XIX Legislatura
Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro pubblici e privati
Audizione di sindacati dei lavoratori agricoli e di associazioni datoriali di categoria degli agricoltori e dei coltivatori delle province di Latina e Frosinone
Resoconto stenografico
Seduta n. 16 di Giovedì 18 luglio 2024
INDICE
Sulla pubblicità dei lavori:
Quartini Andrea, Presidente
Audizione di sindacati dei lavoratori agricoli e di associazioni datoriali di categoria degli agricoltori e dei coltivatori delle province di Latina e Frosinone:
Quartini Andrea, Presidente
Carra Giorgio, segretario generale UILA Latina
Quartini Andrea, Presidente
Carra Giorgio, segretario generale UILA Latina
Quartini Andrea, Presidente
Carra Giorgio, segretario generale UILA Latina
Quartini Andrea, Presidente
Massafra Giuseppe, segretario generale Cgil Frosinone e Latina
Cenciarelli Sabrina, Commissario straordinario AUSL di Latina
Quartini Andrea, Presidente
Cenciarelli Sabrina, Commissario straordinario AUSL di Latina
Quartini Andrea, Presidente
Cenciarelli Sabrina, Commissario straordinario AUSL di Latina
Quartini Andrea, Presidente
Neglia Fabrizio, Copagri territoriale di Frosinone e Latina
Quartini Andrea, Presidente
Niccolini Luigi, Presidente Confagricoltura
Quartini Andrea, Presidente
Pili Daniele, Presidente federazione provinciale coltivatori diretti
Niccolini Luigi, Presidente Confagricoltura
Quartini Andrea, Presidente
Pili Daniele, Presidente federazione provinciale coltivatori diretti
Quartini Andrea, Presidente
Niccolini Luigi, Presidente Confagricoltura
Quartini Andrea, Presidente
Pili Daniele, Presidente federazione provinciale coltivatori diretti
Quartini Andrea, Presidente
Ciocci Carla, Federazione provinciale agroalimentare Ugl
Quartini Andrea, Presidente
Gribaudo Chiara (PD-IDP)
Quartini Andrea, Presidente
Gribaudo Chiara (PD-IDP)
Quartini Andrea, Presidente
Gribaudo Chiara (PD-IDP)
Soumahoro Aboubakar (Misto)
Coppo Marcello (FDI)
Quartini Andrea, Presidente
Neglia Fabrizio, Copagri territoriale di Frosinone e Latina
Coppo Marcello (FDI)
Neglia Fabrizio, Copagri territoriale di Frosinone e Latina
Ciocci Carla, Federazione provinciale agroalimentare Ugl
Niccolini Luigi, Presidente Confagricoltura
Pili Daniele, Presidente federazione provinciale coltivatori diretti
Quartini Andrea, Presidente
Testo del resoconto stenografico
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE
ANDREA QUARTINI
La seduta comincia alle 9.10
Sulla pubblicità dei lavori.
PRESIDENTE. Avverto che, se non vi sono obiezioni, la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche attraverso impianti audiovisivi a circuito chiuso e la trasmissione diretta sulla web-tv della Camera dei deputati.
Audizione di sindacati dei lavoratori agricoli e di associazioni datoriali di categoria degli agricoltori e dei coltivatori delle province di Latina e Frosinone.
PRESIDENTE. Buongiorno a tutti. Iniziamo questa seduta della Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro pubblici e privati.
Sostituisco in modo temporaneo la collega Chiara Gribaudo, presidente di questa Commissione, che comunque è collegata in remoto. La ringrazio della tenacia con cui fa questo lavoro. Questo è un aspetto che vorrei segnalare.
L'ordine del giorno reca l'audizione di rappresentanti dei sindacati dei lavoratori agricoli e di associazioni datoriali di categoria degli agricoltori e dei coltivatori delle province di Latina e Frosinone, che saluto e ringrazio.
È presente in Commissione Carla Ciocci, Federazione provinciale agroalimentare di UGL. Seguono, invece, i nostri lavori e interverranno in videoconferenza, Giorgio Carra, segretario generale UILA Latina, Sabrina Cenciarelli, commissario straordinario AUSL di Latina, Giuseppe Massafra, segretario generale CGIL Frosinone e Latina, Fabrizio Neglia, Copagri territoriale di Frosinone e Latina, Luigi Niccolini, presidente Confagricoltura-associazione imprenditori agricoli, e Daniele Pili, presidente Federazione provinciale Coltivatori diretti.
Ricordo che la seduta si svolge nelle forme dell'audizione libera ed è aperta alla partecipazione da remoto degli auditi e dei componenti della Commissione d'inchiesta che non fossero presenti. I lavori potranno proseguire in forma segreta a richiesta dell'audito o dei colleghi. In tal senso, ovviamente, non sarà più consentita la partecipazione da remoto e verrà interrotta la trasmissione via streaming sulla web-tv.
Ringrazio nuovamente gli auditi per la loro presenza, anche in considerazione dei tempi ristretti, con i quali si è giunti a questo importante appuntamento. Mi affido alla loro autoorganizzazione per quanto riguarda l'ordine degli interventi. In alternativa, potrà essere seguito l'ordine alfabetico con il quale li ho presentati.
Raccomando di non superare i dieci minuti per dare modo a tutti di intervenire compiutamente. Invito i colleghi commissari a intervenire per formulare quesiti, osservazioni o richieste dopo che gli auditi saranno intervenuti. La dottoressa Carla Ciocci aveva piacere a intervenire successivamente.
Do la parola agli auditi, iniziando da Giorgio Carra, segretario generale UILA Latina.
GIORGIO CARRA, segretario generale UILA Latina. Grazie per la convocazione. Credo sia importante che la Commissione affronti questa questione in questo momento particolarmente, teso e delicato per il settore agricolo, in particolare nella provincia di Latina.
Ricordo a tutti – i colleghi quando interverranno dopo sicuramente lo ricorderanno – che ieri sera siamo stati ricevuti dal neo prefetto di Latina. Abbiamo affrontato una serie di questioni che riguardano la specificità del caporalato e dello sfruttamento in agricoltura, in particolare, ripeto, nella provincia di Latina, che, rispetto alla provincia di Frosinone, è molto più interessata al fenomeno, e che soprattutto nel settore agricolo ha una rilevanza molto più importante nell'economia generale delle province.
Vorrei sintetizzare il mio intervento in due sezioni. La prima riguarda alcune cose che sono successe e che hanno investito tutta la cronaca generale. Alcune cose si potrebbero fare senza bisogno di modifiche normative e legislative, che potrebbero essere particolarmente importanti per intervenire contro questo fenomeno che, purtroppo, riguarda Latina, ma, in generale, tutto il Paese.
Il tema dello sfruttamento in agricoltura è particolarmente significativo, come ho cercato di ricordare ieri al prefetto. La prima questione riguarda l'utilizzo dei permessi speciali previsti dall'articolo 18 e dall'articolo 22 del Testo unico dell'immigrazione, che in una provincia come quella di Latina, per quello che a noi risulta, non sono stati mai utilizzati. Anche alla luce di incontri fatti con il Ministero del lavoro, non risulta che siano stati utilizzati.
Ricordo che questi permessi dovrebbero essere utilizzati per lavoratori irregolari, vittime di tratta o vittime di sfruttamento nel lavoro agricolo. Ho chiesto – ho insistito nella richiesta – di poter parlare con il questore, che comunque sembrerebbe, secondo le norme attualmente vigenti, quello che gestisce l'eventuale concessione o meno di questi permessi, per poterci incontrare e poter capire come poterli utilizzare.
Questo, come dirò meglio successivamente, potrebbe consentire di recuperare e di avere una maggiore collaborazione da parte dei lavoratori sfruttati in provincia, per poter tentare di risolvere i loro problemi ed evitare, al contrario, che nel momento in cui vengano eventualmente individuati come lavoratori irregolari vengano espulsi ed eventualmente anche esposti a tutte le reazioni del mondo che gira intorno a queste problematiche.
La seconda questione che, secondo me, potrebbe essere affrontata senza bisogno di modifiche normative – abbiamo in cantiere una serie di iniziative – riguarda le modalità con cui tutte le varie agenzie ispettive che ruotano sul territorio definiscono i verbali di accertamento. Più volte abbiamo sottolineato che, in genere, questi verbali comprendono tutte le sanzioni che i datori di lavoro devono subire per le irregolarità, per la mancata corresponsione della contribuzione.
Molto spesso, secondo quello che è successo fino ad oggi, quasi mai prevedono il riconoscimento di quello che noi chiamiamo il maltolto retributivo da parte dei lavoratori, innescando anche da questo punto di vista una profonda sfiducia da parte dei lavoratori nella possibilità di poter risolvere i loro problemi attraverso questi che sono comunque elementi essenziali per poter avere un risultato.
Tutte queste attività ispettive si dovrebbero concludere anche con la definizione degli importi delle retribuzioni che non hanno ricevuto e che sono alla base dello sfruttamento dei [...].
Quindi, le diffide accertative dovrebbero essere emanate tempestivamente nei confronti di questi lavoratori. Invece, in questo caso, sicuramente è necessario farlo, bisognerebbe stabilire una norma che prevedeva che per la diffida accertativa, se non viene onorata da parte del datore di lavoro, ci possa essere un Fondo di garanzia che possa consentire a questi lavoratori di recuperare quello che abbiamo il maltolto.
Credo che queste siano le cose essenziali. Se vengono effettuate, si costituisce anche un rapporto fiduciario tra lavoratori, organizzazioni sindacali e sistema di controllo e di vigilanza nei confronti di questo fenomeno. Altrimenti, continuiamo a discutere e poi non riusciamo nemmeno a denunciare queste cose.
Un secondo aspetto – e concludo – riguarda quelle che dovrebbero essere modifiche normative che comunque richiedono una riflessione e anche una convinzione generale di poter modificare delle norme che sono sicuramente ormai superate e sono anche queste alla base di tutte le difficoltà che in qualche modo noi ci troviamo di fronte.
La prima riguarda i flussi stagionali. I flussi stagionali previsti dalla legge originale Bossi-Fini e poi mantenuta nel corso degli anni nel Testo unico dell'immigrazione, partono da un presupposto che ormai è superato e assolutamente non può essere portato avanti ed è fonte di tante situazioni assolutamente intollerabili.
Adesso ricordo [...] all'agricoltura tanti anni fa, quando gli immigrati in provincia di Latina, che lavoravano in agricoltura, erano quasi tutti magrebini, quindi delle zone del Nordafrica, quindi ci poteva anche essere il rispetto del principio «vieni a lavorare sei mesi o nove mesi in Italia, dopo ritorni nel tuo Paese ed eventualmente poi ti rimetti in coda per rientrare successivamente». Credo che neanche a quei tempi questa norma fosse stata rispettata. Comunque adesso è assolutamente impossibile pensare che persone che vengono dall'altra parte del mondo, che si devono vendere casa per poter venire nel nostro Paese, una volta venuti, e non sempre riescono effettivamente a svolgere l'attività stagionale in maniera regolare, possono, a conclusione dei sei o nove mesi, rientrare nel nostro Paese. Questo è un discorso che va assolutamente superato.
Le modalità d'ingresso, gestite e organizzate, degli stranieri, parlo in particolare per l'agricoltura, ma penso che valga anche per gli altri settori, dovrebbero essere regolate in tutt'altro modo: non più click day o questi meccanismi che fittiziamente prevedono che poi, alla fine della stagionalità, queste persone possano rientrare nel proprio Paese, tenendo conto che questi soggetti non sono assolutamente più in grado di entrare, perché per venire in Italia hanno dovuto investire risorse che non gli consentono più di rientrare nel loro Paese.
Una delle maggiori situazioni che si sono determinate, almeno in provincia di Latina, è proprio quella che alla conclusione del periodo, della stagionalità, non rientrando nel loro Paese, tenendo conto che attualmente con i flussi stagionali sono decine di migliaia i lavoratori che possono venire, quelli che potrebbero eventualmente convertire il proprio posto di lavoro... Considerate che nell'ultimo Decreto Flussi, su 80.000 flussi stagionali, 4.000 conversioni previste.
Quindi, se tutto fosse andato bene, 76.000 lavoratori, a conclusione del periodo stagionale, sarebbero rientrati nella clandestinità, chiamiamola in questo modo, cioè sarebbero rimasti in Italia senza permesso di soggiorno.
Una situazione che deve essere ragionata è quella di sanare questa situazione, eventualmente partendo da quelli che sono entrati attraverso i flussi stagionali, che hanno fatto questo investimento, e che adesso dovrebbero avere la possibilità, complessivamente, di convertire il permesso di lavoro e di entrare in un meccanismo di regolarità e quindi poter essere assunti.
