XIX Legislatura
Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro pubblici e privati
Audizione di ARIFOS e AIAS
Resoconto stenografico
Seduta n. 10 di Mercoledì 15 novembre 2023
Bozza non corretta
INDICE
Sulla pubblicità dei lavori:
Marrocco Patrizia, Presidente
Audizione di ARIFOS e AIAS:
Marrocco Patrizia, Presidente
Riccardi Salvatore, Presidente di ARIFOS
Marrocco Patrizia, Presidente
Coppo Marcello (FDI)
Riccardi Salvatore, Presidente di ARIFOS
Marrocco Patrizia, Presidente
Santi Francesco, Presidente di AIAS
Marrocco Patrizia, Presidente
Santi Francesco, Presidente di AIAS
Marrocco Patrizia, Presidente
Testo del resoconto stenografico
PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE
PATRIZIA MARROCCO
La seduta comincia alle 8.35
Sulla pubblicità dei lavori.
PRESIDENTE. Buongiorno. Comunico che la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche mediante l'attivazione del sistema audiovisivo a circuito chiuso, nonché via streaming sulla web-tv della Camera.
Audizione di ARIFOS e AIAS.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione di Salvatore Ricciardi, presidente di ARIFOS (Associazione Rappresentativa Italiana Formatori ed Operatori Sicurezza sul Lavoro), e di Francesco Santi, presidente dell'Associazione italiana ambiente e sicurezza, accompagnato dal perito industriale Fabio Bosticco, coordinatore per la Provincia di Asti, che saluto e ringrazio.
Ricordo che la seduta odierna si svolge nelle forme dell'audizione libera ed è aperta alla partecipazione da remoto degli auditi e dei componenti della Commissione d'inchiesta che non fossero presenti. I lavori potranno proseguire in forma segreta a richiesta dell'audito o dei colleghi, in tal caso ovviamente non sarà più consentita la partecipazione da remoto e verrà interrotta la trasmissione via streaming sulla web-tv.
L'audizione odierna riguarderà in linea generale l'attività svolta dalle Associazioni sopra citate in tema di sicurezza sui luoghi di lavoro, tema centrale delle attività istituzionali della nostra Commissione.
Faccio tuttavia presente che, data la necessità di contemplare lo svolgimento dei lavori della Commissione con l'inizio delle votazioni in Aula, previsto intorno alle 9 e 30, lo svolgimento di ogni audizione non potrà superare complessivamente i 30 minuti, lo svolgimento delle relazioni da parte degli auditi non potrà superare i 10 minuti, gli ulteriori 20 minuti saranno riservati a eventuali domande dei parlamentari e successive risposte da parte dell'audito.
Ringraziando nuovamente gli auditi, do quindi la parola al dottor Salvatore Riccardi, ricordandogli che ha a disposizione un tempo massimo di 10 minuti per lo svolgimento della sua relazione.
SALVATORE RICCARDI, Presidente di ARIFOS. Buongiorno. Grazie, presidente. Grazie agli onorevoli e a tutti i presenti a questa audizione.
Il contributo che intendiamo portare come Associazione a questa audizione è quello di chi come noi vive ogni giorno l'aula di formazione e le aziende nell'ambito della consulenza in materia di igiene e sicurezza sul lavoro, essendo i nostri soci prevalentemente formatori e consulenti in materia di igiene e sicurezza sul lavoro.
Abbiamo avuto modo di ragionare con i soci, abbiamo avuto modo di leggere i resoconti della Commissione, chiaramente non avendo tutti i documenti a disposizione il nostro contributo essere sicuramente limitato rispetto ai fatti.
La prima cosa che abbiamo avuto modo di fare è sicuramente visionare il video di qualche minuto prima dell'incidente. Dal video del luogo di lavoro emerge che ci troviamo in un ambiente di lavoro declassato, quasi goliardico, un ambiente di lavoro che ci fa pensare a un luogo dove non vi è la consapevolezza di trovarsi in una condizione di pericolo, questo ci riporta in qualche maniera a quello che diciamo sempre nei momenti di formazione.
Dal video emerge che siamo in una condizione di rilassatezza da parte dei lavoratori ed è quello che diciamo sempre nelle aule, in qualche maniera l'assassino è sempre lo stesso, ovvero abbiamo sempre fatto così, in questo come in tanti altri casi.
