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Categoria: Commissione parlamentare "morti bianche"
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SENATO DELLA REPUBBLICA

XVI LEGISLATURA

Giunte e Commissioni



Resoconto stenografico

Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno degli infortuni sul lavoro con particolare riguardo alle cosiddette «morti bianche»



Lunedì 14 dicembre 2009

Audizioni svolte presso la Prefettura di Terni



Presidenza del presidente TOFANI

INDICE

Audizione del procuratore capo e di un sostituto procuratore della procura della Repubblica di Terni
Audizione del questore, del comandante provinciale dell’Arma dei Carabinieri, del comandante provinciale della Guardia di Finanza e del comandante provinciale dei Vigili del fuoco
Audizione del direttore provinciale del lavoro, del direttore provinciale dell’INAIL, del direttore provinciale dell’INPS e di rappresentanti della ASL n. 4
Audizione di rappresentanti delle organizzazioni sindacali
Audizione di rappresentanti delle organizzazioni imprenditoriali e artigiane


Audizione del procuratore capo e di un sostituto procuratore della procura della Repubblica di Terni



Intervengono il procuratore capo presso la procura della Repubblica di Terni, dottor Fausto Cardella, e il sostituto procuratore dottoressa Barbara Mazzullo.

PRESIDENTE
Desidero innanzitutto ringraziare il dottor Cardella, procuratore capo presso il tribunale di Terni, per la sua presenza. I motivi delle audizioni odierne sono noti: la nostra Commissione vuole comprendere i fenomeni e le dinamiche legati agli infortuni sul lavoro, essendo la sua attività – che fa diretto riferimento al Parlamento – volta, tra l’altro, a monitorare le necessità esistenti ed accertare le eventuali lacune presenti in materia.
Immagino che il dottor Cardella abbia ricevuto la missiva da noi inviata ai procuratori generali sul tema specifico degli infortuni – in modo particolare degli infortuni mortali – occorsi durante l’orario di lavoro a lavoratori che operano su automezzi o altri veicoli. Nella lettera invitiamo ad avere particolare attenzione nel trattare questi casi, usando la stessa sensibilità con cui vengono trattati i casi di omicidio, con riferimento alla scena del delitto.
Spesso infatti abbiamo rilevato una differente attenzione e una diversa modalità nell’effettuare i rilievi, laddove dovrebbe essere la medesima. Spesso i rilievi sono finalizzati più a verificare il rispetto delle regole legate alla circolazione stradale che non a controllare se il lavoratore si trovasse nelle condizioni di sicurezza necessarie per poter lavorare.
Per quanto riguarda l’incidente mortale verificatosi alla ThyssenKrupp, se lo desidera, le sue dichiarazioni potranno essere secretate: comprendiamo benissimo, infatti, l’eventuale necessità di mantenere il riserbo, essendo in corso le indagini. Abbiamo letto sulla stampa che per quanto riguarda i rilievi ad interessarsi del caso sono stati i Vigili del fuoco. Vorremmo a tal proposito capire meglio se vi è stata un’indicazione specifica in tal senso o se si è trattato solo di un caso, nel senso che sono stati i primi ad arrivare sul posto.
Le chiedo anche se insieme ai Vigili del fuoco hanno operato altri soggetti con specialità di polizia scientifica, oltre ovviamente all’Azienda sanitaria locale, attraverso gli organismi preposti. Vorremmo insomma cercare di capire quale approccio viene utilizzato nei casi in cui si determinano fatti luttuosi come quello in esame.

CARDELLA
Innanzitutto desidero ringraziare la Commissione per questa occasione di confronto, segnale di una sensibilità istituzionale che non può che farci piacere. Come sapete, sentire la vicinanza dello Stato e del Parlamento alla nostra attività è sempre motivo di conforto.
Dunque, con doverosa e sentita disposizione inizio a rispondere alle osservazioni del Presidente.
Per quanto riguarda la lettera circolare inviata dalla Commissione ai procuratori generali e da questi girata alle procure, confermo di averla ricevuta e di aver risposto al procuratore generale assicurando l’adempimento di quanto richiesto e specificando che presso la procura di Terni, nei quasi due anni trascorsi da quando sono stato assegnato alla reggenza del presente ufficio, ci atteniamo ai principi in quella lettera segnalati. Tra l’altro non potrebbe essere diversamente, posto che la caratteristica del territorio della città e della provincia di Terni è proprio quella di avere una vocazione industriale.
C’è infatti una fortissima presenza di industrie di particolare rilevanza, tanto da costituire il polo industriale dell’Umbria ed uno dei più importanti del centro Italia: circa 20 multinazionali hanno i loro stabilimenti a Terni. Si tratta in gran parte di industrie che trattano materiali o attività a rischio, sia sotto il profilo ambientale che per quanto riguarda gli infortuni sul lavoro.
Quindi una procura della Repubblica che opera in una zona del genere non può non essere particolarmente sensibile o attenta a questo tipo di problematica.
Ciò nonostante la limitatezza dei numeri di cui disponiamo: l’ufficio ha solo quattro sostituiti procuratori e, in teoria, otto vice procuratori onorari, che in realtà sono ancora cinque: il Consiglio superiore della magistratura ha disposto l’aumento di tre unità, che tuttavia non si è e ancora concretizzato.
Con queste forze, modeste rispetto alla massiccia presenza industriale (che è ovviamente benemerita e benvenuta, perché regge l’economia non solo della città ma in buona misura di tutta la Regione), cerchiamo di fronteggiare la situazione, avendo sempre presente l’assoluto e rigoroso rispetto della legge e al contempo le esigenze lavorative della società ternana, la quale vive e prospera in gran parte per la presenza di queste aziende, che svolgono attività fortemente rischiose per l’ambiente, trattandosi nella maggior parte dei casi di industrie dell’acciaio, chimiche o farmaceutiche. Questo è il contesto in cui si colloca il drammatico evento cui la Commissione fa riferimento.
Passando agli altri quesiti, è vero che sono intervenuti i Vigili del fuoco e anche la squadra mobile, ma è intervenuta soprattutto la ASL, con i servizi di polizia giudiziaria, a cui preferibilmente deleghiamo gli accertamenti in materia. Questo perché cerchiamo di rispettare, nei limiti del possibile, la competenza funzionale e professionale delle forze di polizia. Se si tratta di svolgere un accertamento tributario viene in prevalenza delegata la Guardia di finanza, se si tratta di compiere un accertamento sugli infortuni sul lavoro, ci rivolgiamo alla ASL o agli uffici appositi dell’Ispettorato del lavoro, spesso in concorso tra loro. In questo caso sono intervenuti i Vigili del fuoco in quanto si trattava di un primo intervento. Come preciserò in seguito, pur nella confusione del momento – che giustifica il ricorso al corpo dei Vigili del fuoco, che a Terni è particolarmente benemerito ed è pronto a fronteggiare qualsiasi emergenza – si è capito subito che qualcosa di strano era accaduto, essendo il lavoratore deceduto a seguito di un’inalazione di sostanze.
Dunque si è ritenuto prudente far intervenire una forza che potesse eventualmente fronteggiare una situazione di inquinamento e di diffusione. La squadra mobile è intervenuta in supporto, come primo intervento, ma gli accertamenti – per quanto riguarda l’attività di polizia giudiziaria – verranno svolti essenzialmente dagli organi specifici, in particolare dalla ASL. Anche l’operato dei Vigili del fuoco ha avuto la sua importanza, per quanto riguarda i primi rilievi.
Ritengo che la dinamica dell’incidente sia nota, almeno per quanto riguarda le notizie giornalistiche, ma se la Commissione lo ritiene opportuno posso fornire altri dettagli che forse non sono stati resi noti o avallare ufficialmente quanto è emerso. L’operaio stava effettuando un’operazione di prelievo di una sostanza, l’acido cloridrico, che viene usata per azioni di ripulitura del percolato, che è quella sostanza (sul punto potrei essere impreciso tecnicamente, ma si tratta solo di un mio limite informativo) che si forma nel deposito dei vari materiali di scarto che un’azienda di questo genere produce in quantità rilevante. Questa sostanza è stata versata in un contenitore nel quale sembra non venisse normalmente travasata. Si tratta di un’operazione che viene fatta più o meno una volta al mese, ma anche questo punto sarà oggetto di accertamento. Probabilmente per un problema di dosaggio hanno ritenuto di travasarla in un certo tipo di contenitore piuttosto che in quelli in cui veniva abitualmente versata. Per compiere tale operazione sono usate delle taniche da un migliaio di litri: l’acido cloridrico viene travasato in queste taniche e portato dove deve essere utilizzato. Questa operazione è stata compiuta dall’operaio che purtroppo ha perso la vita e da un suo collega, che proprio nel momento in cui è terminato il primo travaso nella tanica, mentre si stava effettuando il travaso nella seconda, si è assentato per non più di una decina di minuti. Specifico, per correttezza e per mia tutela, che le informazioni che vi sto fornendo sono necessariamente approssimative, nel senso che tutto quello che sto dicendo ora – compresi i tempi – sarà oggetto di accertamento nel corso delle indagini. Come dicevo, il collega si è assentato e quando è rientrato la persona si trovava già in una condizione seria di malore. È stato subito portato in ospedale dove gli sono stati prestati i primi soccorsi, ma non c’è stato niente da fare.
Per spiegare che tipo di accertamenti si stanno effettuando e per altre valutazioni cederei la parola alla dottoressa Mazzullo che si sta occupando delle indagini.