Passo alla terza e ultima cosa, che penso debba essere ragionata in maniera convinta. Mi riferisco alla riorganizzazione della legge n. 199 del 2016. È stata una legge importante, che tutte le organizzazioni sindacali hanno voluto, che ha avuto buoni effetti dal punto di vista repressivo, con l'introduzione del reato di sfruttamento, quindi del 603-bis, che comunque è un deterrente importante, che vale sia per i datori di lavoro che per i caporali o per tutti gli intermediari che ci possono essere. Però, è una norma che deve essere sicuramente riorganizzata per quanto riguarda la parte propositiva, a partire dal ruolo e dalle funzioni della Sezione territoriale della rete del lavoro agricolo di qualità. Bisogna pensare che anche a Latina è stata istituita fin dall'inizio questa Sezione territoriale, ma continua a risarcire nell'ambiguità di quello che era previsto dalla norma, ovvero una sorta di organizzazioni senza nessuna competenza specifica, senza nessun ruolo specifico, se non altro anche per trovare un punto di confronto da questo punto di vista.
Anche questa potrebbe essere una discussione assolutamente utile per cercare di fare qualche passo avanti. Altrimenti, richiamandola continuamente certamente non risolve niente.
Queste penso che siano le cose fondamentali che mi sento di poter proporre. Spero che dopo tutte queste discussioni, sia a livello locale – ieri ne abbiamo parlato in Prefettura e secondo me potrebbe essere importante questa iniziativa che c'è stata – sia a livello nazionale, perché chiaramente le modifiche normative devono essere fatte a livello nazionale, si possano fare dei passi in avanti e non ritrovarci, da qui a qualche mese, a ridiscutere delle stesse cose difronte magari ad un altro dramma come quello che è successo in queste settimane o in quest'ultimo periodo.
Ho concluso. Grazie.
PRESIDENTE. La ringrazio molto. Lei deve andarsene subito, immagino, o può attendere?
GIORGIO CARRA, segretario generale UILA Latina. Io non posso restare perché ho un impegno lavorativo. Sono stato contattato ieri sera e non ho potuto organizzarmi.
PRESIDENTE. Era solo per capire se lei poteva eventualmente rimanere una ventina di minuti per consentire eventuali domande da parte dei commissari che sono collegati.
GIORGIO CARRA, segretario generale UILA Latina. Resto collegato. Se dovessero esserci domande, cercherò di rispondere.
PRESIDENTE. La ringrazio.
Do la parola a Giuseppe Massafra, segretario generale CGIL Frosinone e Latina.
GIUSEPPE MASSAFRA, segretario generale Cgil Frosinone e Latina. Ringrazio – anche io vorrei cominciare dai ringraziamenti – la Presidenza per questo appuntamento. Vi ringrazio anche per la cortesia di farmi intervenire così presto.
Sottolineo l'importanza di questa Commissione d'inchiesta che nelle attività che stiamo svolgendo – una di queste la richiamava poco fa anche Giorgio Carra, rispetto all'incontro che c'è stato ieri in Prefettura – è successiva a una serie di appuntamenti che abbiamo avuto anche in regione Lazio per verificare, monitorare e provare a creare un sistema virtuoso di individuazione di strumenti per fronteggiare un fenomeno, che, ovviamente, è salito alla ribalta della cronaca mondiale con la vicenda di Satnam di qualche settimana fa, ma che sappiamo tutti benissimo essere un fenomeno sistemico, che va avanti da molto, troppo tempo.
È un sistema che purtroppo favorisce e alimenta la condizione di sfruttamento soprattutto in territorio Agro Pontino, che è basato sul fatto che ci sono aziende, troppe aziende, che approfittano dello stato di bisogno di lavoratori ridotti spesso in schiavitù, la maggior parte dei quali irregolari o in condizione di clandestinità.
Faccio anche io un piccolo riferimento ad alcuni aspetti interessanti che sono emersi ieri nella discussione, soprattutto nella descrizione da parte degli enti, in particolare l'ITL e l'INPS, quando ci hanno comunicato dei dati rispetto sia all'esito di alcune ispezioni di questi ultimi anni, sia rispetto all'iscrizione di aziende e lavoratori soprattutto nell'INPS. Nel primo caso, quando l'Ispettorato territoriale del lavoro ha comunicato l'esito delle ispezioni, dandoci un numero che mi pare piuttosto interessante. Sebbene non siano state tantissime le ispezioni che si sono determinate in questi ultimi anni, il dato è che il 100 per cento delle imprese ispezionate sono risultate regolari. Il dato, invece, che sottolineava l'INPS è che nel registro iscrizione delle imprese all'INPS sono 6.150 le imprese attualmente iscritte, per un numero di lavoratori iscritti negli elenchi dell'INPS pari a 19.500. Ciò significa che la media dei lavoratori per ogni impresa è all'incirca pari a tre.
Capite bene che questi due dati, l'esito delle ispezioni e soprattutto i numeri certificati all'INPS di iscrizione delle imprese e dei lavoratori, dimostrano che questo fenomeno, visto che è impossibile che i lavoratori possano essere così pochi per impresa, contiene un'elevata, percettibile almeno empiricamente, condizione di lavoro in nero e di lavoro irregolare.
L'altro dato importante che ieri veniva segnalato sempre dall'INPS è che su 6.150 imprese quelle iscritte nella Rete del lavoro agricolo di qualità sono 200.
Mi sono permesso di riportare dati che – lo ripeto – ci sono stati comunicati ieri in prefettura, perché secondo me meglio di tutti esplicitano qual è la situazione nel territorio dell'Agro Pontino. È un sistema che purtroppo sviluppa tanto sfruttamento e tanta irregolarità, che si basa sul principio, che è quello che va in qualche modo contrastato, di determinare una competizione a basso costo, che evidentemente è una competizione che lede, disturba, sacrifica anche tanta parte del sistema produttivo virtuoso che, invece, opera nella legalità.
Questo – lo dico velocemente e passo subito alle proposte – evidentemente è un problema che si risolve se si guarda all'intera filiera agroalimentare, perché abbiamo una sproporzione enorme nella distribuzione della ricchezza nella filiera agroalimentare, considerato che gran parte di quella ricchezza è concentrata soprattutto nell'industria della trasformazione e nella grande distribuzione, lasciando ovviamente una condizione di difficoltà nella parte produttiva.
Questa situazione determina un altro fenomeno, che peraltro sta venendo fuori in maniera copiosa, quello della costruzione di un meccanismo anche nell'organizzazione dell'impresa locale determinata dalle cosiddette «scatole cinesi», come dimostra la vicenda Lovato: il proprietario di un terreno affitta a una società terza, che poi dà lavoro a un'altra società, che è quella che mette a lavoro le persone. Questo è un chiaro esempio di un sistema di organizzazione che prova a eludere una serie di controlli e verifiche e che soprattutto alimenta quel contesto di legalità a cui facevo riferimento.
Questa è, in sintesi, l'analisi rispetto a un sistema piuttosto consolidato.
Vengo alle proposte. Sarò veloce su quelle che sono già state anticipate dal segretario Carra nel suo intervento. Intanto abbiamo chiesto in sede regionale, e l'abbiamo ribadito anche ieri in prefettura, che venga ripristinato, ricostituito e convocato con funzioni più concrete l'osservatorio regionale previsto dalla legge regionale del 2019, osservatorio che avrà la necessità non solo di creare un luogo di confronto tra parti sociali e datoriali, istituzioni, enti e forze di sicurezza per determinare le condizioni di prevenzione, ispezione e soluzione di eventuali distorsioni del sistema, ma anche di ratificare – altro tema che ieri abbiamo proposto in maniera evidente – la costituzione di una task force che abbia come coordinamento la prefettura di Latina, composta dalle forze dell'ordine e dagli enti preposti, dimodoché possano determinare quella condizione, che per noi non ha un valore sanzionatorio, non ha solo un valore repressivo, di prevenzione degli illeciti.
Questa proposta si accompagna al tema più generale, prima citato, della completa applicazione della legge n. 199 del 2016, soprattutto per la parte che riguarda la costituzione di una serie di interventi, a partire dal potenziamento della Rete del lavoro agricolo di qualità per arrivare alla possibilità di costituire forme di collocamento pubblico che contrastino di fatto l'intermediazione illecita.
Un tema, proposta che voglio sottolineare a questa Commissione d'inchiesta e sulla quale vorremmo aprire un ragionamento e un confronto vero, è quello di poter ragionare su un sistema che introduca anche in agricoltura l'indice di congruità, ovvero la possibilità di costruire, attraverso una verifica, peraltro del tutto possibile in quanto già in capo all'INPS, sulla base dei metri e dell'ampiezza del terreno e delle produzioni effettivamente realizzate, una sorta di meccanismo di congruità, che ovviamente si riverbera sul numero dei dipendenti che quell'azienda preventivamente può e deve comunicare. È un po' come avviene in edilizia, dove esiste un DURC di congruità per i cantieri edili.
Questo è un meccanismo che non va inventato, esiste già. Per esempio, è un meccanismo che viene utilizzato per chiedere i rimborsi degli incentivi sul gasolio per i macchinari utilizzati in agricoltura.
Lavoro agricolo di qualità, indice di congruità e sistema di collocamento pubblico sono alcune parti di una proposta che aiuta a rendere efficace ed esigibile quel pezzo mai applicato della legge n. 199 del 2016.
Sul tema dell'irregolarità e del largo utilizzo della popolazione clandestina, riprendendo il ragionamento fatto in precedenza, noi abbiamo un problema a monte, ovvero la spada di Damocle del ricatto, purtroppo imposta per normativa dalla legge n. 189 del 2022 (nota come legge Bossi-Fini), che in qualche modo deve trovare un sistema di tutela e di garanzia per quei lavoratori costretti alla clandestinità, utilizzati come manodopera illecita e, quindi, sfruttata, che nel momento in cui denunciano, come prevede l'articolo 18 del testo unico sull'immigrazione, devono avere il riconoscimento del permesso di soggiorno. Questo è fondamentale.
È importante, quindi, che da questo punto di vista le questure siano attrezzate, perché questo significa, evidentemente, non solo costruire una capacità di reazione a un fenomeno di sfruttamento del soggetto più fragile, ma anche mettere in condizione soprattutto di creare quella situazione di emersione che stiamo cercando di mettere in atto.
L'ultima questione che voglio sottolineare ha a che fare con i finanziamenti. Noi abbiamo una tastiera di risorse pubbliche che vengono utilizzate per agevolare e sostenere il sistema produttivo in agricoltura, dalla PAC al FEASR, dal PNRR al Fondo sociale europeo. Ebbene, un sistema che riuscisse a determinare, come avviene in altri settori, che quei finanziamenti siano legati a un sistema di accertamento delle condizioni di legalità di ciascuna impresa credo sia un aspetto fondamentale, su cui possiamo aprire un ragionamento. Per esempio, sul PNRR si è intervenuti stabilendo che, senza l'applicazione dei contratti nazionali, senza il rispetto delle norme di sicurezza, i finanziamenti non possono andare in capo alle imprese. Anche qui, unire la fase ispettiva e dell'accertamento all'utilizzo e al beneficio delle risorse pubbliche è un altro aspetto che, da un lato, crea deterrenza e, dall'altro, aiuta il sistema qualificato a qualificarsi meglio.
Ultima postilla. Visto che sono di fronte alla Commissione parlamentare, sottolineo che nel PNRR è previsto un certo numero di risorse per il contrasto al caporalato e allo sfruttamento, di quelle risorse 4 milioni 363 mila euro sono destinati alla provincia di Latina, per cui approfitto anche di questo tavolo per chiedere conto della programmazione di quelle risorse del PNRR.
Grazie.
SABRINA CENCIARELLI, Commissario straordinario AUSL di Latina. Un cordiale saluto a tutti i presenti. Grazie per l'invito.
Vorrei sinteticamente illustrare il ruolo dell'ASL di Latina, l'azienda che dirigo. Innanzitutto la provincia di Latina si estende per 2.250 chilometri, è costituita da trentatré comuni e ha una popolazione residente (dati ISTAT anno 2023) di quasi circa 600.000 abitanti. Il territorio è diviso tra aree collinari e montuose e piane costiere e comprende anche le isole dell'arcipelago pontino. Abbiamo una media di popolazione straniera sui singoli distretti del 10 per cento circa, con una leggera flessione sul distretto 5, che è quello più a sud della provincia pontina. L'analisi rappresentata, la media del 10 per cento della popolazione sui residenti, non tiene conto della quota significativa di immigrati irregolari, che è difficilmente quantificabile. Questo è un fenomeno che si è evidenziato maggiormente durante la pandemia.
L'ASL di Latina, rispetto ai temi in oggetto, assume un duplice ruolo: da una parte, esplica la propria attività core riferibile all'attività sanitaria della popolazione; dall'altra, in materia di ambienti e luoghi di lavoro, assume un ruolo propriamente di prevenzione e ispettivo sugli ambienti di lavoro. In tale ultima veste, l'azienda svolge le proprie funzioni attraverso il dipartimento di prevenzione e, più in particolare, tramite l'unità operativa complessa (UOC) di prevenzione e sicurezza degli ambienti di lavoro. Il dipartimento di prevenzione è la principale articolazione di riferimento per il macrolivello dei livelli essenziali di assistenza, prevenzione collettiva e sanità pubblica, ed è quindi la struttura aziendale preposta alla propulsione della salute della popolazione, alla prevenzione delle malattie e delle disabilità, al miglioramento della qualità della vita attraverso azioni volte a sorveglianza, prevenzione e gestione dei rischi per la salute. Inoltre, per il raggiungimento degli obiettivi, il dipartimento collabora con enti istituzionali territoriali e locali, con le associazioni di categoria, con l'autorità giudiziaria e gli altri organi di controllo, compreso l'Ispettorato del lavoro.