Un dato che emerge importante è che qualsiasi documento, qualsiasi procedura, qualsiasi istruzione proprio operativa che abbiamo anche avuto modo di vedere, le istruzioni operative di RFI, le certificazioni di qualità, in questo caso hanno fallito. Quindi quello che in qualche maniera abbiamo cercato di approfondire è di capire qual era la consapevolezza di queste persone.
La consapevolezza, al di là degli aspetti tecnici, dal mio punto di vista è che la sicurezza sul lavoro è fatta dalle persone, ed è proprio dalle persone che vorrei partire, ovvero dalla consapevolezza del proprio ruolo nell'ambito della gestione della sicurezza sul lavoro.
Come diciamo sempre nelle aule di informazione, la domanda a cui dobbiamo rispondere è chi sono i soggetti che hanno fatto tutto ciò che potevano fare per evitare gli infortuni e per evitare l'accaduto, anche in risposta a quello che poi è previsto dal codice penale, ovvero dall'unico articolo che collega il codice penale con le norme di igiene e sicurezza sul lavoro, che è l'articolo 40, comma 2, cioè non impedire un evento che hai l'obbligo di impedire.
Su questo cantiere di lavoro abbiamo cinque laboratori più un preposto della ditta subappaltatrice, quindi abbiamo la ditta committente, la ditta affidataria e la ditta subappaltatrice. Abbiamo cinque lavoratori della ditta appaltatrice e il loro preposto.
Dai ragionamenti che ci siamo fatti tra gli associati, la prima cosa che ci viene in mente è capire quindi il grado di consapevolezza di ognuno e qual è il suo ruolo nell'ambito della gestione della sicurezza sul lavoro e qual è il suo ruolo nell'ambito del decreto legislativo 81 del 2008.
I cinque lavoratori erano formati, erano addestrati, erano addestrati anche in funzione delle nuove previsioni dal dicembre 2021, con le modifiche dell'articolo 37, comma 5, del decreto legislativo 81 del 2008, che ha di fatto specificato cosa significa l'addestramento, che ha di fatto specificato chi fa l'addestramento nell'ambito dell'organizzazione di lavoro.
Abbiamo quindi cinque lavoratori, abbiamo il preposto della ditta esecutrice.
Il preposto di questa organizzazione era addestrato, era formato, era incaricato attraverso proprio un incarico scritto. E se era incaricato era incaricato da quanto tempo? Sarebbe interessante guardarsi la lettera di nomina di preposto per capire se è prima o dopo dicembre 2021. Perché, come spesso diciamo, noi abbiamo una buonissima legge nell'ambito della gestione della sicurezza sul lavoro, che nel dicembre del 2021 è stata anche migliorata, e soprattutto lì in quel momento abbiamo avuto una modifica sostanziale degli obblighi del preposto. Quindi pensiamo che il preposto prima del dicembre del 2021 doveva, in caso di persistenza del lavoratore, segnalare la non conformità al datore di lavoro e al dirigente, con la modifica del 2021 il preposto ha l'obbligo di intervenire per modificare il comportamento pericoloso del lavoratore, quindi uno che conosce il lavoro da questo punto di vista e quindi di istruirlo per modificare il comportamento pericoloso.
Sarebbe interessante anche capire se il datore di lavoro della ditta affidataria ha utilizzato l'opportunità di finire nell'81, che è anche quella per i preposti di prevedere un emolumento nei contratti anche aziendali, nei contratti collettivi. Quindi queste sono le prime osservazioni sulla figura del preposto.
A mio avviso si potrebbe pensare che una individuazione del preposto, una modifica dell'incarico con i nuovi riferimenti normativi, in cui gli obblighi del preposto sono totalmente modificati, una verifica anche da parte della ditta affidataria nell'ambito della definizione dei requisiti professionali in virtù di una formazione e di un nuovo incarico avrebbero potuto in qualche maniera consentire al preposto della squadra lì in campo di acquisire una consapevolezza maggiore, al fine di interrompere ed evitare l'azione sconsiderata.
Sempre ritornando al cantiere, ritornando al posto di lavoro, ritornando a quell'ambiente goliardico e sereno, oltre ai cinque lavoratori e al preposto della ditta affidataria abbiamo l'agente di RFI, che nell'ambito dell'istruzione operativa per la protezione dei cantieri, che abbiamo trovato sul sito ePOD di RFI, l'agente RFI che è il titolare dell'interruzione e titolare dell'interruzione è l'agente di scorta, e nell'ambito di queste istruzioni sarebbe interessante capire come si allinea l'istruzione e l'organizzazione alle figure e a quanto previsto dal decreto legislativo 81 del 2008.