MAZZULLO
Alla fase di soccorrimento del soggetto che è deceduto hanno preso parte due persone una delle quali, in modo particolare, nel soccorrerlo ha avuto un malore immediato presentando vomito ed altri sintomi.
Da queste prime risultanze è dunque emerso che, evidentemente, nell’aria si era sprigionata una sostanza che aveva un effetto tossico immediato e che permetteva pochissime capacità di reazione e di fuga, tanto è vero che colui che ha prestato i primi aiuti è svenuto a sua volta ma, fortunatamente, è stato soccorso tempestivamente e dopo un breve ricovero in ospedale (è rimasto in osservazione per un paio di giorni, se non vado errata) si è ripreso.
Come ho già anticipato, atteso che si era sprigionata nell’aria una sostanza tossica, sono stati effettuati dei prelievi ed una delle ipotesi sulle quali possiamo esprimere un giudizio di possibilità media potrebbe essere che questo evento letale sia derivato dal contatto tra due sostanze che se utilizzate singolarmente non producono normalmente effetti tossici, mentre se miscelate possono provocare effetti quali quelli che si sono manifestati. In via del tutto eccezionale ed anomala, in questa circostanza le due sostanze si sono trovate a contatto.

PRESIDENTE
Dottoressa Mazzullo, queste sono informazioni che abbiamo letto sui giornali ma, in effetti, si tratta di ipotesi.
Vorrei sapere, per esempio, come si svolgevano solitamente queste operazioni, o comunque come erano svolte in occasioni precedenti. A meno che non debba immaginare che questa fosse la prima volta che un’operazione di questo tipo veniva effettuata; mi sembra di ricordare però che il procuratore non facesse riferimento ad una prima volta, dunque sembrerebbe trattarsi di procedure che avvenivano periodicamente.

MAZZULLO
Sì, periodicamente.

PRESIDENTE
E come mai queste due sostanze si sono miscelate?
Quali sono le prime idee che vi siete fatti? Perché non è successo nelle altre occasioni?
Le rivolgo poi un’altra domanda scusandomi anticipatamente se le informazioni in mio possesso non sono esatte, ma la mia fonte è solamente giornalistica, non ho altro riscontro. Sappiamo che a seguito delle vostre indagini sono risultate indagate alcune persone. Abbiamo visto elenchi di soggetti chiamati a rispondere delle proprie responsabilità e abbiamo notato che si tratta di dipendenti, sia pure a vario titolo, dell’azienda. Vorrei sapere se la vostra indagine è rimasta circoscritta, o se rimarrà circoscritta, a taluni dipendenti di ruolo dirigenziale legati a questa competenza, alle attività che svolgevano questi lavoratori (uno dei quali purtroppo è morto), o se non riteniate vi siano altre responsabilità, in capo per esempio al datore di lavoro. Questo è un aspetto che vorremmo chiarire: chi è il datore di lavoro?

MAZZULLO
Rispondendo alla prima domanda, che è un po’ la prosecuzione di ciò che avevo appena detto, l’operazione di travasamento della sostanza (acido cloridrico) dal serbatoio alle varie cisternette (quattro in totale) è un’operazione periodica, utilizzata per effettuare la pulizia di un tubo di percolato. Se non ricordo male, veniva effettuata mensilmente, quindi con una certa periodicità. È , dunque, evidente che in questo processo lavorativo si è inserito qualcosa di anomalo.
Visto che vi è stato un contatto tra l’acido cloridrico e altra sostanza, la cui identificazione dovrà essere oggetto di indagine, l’ipotesi formulata o formulabile e assai verosimile è che evidentemente l’altra sostanza fosse contenuta in origine in alcuni dei contenitori ove doveva essere immesso l’acido cloridrico. Di qui il contatto con l’acido cloridrico, normalmente impiegato (non dico di routine ma quasi, comunque con la periodicità riferita) senza conseguenze. L’anomalia, evidentemente, è dovuta alla presenza, rispetto all’ordinarietà dei casi pregressi, di quest’altra sostanza che a contatto...

PRESIDENTE
Già nel contenitore?

MAZZULLO
Nel contenitore – se in tutti o in uno si dovrà appurare – ove l’acido cloridrico doveva essere travasato.
A proposito dei quattro contenitori vorrei fare una precisazione. Inizialmente l’operazione è stata condotta da due operatori, uno più anziano e l’altro più giovane, che purtroppo è deceduto. L’acido cloridrico doveva essere travasato in quattro cisternette. La prima operazione di riempimento non aveva dato alcuna manifestazione di esalazione, tant’è che l’operatore che per sua fortuna si è salvato al termine (o quasi) del riempimento della prima cisternetta si è allontanato per sue esigenze personali, con l’intenzione di tornare ad aiutare il collega. Si può quindi ipotizzare che la sostanza fosse contenuta nella seconda cisternetta ove stava effettuando la fase di riempimento il lavoratore rimasto da solo. Spero di aver risposto in maniera esaustiva.

CARDELLA
Tanto è vero che, una volta tornato, anche il secondo operatore si è sentito male. Quindi, evidentemente, è in quella cisterna che era contenuta la sostanza...

MAZZULLO
Evidentemente. Comunque, è tutto sotto sequestro.
Sono in corso delle analisi e non escludo possano essere effettuati accertamenti, anche nella forma di garanzia degli accertamenti tecnici ripetibili, con i dovuti avvisi e, per maggiore rispetto, nel contraddittorio delle parti.
Tenete inoltre presente che è in corso l’esame autoptico dal quale ci aspettiamo importanti risultati anche da questo punto di vista. È prevista una consulenza di carattere tossicologico per verificare, sia all’esito autoptico, che dall’esame delle cartelle dei due soggetti che sono stati ricoverati, quanto stavo dicendo circa gli effetti tossici e letali di queste sostanze.
Per quanto riguarda invece la seconda domanda, i soggetti indagati sono numerosi ed appartenenti a vari livelli, anche a livelli dirigenziali, secondo una scala gerarchica che arriva fino al direttore di un reparto apicale, con esclusione, al momento, del legale rappresentante italiano; questo sulla base di deleghe specifiche che, in materia di sicurezza sul lavoro, consentono di delegare ad altri ed hanno come effetto quello di esonerare, al momento, da responsabilità anche penali.

CARDELLA
Vorrei aggiungere a quanto affermato dalla dottoressa Mazzullo che se non si è certi della dinamica, e cioè delle cause della morte, non si può stabilire il livello di responsabilità, ovvero stabilire esattamente perché si è verificato l’evento: se, per esempio, vi sia stata negligenza nello svolgere le operazioni di ripulitura della tanica (questa potrebbe essere un’ipotesi) o se se vi siano stati altri episodi o fatti che possono aver concorso.

MAZZULLO
Desidero precisare che la nascita della qualifica di indagato, in questo momento delle indagini preliminari, che sono alle primissime battute, è un magma in continua evoluzione nel senso che, come diceva il procuratore, le emergenze investigative ci consentiranno di individuare con maggiore precisione e definire meglio la natura delle responsabilità.

NEROZZI (PD)
Vorrei fare due domande per essere certo di aver capito bene. In primo luogo, signor procuratore, lei ha detto che questo tipo di operazioni, in genere, veniva effettuato travasando la sostanza in recipienti simili, quindi non dico che questa fosse la prima volta, ma comunque non di frequente il prelievo si effettuava con le modalità adoperate in questa occasione.
In secondo luogo, mi sembra che la dottoressa Mazzullo abbia affermato che uno dei motivi dell’incidente potrebbe essere ricollegabile al fatto che una delle taniche non fosse stata pulita bene, che contenesse tracce di altre sostanze. In tal caso si aprirebbero due ulteriori questioni: per quale motivo si usano le stesse taniche per diversi prodotti, quando si potrebbero utilizzare taniche separate per l’una e l’altra sostanza? E perché la tanica non è stata pulita? Ma anche qui si pone un doppio problema perché è noto (lo sa chiunque abbia una seppur minima conoscenza di chimica) che l’acido cloridrico si combina molto facilmente producendo effetti assai diversi, che vanno dall’ottenimento del sale al causare la morte, a seconda della sostanza con cui si combina. Che si usino le medesime taniche per sostanze diverse è quantomeno discutibile dal punto di vista della sicurezza. Dunque, sotto il profilo igienico e della sicurezza viene da chiedersi perché siano state utilizzate taniche in cui erano presenti altre sostanze, visto che se fossero state dedicate al solo acido cloridrico l’evento non sarebbe mai accaduto. Sono questi tre aspetti diversi e molto interessanti che, per quello che ci riguarda, ci aiuterebbero a comprendere meglio le dinamiche, ma ci sono anche responsabilità sostanzialmente diverse. Infatti, se per risparmiare si usa lo stesso recipiente si delinea una responsabilità abbastanza pesante; se invece abitualmente il recipiente viene ripulito – cosa che non credo per le mie poche conoscenze di chimica – si profila un’altra responsabilità. Poi si apre l’altro interrogativo che affronterete: perché proprio quella volta?

CARDELLA
Quelle che lei ha esposto e riassunto molto bene sono le ipotesi sulle quali ci si muove, ovvero non certezze ma possibilità che vanno verificate. È necessario capire perché è stata usata quella tanica, se c’erano dei residui, se questi andavano eliminati, se si potevano usare taniche diverse.
Si spera che tutti questi aspetti che sono oggetto d’indagine avranno una risposta, a seguito degli accertamenti che la dottoressa ha disposto e che comporteranno una diversa valutazione. A un estremo c’è l’ipotesi che individua una responsabilità dei lavoratori che hanno operato male, all’altro ci sono le figure di riferimento.