Il dipartimento assicura anche forme di integrazione operative nell'ambito dei seguenti piani e reti regionali: il piano aziendale di prevenzione, che rappresenta il principale strumento programmatorio e attuativo delle politiche di prevenzione dell'ASL e del livello di assistenza di prevenzione collettiva e sanità pubblica, che attua attraverso il piano aziendale di prevenzione mediante un approccio intersettoriale con attori esterni al settore sanitario, ad esempio scuola e luoghi di lavoro, enti locali e soggetti terzi ed enti del terzo settore, al fine di fornire una risposta coordinata alle principali sfide della sanità pubblica secondo l'approccio «One Health»; il piano pandemico aziendale; i vari piani attuativi della prevenzione.
In particolare, la UOC prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro (PeSAL) è preposta alla sicurezza della salute nei luoghi di lavoro e svolge attività di ispezione e vigilanza, che vengono condotte da personale in possesso della qualifica di ufficiale di polizia giudiziaria (UPG). Negli orari in cui il servizio è chiuso sono garantiti gli interventi in emergenza e la pronta disponibilità è attivabile tramite un operatore del servizio 118.
La UOC persegue gli obiettivi di salute attraverso azioni di prevenzione e di vigilanza, articolate nelle seguenti macroattività: assistenza, formazione e informazione nei confronti delle varie componenti del mondo del lavoro (ordini, associazioni datoriali e sindacali); interventi programmati di controllo di comparto. Attualmente è in corso il piano mirato di prevenzione del comparto agricolo e controllo della sorveglianza sanitaria. Inoltre, rilascia pareri sui giudizi di idoneità attraverso i ricorsi avversi e procede all'inchiesta a seguito di delega dell'autorità giudiziaria. Abbiamo due tecnici della prevenzione che sono distaccati e applicati presso la procura della Repubblica di Latina e costituiscono una sezione della stessa sulla sicurezza del lavoro. Attualmente la dotazione organica si compone di tre medici, un dirigente chimico e ventiquattro tecnici della prevenzione.
Nell'ultimo mese l'importanza rivestita nell'ASL di Latina dal dipartimento di prevenzione e dalla UOC prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro è testimoniata dagli investimenti in termini di personale, che sono stati effettuati a decorrere dall'anno 2023, ma in particolare nell'anno 2024, e i dati di attività del primo semestre 2024 testimoniano e certificano che l'incremento della dotazione organica ha permesso un maggior numero di ispezioni. Tanto più che attualmente abbiamo pubblicato un avviso pubblico per il reclutamento di ulteriori nove tecnici della prevenzione negli ambienti e luoghi di lavoro, secondo quanto previsto dal piano del fabbisogno approvato dalla regione Lazio. Il carico di lavoro previsto dalla regione per ogni UPG corrisponde a un controllo di circa settanta aziende l'anno.
Come poc'anzi facevo presente, ci muoviamo in base a piani mirati, in particolare il piano mirato di prevenzione in agricoltura. Nell'ambito delle previsioni del piano regionale di prevenzione 2021-2025, la struttura sta attuando un piano mirato di prevenzione della tutela dei lavoratori nel comparto agricolo della provincia di Latina. Il settore agricolo riveste un'importanza primaria nello sviluppo dell'economia locale, costituendo una delle principali aree di produzione agricola a livello nazionale. Nella provincia di Latina risultano attive più di 6.500 aziende agricole, con dipendenti. Le coltivazioni predominanti sono il kiwi e le colture orticole e floricole, soprattutto in serra.
Il piano mirato di prevenzione si articola in tre macrofasi: assistenza, vigilanza e valutazione di efficacia. Nel piano mirato di prevenzione è stato coinvolto un campione di 115 aziende provinciali, le associazioni sindacali, le associazioni datoriali e l'ente bilaterale. Sono inoltre in corso controlli sull'applicazione delle corrette tutele dei lavoratori esposti ad alte temperature, con particolare riferimento alle aziende agricole. Infatti, in considerazione di ciò, stante l'emergenza caldo, è stato affrontato il tema anche nell'ordinanza emessa ad hoc dal presidente della regione Lazio Francesco Rocca, con cui si vieta il lavoro in condizioni di esposizione prolungata al sole dalle ore 12.30 alle 16, con efficacia immediata e fino al 31 agosto 2024, sull'intero territorio regionale nelle aree o zone interessate dallo svolgimento di lavoro nel settore agricolo e florovivaistico, nonché nei cantieri edili e affini, limitatamente ai soli giorni in cui la mappa del rischio segnali un livello di rischio alto.
Dal mese di marzo la struttura ha proposto il corso «La Sicurezza delle macchine agricole nell'ambito del PMP (piano mirato di prevenzione) Agricoltura dell'ASL Latina». A tale corso hanno partecipato, oltre agli operatori della struttura e i tecnici della prevenzione, imprenditori agricoli, responsabili della sicurezza nei luoghi di lavoro, rappresentanti delle organizzazioni sindacali e consulenti del lavoro.
Oltre alle inchieste su infortuni e malattie professionali in agricoltura, effettuate su delega della procura della Repubblica di Latina, nell'anno 2022 sono state effettuate ventuno ispezioni in aziende agricole, con violazioni di diversi articoli, in particolare gli articoli 18, 28, 70, 71 e 74 del decreto legislativo n. 81. Nel 2023, congiuntamente all'Ispettorato del lavoro di Latina, sono state effettuate quattordici ispezioni in aziende agricole tra la Piana di Fondi e Aprilia; sono state comminate per la maggior parte sanzioni relative ai luoghi di lavoro, attrezzature utilizzate, formazione, sorveglianza sanitaria e mancata fornitura di dispositivi di protezione individuale.
In tutte le attività è stato, inoltre, consegnato l'opuscolo del progetto Worklimate per la gestione del rischio delle alte temperature ed è stata verificata la presenza di un responsabile per la gestione delle alte temperature, del documento di valutazione dei rischi, l'adozione di misure atte a ridurre il rischio calore, formazione e informazione dei lavoratori, disponibilità di aree ombreggianti per i lavoratori in aperta campagna.
L'azienda di Latina ha programmato fino al 30 settembre circa altre 20 ispezioni nei confronti delle aziende agricole. Verranno effettuati ulteriori controlli nelle 115 aziende coinvolte nel Piano per l'agricoltura. Preme sottolineare che nella provincia di Latina sussistono 19 mila aziende e poco più di un terzo sono rappresentate, per l'appunto, da imprese agricole. Le attività dello SPRESAL hanno consentito nell'anno 2023 controlli su circa 1.200 imprese complessivamente e sono, pertanto, in linea con gli obiettivi previsti dai livelli essenziali di assistenza.
Le attività di controllo vengono effettuate in particolare su segnalazioni di autorità competenti e richiedono, in alcuni casi, anche il coinvolgimento dell'Ispettorato del lavoro competente in materia di salute dei lavoratori.
Rispetto all'anno 2023, in particolare per il settore agroalimentare, si riportano di seguito i principali numeri inerenti l'attività svolta dalla UOC di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro: le aziende oggetto di ispezione sono state 64; i sopralluoghi effettuati sono stati 89; complessivamente sono stati redatti verbali contenenti prescrizioni e sanzioni amministrative per un numero di 38.
Nella provincia di Latina l'azienda sanitaria, in un'ottica di complessivo potenziamento delle proprie funzioni e di progressiva attenzione della popolazione migrante, ha previsto una unità operativa specifica che si occupi di assistenza sanitaria alla popolazione migrante, questo perché intende garantire l'equità di accesso all'assistenza e promuovere la reale fruibilità dei servizi, in grado di rispondere al bisogno di salute della popolazione migrante e garantire i livelli di presa in carico efficaci, garantire, nei limiti previsti dalle vigenti normative nazionali e regionali, l'accesso all'assistenza sanitaria a tutti i cittadini stranieri attraverso una rete tra le strutture aziendali, extra-aziendali e di volontariato presenti sul territorio.
Gestiamo direttamente le attività assicurate dagli ambulatori aziendali e coordiniamo le attività sanitarie in favore dei richiedenti asilo ospiti nelle strutture di accoglienza presenti sul territorio nazionale. Il numero dei cittadini stranieri censiti nella provincia di Latina, ossia aventi residenza, quindi medico di famiglia o pediatra di libera scelta, supera di poco i 53 mila. I primi destinatari della presa in carico sono fragili e vulnerabili, a partire da coloro che giungono nel nostro territorio attraverso la rotta del Mediterraneo o balcanica e che non sono ancora censiti, quindi aventi un riconoscimento sanitario con la tessera STP (straniero temporaneamente presente), in attesa di completare il percorso amministrativo. Le nazionalità più rappresentate sono Bangladesh, Pakistan, Costa d'Avorio, Guinea, Egitto, Burkina Faso.
Per ottimizzare tali interventi l'unica metodologia valida è quella di lavorare in rete con una collaborazione quotidiana con prefettura, ufficio immigrazione della questura, cooperative del terzo settore, in particolare Caritas e Croce Rossa, e le strutture operative degli Assessorati dei servizi sociali dei comuni della provincia, in particolare i pronto intervento sociali, là dove presenti.
Nel 2023 le visite effettuate nei nostri 8 ambulatori aziendali rivolti a coloro che non sono in possesso di codice fiscale, per cui non hanno alcun medico di medicina generale o pediatra di libera scelta assegnati, sono state circa 2 mila. Nei primi sei mesi dell'anno 2024 le visite ambulatoriali sono state circa 800 e i cittadini dell'India e del Bangladesh sono stati 124, pari al 15 per cento dei richiedenti. La popolazione immigrata è quella con un livello socioculturale più basso, meno informato, scarsa conoscenza degli screening, anche per resistenze culturali.
L'azione dell'azienda si esplica, inoltre, in un colloquio a sportello, quindi con accesso diretto. Nel 2024 sono circa 500 le persone che si sono presentate direttamente o indirizzate da enti del terzo settore o Assessorati dei servizi sociali e pronto intervento sociali.
Il mondo dei cittadini indiani è sicuramente tra i più difficili da attenzionare, perché non arrivano su percorsi migratori, accedono a contratti di lavoro e hanno una residenza, per cui usufruiscono della copertura sanitaria di medici di medicina generale e pediatri di libera scelta. Sono oltre 13 mila i cittadini indiani regolarmente censiti sul nostro territorio, distribuiti prevalentemente nelle aree di Aprilia, Campoverde, Cisterna, Sabaudia, San Felice Circeo, Montenero, Terracina, Borgo Hermada, Fondi e Piana di Sant'Agostino.
Durante il periodo Covid la ASL ha attivato uno screening di tracciamento dedicato, a partire dalle aziende agricole e florovivaistiche del territorio, per creare una prima rete di intervento per migranti impegnati in tali settori lavorativi a forte esclusione sociosanitaria. Per raggiungere il maggior numero di cittadini asiatici e indiani del Punjab in primis si sono organizzati dei vax tour, perché durante quel periodo abbiamo compreso come non si recassero nei punti di accesso qualificati dell'azienda e si prediligesse l'accesso itinerante su delle strutture mobili che non dessero il senso dell'istituzione, di rivolgersi a un'istituzione locale. I vax tour sono stati dedicati con équipe multidisciplinari, che hanno iniziato le attività nel pomeriggio sino a tarda notte, perché abbiamo dovuto intercettare il bisogno nel momento in cui terminavano l'orario di lavoro, quindi è stato importante anche poter offrire il servizio durante le ore notturne, e ha portato alla vaccinazione di circa 10 mila cittadini asiatici e, tra questi, circa il 10 per cento irregolari. Presso le strutture mobili si sono presentati anche gli irregolari, cosa che non avrebbero fatto nei nostri ambulatori aziendali.
Con quest'ultimo dato volevo segnalare che ci sono sacche di cittadini irregolari: ai fini amministrativi e anche di questa Commissione, dobbiamo intercettarli, per un bisogno socioassistenziale.
Grazie.
PRESIDENTE. La ringrazio, dottoressa Sabrina Cenciarelli. Le chiederei di inoltrarci la documentazione che aveva preparato.
SABRINA CENCIARELLI, Commissario straordinario AUSL di Latina. Le inoltro tutto.
PRESIDENTE. Anche per un approfondimento di quei dati che, letti così velocemente, suggeriscono alcune riflessioni.
SABRINA CENCIARELLI, Commissario straordinario AUSL di Latina. Assolutamente sì. Ho dovuto anche sintetizzare in corso d'opera.
Vi ringrazio e vi inoltro la relazione. Buona giornata.
PRESIDENTE. Proseguiamo con le audizioni.
Chiedo di intervenire al dottor Fabrizio Neglia, Copagri territoriale di Frosinone e Latina. Prego.
