 con un'iscrizione attiva di 4.159 iscritti. Di questi 4.159 iscritti, 1.802 sono di origine straniera.
Comprenderete bene che il settore agroalimentare, anche citando un po' i numeri che ho detto in premessa, dei 20.000 operai agricoli e florovivaisti della provincia, 14.000 sono immigrati, è trainato da questi lavoratori immigrati, perché non sono le supposizioni che lo dicono, ma sono proprio i numeri, che sono numeri reali, citati dall'INPS, citati dall'Ispettorato del lavoro. Si parla di un numero bello consistente di lavoratori immigrati. Spero di aver risposto a quelle due domande. Se ce ne sono altre, sono a disposizione.
CHRISTIAN ANGELILLO, Comandante provinciale dei Carabinieri. Presidente, se è possibile, interverrei io con qualche considerazione. Scusate se non ricordo esattamente chi ha posto le domande, ma ho segnato i temi.
Parto dalle attività investigative a cui ho fatto cenno, perché questo si raccorda un po' anche con la percentuale delle irregolarità rilevate dall'Ispettorato. Si parlava del 90-100 per cento, che per noi che viviamo il territorio è un dato assolutamente percepibile, facendo anche una piccola traversata della Pontina anziché dell'Appia per raggiungere Formia e Gaeta. Ecco perché probabilmente il dato di realtà è reso, secondo noi, più complesso da una mancata percezione del disvalore di questo atto derivante da un fattore sociale che i miei Carabinieri percepiscono, e anche gli ispettori, chiaramente, sul lavoro.
Intanto, non è soltanto il datore di lavoro che non percepisce il disvalore di alcuni impieghi irregolari o regolari, distinguendo però tra forme di caporalato, riduzione in schiavitù e semplici irregolarità perché teniamo presente che vanno distinti questi tre piani, anche in termini etici, non solo in termini giuridici.
Noi riteniamo che in questo territorio, relativamente alla comunità indiana, al di là del singolo episodio dell'incidente sul lavoro, sia da parte datoriale che da parte degli stessi lavoratori non c'è una percezione del disvalore. E questo soprattutto da parte dei lavoratori, per un semplice fattore, che non troviamo condizioni anche alloggiative che richiamino un po' gli scenari che possiamo trovare o di cui siamo memori di Castel Volturno anziché del foggiano o della profonda Calabria. Qui troviamo, come nel caso di Satnam Singh, condizioni alloggiative – utilizzavo l'altra volta questo parallelismo con la Commissione – non diverse da quelle che un universitario fuori sede di una famiglia media o piccolo borghese italiana può trovare andando a studiare fuori dalla propria provincia o dalla propria città di residenza. Questo era il caso, seppure, ovviamente, con contratti irregolari perché anche dare in locazione immobile a cittadini extracomunitari irregolari capite bene anche quello è un reato e si configura anche un favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.
Attenzione, è importante chiarire che la difficoltà territoriale deriva anche da una più grigia percezione del disvalore rispetto a queste condotte, che trovano differenti forme anche rispetto alle sensibilità territoriali. Questo è un fattore importante, perché rende ancora più difficoltoso trovare anche l'appoggio e il sostegno dell'opinione pubblica e della società civile in questa battaglia contro l'ignoto, il sommerso, chiamiamolo come vogliamo, il grigio o il nero.
Le indagini a cui ho fatto cenno sono ancora in corso, ma sono iniziate ben prima di questo evento. Questo conferma il dato della diffusione di queste irregolarità. Sostanzialmente, la dico in termini pragmatici, qualsiasi attività investigativa condotta in quella direzione ci restituisce immediatamente un quadro di illecito che attiene o all'intermediazione illecita al cosiddetto caporalato o alle irregolarità. Questo è il tema.
Non si tratta di carenza di informazioni, qui abbiamo troppe informazioni a volte frammentate, questo sì. Quello a cui facevo riferimento si può riallacciare al tavolo. Il tavolo bilaterale è un tavolo nato per ragioni economiche. Probabilmente un tavolo istituzionale come quello della Prefettura potrebbe essere un tavolo che vede attorno tutti gli attori con le diverse finalità. Perdonatemi se lancio questa proposta, perché è ovvio che i tavoli prettamente economici, prettamente di mercato, possono essere i luoghi non adatti per cogliere alcuni aspetti anche di carattere criminale o patologico rispetto ad alcune condotte.
Sulla questione degli organici, noi in realtà siamo in pieno organico da un punto di vista generale. Se troviamo irregolarità di queste percentuali non è sicuramente il riempimento di un organico o lo svolgimento più o meno intenso di un'attività di controllo che può determinare una soluzione al problema. Certo, in questo momento, dopo l'incidente di Satnam Singh, è vero che rileviamo una regolarizzazione dei contratti o nuovi contratti regolari da parte di aziende, ma il caso Lovato è emblematico. Il signor Lovato, infatti, aveva un solo dipendente, a fronte di un fatturato rilevante e di un numero di terreni da coltivare assolutamente non compatibile con la presenza di un solo lavoratore.