Mi spiego meglio. L'agente di scorta di RFI è un preposto, l'agente di RFI è un dirigente, come è stato inquadrato nell'ambito dell'organizzazione di RFI, è un collaboratore del CSE, considerando che c'è anche un piano di sicurezza e coordinamento che ha nell'ambito dell'organizzazione.
Dalla istruzione operativa si percepisce che questo soggetto, per fare proprio quell'attività di lavoro, in riferimento all'istruzione è previsto un sistema abilitante da parte di RFI. È previsto un sistema abilità che purtroppo non siamo riusciti a trovare nemmeno sui documenti pubblici del portale di RFI, ma sarebbe interessante capire come il sistema abilitante si allinea poi all'81. Nel senso che il decreto legislativo 81/1008 c'è scritto proprio nell'istruzione operativa che è il soggetto che organizza il cantiere per le attività di lavoro in sicurezza.
Quando utilizziamo la parola «organizzare», e la riportiamo nell'ambito del decreto legislativo 81/2008, organizzare va verso la figura del dirigente, che è chi organizza il lavoro, chi controlla la conformità e interviene a correggere laddove il suo potere di spesa lo consente. Ma tutto ciò va letto anche in funzione dell'articolo 299, cioè che il principio di fatto prevale sull'aspetto formale, cioè che le posizioni di garanzia di datore di lavoro, di dirigente e di preposto prevalgono altresì su colui il quale, pur senza un formale incarico, svolge di fatto quelle attività.
Quindi si potrebbe pensare che un sistema abilitante che prevede un allineamento preciso verso l'81/2008 in funzione delle posizioni di garanzia e una corretta formazione e, perché no, addestramento nell'ambito dell'abilitazione avrebbe potuto dare consapevolezza maggiore del ruolo al soggetto e quindi avrebbe potuto in qualche maniera impedire l'evento.
Al di là del fatto, come dicevo all'inizio, che dalla visione del video e dal fatto di per sé emerge una questione importante, che il sistema di gestione della sicurezza sul lavoro ha fallito, al di là della produzione di tutti i documenti e nell'ambito della consapevolezza dei ruoli, potrebbe essere questa la questione. Se ci sono domande.
PRESIDENTE. Grazie, dottor Riccardi. Invito i colleghi commissari a intervenire per formulare appunto quesiti o osservazioni o richieste di chiarimenti, in merito all'audizione del dottor Riccardi.
Vorrei anche ricordare ai nostri deputati in collegamento che, per tutto quello che è accaduto rispetto alla partecipazione da remoto alle sedute della Commissione, si richiede per varie ragioni precedenti che è necessario che i parlamentari collegati provvedano a intervenire con la videocamera accesa e in ambienti consoni al collegamento con questa Commissione d'inchiesta.
Quindi invito i deputati se ci sono domande di procedere. La parola all'onorevole Coppo.
MARCELLO COPPO. Ho solo una domanda. Perché nell'intervento c'è addestramento e c'è formazione. Se c'è una differenza formale tra le due cose oppure no.
SALVATORE RICCARDI, Presidente di ARIFOS. Grazie. C'è una differenza sostanziale tra addestramento e formazione, forse questo è uno dei problemi che riscontriamo in Italia, al di là di questi eventi, proprio in generale sull'addestramento e sulla formazione.
Estremizzando il ragionamento, la formazione definita dagli accordi Stato-regione, definito dalla norma, la formazione è ti metto in aula con l'idea di farti cambiare idea, ti do delle nozioni, ragioniamo insieme su determinati argomenti.
L'addestramento, nell'ambito del decreto legislativo 81/2008, è un poco dimenticato da un certo punto di vista. Nel senso che l'addestramento consiste realmente nella condizione che è questa: vieni con me, ti faccio vedere come si lavora in sicurezza nella mia organizzazione.
Questo è un aspetto che, al di là anche dell'argomento di questa audizione, io vi invito come parlamentari a ragionare, perché l'addestramento consiste nella prova pratica sull'esercizio delle attività e l'intervento di addestramento deve essere anche registrato da qualche parte.
Quindi se prima del decreto legislativo 81/2008, comma 5, c'era scritto «l'addestramento viene effettuato da persona esperta sul luogo di lavoro», oggi è stato realmente specificato cosa si intende per addestramento, quindi le esercitazioni per l'uso corretto di macchine, attrezzature, impianti, sostanze e dispositivi. Fermo restando che detto addestramento debba essere tracciato su un apposito registro.