FABRIZIO NEGLIA, Copagri territoriale di Frosinone e Latina. Signor presidente, ringrazio per averci convocato per ascoltarci in merito a questo delicato e gravoso problema del caporalato, del lavoro in agricoltura.
In questi giorni abbiamo assistito a un evento che ha sconvolto tutto il territorio. La Copagri è stata vicina alla comunità indiana e ai familiari di Satnam Singh. Ho sentito le rappresentanze sindacali, che pongono il problema sui controlli, sul contrasto a queste modalità di lavoro in agricoltura. Noi, come associazione datoriale, vorremmo porre più che altro il problema sulle motivazioni che portano a questa serie di fatti, che probabilmente sono motivazioni culturali, sociali ed economiche.
Intanto, dobbiamo individuare e denunciare il fatto che molto spesso il caporalato è in mano alle mafie, il lavoro in agricoltura è in mano a organizzazioni illegali. È necessario organizzare una promozione culturale, sociale che faccia in modo che ci sia una distribuzione maggiore della ricchezza in tutta la filiera agroalimentare. Non è possibile avere prezzi [...] kiwi, latte alla stalla a quattro soldi, sotto il costo di produzione, quindi anche sotto il costo del lavoro, sia del lavoro dipendente sia del lavoro dei datori di lavoro, dei titolari dell'azienda.
Mi viene da dire che, da parte della grande distribuzione, dell'industria agroalimentare, pagare quattro soldi il latte (30-35 centesimi, alla stalla) è anche questo uno sfruttamento del lavoro in agricoltura. In questo modo, viene sfruttato il lavoro degli agricoltori stessi, dei titolari dell'azienda. Per questo si chiede un calmieramento dei prezzi e una loro stabilizzazione, che non possa essere data al 100 per cento al mercato, ma che venga stabilito il prezzo di produzione sotto il quale non si può andare, per garantire anche una minima redditività dell'agricoltore e anche, con questa redditività, poter organizzare la propria azienda nel miglior modo possibile, anche e soprattutto nel rispetto del lavoratore dipendente.
Anche il lavoratore autonomo, anche questa tipologia di lavoro dell'agricoltore, del titolare dell'azienda è una forma di lavoro che deve essere tutelata, quindi deve essere garantito un reddito.
Altra cosa sono le problematiche, sia economiche che burocratiche, per la gestione del lavoro dipendente in agricoltura. Oggi dobbiamo chiederci qual è il vantaggio perché l'azienda agricola si rivolga al caporalato.
Con questo non voglio minimamente giustificare le aziende agricole, ci mancherebbe, però, se non mettiamo mano alla redditività delle aziende agricole, sarà molto difficile risolvere questo problema.
Qual è il vantaggio di avere contatti con cooperative di caporalato o enti o organizzazioni che fanno questa tipologia di lavoro? Intanto, avere un lavoratore dipendente a pochi soldi, ma soprattutto esimersi da tutti gli adempimenti burocratici necessari per le assunzioni e anche la gestione del lavoro dipendente. Non dico che questi adempimenti non debbano essere fatti, ma per l'agricoltura, soprattutto per i lavori stagionali, quindi per i braccianti che vengono assunti per due o tre mesi, forse sarebbe il caso di semplificare tutti questi adempimenti e tutta questa burocrazia.
Per quanto riguarda la sicurezza sul lavoro, la legge n. 81 prevede tanti adempimenti, corsi e visite mediche preassuntive, giustamente. Oggi, però, una visita medica preassuntiva ha un costo di circa 100-150 euro, per avere il dipendente un mese o due mesi. Dopodiché, il dipendente cambia azienda e l'azienda nuova deve rifare la visita preassuntiva, quindi spendere altri 100-150 euro.
Si chiede, casomai, che la visita medica abbia una valenza di sei mesi, di dodici mesi oppure che questa visita medica possa essere fatta presso le ASL o enti accreditati dalle ASL, in modo da ridurre il costo degli adempimenti, della burocrazia.
Secondo me, più che sui controlli, bisogna agire sulle motivazioni per le quali viene instaurata questa gravosa modalità di lavoro in agricoltura, soprattutto nell'Agro Pontino, dove ci sono più di 6 mila aziende agricole e più di 8 mila braccianti. È normale che lì ci sia un bacino di utenza, per la criminalità organizzata e per le irregolarità, superiore alla provincia di Frosinone, dove le aziende agricole sono circa 1.500 e i braccianti 300-400. Quindi, c'è una differenza enorme tra le due province.
Quello che mi preme dire è che bisognerebbe agire maggiormente su queste motivazioni economico-sociali e cercare di avere una guida dell'ente pubblico o degli enti accreditati presso il pubblico già da prima, durante la gestione, durante le assunzioni, come anche durante le domande, quando vi sono le aperture dei flussi immigratori, più che dare spazi dove si insinuano, in queste modalità e in queste condizioni, le organizzazioni criminali e le irregolarità sono più facili e più ripetute. Una cosa è controllare post, altra cosa è assistere [...] durante tutta la procedura di richiesta [...] flusso migratorio durante la gestione del personale.
Questi sono i punti che mi premeva dire per quanto riguarda soprattutto le aziende agricole, i titolari delle aziende, che da questi eventi ricevono soltanto negatività. Si butta una luce negativa su tutto il comparto agricolo, che non è certamente così negativo, così irregolare o illegale come si può pensare.
Grazie di nuovo.
PRESIDENTE. Grazie a lei, anche per la capacità di stare nei tempi.
Do la parola a Luigi Niccolini, presidente Confagricoltura-associazione imprenditori agricoli.
LUIGI NICCOLINI, Presidente Confagricoltura-associazione imprenditori agricoli. Signor presidente, la ringrazio. Buongiorno a tutti i commissari e a tutti i presenti. Ringrazio per la convocazione questa autorevole Commissione. Mi scuso, mi sono collegato un po' in ritardo, quindi non ho seguito le prime battute dell'audizione.
Concordo nella analisi che è stata fatta da chi mi ha preceduto in merito alla situazione. Sostanzialmente noi abbiamo in provincia di Latina un'agricoltura basata essenzialmente sul settore frutticolo, orticolo, vitivinicolo e bufalino, settori che hanno bisogno di una grande quantità di manodopera.
Le aziende, al contempo, hanno difficoltà a reperire questa manodopera. Per superare questo mismatch, a nostro modo di vedere, sono necessari alcuni interventi, alcuni che si possono fare anche nel breve periodo ed altri nel lungo periodo.
La prima cosa da fare, secondo noi, è cercare di superare il Decreto Flussi, nel senso che, come è stato detto anche prima, gli attuali flussi per la nostra provincia non sono sufficienti in termini numerici e soprattutto il tasso di conversione, cioè di stabilizzazione del flusso, in un rapporto di lavoro duraturo, è molto molto basso. Questo crea essenzialmente molti problemi. Chiediamo anche che la possibilità di accedere al flusso non sia più limitata a periodi dell'anno come, per esempio, gennaio o febbraio, ma che il flusso si possa fare durante tutto l'anno, perché, per esempio, chi ha necessità di fare una campagna di raccolta a settembre o ad ottobre, mi riferisco al kiwi, alla vigna eccetera, come può a febbraio sapere di quanta manodopera avrà bisogno? Il numero di manodopera e di lavoratori di cui avrà bisogno ovviamente dipende dall'andamento stagionale, a seconda del raccolto se sarà più o meno importante. Tenere aperta la possibilità di fare flussi per tutto l'anno per noi sarebbe importante.
Conseguentemente, bisognerebbe avere anche la possibilità di superare il click day, cioè non fare una sorta di gara a chi arriva prima in un periodo così ristretto di tempo e magari anche a chi ha accesso a sistemi digitali più potenti rispetto ad altri, ma di trovare un nuovo sistema, perché questo click day crea veramente molte difficoltà.
Poi, un'altra cosa da fare, sempre a nostro giudizio, è che questi flussi, una volta che il lavoratore o la persona è arrivata in Italia bisogna prevedere la obbligatorietà della sua assunzione, ovverosia viene il lavoratore dall'India, dai gruppi etnici che sono stati citati dal commissario della ASL. Quando arriva qui da noi l'azienda deve essere obbligata ad assumerlo, di modo che poi non ci si crea quel periodo in cui c'è la possibilità di assumerlo o meno, ma che sia una cosa fissa e certa. Questo per quanto riguarda il Decreto Flussi.
Secondariamente, certo, vanno riattivati i centri per l'impiego, che attualmente non funzionano. Questi vanno riattivati, perché quello è il luogo dedicato, il luogo istituzionale dove si incontra la domanda e l'offerta del lavoro.
Altra cosa da fare nel lungo periodo, a nostro modo di vedere, è cercare di superare l'attuale sistema della legislazione del lavoro in agricoltura, che è quasi completamente basato sulla [...] delle giornate lavorate all'anno, 51 giornate, 101 giornate e 150 giornate.
Succede che quando il lavoratore raggiunge questi livelli di giornate lavorate all'anno, si ferma e non ha intenzione di lavorare perché se va oltre questi livelli poi gli verrebbe ridotta la cosiddetta «disoccupazione agricola». Per cui, anche questo è un problema da superare, perché le nostre aziende hanno bisogno di manodopera, ma poi non la trovano.
Mettendo mano, iniziando a ragionare su questi temi, a nostro giudizio, si potrebbero iniziare a superare molte difficoltà. È chiaro poi che c'è anche un tema dei prezzi o quantomeno del costo che viene riconosciuto alle aziende quando vanno a vendere i loro prodotti all'intermediazione o alla grande distribuzione.
È provato che dell'intero valore di un prodotto agricolo solo il 2 per cento rimane al produttore, all'azienda agricola. È chiaro che la parte del padrone in tutta questa catena non la fa nemmeno troppo la grande distribuzione, ma tutto il settore della cosiddetta «intermediazione».
Se il margine per l'azienda agricola è del 2 per cento rispetto al 100 per cento, è chiaro che questo è un margine molto, molto basso e diventa molto difficile essere sostenibili da un punto di vista economico con queste cifre. È lì anche che bisogna intervenire fortemente e pesantemente, perché sennò tutto il sistema non si regge in piedi. Se non c'è una giusta remunerazione, non ci può essere nemmeno un sistema virtuoso che sta dietro alla produzione. Questo è sicuramente fondamentale.
Noi, come organizzazione a livello provinciale, cosa facciamo? Noi siamo impegnati, insieme alle altre parti sociali, ai sindacati, agli altri sindacati datoriali, alle organizzazioni datoriali con il rinnovo del contratto provinciale del lavoro, che si sta svolgendo in questi mesi, in questi giorni.
Siamo presenti nell'ente bilaterale il quale fa iniziative molto importanti in questo senso. Per esempio, ogni anno mette a disposizione una borsa di studio per gli studenti più meritevoli dalle scuole medie fino all'università. Ogni anno vediamo che più della metà degli studenti sono studenti extracomunitari che vengono dal Punjab, dal Bangladesh, dal Pakistan eccetera.
Questo ci riempie di orgoglio perché vuol dire che, oltre ai fatti... [problemi di collegamento]
PRESIDENTE. Si è persa la rete. Non so se Luigi Niccolini ci sente, ma noi non lo sentiamo.
Passerei nel frattempo la parola a Daniele Pili, presidente della Federazione provinciale coltivatori diretti.
DANIELE PILI, Presidente federazione provinciale coltivatori diretti. Buongiorno a tutti. Ringrazio la Presidenza per aver costituito questa Commissione di inchiesta. Saluto gli onorevoli partecipanti.
Non ho sentito delle parole che mi sarei aspettato in questo tavolo, quindi vorrei iniziare.
LUIGI NICCOLINI, Presidente Confagricoltura-associazione imprenditori agricoli. Scusate, è andato via l'audio.
PRESIDENTE. Non la sentivamo più e avevamo fatto iniziare l'audito successivo. Se deve terminare, chiederei a Daniele Pili un attimo di pausa.
DANIELE PILI, Presidente federazione provinciale coltivatori diretti. Assolutamente.
PRESIDENTE. Finisca pure.
LUIGI NICCOLINI, Presidente Confagricoltura-associazione imprenditori agricoli. La ringrazio. Scusate per la scarsissima qualità del collegamento.
Sostanzialmente ho finito. Dicevo che nell'ente bilaterale ci sono queste borse di studio che dimostrano, oltre al fatto criminale che è successo, quindi alla parte brutta della cosa, che c'è una parte che la maggior parte sana delle aziende che sono capaci di integrare i lavoratori che vengono dall'estero, perché quelli che vengono dall'estero, soprattutto da quelle aree geografiche, la prima cosa che vedono quando arrivano da noi in Italia, quando arrivavano da noi in provincia è un'azienda agricola. Quindi, c'è un fattore sociale di accoglienza che è molto, molto importante che non va certamente demonizzato.
Grazie molte e scusate per la scarsa qualità del mio collegamento.
PRESIDENTE. Grazie. È stato nei tempi e anche molto diretto.
Il signor Daniele Pili può riprendere.
DANIELE PILI, Presidente federazione provinciale coltivatori diretti. Grazie, presidente.