PRESIDENTE
Proprio in questo è insolita la vicenda. Abbiamo una serie di soggetti sovraordinati a questi operatori. Non conoscendo gli aspetti emersi nell’intervento del collega Nerozzi, a cui anche lei, procuratore, faceva riferimento, nell’impianto dell’indagine manca uno degli elementi che dovrebbe in qualche modo rispondere: mi riferisco al datore di lavoro. Noi non sappiamo come sono andate le cose. Non vuole esserci alcuna colpevolizzazione, ma non sappiamo come si sono definite le deleghe.
Del resto, lor signori sanno meglio di me che per le responsabilità, in qualsiasi realtà lavorativa, il riferimento è comunque al datore di lavoro.
Questo non significa che il datore di lavoro risulterà responsabile. Finora vi è una gamma molto ampia di ipotesi e non si conoscono i motivi dell’incidente, però leggendo i giornali noto che si parla di una serie di soggetti che in qualche modo sono chiamati a rispondere per le competenze e le responsabilità che hanno come sovraordinati, ma non si affronta il discorso generale sulla sicurezza di cui parlava anche il senatore Nerozzi.
Mi riferisco, ad esempio, alla qualità di questi prodotti, di queste taniche e dei trasporti. Questo aspetto ci ha lasciati perplessi anche per quanto si leggeva sui giornali perché, fino a prova contraria, la tutela della salute nel luogo di lavoro è in capo al datore di lavoro. Questo è un principio introdotto sessanta o settant’anni fa, non ieri. Ciò ci ha indotto a pensare che avevate già compreso la meccanica dei fatti o che stavate per chiudere le indagini.
Certamente è compito del vostro ufficio stabilire quello che si dovrà fare. Abbiamo comunque voluto comunicarvi il nostro dubbio. Dato che ci interessiamo da anni di questa materia non siamo riusciti a comprendere come, non conoscendo ancora le dinamiche, si possa escludere un’ipotesi piuttosto che un’altra.

CARDELLA
È vero quello che lei afferma. Le informazioni di garanzia e le iscrizioni vanno parametrate sulla formulazione di ipotesi plausibili e, in secondo luogo, sul tipo di atti e accertamenti che devono essere compiuti. Si tratta di una pratica che forse in passato è stata utilizzata, ma che è stata più volte stigmatizzata anche a livello parlamentare, oltre che a livello di informazione. Parlo di quella sorta di volantinaggio di informazione di garanzia dato indiscriminatamente. Oggi l’orientamento, cui cerchiamo modestamente di attenerci, che viene fuori dagli indirizzi d’insegnamento e di aggiornamento del Ministero e del Consiglio superiore della magistratura, mira a svolgere un esame attento e misurato degli atti da compiere, ovvero delle informazioni di garanzia e delle iscrizioni, e a garantire che siano adottati tutte le volte che è necessario.
Mantenendo un certo riserbo sui nominativi e sul tipo di iscrizioni, come immagino ci consentirete di fare, le ipotesi principali attengono allo sbarramento, al quale si è riferita la dottoressa, rappresentato dalla delega che trasferisce dal vertice delle aziende a dei soggetti individuati specificamente il compito di vigilanza e di organizzazione.

PRESIDENTE
Non si escludono le responsabilità con le deleghe; sono due cose diverse. Non c’è stata una limitazione degli avvisi di garanzia perché da quello che abbiamo letto sui giornali – che può essere del tutto falso – ci sono almeno otto persone indagate. Quindi, una bella sequela di soggetti. Mi sembra che si sia andati dal primo sovraordinato in su. Comprendo questa logica e la condivido perché bisogna evitare questa specie di volantinaggio, come giustamente l’ha definito lei, però indubbiamente non abbiamo elementi per comprendere il resto. Voi sicuramente in corso d’opera li avrete.

MAZZULLO
Normalmente in casi di questo genere e in altri ancor più complessi si impone l’uso della cautela. Nella fattispecie concreta, bene o male, ci siamo resi conto che potrebbero ravvisarsi – uso sempre il condizionale – delle negligenze e delle colpe nell’utilizzo di taniche non perfettamente pulite e idonee allo scopo. Abbiamo già dei profili di colpa; in molti casi gli stessi non sono immediatamente percepibili e, di conseguenza, si impone come cautela l’iscrizione a carico di ignoti della notizia di reato. In questo caso, viceversa, possiamo dire che delle prime colpe nitide già ci sono nei confronti di alcuni soggetti poiché si ipotizza, sia pure in maniera embrionale, questo difetto nella pulizia e nell’utilizzo di taniche e serbatoi.
La colpa che si potrebbe ascrivere al vertice apicale, al legale rappresentante di un’azienda delle dimensioni gigantesche, qual è la società di cui stiamo parlando, non dico aprioristicamente che...

PRESIDENTE
Dottoressa, mi consenta una domanda: chi è il datore di lavoro? C’è un concetto di datore di lavoro sul quale dobbiamo fare delle riflessioni. Le responsabilità, comunque, sono di questa figura.

MAZZULLO
Però dobbiamo vedere che tipo di responsabilità ci sono.

PRESIDENTE
Nel momento in cui lei dovesse immaginare che la tanica non era adeguata o era obsoleta, il riferimento a chi lo fa?

MAZZULLO
Al soggetto che ha il compito specifico di provvedere.
Posso terminare il mio discorso?

PRESIDENTE
Prego, continui, ma con le vostre risposte fate giurisprudenza!

MAZZULLO
Cercavo di spiegare, per quel che ne posso capire in tema di responsabilità penale, che esistono vari di tipo di colpe. È emersa una prima colpa, che non posso definire nitida perché siamo ancora in fase di accertamento, abbastanza definibile dei soggetti preposti specificatamente alla fornitura e alla predisposizione di quel tipo di tanica. Non si può, per giurisprudenza consolidata, immaginare che il vertice di un’impresa di dimensioni gigantesche con centinaia, se non migliaia di dipendenti, e centinaia e decine di reparti possa sovrintendere a tutte le specifiche sottomansioni che ci sono.
Come dicevo prima, questo non esclude aprioristicamente che ci sia una responsabilità anche del vertice e del legale rappresentante che magari sta in Germania o da qualche altra parte. In casi di questo genere la colpa che si potrebbe profilare, che al momento è veramente molto evanescente, non definita e nemmeno definibile, è una colpa in eligendo, ovverosia nella scelta dei soggetti preposti, o in vigilando. Esistono cioè vari tipi di colpe: vi è quella più concreta e specifica derivante dall’omissione della pulizia della tanica e quella del sovraordinato che non ha scelto personale idoneo a svolgere determinate mansioni.

CARDELLA
In ogni caso, una buona indagine deve procedere per gradi. Ancora non sappiamo ufficialmente quali sono le cause della morte di questo sfortunato operatore; subito dopo l’autopsia o quando si avranno degli elementi di certezza potranno essere individuati altri soggetti indiziabili.
Allo stato credo che l’individuazione di otto soggetti sia perfettamente coerente con le ipotesi che emergono dalle prime notizie.

PRESIDENTE
Penso che abbiate capito il nostro ragionamento come noi abbiamo capito il vostro.
Non voglio fare della filosofia del diritto, però noi abbiamo un dato certo: quando c’è una responsabilità in un luogo di lavoro il datore di lavoro – lo definisco in questi termini perché così è chiamato – non può non essere coinvolto nel processo che ha prodotto qualsiasi evento.

CARDELLA
Lo è stato certamente.

PRESIDENTE
In questa fattispecie non è stato oggetto di attenzione, questo abbiamo rilevato. Lei, dottoressa, e lei, procuratore, avrete avuto tutti gli elementi per decidere di stabilire questo percorso. Mi è però sembrato corretto fare questa notazione, perché in simili casi occorre dirci ciò che pensiamo, premesso che nessuno pretende che le proprie parole vengano considerate come il vangelo. Questo dato ci è apparso nuovo, interessante e da capire. Non bisogna scomodare il presidente del gruppo della ThyssenKrupp, perché le multinazionali hanno dei responsabili nazionali.
Dunque vi ho chiesto chi si configura come datore di lavoro; c’è infatti l’esigenza di stabilire chi è il datore di lavoro, che può anche essere chiamato con nomi altisonanti, come amministratore delegato o dirigente delegato.
Dobbiamo capire chi è costui, perché non può non essere attenzionato in un caso come questo. Lo ripeto ancora una volta: non sono un colpevolista, tuttavia il datore di lavoro non può non essere attenzionato a seguito di un infortunio grave o, come in questo caso, mortale.

MAZZULLO
Sono d’accordo, questo è fuori discussione.

PRESIDENTE
Dato che non risulta nella lista degli otto indagati, vi ho fatto questa domanda.

MAZZULLO
Non ci sono preclusioni aprioristiche: la lista da lei citata può aumentare o diminuire.

PRESIDENTE
Il datore di lavoro è il primo soggetto a cui si chiede conto. Mi domando come si fa a prescindere dal datore di lavoro, se proprio a questo soggetto spetta la responsabilità della tutela della salute nel luogo di lavoro.

CARDELLA
Siamo perfettamente d’accordo.

NEROZZI (PD)
È interessante il fatto che ci troviamo di fronte a un gruppo che ha dimensioni enormi, che solo in Italia ha sette stabilimenti.
È importante definire dunque chi è il datore di lavoro, che può essere anche semplicemente il dirigente di Terni e non – ad esempio – il dirigente di Terni, Torino e Ferrara.

CARDELLA
Può essere anche il responsabile del reparto, se ha un incarico specifico.

PRESIDENTE
Questo però non l’avete detto. Non avete detto se nella lista è inserito anche il responsabile di reparto che ha avuto la delega come datore di lavoro; altrimenti la nostra richiesta non avrebbe senso.

SPADONI URBANI (PdL)
Siamo senatori, non giudici.

CARDELLA
Ma noi siamo ben lieti di rispondere.

PRESIDENTE
Se ci aveste detto che tra gli otto indagati c’è anche il soggetto che ha la delega e la competenza come datore di lavoro, il discorso non si sarebbe posto. Si è posto perché, leggendo i nomi degli otto indagati riportati dai giornali, nessuno di costoro sembra avere la delega e la responsabilità per essere configurato quale datore di lavoro. Ecco perché mi sono soffermato su questo aspetto: se il nome c’è ammetteremo di esserci sbagliati, ringraziandovi per aver colmato una nostra lacuna.

NEROZZI (PD)
Questo era il punto: è evidente che non può essere il dirigente che sta in Germania.

CARDELLA
Il principio è lo stesso, non può essere il dirigente che sta in Germania, perché evidentemente ha delegato le competenze a qualcuno in Italia: ovviamente questa è un’ipotesi.

MAZZULLO
Il delegato alla sicurezza sul lavoro...