Quindi, collegandolo a questa vicenda, collegandolo al cantiere di lavoro, mi viene da pensare che l'addestramento c'è, è stato effettuato, è stato effettuato anche dopo la modifica del decreto legislativo, ed è stato previsto un aggiornamento in funzione del fatto che l'addestramento prevede l'esercitazione pratica sul luogo di lavoro, cosa che è sempre stata prevista ma che in questo momento in qualche maniera abbiamo bisogno di un registro di addestramento. Che, come riferito all'articolo 37, comma 4, è sempre effettuato almeno – «almeno» dice la norma – alla costituzione del rapporto di lavoro, l'introduzione di nuove macchine e attrezzature, e cambio mansioni.
Quella dell'addestramento è una questione che va un po' approfondita bene.
Altra questione potrebbe essere, esiste nell'ambito di questa organizzazione, quindi intendo committente affidatario appaltatore, una linea guida sulla gestione dell'addestramento, che probabilmente potremmo trovare nell'abilitazione dell'agente di scorta. Dalla linea guida avrà definito chi può fare l'addestramento nell'ambito delle organizzazioni, che spesso nell'ambito di questa questione dell'addestramento in Italia non siamo noi formatori che possiamo addestrare, o meglio non possiamo addestrare su tutto, quindi una organizzazione deve in qualche maniera darsi delle regole e definire in primis chi può addestrare nell'ambito della propria organizzazione, lo può fare magari riferimento a delle skill particolari o a qualche riferimento nel decreto legislativo, un qualche accordo Stato-regione che definisce l'istruttore per esempio per la parte pratica delle attrezzature di lavoro come una persona che fa quello da più di tre anni, potrebbe essere un sistema.
Ma questo veramente poi mi appassiono e capisco che posso uscire fuori tema.
PRESIDENTE. Grazie. Se non ci sono altre domande procederei dando la parola all'ingegnere Francesco Santi, presidente di AIAS, che saluto e ringrazio, ricordandole che ha a disposizione un tempo massimo di 10 minuti per lo svolgimento della sua relazione.
FRANCESCO SANTI, Presidente di AIAS. Grazie alla Commissione. Grazie al presidente e ai parlamentari presenti per questa opportunità importante. Se è possibile condividerei una brevissima presentazione.
AIAS dal 1975 è la prima associazione tecnico-scientifica italiana che riunisce professionisti e professional, quindi dipendenti delle aziende, che si occupano di salute, sicurezza e sostenibilità. Abbiamo oltre 2.200 soci, che sono circa la metà all'interno delle aziende e l'altra metà fornisce servizi, tra cui anche la formazione ma la consulenza e il supporto alle aziende in tutte le tematiche. Tutti gli anni organizziamo oltre 100 eventi su tutto il territorio sul tema della salute, sicurezza e sostenibilità.
Collaboriamo con varie istituzioni, ma in particolare rappresentiamo l'Italia in CFPA-Europe, che sono le associazioni che si occupano di antincendio, privacy e security e in ENSHPO, che collabora con l'agenzia europea e l'associazione delle associazioni europee. Collaboriamo molto anche con l'INAIL, in particolare in questo momento abbiamo un'interlocuzione anche con il dottor Tardiola, e con l'UNI siamo presenti in tutti i tavoli tecnici e collaboriamo anche con il direttore Lensi.
Abbiamo un plafond di HSE Manager, quindi manager del settore HSE in grandi aziende, dove per grandi aziende intendiamo qualsiasi ente pubblico o privato che abbia più di 500 dipendenti, qui non le elenco, tutta la documentazione se volete vi verrà data.
Nel settembre del 2022, quindi appena iniziata la campagna elettorale che ha portato alla formazione di questo Parlamento, abbiamo presentato a tutti gli stakeholders, come si dice in inglese, cioè tutti i portatori di interesse (partiti, confederazioni sindacali e datoriali), un decalogo sul tema della sicurezza dicendo quali sono le dieci azioni che secondo noi sono urgenti da discutere e delle proposte.
Abbiamo ricevuto il ringraziamento dal Presidente della Repubblica e successivamente al nostro decalogo anche altre associazioni ed enti sindacali hanno presentato analoghe proposte, alcune coincidenti.
Attualmente a Roma, per avere un impatto, abbiamo sviluppato un'attività con la Commissione del lavoro con l'onorevole Rizzetto, in particolare abbiamo fatto il 26 di aprile di quest'anno un intervento alla Camera sulla proposta di legge relativa alla formazione da portare nelle scuole e università, le scuole superiori e sino nelle scuole di più basso livello, la nostra organizzazione.