In merito a quello che è successo in questa provincia, con il caso Satnam, non parlerei di caporalato. Questo è stato un vero e proprio omicidio, un caso veramente di disumanità che credo non abbia eguali. Soprattutto credo che non si possa per questo tacciare questa provincia, che ricordo a tutti gli onorevoli partecipanti essere la terza provincia più importante d'Italia come PIL sull'agroalimentare.
Se andiamo ad analizzare i numeri delle aziende e delle persone assunte è chiaro che le percentuali sono un po' diverse, ma se le analizziamo in fondo e sappiamo leggere bene i numeri qui stiamo parlando di un caporalato che conta lo 0,0 per cento.
Sentivo prima il collega della CGIL che diceva che il 100 per cento delle aziende erano state sanzionate per caporalato. Qui dobbiamo fare un distinguo, perché quando si parla di manodopera in nero la Coldiretti è la prima a prendere le distanze da questa pratica disdicevole, tant'è che se dovesse succedere a qualche nostro associato la prima cosa che noi facciamo è quella di strappare la tessera e magari costituirci parte civile nei processi.
Questo tanto per chiarire qual è la posizione della Coldiretti. Poi, però, dobbiamo capire che le sanzioni che vengono elevate, amministrative, sono le classiche sanzioni che si fanno in tutti i settori produttivi, dalla grande distribuzione, alle imprese di logistica, a qualsiasi alveo lavorativo commerciale che è in Italia. Poi si fa presto a dire «caporalato».
Il problema c'è, esiste e va assolutamente risolto. In dieci minuti, onorevole presidente, dire quali possono essere le molteplici soluzioni la vedo un po' complicata e non vorrei annoiare nessuno. Credo che questo sia un tema così delicato importante che assolutamente va esaminato con maggiore attenzione e secondo me va dedicato adesso il tempo giusto ed opportuno.
Il problema è che noi dobbiamo fare una profonda riforma perché non ci dimentichiamo che il caporalato è proprio sugli scaffali della grande distribuzione, perché non si può pensare di pagare a 0.99 euro la tripla passata di pomodoro che viene dalla Cina, quindi non da dietro l'angolo, dove nei 0.99 euro c'è il costo del trasporto e della confezione.
Con questo voglio dire che su tutta la filiera noi dobbiamo monitorare e capire cosa succede, perché le nostre imprese, se così continuiamo, andranno a morire tutte. Questo noi dobbiamo capire, perché la vera sfida che noi dobbiamo fare è proprio questa. Non si possono sottopagare i prodotti che vengono dalla nostra terra. Sono dieci i punti secondo me fondamentali per evitare tutto questo. Credo che bisognerebbe incrementare i famosi fondi della PAC per assicurare un'autonomia alimentare dei cittadini europei e favorire quel ricambio generazionale di cui abbiamo bisogno, perché, purtroppo, ahimè, i nostri agricoltori la scuola l'hanno fatta sulla terra.
Alcune cose è molto difficile, per un problema culturale e anche per un problema di comprensione, farle apprendere. Questo è un altro tema importante. Riconoscere e sostenere il ruolo degli agricoltori come custodi degli ecosistemi e della biodiversità è un altro punto fondamentale, così come l'etichettatura in origine, obbligatoria su tutti gli alimenti. L'abolizione della regola del codice doganale sull'ultima trasformazione, anche questa, a mio dire, è un'altra vera follia.
Dobbiamo dire sì alla reciprocità e stop alle importazioni che non rispettano gli standard europei. Dobbiamo dire no al nutri-score e al cibo artificiale prodotto in laboratorio, che è un altro tema. Dobbiamo dire sì ai mercati equi e trasparenti, incentivando gli accordi di filiera e rafforzando il contrasto alle pratiche sleali.
È necessario puntare sulla semplificazione e sullo sviluppo rurale, investire su ricerca e formazione, promuovere l'innovazione e la digitalizzazione per aumentare la sostenibilità e la resilienza, difendere il reddito degli agricoltori ampliando il sostegno e la strumentazione per la gestione dei rischi, anche con le assicurazioni, perché anche lì abbiamo un grosso problema, e soprattutto cancellare tanta burocrazia che oggi sta cancellando le aziende.
Presidente, i temi sono veramente tanti. Adesso ne ho citati penso nove o dieci, ma credo che se noi non partiamo da lì ben poco possiamo fare. Certo, c'è tutto il tema poi dei permessi di soggiorno, delle riconversioni che, ahimè, sono complicatissime. Ci sono veramente tante cose a cui dover mettere mano, ma io vi prego, lo dobbiamo fare e lo dobbiamo fare perché per l'Italia e per questa provincia questo settore, quello dell'agroalimentare, può voler dire tutela della salute di tutti i consumatori.
Vi ringrazio e scusate se mi sono dilungato.
PRESIDENTE. Grazie.
Per ultima, ma non ultima, perché è l'unica persona in presenza qui, do la parola a Carla Ciocci della Federazione provinciale agroalimentari UGL. Grazie di essere presente.
CARLA CIOCCI, Federazione provinciale agroalimentare Ugl. È un piacere essere qui, però visto l'argomento può non essere un piacere essere qui.
Vi ringrazio sicuramente per l'attenzione che purtroppo è emersa da un grave fatto di disumanizzazione dell'uomo, fondamentalmente, perché buttare una persona sul ciglio di una strada condannandola a morte di certo non rientra nell'attività imprenditoriale e quindi giustamente si va verso quello che è un omicidio, ma comunque presenta una sfaccettatura molto forte di quella che, purtroppo, è l'attività imprenditoriale in agricoltura in certi frangenti.
Non si parla di caporalato, ma è doveroso ricordare che in tema di salute e sicurezza nel settore agricolo nei successivi dieci giorni da nord a sud della provincia di Latina sono morti altri tre persone sui campi. Comunque, sia per quanto riguarda il lavoro non regolare che anche per quanto riguarda il lavoro regolare deve essere forte l'attenzione in materia di prevenzione sulla salute e sicurezza.
La scorsa settimana è diventato legge il Decreto Agricoltura. A seguito della morte di Satman Singh, le organizzazioni sindacali hanno avuto un incontro con il Ministro del lavoro e il Ministro dell'agricoltura e tre importanti passi sono stati inseriti all'interno del Decreto Agricoltura. Per cui, mi sento di ringraziare in primo luogo il sistema informativo dello scambio delle banche dati, che speriamo possa dar vita a dei controlli automatici. Adesso noi abbiamo l'intelligenza artificiale, abbiamo la possibilità di verificare con i big data qualunque cosa e qualunque branca dell'attività. Anche lì, nonostante la penuria purtroppo nei nostri servizi ispettivi, dai numeri che sono stati presentati sia ieri sera che oggi dalla commissaria straordinaria per l'ASL, per poter fare un'ispezione si riesce ad andare in una stessa azienda una volta ogni dieci anni e durante quei dieci anni non sappiamo cosa può succedere.
In secondo luogo, è stato inserito il costo del lavoro, che è sempre stato il fattore comprimibile in tutta quanta la catena del valore all'interno dei dati da prendere in considerazione per la definizione del costo di produzione da parte dell'ISMEA. Questo è anche un altro grandissimo passo del contrasto alle pratiche sleali. Dopodiché, abbiamo anche la questione del contrasto agli appalti labor intensive in agricoltura e quindi a tutto quanto il fenomeno delle cooperative senza terra con l'introduzione delle banche date degli appalti in agricoltura, la necessità che queste aziende fornitrici di manodopera forniscano un DURC, forniscano una fideiussione sulla contribuzione.
Manca ancora, ma questo è un problema annoso e non è solamente dipendente dalla volontà politica del legislatore, mettiamola così, la questione degli indici di congruità con cui sostanzialmente si possono definire, sia a livello nazionale che a livello territoriale, i rapporti che devono esserci tra la quantità e la qualità dei beni e dei servizi offerti dai datori di lavoro e la qualità e la quantità delle ore lavorate, tenendo conto, ovviamente, dell'automazione dei processi, dell'ottimizzazione della produzione e del razionale uso delle risorse umane. Solo questo può segnare un passo, perché può dare effettivamente un'indicazione della necessità di quell'azienda per poter operare correttamente. Se noi abbiamo un'azienda che ha 180 ettari, dieci lavoratori e ha un fatturato di 2 milioni di euro difficilmente può essere in regola o comunque può andare avanti in maniera corretta.
Questo è uno dei passi che noi chiediamo da tanto tempo. Ricordo che a Latina nel 2019 fu siglato il protocollo per il lavoro di qualità in agricoltura, cosa che evidentemente non ha dato ottimi risultati.
Il caporalato non riguarda solamente il lavoro, riguarda tutti quanti gli aspetti della vita di una persona, perché riguarda il lavoro, riguarda il trasporto, riguarda le abitazioni, ma riguarda anche l'interagire e l'integrazione all'interno della collettività.
Bisogna, quindi, partire da questo presupposto e prendere in considerazione tutti questi fattori per poter dare una risposta.
Gli indici di congruità previsti a livello regionale da quel protocollo non sono stati definiti. Sono stati fatti vari gruppi di lavoro a seguito di quella firma, ma purtroppo non hanno portato a nessun risultato.
Per quanto riguarda il trasporto, io ricordo varie riunioni fatte e anche la partenza di un progetto, con il coinvolgimento del COTRAL, che prevedeva un servizio di collegamento tra alcuni paesi tramite autobus del servizio pubblico, mezzi purtroppo seguiti, da quanto veniva riportato, dal camioncino dei caporali. Primo perché c'è paura. Questo è un dato di fatto. Secondo perché purtroppo il COTRAL non forniva un servizio capillare. Del resto, il punto forte del caporale è che lui riesce a fornire servizi che lo Stato, le regioni e gli enti locali non riescono a fornire. È su questo che noi dobbiamo batterli in competitività, altrimenti non riusciremo a uscire da questo vortice.
Il trasporto ideato dalla regione aveva visto su Google Maps dove incidevano le sedi legali delle aziende. Ovviamente le sedi legali sono tutte quante più o meno sulla stessa strada. Il problema è l'estensione dell'azienda. Quindi, all'interno della giornata lavorativa i lavoratori devono essere spostati da un fondo all'altro, il che diventava impossibile. Anche perché se io porto all'azienda Carla Ciocci un lavoratore e l'azienda Carla Ciocci ha la sede in via Migliara a Sabaudia, quel lavoratore deve spostarsi o dentro il comune di Latina perché l'azienda arriva fin lì o dentro il comune di Terracina, prendendo in considerazione il fatto che tanti lavoratori si spostano già da un comune all'altro per poter lavorare. Vi invito ad andare sulla Pontina, la mattina presto, intorno alle ore 4.30-5, a vedere il traffico di biciclette che c'è, con una grave messa in pericolo del lavoratore.
Per quanto riguarda il problema abitativo, tutti noi conosciamo, perché sono sicuramente più famose, le tendopoli che ci sono nel sud Italia, a Latina non ci sono tendopoli evidenti, ma ci sono veri e propri ghetti in muratura. Lo scorso anno c'era stata un'inchiesta su contratti di affitti reali ma fittizi per poter ottenere i permessi di soggiorno. Quindi, c'è un sistema, mi viene da dire criminale, da dover smantellare. D'altronde, non è solamente una questione della legge Bossi-Fini, dove ci sono aspetti sicuramente da rivedere, ma occorrono sanzioni per quei datori di lavoro che promettono di assumere un lavoratore e nel momento in cui viene in Italia quel lavoratore non viene assunto, condannandolo all'illegalità. Questo è un grande problema, anche perché, come è emerso in maniera evidente dalle indagini fatte la scorsa settimana a Verona, è proprio un modus operandi che viene portato avanti: ci sono soggetti privati o imprese che dicono di aver bisogno di manodopera, dopodiché questi contratti non vengono instaurati. Visto che i soggetti che poi gestiscono, purtroppo, questi malcapitati sono sempre gli stessi, evidentemente c'è proprio un sistema, che bisogna smantellare con sanzioni molto forti.
Per quanto riguarda il problema dei permessi di soggiorno, il punto è che, nel momento in cui abbiamo un lavoratore vittima di caporalato, vittima di sfruttamento lavorativo, questo lavoratore ha diritto solamente al permesso speciale ai fini di giustizia, secondo l'articolo 22. Ebbene, ciò che come Federazione provinciale agroalimentare UGL chiediamo da tempo è l'attivazione dei permessi ex articolo 18, perché dobbiamo tenere in considerazione il regime di violenza o minaccia a cui questi lavoratori sono sottoposti, non solo in Italia, perché purtroppo a questo regime sono sottoposte anche le loro famiglie che vivono nel Paese di origine. Questi lavoratori, infatti, per venire qua pagano questi intermediatori, caporali o quant'altro, facendo indebitare le loro famiglie nel Paese di origine, dopodiché arrivano qua e sono costretti a lavorare per poter ripagare quel debito. E non è una cosa che si è evinta solo nel caso di Bologna, ma sono numerose le inchieste giornalistiche effettuate negli ultimi anni che portano alla luce queste realtà. Quindi, nel momento in cui c'è un lavoratore che rischia di dover tornare nel proprio Paese d'origine in quanto il permesso ai fini di giustizia non è convertibile, dobbiamo fare in modo che questa persona si senta tranquilla, perché comunque offre la possibilità agli organi ispettivi di andare a verificare effettivamente qual è la realtà di un'azienda, che non è la realtà di tutte le aziende italiane, ma sicuramente è una grande realtà, su cui noi non possiamo chiudere gli occhi.