NEROZZI (PD)
Mi perdoni se la interrompo: a proposito del delegato alla sicurezza sul lavoro, bisogna capire – sarò un po’ brutale – se si è usato un materiale che non doveva essere usato, perché in un recipiente in cui è presente una determinata sostanza non si può versare l’acido cloridrico, senza neanche pulirlo: in questo caso, ci sarebbe stata un’operazione di risparmio.

MAZZULLO
Questo non è assodato; l’operazione di risparmio – ovvero la logica del profitto – è tutt’altro che accertata. Potrebbe non essere così, molto probabilmente c’è stata negligenza o fretta.

CARDELLA
Tale ipotesi non è accertata; se dovesse emergere la evidenzieremo.

SPADONI URBANI (PdL)
Si tratta di un soggetto industriale troppo grande per voler risparmiare su questi aspetti.

PRESIDENTE
Sperando di avere ulteriori notizie in proposito, formuliamo la cortese richiesta ai nostri auditi di farci sapere chi è il datore di lavoro. Vorremmo sapere da voi, che state portando avanti le indagini, chi è il datore di lavoro, in chi si configurano le prerogative e le responsabilità di datore di lavoro.

CARDELLA
Quando ci sarà la possibilità di dare queste notizie lo faremo.

PRESIDENTE
Ci manderete una nota. Penso che avrete subito questa possibilità perché è un aspetto di facile accertamento. Anzi penso che già lo sappiate, del resto mi chiedo come si possa non saperlo. È difficile immaginare che non si sappia chi è il datore di lavoro nel momento in cui si svolge un’indagine in riferimento a un decesso in un luogo di lavoro: non può non esserci un datore di lavoro, che ha le relative deleghe e competenze.
Vorremo dunque conoscere queste informazioni, non tanto per comprendere i contenuti delle indagini – che sono di vostra competenza – ma per capire come ci si muove in queste circostanze a livello più generale.
Questo può aiutarci a comprendere come viene applicata la normativa ed eventualmente modificarla, migliorarla o agevolarne l’applicazione.
È ovvio però che le indagini le fate voi, non le facciamo noi.


Audizione di rappresentanti delle istituzioni locali



Intervengono il presidente della Provincia di Terni, dottor Feliciano Polli, l’assessore provinciale all’ambiente, dottor Fabrizio Bellini, il sindaco di Terni, dottor Leopoldo Di Girolamo, e l’assessore allo sviluppo economico e alle attività produttive del Comune di Terni, signor Sandro Piermatti.

PRESIDENTE
Ci scusiamo per il ritardo con cui inizia l’audizione, ma abbiamo approfondito il confronto con il procuratore capo e con il sostituto procuratore che segue le indagini, per avere maggiori informazioni e capire meglio la situazione. La nostra presenza a Terni è volta non solo ad acclarare cosa è accaduto alla ThyssenKrupp e comprendere ciò che ha causato la morte di un operaio, ma ha anche un significato più ampio, teso alla conoscenza, all’approfondimento e al monitoraggio del territorio, testimoniando così la vicinanza del Parlamento e quindi dello Stato, nel dialogo con le istituzioni locali. Questo anche al fine di capire se vi sia la necessità di migliorare o di modificare la normativa in vigore per contrastare quanto più efficacemente possibile il fenomeno degli infortuni e delle malattie professionali, a tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro.
Il motivo della nostra visita, dunque, non è legato soltanto all’incidente occorso alle acciaierie, ma è connesso alla missione che stiamo svolgendo in tutta Italia per comprendere da vicino, in loco, come ci si organizza nei vari territori. Molti sono infatti i soggetti che si interessano a questo tema. La nostra competenza è quella di una Commissione d’inchiesta, ma cerchiamo di far emergere anche il profilo dell’indagine.

POLLI
Ritengo che questa sia un’occasione molto importante anche per noi. Considero estremamente positivo quanto detto dal Presidente, che ha evidenziato il rapporto di vicinanza tra lo Stato, le istituzioni locali e il territorio al fine di approfondire e contrastare quanto più possibile il fenomeno degli infortuni sul lavoro. Questa occasione, che nasce da un evento tragico, è dunque parte di una riflessione più ampia: ritengo che questo sia un modo positivo di lavorare, che spero consenta di costruire un sistema ancor migliore di integrazione su queste problematiche, che ovviamente richiedono grande attenzione e un gioco di squadra che deve essere svolto anche nel territorio. La materia è particolarmente complessa e delicata; ce ne rendiamo conto ogni qualvolta si verificano episodi tragici come quello in esame. L’odierna occasione di confronto mi consente altresì di fare il punto della situazione.
Ritengo opportuno offrirvi un punto di vista generale e di contorno rispetto al tragico episodio della ThyssenKrupp per comprendere come stiamo lavorando, dove stiamo andando e che cosa possiamo immaginare di fare. Da oltre un secolo c’è un rapporto simbiotico tra l’acciaieria e la città: si tratta di un rapporto, non solo di interesse, che dura da circa centoventicinque anni.
Essa ha rappresentato e rappresenta ancora un elemento portante dell’economia, ma ha anche un rilevante peso culturale. Mi ha colpito la splendida omelia del vescovo di Terni, monsignor Vincenzo Paglia, in occasione della cerimonia funebre di Diego Bianchina, il giovane operaio morto, che è stata molto partecipata dai lavoratori e non solo. Si avvertiva preoccupazione, ma anche molta comprensione della difficoltà e della complessità della situazione; c’era tanta gente, la chiesa era gremita di cittadini. Il vescovo Paglia ha concluso la sua omelia, assai interessante ed in cui non ha eluso la problematica, con un invito a tutti i cittadini a partecipare alla messa di Natale in fabbrica, che si svolgerà il prossimo 20 dicembre. In questa conclusione ho colto l’invito a conservare il rapporto con l’acciaieria. Malgrado gli incidenti, la fabbrica è un elemento positivo perché il lavoro è importante.
Quindi l’invito è a conservare, direi a custodire gelosamente questo legame anche in momenti drammatici quale la morte di un lavoratore.
Per quanto riguarda più specificamente la questione delle condizioni di lavoro in fabbrica, in particolare per quanto concerne la sicurezza, avendo conosciuto l’azienda da vicino, direi che negli anni (almeno negli ultimi decenni, che conosco da più vicino per l’esperienza maturata e l’attenzione prestata a livello sindacale e politico) essa ha sempre dimostrato una forte sensibilità verso le tematiche legate all’ambiente di lavoro nell’insieme e alla sicurezza in particolare. Potrei considerarlo quasi un percorso ideale, che nasce dall’esperienza del MESOP (Servizio di Medicina sociale preventiva della Provincia di Terni), un’esperienza d’avanguardia a livello nazionale (e non solo) maturata nei primi anni Settanta, con la quale si introduceva la medicina sociale preventiva che davvero rappresentava una grande innovazione.
Questa nasceva da un accordo tra le acciaierie, le istituzioni locali e le organizzazioni sindacali e prevedeva, tra l’altro – ecco la grande novità – visite specialistiche e assemblee di reparto sulla sicurezza, quindi anche la partecipazione convinta e spinta dei lavoratori. A proposito delle visite specialistiche, a quei tempi le condizioni di salute nei posti di lavoro, specialmente nella siderurgia, erano terribili e questo primo esperimento permise di accelerare i tempi per un loro miglioramento.
Ecco, a me sembra che un filo ideale forte e solido leghi l’esperienza MESOP al protocollo sulla sicurezza siglato il 1º febbraio 2008, oltre che ad altre esperienze. In quella occasione erano presenti i rappresentanti dell’azienda, le istituzioni a livello nazionale (compreso il Governo), il prefetto, le istituzioni locali e le organizzazioni sindacali. Tale protocollo ha rappresentato l’avvio di una nuova fase. Non era solo una fotografia della situazione di quel momento; nell’approccio con i temi della sicurezza rappresentava piuttosto una nuova fase che anticipava ed allargava, in molti casi, i contenuti del decreto legislativo n. 81 del 2008, ad esempio sul controllo delle ditte appaltatrici, e non è cosa da poco. D’estate, durante la pausa estiva ci sono fino a 200 aziende che lavorano insieme perché si fa la manutenzione e approfittando di ciò si accelera magari sugli investimenti che, come sappiamo, in questi casi sono fondamentali. Si effettua quindi il controllo sulle ditte appaltatrici; è poi prevista l’istituzione della figura di rappresentante dei lavoratori ed un’azione di formazione, considerando che la cultura della sicurezza è comunque sempre considerata uno degli obiettivi principali.
Ciò che mi sembra interessante (avrete poi la possibilità di verificarlo meglio nel corso dei vostri lavori), da quello che ho potuto capire e constatare, è che il protocollo non è rimasto sulla carta, anzi su di esso si è lavorato molto. Spesso – è un costume propriamente italiano – si sottoscrivono splendidi documenti ai quali tuttavia non seguono le dovute azioni. Mi pare di poter dire che non è questo il caso. Tale documento, che è stato consegnato a tutti i lavoratori nel corso di riunioni in cui sono state approfondite le varie tematiche, ha messo in moto la revisione delle procedure di sicurezza che necessitano comunque di messe a punto, posto che non si può certo pensare di aver capito e risolto al meglio e definitivamente tutte le questioni. È stato, inoltre, aggiornato il documento di valutazione dei rischi, come pure il documento di valutazione delle interferenze anche perché, lo ricordo per esperienza personale, il periodo peggiore è proprio il mese di agosto in cui i dipendenti dell’azienda lavorano insieme a quelli di ditte specializzate spesso inconsapevoli del funzionamento dell’impianto, ma soprattutto di quello che si muove al suo interno: un alveare in cui i pericoli sono in movimento, non sono solo statici, e nel quale, per la presenza di impianti, bisogna prestare particolare attenzione. A seguito di questo protocollo è stato poi avviato un sistema di monitoraggio e controlli trimestrali congiunti (azienda e sindacati) che personalmente giudico apprezzabile, non solo perché ritengo che il confronto tra azienda e sindacati sia importante ma anche perché credo che costringa tutti ad approfondire le questioni, a ragionare, a lavorare attorno ad esse. Questa mi sembra dunque un’ottima iniziativa anche perché sono convinto che il principio della consapevolezza, soprattutto se diffusa, resti un importante obiettivo, da perseguire con continuità in quanto non si acquisisce una volta per tutte.
È stato inoltre istituito un nucleo operativo integrato coordinato dalla ASL in cui sono rappresentati tutti gli enti preposti al controllo. Un sistema davvero rigoroso, quindi, che offre una larga partecipazione e che, se si riuscirà a lavorare bene (ed io ne sono convinto), sarà in grado di mettere a fuoco tutti gli aspetti legati alla sicurezza consentendo il superamento degli approcci burocratici per quelle questioni che non ne necessiterebbero.
Oggetto dei controlli è tutto ciò che è previsto dalle leggi. In applicazione del protocollo sono quindi previsti ispezioni, controlli vari, sequestri, oltre che supporto ed assistenza all’azienda; si è cioè tenuto conto sia delle leggi vigenti, che del protocollo nei suoi aspetti aggiuntivi ed innovativi. Il protocollo consente, altresì, la pianificazione di interventi relativi ad attività di sicurezza e prevenzione riguardo alle quali sembra si sia lavorato molto, anche se tanto resta da fare visto che non sono state trovate soluzioni a tutti i problemi. Mi risulta quindi che il lavoro è stato svolto, anzi è ancora in corso di svolgimento (anche se comunque si deve proseguire in questa direzione) e che si sia fatto molto per il raggiungimento degli obiettivi contenuti nel protocollo, oltre che previsti dalle leggi. E visto che tale documento è stato sottoscritto il 1º febbraio 2008 i tempi di reazione mi sembra siano stati relativamente brevi considerando la complessità e la vastità del comparto che richiama molteplici investimenti, per nostra fortuna anche in un periodo di crisi come l’attuale.
A questo punto verrebbe da chiedersi quali risultati siano stati conseguiti.
Ebbene, i dati emersi nel corso degli incontri dimostrano che, ad esempio, nel corso della fermata dell’agosto 2008 (un mese molto critico) si è registrata una forte riduzione del numero degli infortuni. Ciò fa presumere che il lavoro svolto per ridurli al minimo e, se possibile, eliminarli (anche se credo che non ci si riuscirà mai) sia stato utile.