Abbiamo presentato le nostre proposte al Ministero della cultura, al Ministero del lavoro, partecipiamo al tavolo del Ministero del lavoro sugli interventi sulla sicurezza.
Come detto, collaboriamo con l'INAIL e stiamo anche collaborando con il Ministero della sanità su tematiche relative alla qualità dell'aria e alla gestione dei rischi specifici, come ormai non più il Covid ma ad esempio la legionella. Partecipiamo anche all'osservatorio permanente organizzato dall'onorevole Damiano. A livello nazionale, a livello locale nelle regioni collaboriamo con tutti i vari enti.
Vengo al quesito che è stato posto di discutere sulla situazione della sicurezza e della salute in Italia. Secondo noi i principali problemi, astraendo dal singolo incidente di Brandizzo o altri, sono i seguenti.
Abbiamo ancora un numero troppo alto di incidenti e di infortuni mortali e di incidenti che siano rilevanti per tutti i dipendenti e consulenti e comunque anche datori di lavoro. Questo numero non cala, negli ultimi dieci anni è più o meno costante, oscilla intorno a delle variazioni che poi spesso sono legate alla quantità di ore lavorate e anche la quantità di lavoratori attenti.
Questo comporta chiaramente un ragionamento sull'approccio repressivo, che è assolutamente fondamentale. Quindi controlli e repressioni sono assolutamente fondamentali ma non bastano più, perché questa strada è quella che ci ha permesso dal dopoguerra ad oggi di scendere enormemente con i numeri, ma ormai se non andiamo oltre a questa discesa bisogna fare un nuovo approccio. Questo è un fenomeno che è presente in tutta Europa.
Sempre in Europa è presente un fenomeno che è presente anche in Italia, che è quello del fatto che la formazione e la consulenza sono diventati un business molto importante anche, e lo dimostrano il numero di aziende e associazioni e quant'altro che si occupano di formazione e di consulenza.
L'Agenzia europea ci ha chiesto di parlare della commodification, cioè del fatto che queste due entità, formazione e consulenza, stanno diventando delle commodities, dove per commodities intendiamo dei beni come il sale e lo zucchero che andiamo a comprare al mercato e non ci interessa la qualità, ci interessa che il rapporto costo-prestazione sia il più basso possibile, un chilo zucchero è un chilo di zucchero più o meno di tutte le qualità, ci interessa solo che costi meno. Ecco, purtroppo anche la formazione e la consulenza stanno diventando un meccanismo di questo genere, ormai quello che conta è avere il bollino, l'attestato del corso di formazione, un DVR redatto in modo standard e che l'imprenditore e l'impresa, specie quelle medio-piccole, paghino il meno possibile, e questo è un fenomeno da combattere evidentemente.
L'approccio alla sicurezza in termini generali è spesso non tecnico-scientifico pragmatico ma viene visto come un problema anche legato all'impostazione politica o quant'altro, invece dovrebbe essere un approccio tecnico-scientifico. In Italia non possiamo dire di avere una situazione della sicurezza e della salute sui posti di lavoro, ne abbiamo più di 20, perché questo ormai è diventato un sistema estremamente diviso.
Le linee strategiche che secondo noi bisognerebbe operare sono prima di tutto sviluppare la cultura della prevenzione, questo lo dicono ormai tutti, è chiaramente conseguenza del fatto che bisogna agire nella testa delle singole persone, dal lavoratore all'imprenditore e all'ispettore di controllo. La cultura della prevenzione deve diventare una cultura che parte da bambini e tutti noi dobbiamo essere abituati a considerare i rischi e a come evitarli.
Dal punto di vista dell'approccio fra le aziende e gli enti ispettivi bisogna passare a realizzare quello che era presente nell'81, e non è mai stato completamente realizzato, cioè un approccio di tipo collaborativo, bisogna che gli enti che sono predisposti al controllo inizino a collaborare maggiormente con gli enti che sono controllati perché si condivide l'obiettivo della prevenzione.
Sulla formazione bisognerebbe passare da un controllo sulla quantità, quante ore hai fatto in aula, quante ore hai fatto di addestramento a una verifica dell'efficacia della formazione, dopo diremo come secondo noi si può passare. È solo attraverso la verifica dell'efficacia della formazione che possiamo dire che la formazione è utile o non è utile, se è solo una questione di fare un numero di ore in aula la formazione secondo noi è generalmente inutile e reputata da molti come una pura perdita di tempo, il fenomeno della commodification come dicevamo prima.