Per quanto riguarda il caporalato, c'è un altro fattore da tenere in considerazione: i ritmi di vita estenuanti stanno sottoponendo a un logoramento i lavoratori, il che porta all'uso di farmaci antidolorifici, come l'ossicodone, di cui c'è una grande diffusione. Lo scorso anno a Sabaudia sono stati arrestati un medico e un farmacista proprio per questa faccenda. Si assiste a un vero e proprio decadimento della cultura. Le persone vengono svilite psicologicamente. Quindi, non possiamo solamente riferirci al lavoro, ma dobbiamo pensare all'individuo a 360 gradi che viene maltrattato. Ridurci solamente al lavoro è banale.
Durante il Covid, come diceva la commissaria straordinaria dell'ASL di Latina, la nostra associazione di consumatori ha portato avanti una campagna per sensibilizzare i lavoratori stranieri, anche regolari, ad accedere a questi punti mobili di vaccinazione. Io sono di Latina, ho vissuto per tanti anni a Latina, a Latina le persone non sanno che cos'è il caporalato, perché nella città o nel piccolo paese si vedono tante persone, ma non si scorgono condizioni di degrado così tanto aberranti come si può evincere dalla tendopoli di Rosarno, quindi diventa un fenomeno che passa quasi inosservato. Assume notorietà soltanto quando si verificano fatti particolarmente eclatanti. Durante il Covid tanti si accorsero del caporalato perché banalmente Sabaudia diventò zona rossa nel momento in cui si doveva aprire la stagione balneare, quindi tanti si svegliarono e in quel momento si resero conto che a Bella Farnia la maggior parte dei cittadini non era italiana, ma erano poveri lavoratori indiani.
L'approccio sicuramente deve essere omnicomprensivo e su più fronti. Bisogna agire tanto sul settore dei trasporti quanto sui beni e sul potenziamento dei servizi ispettivi. Non bastano mai, non sono mai sufficienti. È necessario che il sistema informativo venga messo in atto e che tutto diventi automatizzato. Qualunque campanello d'allarme è un campanello d'allarme per andare a stanare probabili situazioni non dico di illegalità piena, di illegalità al 100 per cento, ma anche situazioni grigie, che poi possono condurre ad altro.
Per quanto riguarda i permessi di soggiorno, finalmente l'articolo 18 equipara i lavoratori sfruttati alle vittime di tratta. Poi, bisogna compiere maggiori controlli: questa è la norma che dobbiamo mettere in campo più di tutte.
Grazie.
PRESIDENTE. Grazie a tutti gli auditi, che ci hanno dato un quadro interessante e completo per molti versi.
Do la parola ai colleghi parlamentari che intendono intervenire per porre quesiti o formulare osservazioni.
Cedo volentieri la parola alla presidente Chiara Gribaudo, che è la vera presidente di questa Commissione. Io la sto soltanto sostituendo.
CHIARA GRIBAUDO. La sua è una degnissima sostituzione. Grazie, presidente, anche per le parole che ha espresso all'inizio della seduta. Grazie agli auditi per questa audizione veramente interessante. Ci avete fornito moltissimi spunti.
Intanto la richiesta che farei è quella di chiedere non solo alla dottoressa dell'ASL di Latina ma anche a tutti voi una memoria scritta, in maniera tale che possiamo archiviare e continuare la nostra indagine, che naturalmente ha una finalità molto diversa da quella di altre indagini, perché le inchieste della Commissione tendono a dare un contributo che possa essere utile non solo al legislatore e al Governo, ma anche agli organismi dello Stato, che in sinergia, nello spirito della legge n. 199 del 2016, devono affrontare alcune questioni che, come avete evidenziato, vanno dal ripensamento della legge Bossi-Fini al Decreto Flussi, piuttosto che alcuni accorgimenti anche molto pratici. Ho apprezzato e ringrazio chi rappresenta i datori di lavoro, che ha rappresentato anche gli aspetti burocratici ed economici di gravamento, che rischiano effettivamente di alimentare un sistema che poi rischia di sfociare, come purtroppo abbiamo visto, in episodi di caporalato, che alimentano una criminalità organizzata che, naturalmente, tutti noi vogliamo combattere.
Rispetto agli interventi che ho sentito provo a fare alcune domande, proprio perché gli spunti non sono mancati. Mi pare che da ieri si sia ripristinato il confronto con il prefetto. Noi richiediamo, come prevede la legge n. 199 del 2016, che venga riconvocato il tavolo di confronto previsto dalla normativa. Naturalmente se le norme vengono applicate, si riesce a capire quali sono i limiti delle stesse. Da questo punto di vista sappiamo che il tavolo non viene convocato da oltre un anno.
Ringrazio l'esponente dell'UGL per aver segnalato alcuni punti rispetto al tema dell'emergenza abitativa, rispetto a cui pongo a tutti voi una questione. Come sentite dall'accento non sono di Latina, ma nel Piemonte dal punto di vista del comparto agricolo abbiamo un elemento su cui vorrei una vostra riflessione rispetto a quel che manca e forse andrebbe ripristinato. Questa è una riflessione che nasce dalla diversificazione e da norme che sono molto datate, che dovrebbero prevedere, dal mio punto di vista, un'attenzione rispetto al tema dell'abitazione dei lavoratori, fermo restando quello che avete detto, vale a dire che servirebbero delle norme che consentano anche un allungamento dei termini e una stabilizzazione dei lavoratori. Ma occorre considerare alcuni elementi, il primo dei quali è quello degli affitti delle abitazioni, su cui credo che servirebbe un elemento utile a favorire un obbligo di alloggio nella contrattazione. È una cosa forte, me ne rendo conto, ma rispetto a questo vorrei avere il vostro punto di vista, sia sindacale che datoriale, perché credo che questo sia un elemento che rischia di sconfinare, come diceva bene la rappresentate dell'UGL, nell'illegalità e nella creazione di affitti fittizi, che sicuramente non aiutano.
L'altro tema che vi pongo, che riguarda forse più il sud Italia che il nord Italia, è il tema del trasporto, come elemento, anche rispetto alle inchieste che stiamo conducendo, che ci racconta di come il caporalato si annidi soprattutto nel tema del trasporto dei lavoratori. Rispetto a questo, sarebbe utile uno sforzo da parte non solo pubblica e un lavoro di rete e di tenuta rispetto a questo tema. Magari non riguarda particolarmente Latina come non riguarda la mia provincia, ma è un tema che voglio, comunque, porre alla vostra attenzione, per avere da voi un riscontro.
Credo inoltre che, rispetto alle norme datate, ci sia un tema di parificazione e di riduzione dei carichi contributivi sul territorio nazionale, proprio perché anche lì si creano delle discrepanze rispetto al grande tema che avete posto, penso al tema del prezzo, che indubbiamente rappresenta un elemento discriminatorio. Naturalmente io sono a favore di una valorizzazione del made in Italy, ma non credo sia sufficiente indicare un nome in un ministero, poi bisogna capire come queste cose si tengono insieme.
Rivolgendomi al rappresentante della Coldiretti e alle organizzazioni datoriali, vorrei rappresentare che c'è un tema che è stato sottolineato e su cui tornerei a proposito della legge n. 199 del 2016, ovvero il tema della Rete del lavoro agricolo di qualità. Rispetto all'adesione delle aziende del territorio a questo percorso, che indubbiamente consentirebbe di riuscire a creare una filiera più corretta da tutti i punti di vista, vorrei capire come la Coldiretti e le vostre organizzazioni si stanno organizzando, quali sono i numeri dei vostri associati che si sono iscritti a questa rete e quali sono le iniziative che pensate di intraprendere per favorire un meccanismo, che magari avrà dei limiti, e se ci sono dei limiti evidenziateli...
PRESIDENTE. Onorevole Gribaudo, non la sentiamo più.
CHIARA GRIBAUDO. Se tolgo il video va meglio?
PRESIDENTE. Ora la sentiamo.
CHIARA GRIBAUDO. Chiedevo alle organizzazioni datoriali quante delle loro aziende associate si sono iscritte alla Rete del lavoro agricolo di qualità e se ci sono politiche che stanno favorendo l'ingresso in questa rete, che sicuramente è un passaggio che deve essere affinato e accompagnato con politiche di sostegno alle aziende che svolgono una funzione positiva, comunque è un primo passo essenziale anche per tenere insieme tutti gli aspetti non solo del lavoro ma forse anche della costruzione di un prezzo più giusto. Quindi, rispetto a questo vorrei capire meglio quali sono le vostre prassi e come vi state muovendo.
Vorrei chiedere, inoltre, perché è stato interrotto e, da quanto ho capito, non è più stato insediato l'osservatorio regionale previsto da una legge della regione Lazio, che mi sembra, invece, un avanzamento importante, che credo possa essere utile da ripristinare.
Vorrei anche capire cosa ne pensano le organizzazioni datoriali rispetto alla proposta, che ho sentito e che riprendo sommessamente, della costituzione di una task force, visto e considerato che è vero che ci sono moltissime aziende sane, ma è altrettanto vero che continuano a emergere episodi di caporalato, episodi di corruzione, che peraltro riempiono le cronache dei giornali, oltre agli episodi di morte di alcuni lavoratori, rispetto a cui naturalmente mi unisco alle parole di sdegno e di cordoglio, naturalmente da non confondere con altre cose. Comunque, è utile che ci diciamo che questi fenomeni esistono, eccome. Rispetto ai dati che ci sono stati forniti, anche se vanno approfonditi perché effettivamente, come diceva il presidente, ne abbiamo sentiti alcuni, ma vanno rapportati alla situazione complessiva, mi pare evidente che molto di più si può fare, ma serve anche il personale adeguato. Quindi, rispetto a questo elemento, su cui a breve audiremo l'INL, l'INPS e via elencando per approfondire meglio la questione, è evidente che bisogna lavorare molto di più sulle ispezioni, ma con una logica che sia interlocutoria, dimodoché si possa lavorare più e meglio sulla prevenzione di questi fenomeni.
Queste sono alcune mie riflessioni e alcune mie domande, che spero siano state colte dall'intervento e su cui vi chiedo una risposta. Grazie.
ABOUBAKAR SOUMAHORO. Signor presidente, innanzitutto mi scuso se non attivo il video, ma sono in viaggio.
Vorrei unirmi alle parole di ringraziamento del presidente Quartini e della presidente Gribaudo ai nostri auditi per quanto esposto, in particolar modo i dati che hanno messo in evidenza, insieme alle proposte, oltre che all'analisi. Ovviamente, alla luce delle memorie che ci metteranno a disposizione, ulteriori approfondimenti saranno fatti, in modo tale da dare seguito alle richieste sui vari argomenti che sono emersi, di cui vado a elencarne alcuni, accompagnati da domande.
È emerso il quadro del totale delle aziende in relazione a quanti attualmente sono iscritti nella lista o nell'elenco della Rete del lavoro agricolo di qualità, il che mette in evidenza una scarsissima partecipazione a tale iniziativa. Le motivazioni, ovviamente, alla luce dei dati e anche degli elementi che sono emersi, saranno approfondite per capire meglio e verificare dove poter sollecitare un intervento, al fine di renderlo quanto più partecipe.
L'altro elemento riguarda il tavolo della rete del lavoro agricolo di qualità istituito presso la prefettura, cioè la sessione provinciale, in questo caso parlo di Latina. Da quanto emerge dai vari interventi vi è il bisogno, se non la necessità di specificare ruolo e funzioni di tale ambito di intervento, da quando è stato istituito come ambito di intervento, da quello che è emerso anche dall'intervento della rappresentante dell'UGL, dal 2018, da capire, da approfondire anche alla luce delle memorie, oltre agli interventi preziosi, che ringrazio di aver messo in evidenza.
Passo alle domande. Qual è il rapporto con la rete del lavoro agricolo di qualità, vale a dire la sua cabina di regia? Andando a memoria, visto che è l'ambito, il settore dal quale provengo, quello del lavoro agricolo, so bene che non tutte le organizzazioni sono rappresentate all'interno della cabina di regia, cioè della rete del lavoro agricolo di qualità, da una parte; dall'altra parte, rispetto al tavolo nazionale sul caporalato e sullo sfruttamento in agricoltura, che nasce con le prime riunioni proprio a Foggia, chiedo qual è il rapporto, se esiste o come sta andando avanti questo tipo di rapporto tra questi due ambiti.