MARAVENTANO (LNP)
Come non ci si riuscirà mai? Mi scusi, ma noi vogliamo riuscire ad eliminarli del tutto. Siamo al Governo e stiamo cercando di capire cosa bisogna fare per evitare le morti.
Mi dispiace riprenderla al riguardo, ma è necessaria la collaborazione di tutti per porre fine definitivamente a questo fenomeno. Sicuramente è stato fatto un ottimo lavoro, però si può migliorare.

POLLI
Tutto ciò fa parte del ragionamento che vorrei sviluppare in seguito.

PRESIDENTE
Conosciamo il protocollo, lo abbiamo letto. Sicuramente le intenzioni dell’amministrazione provinciale, del Comune e degli altri organi delle istituzioni sono ottime. Purtroppo, però, noi siamo qui perché c’è stato un morto, quindi dobbiamo riflettere su questo aspetto specifico, oltre che su un quadro più ampio.

POLLI
Dal momento che dell’incidente si sta occupando la magistratura e le indagini sono ancora in corso pensavo di dare un contributo riferendo qual è il sistema e la mia posizione. Avrei concluso, quindi, il mio intervento con delle valutazioni al riguardo, anche su cosa sarà necessario fare nel futuro.
Nonostante tutte le misure adottate si registrano ancora casi di morte (meno che in passato ma finché ci sarà anche una sola vittima riterremo la situazione inaccettabile). Credo dunque che si possa fare ancora molto, ma sono convinto che si debba proseguire in questa direzione perché, come i dati dimostrano, siamo riusciti ad ottenere una diminuzione degli infortuni in generale ed una fortissima riduzione di quelli mortali.
Alla luce di tutto ciò è forse il caso di pensare ad altri percorsi o di proseguire con quelli già avviati? Questo era il senso del mio intervento ed i dati ci confortano al riguardo, anche se purtroppo ogni tanto (spesso in passato) si verificano simili tragedie. Tenendo conto allora dei risultati ottenuti e del fatto che non si è ancora riusciti a dare completa attuazione alle leggi e al protocollo, credo non resti altro da fare che imprimere una forte accelerazione alla predisposizione di tutte le condizioni previste nelle norme di riferimento e nel protocollo. Sono convinto che la strada da battere – non ne vedo un’altra – sia quella che prevede una forte accelerazione e, forse, maggiore consapevolezza. Credo sia opportuno fare una seria riflessione sulle misure da mettere in atto affinché la consapevolezza sia di tutti, a seconda delle responsabilità, a partire dai vertici dell’azienda fino all’ultimo operaio perché le disposizioni ed i protocolli non devono restano sulla carta ma tradursi in azioni; bisogna creare consapevolezza – un fatto innanzitutto culturale – degli strumenti e delle procedure che devono assolutamente essere note e, se necessario, aggiornate ed applicate, come pure bisogna applicare i controlli previsti che devono funzionare. Questi sono gli aspetti su cui dobbiamo lavorare e le aspettative, secondo le testimonianze che ho raccolto nel corso dei miei contatti ed approfondimenti.

DI GIROLAMO
Rivolgo innanzitutto un saluto ai membri della Commissione con alcuni dei quali (con il presidente Tofani, per esempio) ho condiviso più d’una legislatura potendone apprezzare non solo la qualità politica, ma anche l’impegno su queste tematiche.
C’è poco da aggiungere a quello che ha detto il presidente della Provincia, cui abbiamo voluto delegare il compito di introdurre il discorso, sia per le competenze che ha il suo ente in materia sia perché da ex sindacalista prima e da politico poi ha seguito le tematiche dello sviluppo economico e del lavoro e ha tutte le caratteristiche di istituzione e competenza per poter affrontare tali questioni.
Una prima riflessione riguarda il fatto che l’Umbria su queste tematiche è sempre stata in prima linea. Ricordo soltanto che l’introduzione del documento unico di regolarità contributiva (DURC) è stata lanciata proprio dalla nostra Regione in occasione della ricostruzione post terremoto ed è stata poi assunta dal Testo unico. L’esperienza della medicina sociale e preventiva (MESOP), che citava il presidente Polli, insieme a quella di Marghera, fu la culla di quella che a quel tempo veniva chiamata la medicina del lavoro.
L’Umbria, però, ha ancora il triste primato di un’infortunistica sul lavoro troppo alta. Ci sono evidentemente questioni che non riusciamo ad esaminare con la necessaria attenzione e a correggere nei loro andamenti, posto che presentiamo ancora un livello infortunistico non trascurabile, anche se i numeri, come diceva il Presidente, in questo ultimo periodo sono in forte discesa.
Partiamo però da un livello molto alto: per questo anche le percentuali sono più ampie che nelle altre Regioni; se fossimo stati ad un livello basso non avremmo avuto il 30 per cento di riduzione. Questo ci fa capire che il percorso da fare, al di là degli sforzi complessivi, è ancora molto lungo.
Sulle questioni specifiche naturalmente ognuno di noi, dopo aver firmato il protocollo con la ThyssenKrupp, ha fatto la propria parte. L’azienda ha sicuramente messo in atto tutti gli strumenti previsti. È sufficiente guardare i report aziendali rispetto alle tematiche inerenti la formazione e l’attuazione delle misure contemplate nel protocollo. Lo stesso hanno fatto le istituzioni, anche se c’è un elemento di sofferenza rispetto al personale che è dedicato a queste tematiche. Le istituzioni locali (Provincia, azienda sanitaria e anche Vigili del fuoco) presentano delle carenze dovute alle manovre di contenimento della spesa pubblica attuate dai Governi che si sono succeduti in questi anni e che hanno limitato il ricambio dal punto di vista delle persone e dei servizi, che spesso sono sottodimensionati rispetto a quanto previsto dalle piante organiche. Gli operatori malgrado l’impegno fortissimo non riescono ad esercitare funzioni di controllo adeguate. Tutto questo è stato mitigato dalle norme e dalle risorse umane previste dal Testo unico che ha permesso l’introduzione di un numero consistente di nuovi ispettori; rispetto però alle altre categorie istituzionali che citavo prima permane un elemento di difficoltà su cui forse si può andare ad incidere attraverso misure nazionali che permettano a questo settore, così come è stato fatto per esempio per la ricerca, di non dover stare entro le limitazioni previste per le assunzioni.
Una seconda questione che penso sia importante è il fatto che l’azienda ha avuto un ricambio molto forte dal punto di vista della forza lavoro. Quella classe operaia che aveva maturato una forte sensibilità, anche politica, su queste tematiche, in seguito alle leggi che abbiamo promosso in Parlamento (penso nello specifico a quella che riguarda l’amianto e alle manovre di prepensionamento attuate), ha lasciato il posto a giovani lavoratori, con un drastico abbassamento dell’età media. In questa nuova classe lavoratrice riscontro che l’attenzione verso le tematiche della sicurezza sul lavoro e della tutela sulla salute è meno forte rispetto a quella della classe operaia storica, che su di esse si era formata facendone un elemento forte della propria azione politica.
Da questo punto di vista, ritengo che oltre a proseguire nell’attuazione del protocollo, a rivederlo, a migliorarlo anche rispetto alle questioni emerse (perché, come diceva il Presidente, è precedente al Testo unico e, quindi, va aggiornato alla luce di quanto quest’ultimo prevede), sia fondamentale una forte attività di formazione che investa in maniera diffusa e assoluta questa nuova forza lavoro affinché ci sia più consapevolezza rispetto a tali questioni e le forme di controllo dei soggetti in prima linea (quelli dell’azienda e di tutte le società appaltatrici) siano il più forti possibile. Credo ci debba essere, così come è stato in passato, una forma di valutazione dei percorsi dal punto di vista della sicurezza, di denuncia quando questi sono poco efficienti e di messa in opera di misure alternative per garantire sicurezza e salute dei lavoratori.
Penso che questo sia l’unico terreno sul quale misurarsi in maniera forte per consentire che quella diminuzione degli infortuni che si è registrata recentemente sia ancora più ampia e ci porti perlomeno a indirizzare la nostra azione verso gli obiettivi previsti dall’Europa, che sappiamo essere ambiziosi, ma che vanno assolutamente raggiunti.