È chiaro che per questo raccolto le imprese stanno avendo la necessità di assumere e di regolarizzare la manodopera, altrimenti il raccolto va perso. Tra l'altro, ci sta generando un meccanismo di incremento dei prezzi che va a svantaggio del consumatore, perché vedrete che tutto questo si tradurrà a breve in un incremento della vendita al dettaglio dei prodotti agricoli, quasi certamente secondo le prime previsioni o quantomeno quello che raccogliamo dalla strada.
Anche la questione dell'intermediazione culturale è interessantissima. Il caso di Satnam Singh ha evidenziato un aspetto. Abbiamo provato a convincere la vedova del povero Satnam ad aderire a una specie di programma di protezione o comunque un programma di sostegno sia economico, sia lavorativo, sia sociale dell'Organizzazione internazionale delle migrazioni. Perché era necessario questo? Qui si apre un tema importante. A un certo punto l'attenzione mediatica e se mi consentite l'attenzione di tutti i soggetti istituzionalmente coinvolti nei confronti della signora era veramente difficile da gestire per una vittima come in questo caso appunto lo è. Oppure, addirittura, i condizionamenti della comunità indiana potevano e possono tutt'oggi far ritrattare anche rispetto alle dichiarazioni fin qui rese dalla vittima, dalla donna che era presente unitamente al marito sul campo, e anche degli altri testimoni che hanno offerto importanti dichiarazioni. L'adesione a questi programmi, un po' similare a quella che adottiamo per i programmi di protezione pensando ai reati di mafia, potrebbe restituire anche una maggiore sicurezza e anche un incentivo, perché a questo poi sono collegati i cosiddetti «permessi speciali» previo vaglio della AG.
A parte la moglie di Satnam, non abbiamo mai concesso in questo territorio, almeno che io ne abbia memoria, ma anche il procuratore, molti di questi permessi. Potremmo fare meglio quadrato su questa capacità di utilizzare gli strumenti vigenti, magari utilizzarli meglio e rafforzare queste forme di tutela. Insomma, la vedova alla fine non ha accettato questo programma offerto dall'Organizzazione internazionale migrazioni perché era fuori dalla sua comunità, perché lei cerca comunque un luogo in cui ritrovare la sua comunità. Questo è un tema importante da un punto di vista sociale, prima ancora che giurisdizione.
Ho finito. Credo di aver toccato un po' i punti e di aver risposto in parte anche alle richieste di ciascun componente della Commissione, che ringrazio.
LUCA ZANARELLA, Presidente confederazione italiana agricoltori-CIA. Intanto, ringrazio il colonnello dei Carabinieri perché ha fatto una giusta differenziazione. Un conto è trovare un'irregolarità, un conto è trovare chi riduce in schiavitù le persone dal punto di vista etico e morale, credo anche penale.
Non mi ricordo chi ha parlato di economia irregolare, di territorio. Non ricordo il nome, perdonatemi. Parlava di quale strumento in qualche misura dare per aiutare queste imprese agricole. Addirittura ha parlato prima l'onorevole Soumahoro chiedendo un prezzo di base minimo per i prodotti che escono dal campo. Queste solo le due questioni, in particolare.
L'asta a doppio ribasso, per carità, può essere utile, ma io volevo parlare personalmente di queste cose. Ci sono due fiori all'occhiello in provincia: i kiwi e la mozzarella di bufala, quindi l'allevamento zootecnico bufalino e la produzione per il consumo di kiwi, sia giallo che verde.
Noi abbiamo fatto richiesta alla regione, al presidente Rocca, di un contributo. Non so se conoscete il fenomeno che si è sviluppato qui in provincia: i kiwi stanno letteralmente morendo. Per fare un impianto di kiwi, ad ettaro, ci vogliono decine e decine di migliaia di euro, con tanto lavoro e tanta fatica. Se volete, vi porto anche la mia esperienza. Io sono passato attraverso la batteriosi che ha distrutto tutti i miei impianti di kiwi. Ho dovuto reimpiantare tutto di nuovo.
Adesso sto subendo quest'altra realtà di cui ancora non si sa niente. Come imprese e associazioni abbiamo fatto una stima di danni che ammontano più o meno a oltre 200 milioni di euro, in provincia. Sapete la regione quanto ha stanziato? 2 milioni di euro. Lascio fare a voi le valutazioni su questa vicenda.
In merito al prezzo di base minimo garantito, credo che le associazioni di categoria agricole saranno cinquant'anni che chiedono una cosa del genere. Addirittura avevamo chiesto un doppio prezzo, uno all'origine e un altro al consumo. Ma sono state richieste al vento.