La seconda domanda riguarda il tema del costo dei prodotti agricoli. Prima i rappresentanti di Copagri e della Coldiretti mettevano in evidenza i prezzi irrisori. Parole mie, però il senso è questo quando il rappresentante della Coldiretti dice che il vero caporalato è quello che si trova sugli scaffali della grande distribuzione. Passo alla domanda. L'istituzione di un prezzo garantito minimo, base, di prodotti agricoli è il livello al di sotto del quale non si può scendere: come vedete questo strumento dal punto di vista di una forma di risposta rispetto ai prezzi irrisori? Questo per quanto riguarda la parte datoriale.
Rispetto, invece, alla parte delle organizzazioni sindacali, e ringrazio per gli elementi che sono emersi, la domanda riguarda il tema del salario minimo legale, in modo tale da garantire e tutelare i lavoratori rispetto a quanto emerge all'interno della filiera in termini di costo.
La terza domanda, relativa sia alla parte datoriale che alla parte sindacale, riguarda l'elemento del reclutamento. Io all'epoca andavo a cercare lavoro alle rotonde. Un collega ieri in Parlamento mi diceva che quella rotonda esiste ancora e che ogni mattina, puntualmente, i lavoratori si ritrovano lì. Alla luce di quanto è emerso dai vostri preziosi interventi, cosa ne pensate dell'istituzione di una banca dati presso il Centro per l'impiego, per consentire l'incontro tra domanda e offerta di lavoro? L'azienda che alle ore 19 o alle ore 18 ha bisogno di «x» numero di lavoratori, con un click, ha la possibilità di reperire quel numero di lavoratori. Quindi, c'è un tema anche di connettività, di tracciabilità di quell'insieme di lavoratori [...] dell'azienda e facilita anche le organizzazioni sindacali per capire dove e in quali ore l'attività viene svolta. Cosa ne pensate di uno strumento del genere? Just in time, così lavora il caporale, dà certezza. Quando serve «x» numero di lavoratori, questi sono già disponibili.
Come Stato, anche in termini di legalità di lavoro, di sinergia, cosa ne pensate di uno strumento del genere? In alcuni interventi che ho ascoltato si è parlato proprio della necessità di attivare un intervento puntuale dai Centri per l'impiego.
L'ultima domanda riguarda la questione dell'inserimento abitativo, tema che è stato sollevato dalla rappresentante dell'UGL. A Latina non ci sono i ghetti, nel senso di presenza di tendostrutture o di baraccopoli. Quale è la condizione in termini di numero di persone in relazione a «x» appartamenti? Quante persone all'interno di un appartamento, dal punto di vista della facilità per i lavoratori di poter avere accesso a una condizione abitativa dignitosa?
Chiudo per davvero parlando del tema della regolarizzazione. C'è un problema che attraversa tutto il Paese. Qui stiamo parlando di Latina, ma potrei parlare del nord, del sud, dell'est e dell'ovest. È una situazione che continua ad andare avanti, la presidente prima diceva che esiste anche in Piemonte. Cosa ne pensate della necessità di un intervento? L'attuale norma sull'immigrazione ormai è di 23 anni fa: il tessuto economico è cambiato, il tessuto sociale è cambiato, il tessuto demografico è cambiato. La necessità, quindi, di un intervento per poterli regolarizzare. Satnam Singh non aveva il permesso di soggiorno, ma quanti altri ci sono in giro che non hanno un contratto, non hanno un permesso di soggiorno?
Mi fermo qui. Vi ringrazio davvero per gli interventi preziosi. Sicuramente le varie memorie, anche quella della rappresentante dell'AUSL, ci consentiranno di proseguire il nostro lavoro per dare seguito a quanto avete messo in evidenza.
Grazie.
MARCELLO COPPO. Signor presidente, la ringrazio.
Cercherò di essere breve. Ne approfitto per fare un monito a tutti i colleghi e, prima di tutto, a me stesso: noi siamo qui per audire. È ovvio che, se ci mettiamo dieci-dodici minuti a fare le domande, sentiamo noi stessi anziché le risposte. Questo rimanga a verbale.
Quando un'azienda chiede di diventare azienda agricola, l'imprenditore agricolo deve passare tramite la Commissione Agricoltura, all'interno della quale deve dimostrare determinati requisiti: l'estensione, il tipo di lavorazione, quanti macchinari ha, eccetera.
Un ragionamento sulle banche dati è capire se, magari anche in questo passaggio, si possa indicare più o meno, in base a delle tabelle, una media anche di forza lavoro necessaria per lo svolgimento del lavoro, in modo tale che si possa fare una media e accedere a dei controlli.
Relativamente al trasporto, invece, e all'abitazione, non so se siano in atto o non siano in atto, se si potesse, tra le parti sociali, ragionare anche di un fondo sul tipo di retribuzione. Se io devo assumere qualcuno, magari una parte della retribuzione posso destinarla anche all'insediamento, e questo potrebbe finire in un fondo al fine anche di costruire qualcosa che possa accogliere delle persone. Un po' come una volta, quando c'erano quei famosi fondi Gescal piuttosto che un tipo di investimento, che può essere anche un investimento immobiliare, magari anche a riscatto. Non interviene per forza lo Stato, ma, effettivamente, se uno ha un servizio e lo paga, ne può anche usufruire.
Mi fermo qui. In tre minuti ho terminato l'intervento, compreso l'ammonimento.
Grazie.
PRESIDENTE. Se non ci sono altri interventi (non vedo mani alzate da remoto e nemmeno qui in presenza), chiedo agli auditi se intendono intervenire per le suggestioni che sono venute fuori dalle domande dei colleghi onorevoli.
Diamo la precedenza a chi è collegato da remoto.
FABRIZIO NEGLIA, Copagri territoriale di Frosinone e Latina. Rispondo velocemente alle questioni sollevate.
Per quanto riguarda la task force, ribadisco quello che ho già detto nell'intervento. Più che ai controlli, quindi a una task force sui controlli, sulla repressione, sulla sanzione, organizzerei una task force per l'assistenza, la consulenza, l'aiuto sia preventivo che concomitante o parallelo alla gestione del lavoro in agricoltura. Questo si potrebbe fare tramite i Centri per l'impiego riformulati e aggiornati.
Per quanto riguarda il prezzo minimo, che sia minimo, non massimo, un prezzo sul quale il mercato si stabilizza, al di sotto del quale non si può andare, che sia minimo e che sia già redditivo questo minimo, compreso il costo del lavoro, sia del lavoro del titolare di un'azienda che del lavoro dipendente.
Per quanto riguarda le banche dati, noi siamo favorevoli a una gestione nazionale e regionale della banca dati per quanto riguarda l'approvvigionamento del personale e del lavoro dipendente, tramite anche un osservatorio regionale, che deve tornare a funzionare, ma soprattutto che non sia soltanto un osservatorio statistico, ISTAT o di dati, ma un Osservatorio che abbia delle conseguenze e che fornisca dati al Centro per l'impiego per poter svolgere l'attività - che si diceva - di consulenza e di prevenzione.
Per quanto riguarda la rete della qualità, da parte delle nostre aziende c'è un'adesione di circa il 20 per cento delle aziende che assumono. È un numero basso. La motivazione di questa percentuale bassa è che aderire, iscriversi a questa rete non porta dei vantaggi. Purtroppo, l'imprenditore agricolo, se deve fare operazioni burocratiche, produrre documentazione, dedicare tempo a qualcosa, vuole vedere dei vantaggi.
Il fatto che i non iscritti, cioè l'80 per cento di quelli che assumono, siano dediti all'illegalità non è il motivo per cui non si sono iscritti. Anche stando nella legalità e nel rispetto del lavoro, non si iscrivono per gli adempimenti, per la burocrazia e per il non vantaggio che ne deriverebbe di conseguenza.
Per quanto riguarda l'intervento dell'onorevole, non ho capito qual è la Commissione Agricoltura alla quale si debbono iscrivere gli agricoltori. Gli agricoltori, quando avviano...
MARCELLO COPPO. Le preciso un aspetto. Un soggetto, per essere imprenditore agricolo, deve chiedere alla Commissione Agricoltura comunale la verifica dei requisiti, in modo tale da poter diventare imprenditore agricolo. È una cosa che esiste in tutta Italia. Io, da assessore all'agricoltura, ero anche...
FABRIZIO NEGLIA, Copagri territoriale di Frosinone e Latina. Se ci riferiamo al riconoscimento della qualifica CD o IAP per comune capofila, per territorio, allora ho capito, più che sull'esenzione, quello è un riconoscimento che avviene sulla redditività dell'azienda o della futura azienda, quindi sul reddito che deve andare a costituire l'azienda. Quindi, se ha il requisito minimo di reddito, c'è il riconoscimento di IAP e CD, con l'iscrizione all'INPS come lavoratore in agricoltura, c'è la possibilità di iscriversi alla previdenza di lavoratore autonomo.
Ho dato le risposte alle questioni che mi ero segnato. Lascio la parola. Grazie.
CARLA CIOCCI, Federazione provinciale agroalimentare Ugl. Ho preso un paio di appunti, spero di poter rispondere.
Soluzione trasporti e soluzione abitativa: sicuramente c'è bisogno di comprendere tutte le soluzioni poste in campo fino adesso dai vari partenariati pubblici, ovunque in Italia, che tipo di risultati hanno dato. Noi possiamo continuare a parlare di alloggio, trasporto e quant'altro, fare un fondo o prevedere un alloggio obbligatorio all'interno del contratto collettivo, dopodiché arriviamo a quell'aumento di prezzi.
In una delle interviste rilasciate nel territorio di Latina dopo la morte di Satnam abbiamo sentito: è normale che, se non vogliamo pagare le zucchine a 9 euro al chilo... Purtroppo, siamo chiamati a bilanciare tutti gli interessi in gioco, sostanzialmente, dal lavoratore al consumatore finale, passando per tutte le altre realtà.
Sicuramente fare un focus (cosa è stato fatto, come sono stati investiti, qual è stato il ritorno) sarebbe già un passo avanti per sedersi, con un tempo non di 20 minuti, ma con gruppi di studio che mettano insieme le esperienze virtuose e capiscano quali sono state le diseconomie, e creare una soluzione. Per quanto riguarda l'alloggio, per esempio, la regione Lazio nel 2022 aveva creato un fondo di sostegno per le condizioni abitative dignitose. Ha avuto tiraggio? Era un sostegno che la regione Lazio dava per i privati che mettevano in locazione gli appartamenti in favore dei lavoratori in agricoltura. Ha avuto un tiraggio? Si è ricorso a questa misura? Ha avuto un risultato?
Per quanto riguarda il trasporto, per esempio, la sperimentazione fatta con COTRAL non aveva avuto questi grandi risultati. In altre realtà sono stati dati buoni ai datori di lavoro per l'implementazione di servizi di trasporto, in base al lavoratore, aggiornata. Che tipo di risultato ha avuto questo strumento? Questo, secondo me, è un lavoro che potrebbe essere fatto.
Per quanto riguarda il salario minimo legale, la contrattazione collettiva fortunatamente in Italia ha un ruolo molto forte. Non è un problema di porre un salario minimo legale, ma è un problema di rispetto del rapporto di lavoro in toto.
Quindi, senza i controlli sufficienti per garantire che quel lavoratore all'interno di un campo lavori effettivamente quattro ore e venga pagato per quattro ore, possiamo mettere tutto quanto il salario minimo legale che ci interessa, ma comunque avremo una scappatoia.
In merito al rapporto tra le reti del lavoro agricolo di qualità e tavolo nazionale sul caporalato, mi viene da dire che non c'è rapporto, fondamentalmente. A ogni riunione del tavolo nazionale sul caporalato non ci sono abbastanza adesioni delle aziende alle stazioni della rete del lavoro agricolo di qualità e questo è quanto.
In una delle ultime riunioni che fecero i gruppi di lavoro per quanto riguarda la rete del lavoro agricolo di qualità fu presentata – lo ripeto ogni volta – una problematica relativa alle competenze dell'INPS di stare dietro all'apertura delle sezioni territoriali.
L'INPS chiedeva che qualcun altro, magari la prefettura, si facesse carico di questa competenza, anche perché si era visto che lì dove la Prefettura si attivava per l'istituzione delle sezioni si aveva un maggior seguito. C'è da fare un po' di chiarezza tra le varie competenze e tra i vari attori coinvolti. Sicuramente occorre dare una funzione effettiva: al di là che io sono iscritto lì e quindi mi sottopongo a tutti i controlli, qual è il mio vantaggio nell'iscrivermi a questa cabina? Mi auto sottopongo ai controlli, ma poi?
C'è chi aveva inserito l'iscrizione tra un punteggio maggiore per accedere ai fondi del PSR. Fortunatamente con questa programmazione nei PAC è stata inserita la clausola sociale. Se vogliamo mettere in relazione le cose, bisogna cercare un modo per dare effettiva contezza.
Come ricordava l'onorevole Soumahoro, non è nemmeno stabile e definito chi faccia parte delle reti territoriali o meno. Ci sono alcune zone [...] a qualcuno, in altre zone quel qualcuno non viene accettato e viceversa. Quindi, è necessario dare una certa organicità e omogeneità su tutto il territorio, cercando di rendere anche queste realtà più comprensive possibili, perché più persone siamo a essere impegnate sull'argomento più sicuramente possiamo avere i risultati anche in termini di informazioni.