È necessario, per poter ragionare tutti insieme, avere un sistema informativo nazionale dei dati della prevenzione, cosa che da anni dovrebbe essere implementata e tutt'oggi non abbiamo. Quindi quando parliamo di sicurezza e sostenibilità abbiamo un problema di dati alla base, che sono troppo facilmente interpretabili o differibili e nessuno parla degli stessi numeri, degli stessi dati e degli stessi rapporti causa effetto.
Infine l'approccio che dovrebbe essere più nazionale e non solo regionale, e questo può essere realizzato o con dei tavoli di coordinamento che debbono essere riavviati e potenziati o attraverso un'agenzia nazionale che coordini le agenzie e le attività regionali.
Come associazione abbiamo fatto delle proposte molto pratiche di cui ci rendiamo disponibili a implementarle che sono le seguenti.
Prima di tutto la cultura della prevenzione. Sulla cultura della prevenzione una proposta che abbiamo fatto è quella di rendere gratuite le norme volontarie e le linee guida dell'UNI, che è il nostro ente di standardizzazione, renderle gratuite per tutti i cittadini italiani quando parlano di tematiche HSE. È chiaro che l'UNI rinuncerebbe a una parte dei suoi ingressi, ma questa cifra abbiamo valutato che viaggia intorno ai 200 mila euro all'anno. Allora con 200 mila euro all'anno si potrebbe dare a tutti, dall'ispettore al consulente, all'azienda, ai docenti nelle scuole, la disponibilità di queste linee guida che rappresentano gli standard volontari per agire sulla tematica HSE.
Un altro aspetto, come dicevamo prima, è passare alla verifica dell'efficacia della formazione, questo non possiamo farlo noi chiaramente, deve essere fatto a livello nazionale. L'istituzione di vere e proprie patenti con esami che siano gestiti a livello nazionale per i ruoli principali. È necessario che l'RSPP, la HSE Manager, l'RLS, i coordinatori, come è stato detto prima nel cantiere, abbiano un vero e proprio patentino, che non dica quante ore ha fatto ma che qualcuno più esperto abbia verificato che il titolare di quel titolo abbia una reale competenza.
Infine noi non sappiamo in Italia neanche quanti sono gli RSPP, i responsabili del servizio prevenzione e protezione, nessuno in Italia può dire quanti sono, e a maggior ragione non sappiamo chi sono.
Come associazione tecnico-scientifica noi ci offriamo volontariamente e gratuitamente per fare un servizio al Ministero del lavoro, senza costi chiaramente neanche per gli RSPP, di istituire e gestire un elenco dei RSPP qualificati e riconosciuti e che agiscono in Italia.
Analogamente, sul tema della formazione, noi possiamo realizzare, l'abbiamo già realizzato per i nostri soci e si può facilmente estendere in tutta Italia gratuitamente, nuovamente un servizio che possiamo fare gratuitamente, di gestire il portale degli attestati, in cui tutti i formatori, le scuole di formazione e anche i formati dicano io ho seguito questo corso, scaricano in quel portale l'attestato o lo carica automaticamente l'ente di formazione, e questi dati siano a disposizione degli enti ispettivi che automaticamente per ogni cittadino possono verificare quali corsi di formazione e dove e quando li ha realizzati.
In questo modo, con queste due attività, noi crediamo che tutte le attività che devono diventare oltre che ispettive più collaborative potrebbero essere molto più facilmente realizzate.
Queste sono le proposte che abbiamo presentato. Sono chiaramente a disposizione per qualsiasi domanda.
PRESIDENTE. Grazie, presidente. Tra l'altro le volevo chiedere se può inviare alla nostra Segreteria queste slide che ci ha appena illustrato. Invito i colleghi commissari a intervenire per formulare quesiti, osservazioni o richieste di chiarimento. Magari cerchiamo di raccogliere tutte le domande insieme così il presidente oppure il dottor Bosticco possono rispondere.
FRANCESCO SANTI, Presidente di AIAS. Mi scuso, non ho presentato il mio collega dottor Bosticco, che è il responsabile di AIAS in Piemonte.
PRESIDENTE. Sì, grazie. Presidente, queste slide le ha talmente illustrate bene e fatte benissimo che ha spiazzato tutti, nessuno ha da farle domande.
A questo punto io ringrazio tutti gli auditi, ringrazio i colleghi e chiudo l'audizione.
La seduta termina alle 9.10.
fonte: Camera dei Deputati