Una cosa, però, chiediamo come aziende: lo sgravio fiscale. Attenzione, non stiamo parlando di pagare meno le persone che lavorano con noi, ci mancherebbe, niente del genere, ma chiediamo uno sgravio contributivo. Faccio sempre l'esempio mio, personale. Io ho un'azienda piccola, anche abbastanza frammentata, perché ho un pezzo di terra nel comune di Cori – non so se ne siete a conoscenza, il colonnello magari sì, magari voi meno – e un altro sul comune di Cisterna.
Sul comune di Cisterna ho dei contributi elevati, anche se non ho operai fissi, ma solo operai stagionali. Sul comune di Cori pago decisamente meno in termini di contributi, perché è un comune svantaggiato. Per norme credo regionali o nazionali, adesso non saprei dire, pago decisamente meno da questo punto di vista. Magari uno sgravio contributivo per le aziende potrebbe essere uno strumento molto utile, anche incentivante in qualche misura.
ANNA MARIA MIRAGLIA, Direttore ITL di Latina. Riguardo alla relazione scritta non ho problemi a inviarvela. Per quanto riguarda il personale, sicuramente ancora siamo carenti perché ci sono state delle immissioni però sicuramente non sono sufficienti.
Con riferimento ai centri per l'impiego ai quali faceva riferimento qualcuno, non ricordo il nome e chiedo scusa, esistono queste liste ai cui i datori di lavoro e le associazioni datoriali possono far riferimento per il reperimento di manodopera regolare. Si tratta soltanto di mettersi d'accordo e di avere la volontà di assumere persone che effettivamente sono dotate di permesso di soggiorno.
Per quanto riguarda il discorso della regolarizzazione, purtroppo io ho assistito a varie regolarizzazioni nel corso del tempo, però, molto spesso, queste regolarizzazioni sono più a vantaggio di persone poco raccomandabili rispetto a chi ne ha effettivamente bisogno.
Torno sempre a dire dei flussi regolari. Comunque vada, anche nelle sacche di irregolarità che si sono formate è necessario far imparare la lingua. Questo è importante, perché è l'unico strumento che abbiamo per combattere ogni fenomeno, perché ogni persona ha interesse a denunciare.
Con riferimento a quello che diceva il comandante, riferito all'OIM, posso dire tranquillamente che noi abbiamo avuto, nell'ambito dei progetti speciali e Alt Caporalato, la presenza di mediatori culturali. Anche lì, molto spesso i lavoratori irregolari erano più propensi a dar credito al «caporale di turno» anziché al mediatore che parlava la sua stessa lingua. Quindi, c'è proprio un retaggio culturale con riferimento al fatto di affidarsi o meno o meglio a chi affidarsi.
Per quanto riguarda il discorso delle conciliazioni monocratiche. È relativo il discorso di rintracciare un fenomeno desumibile da queste conciliazioni monocratiche.
L'onorevole Coppo chiedeva se esiste un dato dal quale prendere i responsabili che accompagnano. Questo è possibile perché comunque viene redatto un verbale. C'è sia il rappresentante dei lavoratori che il lavoratore stesso, quindi sono tutti dati desumibili. Comunque la legge ci dice che obbligatoriamente dobbiamo fare prima la conciliazione monocratica. Laddove ci sono gli estremi, se il datore di lavoro o entrambe le parti si presentano noi non possiamo portare le parti a non fare la conciliazione se entrambe sono d'accordo. Questo è un altro discorso. Poi mi sembra di aver toccato tutti gli argomenti.
Se ho dimenticato qualcosa, magari lo metterò nella relazione.
PRESIDENTE. Grazie. Attendiamo le vostre relazioni scritte.
Devo fare un passaggio formale con i commissari, rapidamente. Comunico che in data 18 luglio 2024 è pervenuta via mail, da parte del commissario straordinario dell'ASL di Latina, Sabrina Cenciarelli, la relazione scritta oggetto di illustrazione nel corso dell'audizione tenutasi in pari data, nell'ambito del filone di inchiesta che la Commissione sta svolgendo sul caporalato.
Rappresento che la predetta documentazione è stata assunta al protocollo della Commissione ed è disponibile presso l'archivio della Commissione. Propongo di assegnare alla suddetta documentazione il regime di classificazione libero.
Nel corso della missione tenutasi a Foggia, invece, in data 15 luglio 2024, la Commissione ha acquisito la seguente documentazione: relazione del commissario straordinario del Governo per il superamento della situazione di particolare degrado nell'area del comune di Manfredonia relativo all'anno 2023. Rappresento che la predetta documentazione è stata assunta al protocollo della Commissione ed è disponibile presso l'Archivio della stessa. Propongo di assegnare alla suddetta documentazione il regime di classificazione libero.
Immagino non ci siano questioni, come sempre. Vi ringrazio e vi auguro buon lavoro e buona giornata.
Ringrazio gli auditi e dichiaro conclusa l'audizione.

La seduta termina alle 11.05.


fonte: Camera dei Deputati