In merito al reclutamento e ai centri per l'impiego pubblici abbiamo provato tutto. Abbiamo provato app di incontro tra domanda e offerta del lavoro regionale, app di incontro tra domanda e offerta del lavoro nazionale, app finanche del borgo, ma praticamente non abbiamo ottenuto risultati. Magari i centri per l'impiego potessero dare effettivamente questo tipo di servizio!
Non ricordo se ci sono stati altri punti da approfondire.
LUIGI NICCOLINI, Presidente Confagricoltura-associazione imprenditori agricoli. Grazie per la possibilità di rispondere alle interessantissime e ricche di spunti domande poste dai commissari e dal presidente.
Le domande più ricorrenti attengono al trasporto. Chiaramente qui il caporalato incide fortemente. È chiaro che bisogna cercare di disintermediare questo tipo di servizio. Ciò che è stato fatto finora, come è stato detto prima di me, non ha portato sostanzialmente a risultati. Il trasporto pubblico, con la lodevole iniziativa del Cotral, ha dimostrato evidenti limiti strutturali perché poi il pullman del Cotral non può fermarsi davanti all'ingresso di ogni singola azienda, né tanto meno può portare il lavoratore nell'arco della giornata di lavoro, se un'azienda è pluripoderale, da un campo all'altro.
Noi all'epoca proponemmo, come organizzazione, di aprire anche questo settore al settore privato, ovviamente con tutte le cautele e le regolamentazioni del caso.
Il tema degli alloggi è fondamentale. Permettetemi una considerazione strettamente personale. Io ho 54 anni e vengo da una famiglia ovviamente di agricoltori. Fino a quando avevo 10 anni, o anche 15, mi ricordo che i centri aziendali delle aziende della nostra provincia, ma immagino in tutta Italia, sostanzialmente erano delle comunità, perché accoglievano sia i lavoratori sia le loro famiglie. Quindi, oltre a fornire l'alloggio gratuito, che era una cosa fondamentale, si crea anche un senso di comunità. Questo senso di comunità, se si potesse ricreare, sarebbe molto importante nella nostra situazione. Magari aiuterebbe chi arriva da molto lontano anche ad allontanarsi dalle sue logiche di appartenenza alla propria comunità, che non sempre sono virtuose.
È chiaro che va bene un'incentivazione economica a questo fine, però bisogna anche intervenire sulla parte normativa, perché, per esempio, la nostra regione, la legge regionale n. 38 sull'urbanistica ancora non riconosce pienamente questa possibilità.
Come organizzazione abbiamo proposto, perché è in fase di modifica questa legge, delle modifiche in questo senso. Quindi, d'accordo l'incentivo economico, ma anche la modifica normativa perché altrimenti non riusciamo ad avere risultati efficaci.
In merito all'incontro tra domanda e offerta di lavoro, che rappresenta un punto fondamentale, a nostro modo di vedere, è chiaro che questo deve avvenire in un luogo istituzionale, cioè nei centri per l'impiego, che vanno riattivati in tutti i sensi.
Il precedente Governo regionale partecipato al bando europeo, detto GOL, che prevedeva svariate decine di milioni di euro dedicati alla riattivazione dei centri per l'impiego. Mettiamo a frutto queste risorse, perché quello è il posto dedicato istituzionale per risolvere il problema.
Sulla partecipazione alla rete agricola di qualità mi riservo di portare i numeri esatti dei nostri associati nella memoria che ci avete chiesto, però devo dire che il tasso di adesione è basso, perché la rete di qualità non viene percepita come un qualcosa di vantaggioso. Anzi, al contrario, viene percepita come un ulteriore aggravio burocratico per cui bisogna fare anche questa pratica; pratica che poi, tra l'altro, non è nemmeno così semplice da espletare.
Le nostre aziende che partecipano alla rete agricola di qualità sono quelle che sono obbligate dall'agroindustria a parteciparvi. La rete agricola di qualità deve essere trasformata e percepita come un elemento vantaggioso per l'azienda e non come un ulteriore aggravio burocratico.
Vengo al tema dei prezzi e al prezzo minimo stabilito per legge per ogni singolo prodotto. Magari! Io faccio [...]. Tutti noi abbiamo sentito delle tensioni che ci sono sui mercati internazionali: sanzioni, contro-sanzioni, prezzi che calano.
Magari io, come tutti i miei colleghi che fanno altre cose, potessi avere un prezzo minimo garantito, perché quando il mercato è superiore al prezzo minimo garantito lo può offrire al mercato, invece, quando il prezzo di mercato si abbassa, ecco che scatta il prezzo minimo garantito. Non credo che questo sia possibile farlo anche alla luce delle normative europee. Quello che si potrebbe fare in questo senso è ridurre la distanza nella filiera della creazione del prodotto agricolo, creare le filiere e le organizzazioni di prodotto che possano controllare il prodotto, così da non essere facili prede della grande distribuzione che fa un divide et impera sostanzialmente.
Poi ci vorrebbe anche una campagna di sensibilizzazione nei confronti del consumatore, nel senso che prima è stato accennato alla possibilità di vendere le zucchine a 9 euro al chilo, che risolverebbe tutto.
Detta così è un po' semplice, però effettivamente c'entra qual è il problema, nel senso che se il consumatore non percepisce come un valore delle zucchine o di qualsiasi altro prodotto, del quintale di grano, come un valore giusto e va solamente verso l'offerta speciale irripetibile a 0.99 centesimi al chilo qui abbiamo un problema.
Se non viene percepito il valore del prodotto agricolo e della sua funzione della nostra vita quotidiana, senza agricoltura non si mangia, poi, alla fine, generalizzarlo. Per cui, se non c'è questa consapevolezza da parte del consumatore, vedo molto difficile questa battaglia sul prezzo minimo, anche perché, dal punto di vista della normativa, non so quanto si possa fare. Sicuramente un'altra cosa importante è [...] prodotto all'estero perché noi siamo deficitari nella produzione di questo o di quell'altro prodotto in Italia, chiediamo che almeno questo prodotto abbia le stesse garanzie dal punto di vista della salubrità, del gusto e della tutela sociale che hanno i nostri prodotti. Questo assolutamente.
L'altro tema era quello, quando si apre un'azienda agricola, di fare una preventiva ricognizione del numero di manodopera di cui ha bisogno. Questo già esiste, perché, per esempio, anche sul tema dei controlli l'INPS ha ormai da anni le tabelle ettaro-coltura e su quello si basano tutti i controlli e tutte le verifiche in fase di apertura, come si ricordava per quando si chiede la qualifica di IAP o di coltivatore diretto. Questo, quindi, già c'è.
Per quanto riguarda la questione dei controlli, se non ho capito male, l'istituzione della task force, dell'Osservatorio regionale, del tavolo nazionale, come agricoltori siamo i primi a volere i controlli, siamo i primi a volere controlli capillari e ben mirati, siamo i primi a volere qualsiasi tipo di tutela nei confronti delle aziende che lavorano per bene o delle persone oneste che si alzano la mattina tutti i giorni e che lavorano per la loro dignità e per quella dei lavoratori. Per cui, qualsiasi tipo di efficientamento dal punto di vista dei controlli o dal punto di vista normativo, da tutti i punti di vista, che ci aiuti a lavorare meglio e con maggior sicurezza e con maggior certezza per noi è molto più che benvenuto. Grazie.
DANIELE PILI, Presidente federazione provinciale coltivatori diretti. Presidente, credo che la maggior parte dei punti siano stati sviscerati dai colleghi in precedenza. Faccio soltanto un piccolo appunto sul tema dei trasporti. Abbiamo visto che il problema del trasporto non è la mancanza di mezzi pubblici, ma nel trasporto è insito il caporale, quindi colui che porta a lavorare queste persone, che è una cosa diversa. Il trasporto vero e proprio non è il tema, il tema è un altro. Dobbiamo soltanto far sì che queste persone che sono in Italia siano regolati.
Sarebbe giusto, secondo me, avere un ufficio di collocamento, perché quello credo aiuterebbe tanto.
Un altro tema attiene alla rete di qualità, che è stato già discusso ampiamente. Oggi purtroppo rappresenta soltanto oneri e nessuno onore. Questo riempie le aziende di burocrazia, di maggiori controlli, ben vengano, ai quali loro si sottopongono tranquillamente, però poi, di fatto, non c'è nessuna pubblicità che quell'azienda che ha aderito sia perfetta, adotti tutti quei criteri morali per cui si presta a fare questo.
Sui controlli e le task force io sinceramente dico «ni». Come ho detto già nell'audizione in prefettura ieri e qualche settimana fa presso la regione con il presidente Rocca, oggi non è difficile controllare le aziende e non ci vuole neanche tutta questa quantità di uomini smisurata, che poi non abbiamo, per fare i controlli. Da dietro una scrivania oggi uno si collega ad AGEA, dove AGEA possiede il fascicolo agricolo aziendale, dove c'è il DNA di quell'azienda, dove è facilissimo capire se quell'azienda è in regola o no. Basta vedere quanti ettari di terra ha, cosa coltiva, e AGEA sa tutto, e vedere quante persone occupa.
Da lì si fa presto a capire se ci sono persone a nero oppure se è un'azienda che opera in maniera regolare. Fare queste task force per poi andare a stressare le aziende, che poi sono sempre quelle più in regola, magari andare a elevare multe per piccole dimenticanze come succede ed è successo poco tempo fa.
Un nostro associato aveva tutto in regola. Mancava la firma del medico competente sul DVR e ha preso 4.000 euro di multa per la dimenticanza di una firma. Questo è giusto, perché, per carità, lo dice la normativa, però parliamo di questo.
In questo periodo, visto quello che sta subendo questo Paese, e gli agricoltori, sui prezzi, diventa sempre più un problema.
Non dimentichiamo che quando i nostri agricoltori smetteranno di fare questo mestiere si aprirà un varco alla criminalità che sarà mostruoso. Quindi, dobbiamo stare molto attenti. Quando parliamo di grande distribuzione e io dicevo che il caporalato si trova sugli scaffali, questo è vero. C'è una legge europea del 2021 che dice che la grande distribuzione o comunque le industrie alimentari non possono stressare più di tanto eccetera, eccetera.
Sì, è vero, però poi nessuno denuncia. Hanno paura i nostri agricoltori a denunciare. Altrimenti, quando fanno le raccolte fanno rimanere i prodotti a terra e li devono buttare. Sono ricattabili anche dalla grande distribuzione e dalle industrie. Questo ce lo dobbiamo dire se vogliamo dire le cose come stanno, tant'è che Coldiretti ha voluto fortemente la Commissione agromafie, la quale ha fatto una serie di proposte. Ahimè, purtroppo, non sono state tutte accettate, perché forse non sono state capite.
Coldiretti ha denunciato Lactalis proprio per pratiche sleali. È stata la prima denuncia fatta a un'industria multinazionale. Fortunatamente poi i tribunali ci hanno dato ragione e loro hanno pagato dazio.
Il discorso, come dicevo all'inizio, non vi voglio più annoiare, è molto complicato, ampio, e credo abbia bisogno di avere delle interlocuzioni diverse alle quali dedicare tempo e dove possiamo fare delle proposte scritte affinché qualcuno poi ne dia evidenza e si possa veramente cambiare qualcosa.
Grazie ancora per il tempo che mi avete dedicato.
PRESIDENTE. Possiamo avviarci alla conclusione.
Rivolgo un ringraziamento agli auditi che hanno dato dei suggerimenti e hanno fatto anche delle proposte. Questa è la cosa più interessante. Giustamente questa Commissione dovrà anche riuscire a formulare delle ipotesi di normative da ridefinire e da valutare in maniera più approfondita. Sono state fatte diverse proposte che sono assolutamente interessanti e apprezzabili, sia per quanto riguarda le normative sui flussi, sia per quanto riguarda il tema trasporto, alloggio, salari e sistemi di verifica di controllo e incrocio dei dati, una serie di proposte da parte del mondo sindacale, del mondo del lavoro, del mondo datoriale che ci suggeriscono alcuni importanti percorsi da fare.
Sicuramente c'è da considerare l'attivazione totale ormai della prefettura, con la nomina del nuovo prefetto che si è anche insediato a Latina. Anche questo è un aspetto importante perché per lavorare c'è bisogno anche di avere piena operatività.
Anche i nostri colleghi onorevoli che sono intervenuti hanno fatto una valutazione molto approfondita degli interventi che avete fatto. Ben venga, ed è la caratteristica di questa Commissione, non avere tempi stretti. Siamo stati tolleranti con tutti gli interventi e a maggior ragione anche rispetto ai colleghi. Non è un richiamo all'onorevole Coppo, ma i tempi di questa Commissione sono sempre stati tempi di grande disponibilità. È partita così, grazie anche – lo ripeto – alla volontà e alla tenacia della Presidente. Lo volevo semplicemente ribadire.
Auguro a tutti buon lavoro, sperando di poter procedere insieme. Ringraziandovi tutti per la partecipazione, dichiaro conclusa l'audizione.
La seduta termina alle 11.30.
fonte: Camera dei Deputati