PRESIDENTE
Mi permetto di interpretare i sentimenti dei colleghi ringraziando il sindaco ed i rappresentanti provinciali perché siamo convinti che in questa vicenda gli enti locali sono considerati in modo marginale, laddove devono essere più coinvolti.
Nel salutarci affido una considerazione alla vostra riflessione, che vuole anche essere oggetto di interlocuzione scritta. Soprattutto nel caso dei Comuni, per quanto riguarda l’edilizia conosciamo la mappatura dei cantieri.
In qualche modo, quindi, potremmo collaborare con i soggetti preposti e fare uno screening costante. È sopraggiunto inoltre un nuovo elemento: il nucleo dei Carabinieri si è organizzato in maniera strutturata a livello nazionale.
Sono presenti presso gli uffici provinciali del lavoro e hanno un riferimento a livello generale, con un comandante, e tre colonnelli a capo di tre grandi aree geografiche. Si sta cercando di coinvolgere tutti gli organismi interessati e mi auguro che, da questo punto di vista, gli enti locali possano dare un loro contributo fattivo; quantomeno nell’edilizia, abbiamo la mappatura dei cantieri e le concessioni partono da lì. Lo stesso discorso vale per le opere pubbliche legate alla competenza della Provincia. Da questo punto di vista potremmo forse iniziare un discorso nuovo di collaborazione con gli enti locali.
Vi ringrazio e mi auguro di rivedervi al più presto, seppure in circostanze diverse.


Audizione del questore, del comandante provinciale dell’Arma dei Carabinieri, del comandante provinciale della Guardia di Finanza e del comandante provinciale dei Vigili del fuoco



Intervengono il questore, dottor Domenico Gregori, il comandante provinciale dell’Arma dei Carabinieri, colonnello Rocco Amoruso, il comandante provinciale della Guardia di Finanza, colonnello Domenico Solfaroli Camillocci, ed il comandante provinciale dei Vigili del fuoco, ingegner Michele Zappia.

PRESIDENTE
Il motivo per cui la nostra Commissione è qui vi è noto. Desideriamo sottolineare che tale presenza non è legata solo al verificarsi della drammatica vicenda occorsa alle acciaierie, ma serve altresì per comprendere come sul territorio ci si articola e ci si organizza, per avere un momento di confronto diretto tra le varie istituzioni, anche perché riteniamo giusto che lo Stato sia presente sul territorio accanto alle forze che quotidianamente svolgono lavori impegnativi come il vostro. Saremmo lieti di avere da voi elementi sull’accaduto, ma anche ascoltare le riflessioni che riterrete più giusto e opportuno fare.
Siamo qui, infatti, anche per capire come ci si organizza sul territorio nei casi di infortunio, per avere un confronto diretto tra le varie istituzioni e per testimoniare la presenza dello Stato accanto alle forze che quotidianamente svolgono lavori impegnativi come il vostro. Vorremmo dunque avere da voi elementi sull’incidente in questione, ma conoscere altresì le vostre riflessioni a proposito dell’azione di contrasto agli infortuni sul lavoro e di tutela della salute nei luoghi di lavoro.

GREGORI
Premetto che come questore sono abbastanza soddisfatto dell’andamento del fenomeno degli infortuni sul lavoro nella provincia di Terni: ogni qualvolta ci rechiamo sui luoghi di lavoro riscontriamo un certo grado di attenzione da parte delle imprese nell’applicazione della legge in materia di sicurezza sul lavoro.
La questura riceve le denunce degli infortuni nei Comuni di Terni e di Orvieto; a tal proposito desidero evidenziare che non siamo mai dovuti intervenire a seguito di ritardi o incompletezza nella descrizione dei fatti. Questo è, a nostro avviso, un sintomo della bontà del tessuto produttivo e dell’attenzione dei datori di lavoro. Abbiamo notato in questi ultimi anni una decrescita costante delle denunce di infortunio e non ci risulta, inoltre, che si siano verificati infortuni non denunciati. Aggiungo che non si è mai verificata la necessità di intervenire in seguito al ripetersi di una stessa tipologia di infortunio nella medesima azienda o in pertinenze della stessa azienda: questo è un altro segnale della bontà del tessuto produttivo. Nella maggior parte dei casi gli infortuni si verificano per distrazione, per disattenzione, perché il dipendente non applica tutte le misure che invece il datore di lavoro o l’impresa prevede e gli notifica regolarmente.
Per quanto riguarda il recente episodio, la polizia di Stato è intervenuta.
Avete ascoltato i rappresentanti della procura e dunque non devo aggiungere nulla a quanto è stato detto dal procuratore, se non un riscontro oggettivo derivante dalle nostre impressioni. Evidenzio che, sia nella fase degli interrogatori che in quella degli accertamenti iniziali, è stato sempre presente un sostituto procuratore. L’impressione che abbiamo ricevuto è quella della bontà dell’organizzazione della sicurezza sul lavoro presso la Thyssen-Krupp. Non ho altro da dire, ma se ci sono domande posso fare ulteriori precisazioni.

AMORUSO
Mi sento di condividere in pieno la valutazione del signor questore. Per quanto riguarda la nostra articolazione, abbiamo un nucleo ispettorato del lavoro, che dipende organicamente da Roma, ma lavora in sintonia e in collaborazione con noi, con l’ispettore della ASL e con il personale della Direzione provinciale del lavoro. Il numero delle ispezioni ai cantieri e alle ditte che svolgiamo è rilevante e posso citare alcuni dati in merito. Il questore ha sottolineato come sia la routine ad essere spesso fatale nei casi di incidente sul lavoro. Il lavoratore viene preso dall’abitudine, magari perché l’attività che svolge rientra nella normalità e nulla di grave è mai accaduto; così tralascia di adottare le dovute misure di cautela e si verifica l’infortunio.

PRESIDENTE
Sarebbe drammatico interpretare solo in questa chiave il fenomeno, dunque non mi sento di condividere tale affermazione.
Sicuramente possono accadere eventi dovuti a disattenzione da parte del lavoratore, tuttavia in tutta Italia abbiamo verificato l’esistenza di realtà ben diverse, connesse anche alla mancanza di un impegno corretto volto al rispetto di tutte le normative sulla sicurezza, oppure a fenomeni di lavoro grigio o nero. Lo dico in generale, non sto parlando del caso in esame. Se tutte le realtà fossero, come si suol dire, «rose e fiori», non accadrebbero incidenti. Dunque qualcuno ha sbagliato anche nel processo che ha prodotto l’evento luttuoso di cui stiamo discutendo.

AMORUSO
Desidero correggere il tiro su quanto ho appena detto: in realtà intendevo sottolineare che, per quanto riguarda il lavoratore, la routine può creare una sorta di assuefazione. È ovvio che ci possono anche essere delle carenze della ditta, che i responsabili hanno il dovere di controllare.
Mi sono soffermato su questo aspetto, perché una parte di «colpa», in alcuni casi, può essere del lavoratore. A monte c’è spesso la mancata osservanza delle disposizioni da parte di chi deve vigilare e deve farle rispettare. Deve infatti essere presente un preposto il quale controlli che il lavoratore osserva le disposizioni in materia di sicurezza.
Posso citare alcuni dati che ritengo utili. Non abbiamo registrato un’impennata nel numero degli incidenti sul lavoro, almeno per quanto riguarda quelli in cui sono intervenuti i Carabinieri. In totale l’Arma è intervenuta a seguito di 10 incidenti nel 2008 e di 13 incidenti nel 2009. Nel 2008 due di questi sono stati mortali e in otto si sono registrati feriti; nel 2009, invece, quattro incidenti sono stati mortali e nove hanno causato feriti. La compagnia dei Carabinieri maggiormente impegnata in questo settore – non sono in grado di spiegarne il motivo – è stata quella di Amelia: dunque si sono verificati più incidenti in quel territorio. A Terni si sono verificati cinque incidenti nel 2008 e cinque nel 2009, di cui nessuno mortale. Per quanto riguarda la compagnia di Amelia, invece, si sono registrati tre incidenti nel 2008, di cui uno mortale, e sette nel 2009, di cui tre mortali.

PRESIDENTE
In quali settori?

AMORUSO
Si tratta di lavoratori dipendenti di aziende, non di lavoratori autonomi. Non mi riferisco, ad esempio, ai singoli agricoltori che hanno avuto incidenti con il trattore. A Orvieto la situazione è simile: nel 2008 si sono verificati due incidenti sul lavoro di cui uno mortale e uno con feriti e un solo incidente nel 2009, però mortale. Per quanto riguarda l’attività di contrasto e di controllo svolta dai Carabinieri insieme all’Ispettorato del lavoro, abbiamo effettuato 122 accessi ispettivi ai cantieri nel biennio 2008-2009 e abbiamo contestato 108 prescrizioni, per un importo che arriva a 89.000 euro.

PRESIDENTE
Lei ha fatto riferimento all’attività svolta dall’Arma nella Provincia, in collaborazione con l’Ispettorato del lavoro. Di quante unità è dunque composto il nucleo ispettorato del lavoro?

AMORUSO
È composto da un maresciallo e da due appuntati o brigadieri.

PRESIDENTE
Quindi da tre unità.

SPADONI URBANI (PdL)
Tutta l’Italia parla del povero lavoratore morto all’AST, ma nessuno parla dei quattro lavoratori morti nel 2009 nel territorio provinciale. È una grande ingiustizia.

NEROZZI (PD)
Vorremmo sapere quali sono i settori in cui si sono verificati gli incidenti mortali.

AMORUSO
Un operaio lavorava per il Comune, un altro per una ditta che stava compiendo lavori di scavo per un laghetto: quindi si tratta di manifattura ed edilizia. Un altro ancora stava scaricando del mangime e, in seguito ad un violento temporale, gli è crollato un silos addosso. Comunque si tratta sempre di lavoratori dipendenti.

NEROZZI (PD)
Sarei interessato a conoscere il tipo di settore in cui erano impiegati.

AMORUSO
Non c’è un settore prevalente: i quattro morti sono distribuiti tra i vari settori. Tra l’altro, oltre alla mancanza di attenzione e di controllo da parte delle ditte, in questi frangenti può incidere anche la casualità, come nel caso del lavoratore ucciso dalla caduta del silos, in seguito ad una violenta tromba d’aria.

SPADONI URBANI (PdL)
Vorrei sapere se ci sono stati incidenti in agricoltura. Mi sto interessando particolarmente di questo aspetto.

AMORUSO
Non rientrano nei miei dati, perché in quei casi non siamo intervenuti noi Carabinieri. Si tratta soprattutto di incidenti causati dal ribaltamento del trattore. Lo ripeto: nel territorio provinciale si sono verificati incidenti di questo tipo, ma non se ne è interessata l’Arma.
Molte volte il soggetto che interviene dipende dalla casualità, perché l’intervento viene compiuto in base alla chiamata. Ci sono stati comunque numerosi casi di trattori ribaltati. In un altro caso una mietitrebbiatrice ha investito una persona tranciandole gli arti.

SOLFAROLI CAMILLOCCI
Rispetto a quello che hanno detto il signor questore ed il collega dei Carabinieri posso offrire un contributo di conoscenza sul fenomeno del lavoro nero presente nella Provincia, visto che nel settore della prevenzione degli incidenti la nostra è una competenza sussidiaria, fermo restando che siamo sempre a disposizione sia nel caso di interventi della polizia giudiziaria, che in eventuali accessi coordinati con altre forze di polizia.
Soprattutto nell’ultimo anno si è registrata una diminuzione dell’occupazione in Provincia, seppur contenuta e non molto sensibile, che si scontra con un dato in controtendenza che è a nostra conoscenza per effetto degli accertamenti che effettuiamo nel settore del lavoro nero. Notiamo cioè un aumento del lavoro nero un po’ in tutti i settori, considerando che la provincia di Terni vive soprattutto di turismo, concentrato in particolare nella zona orvietana e amerina in cui sono dislocati molti agriturismi, ristoranti ed alberghi, nonché attività artigianali che hanno soprattutto sede nella città di Terni.
Dunque, abbiamo notato un aumento del lavoro nero, seppure è diminuito il numero dei controlli, nel senso che abbiamo aumentato i controlli di carattere generale effettuati nei confronti delle imprese anche se a margine effettuiamo controlli selettivi in settori particolari (come nel caso del lavoro nero) nel corso dei quali non ci interessiamo dell’intera posizione fiscale dell’azienda, ma solo di alcuni profili. I nostri interventi sono quindi diminuiti nel settore del lavoro sommerso e del lavoro nero, ma abbiamo registrato un aumento degli occupati in nero. Ovviamente, questo è un elemento di cui faremo tesoro, perché probabilmente su tale settore spingeremo di più.
Risulta evidente che se si lavora in nero difficilmente si denuncia un infortunio sul lavoro anche perché abbiamo notato che il lavoro nero (purtroppo, non ho selezionato i dati distinguendo tra extracomunitari e non extracomunitari) interessa soprattutto, come è ovvio, gli extracomunitari che normalmente sono in una posizione di debolezza. Già il lavoratore in nero non denuncia l’infortunio, figuriamoci se lo fa l’extracomunitario che si trova in una situazione di particolare fragilità nei confronti del datore di lavoro.
Se i militari che effettuano l’accesso notano, ictu oculi, carenze sotto il profilo della prevenzione degli infortuni, di ciò vengono informati gli uffici competenti, in particolare l’Ispettorato del lavoro.
Rispetto al discorso degli extracomunitari che facevo poc’anzi segnalo, ma è un fenomeno che in provincia di Terni (almeno per la nostra esperienza) è sporadico, che è stato trovato un laboratorio di cinesi in cui venivano svolte attività di lavorazione nel settore manifatturiero dell’abbigliamento in condizioni assolutamente inadeguate sotto il profilo della prevenzione degli infortuni.
La presenza di aziende cinesi di questo tipo sembra essere diventata nella Provincia una presenza spot. Mi spiego meglio. Mentre in passato l’azienda cinese si collocava in un territorio e lavorava con una certa continuità, l’impressione ora è che lavori in relazione a delle commesse, quindi per una settimana o dieci giorni, e poi sparisca. Queste sono le nostre deduzioni rispetto al lavoro nero, al lavoro sommerso.
Espletiamo anche altre attività. Partecipiamo, ad esempio, a tavoli con l’Ispettorato del lavoro per il coordinamento dell’attività di vigilanza. Si tratta di tavoli trimestrali in cui ci si scambiano idee sui settori maggiormente esposti al lavoro nero e si cerca di concordare un’attività per categorie, ovviamente senza scambiarci il nome del soggetto che verrà sottoposto ad ispezione, almeno a priori (lo facciamo successivamente). Vengono cioè individuate delle categorie a rischio su cui operare. Questo può essere un valore aggiunto rispetto a quanto riferito dai colleghi che mi hanno preceduto.

PRESIDENTE
Ingegner Zappia, dato che a noi risulta che la presenza dei Vigili del fuoco sul luogo dell’incidente è stata tempestiva, può fornirci qualche elemento al riguardo?

ZAPPIA
Siamo intervenuti immediatamente e di questo abbiamo portato una testimonianza fotografica che, se volete acquisire, è a vostra disposizione. Tengo a precisare che si tratta di materiale che è già stato consegnato alla procura della Repubblica, insieme a delle relazioni piuttosto dettagliate da noi predisposte sin dal momento in cui siamo arrivati sul posto. Quanto all’incidente, esso si è determinato per mancanza – direi così – di formazione, di conoscenza dei rischi che certe procedure di lavoro, certe operazioni, possono comportare e che è assolutamente necessario conoscere.
In questo caso si trattava di una semplice operazione di travaso di una sostanza contenuta in un serbatoio fisso, con una capacità di circa 14-15 metri cubi, in un altro serbatoio più piccolo (circa un metro cubo) entrambi posizionati all’esterno dello stabilimento. In una delle foto si può vedere il serbatoio da cui proveniva la sostanza, acido cloridrico, in un’altra i serbatoi piccoli schierati davanti al manufatto. Si tratta di sei tank da un metro cubo ciascuno, all’interno dei quali questa sostanza, con l’utilizzo di un’attrezzatura assolutamente mobile, non fissa, doveva essere versata; sto parlando di una condotta in plastica, un tubo che andava a finire in una macchina (la pompa idraulica mobile e posizionata) che prelevava la sostanza immettendola in un’altra condotta che dalla pompa portava al tank.
L’operatore, secondo le procedure interne, prendeva questa condotta in plastica, la posizionava nel boccaglio d’ingresso dei tank più piccoli fin quando si riempivano, spegneva e passava all’operazione successiva. Questa è la procedura. Naturalmente si utilizzavano delle sostanze pericolose, l’acido cloridrico in particolare, ad una concentrazione – pare – dal 25 al 35 per cento, per quanto riguarda la soluzione. Il dato non è ufficiale perché, nonostante nel corso del nostro intervento di primo soccorso sia stato richiesto l’ausilio dei nostri nuclei speciali (i cosiddetti nuclei NBCR, costituiti da Vigili del fuoco che attraverso idonee attrezzature prelevano le sostanze ed effettuano delle campionature che vengono poi sottoposte ad analisi), secondo le indicazioni della procura e del procuratore presente sul posto, questi risultati non sono ancora in nostro possesso, come vi confermerà il direttore dell’ASL che sta seguendo questa vicenda. È per questo motivo che riferisco con beneficio d’inventario il dato relativo alla concentrazione dell’acido cloridrico che, così come scritto sull’etichetta, riguardava un acido diluito.
Come dicevo, nel momento in cui l’operazione è andata ad interessare il secondo serbatoio, il secondo tank a partire dalla sinistra, appena questa sostanza è stata riversata già in piccolissima quantità nel serbatoio, si sono generati dei vapori, evidentemente tossici, fortemente nocivi, per cui si presume dalle risultanze (che ripeto non sono ufficiali perché non disponiamo ancora dei risultati) che si sia determinata una reazione chimica. In particolare, per chi abbia conoscenze scolastiche di chimica, si è determinata una ossidoriduzione la quale ha generato vapori che hanno colpito, evidentemente, il povero operaio, che per semplice inalazione ha subìto immediatamente una perdita di coscienza. Se la sostanza incriminata è quella che presumiamo – ripeto che mi sto riferendo a dati non ancora ufficiali – è una sostanza per la quale non vi sono filtri nel corpo umano, che quindi attraverso organi come il fegato ed il pancreas (il direttore dell’ASL che è medico saprà darvi maggiori spiegazioni al riguardo) passa direttamente nel sangue bloccando definitivamente anche le facoltà cerebrali. Questi sono i dati che siamo riusciti ad avere.
Il nostro intervento è stato come sempre rapidissimo. Purtroppo, non abbiamo trovato nemmeno il corpo del lavoratore perché quando siamo sopraggiunti era già stato trasportato, anche se siamo arrivati davvero nell’arco di qualche decina di minuti, non di più. Abbiamo quindi provveduto a bloccare ogni possibilità di sversamento delle sostanze, abbiamo messo in sicurezza l’area e recuperato la sostanza che si era versata all’esterno attraverso delle speciali sostanze assorbitorie in maniera da evitare che fosse dilavata. Abbiamo condotto le nostre indagini anche in merito alle inottemperanze specifiche nei riguardi della prevenzione incendi in primis, anche se, come ben sapete, noi Vigili del fuoco lavoriamo non dico a 360 gradi ma sicuramente con un largo raggio di azione su quanto previsto nel decreto legislativo n. 81. Nel nostro rapporto abbiamo quindi segnalato anche le inottemperanze in materia di sicurezza pura e semplice, dal momento che il citato decreto ce ne dà facoltà.

PRESIDENTE
A prescindere dall’evento.

ZAPPIA
A prescindere dall’evento, ma nell’ambito di quell’ambiente.
Se volete, posso parlarvi anche del lavoro che svolgiamo presso la ThyssenKrupp.

NEROZZI (PD)
Vorrei porle una domanda che abbiamo già posto al procuratore e che porremo poi anche ai rappresentanti della ASL e che trae origine dall’illustrazione fatta dal sostituto procuratore.
Come anche lei ha detto, l’acido cloridrico ha creato una reazione con un’altra sostanza. Si trattava di una sostanza di lavaggio, o di altra sostanza?

ZAPPIA
Non abbiamo i dati per poterlo dire.

NEROZZI (PD)
Potrebbe trattarsi di sola acqua?

ZAPPIA
No, non credo.

NEROZZI (PD)
A me non risulta.

ZAPPIA
Stiamo parlando sicuramente del contatto e della soluzione di sostanze tra loro incompatibili dal punto di vista chimico.

PRESIDENTE
Quindi presume che dentro il contenitore ci fossero altre sostanze?

ZAPPIA
Esatto. Anzi, con buona certezza.

SPADONI URBANI (PdL)
Avete ispezionato gli altri bidoni per vedere se erano puliti o se era presente la stessa sostanza?

ZAPPIA
Sì. Quella sera abbiamo lavorato fino a mezzanotte. Il gruppo venuto da Roma, coadiuvato dalle nostre squadre locali e regionali, ha preso i campioni da tutti i bidoni e da tutti i serbatoi che sono in quell’ambiente. Tenga conto che noi come Vigili del fuoco operiamo nella ThyssenKrupp con un programma molto intenso, quasi giornaliero, e conosciamo molto bene le sostanze che utilizzano per le loro lavorazioni.

SPADONI URBANI (PdL)
Conoscete anche la prevenzione che fanno?

ZAPPIA
Conosciamo la prevenzione; siamo organi di controllo.

SPADONI URBANI (PdL)
Conoscete le persone preposte a vigilare sulla prevenzione?

ZAPPIA
È una conoscenza indiretta, nel senso che andiamo a controllare quello che fanno. Come Corpo nazionale, ma anche come operatori tecnici, crediamo da sempre che l’elemento base per la diminuzione degli infortuni sul lavoro sia la formazione. Sappiamo bene che laddove c’è sensibilità ci sono sicuramente dei guadagni sia in termini di infortuni sia economici. All’interno della ThyssenKrupp, come in moltissime aziende della Provincia, facciamo formazione e posso affermare che percepisco, attraverso il lavoro dei miei funzionari (ma anch’io vado spesso), un’attenzione particolare in questa Provincia, pur se i fatti hanno dimostrato che non è ancora sufficiente.

PRESIDENTE
Ringrazio i nostri ospiti per il contributo offerto ai lavori.


Audizione del direttore provinciale del lavoro, del direttore provinciale dell’INAIL, del direttore provinciale dell’INPS e di rappresentanti della ASL n. 4



Intervengono il direttore provinciale dell’INAIL, dottoressa Lorenza Nistri, il direttore provinciale del lavoro, dottor Sabatino Chelli, il direttore provinciale dell’INPS, dottor Antonio Curti, il direttore della ASL n. 4, dottor Vincenzo Panella e il direttore del Servizio di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro, dottor Luciano Sani.


PRESIDENTE
Rivolgo ai nostri ospiti il saluto della Commissione.
Gradiremmo avere da voi notizie sul quadro generale per ciò che vi compete in riferimento al contrasto agli infortuni, alla qualità di vita dei luoghi di lavoro, alla salute e, se avete elementi di riferimento, anche riguardo all’incidente occorso alla ThyssenKrupp pochi giorni fa.

SANI
Signor Presidente, in questa città e in questa Provincia abbiamo cercato di mettere in atto da sempre un coordinamento istituzionale.
A livello della Regione, e conseguentemente a livello provinciale, è stato attuato il coordinamento per le funzioni di vigilanza e controllo integrato tra tutte le istituzioni cercando di evitare sovrapposizioni, ma comunque comunicando e programmando un’attività congiunta. Dopo i fatti di Torino, in virtù di un protocollo di intesa siglato dai sottosegretari Patta e Montagnino a Terni, si è costituito il nucleo operativo integrato (NOI) che coordino in quanto responsabile del servizio di prevenzione e sicurezza della ASL. Questo nucleo operativo ha già svolto attività importanti di tipo tecnico adempiendo alla funzione di sostegno a un’azienda che, in questi anni, anche a seguito dei fatti di Torino e spinta dalla normativa in continua evoluzione (il decreto legislativo n. 81 del 2008 ed il successivo decreto legislativo n. 106 del 2009), stava operando per trasformare il modello di analisi dei rischi da modello tradizionale, piuttosto diviso per comparti, a modello più integrato e sistemico. Ciò ha costituito la base per spingere la stessa azienda ad adeguarsi a sistemi di gestione e sicurezza del lavoro, così come previsto all’articolo 30 del decreto legislativo n. 81 del 2008, utilizzando quale modello di riferimento la certificazione OHSAS 18001. Anche i rischi vengono valutati in questa fase in maniera assolutamente diversa, dando una ragione della sequenza logica del ciclo produttivo in modo che sia più semplice cogliere gli aspetti problematici. In questi anni l’azienda TK-AST ha chiesto al nucleo operativo di affiancarla come sostegno, oltre alle attività istituzionali di vigilanza e controllo che la ASL, la DPL e altri enti continuano a svolgere. Ci siamo coordinati soprattutto con i Vigili del fuoco per la questione del rischio incendio e con l’ISPESL e il servizio impiantistico per un aspetto molto importante, ovvero il trasporto degli impianti dalla sede di Torino a quella ternana. Questi trasferimenti sono quasi a completamento tranne per la linea cinque che, come tutti sappiamo, è sotto sequestro. Le operazioni sono avvenute in maniera sicura e non hanno prodotto eventi infortunistici né tantomeno incidenti che potevano preludere ad infortuni. Si stanno montando gli ultimi impianti della linea quattro.

PRESIDENTE
Mi consenta un’interruzione per capire meglio. Come azienda sanitaria, avete mai verificato quel processo di travaso che purtroppo ha determinato il decesso del lavoratore?

SANI
Quell’operazione in realtà è avvenuta secondo modalità non previste. Questa è l’anomalia fondamentale dell’evento: nessuna procedura prevedeva che il trasporto di acidi forti, in quel caso acido cloridrico, avvenisse attraverso le cosiddette tanichette che hanno costituito il determinismo di una reazione chimica che ha prodotto l’evento letale. È una procedura costruita sul campo per far sì che questo prodotto venisse trasportato nella sede periferica dell’azienda dove doveva essere utilizzato per disincrostare una tubatura.

PRESIDENTE
Ci è stato riferito che queste procedure si ripetevano periodicamente, addirittura con cadenza mensile.

SANI
Era la prima volta. Questo per lo meno è l’esito dell’attività dei miei ispettori che stanno lavorando all’inchiesta. Le tanichette dovevano tornare indietro senza esser utilizzate per il trasporto. L’operazione non era stata prevista. Questo è quanto risulta dall’indagine.

PRESIDENTE
Precedentemente come facevano a trasportare questa sostanza?

SANI
Usavano altri contenitori, ma non quelli in cui c’erano residui.
Il residuo dannoso, costituito da sodio solfidrato, mischiato con l’acido cloridrico ha prodotto idrogeno solforato, che è l’elemento incriminato.
Un evento tale non era mai stato descritto prima.

NEROZZI (PD)
Veniva fatto con altri contenitori?

PANELLA
Con contenitori dedicati solo a quel trasporto e in cui non c’erano residui di altre sostanze.

SANI
Questo evento ricorda molti incidenti infortunistici gravi, anche mortali, che avvengono nelle nostre abitazioni quando le casalinghe o chi lavora in casa utilizzano l’acido muriatico mischiato con la varechina.
In quel caso si libera cloro attivo. Nel pomeriggio del giorno in cui si è verificato l’evento ho seguito l’andamento di una leggera intossicazione del compagno di lavoro che aveva soccorso la vittima, il quale aveva inalato una quantità modica di vapore. Seguendo anche l’accertamento clinico in ospedale avevo suggerito una determinazione della metaemoglobina che è un’emoglobina anomala, che si forma per riduzione con lo zolfo e che non trasporta più ossigeno, ma zolfo. Questa è la causa dell’evento mortale che ha prima prodotto un’intossicazione a livello cerebrale e poi un edema polmonare. In questa persona, che stava clinicamente bene, il valore era quattro volte più alto della norma. L’inalazione da parte della vittima, quindi, è stata massiva. Stiamo ancora aspettando il dato deterministico degli accertamenti ambientali e i referti autoptici sul materiale prelevato dalla salma, ma intanto possiamo dire che in quell’ambiente si era formata un’atmosfera ricca di idrogeno solforato. Sembra, quindi, chiaro il determinismo dell’evento.

SPADONI URBANI (PdL)
Risparmiare sulle taniche mi sembra stupido.

SANI
La scelta è stata dettata da ragioni di rapidità. Il tempo è veramente un determinante. Noi facciamo analisi degli infortuni gravi e mortali sistematicamente in questa Regione applicando il modello ISPESL sui determinanti e su modulatori degli infortuni e la variabile tempo risulta sempre presente: i lavoratori occupano luoghi non abituali in cui non dovrebbero mai essere o compiono velocemente le operazioni, senza avere un pensiero proceduralizzato. Il tema è creare procedure per creare processi sicuri.

SPADONI URBANI (PdL)
A questa persona chi ha detto di riempire le tanichette? Secondo me, ha sbagliato taniche.

PRESIDENTE
No, gli hanno dato quelle taniche.

SANI
Ha eseguito gli ordini, c’è un livello gerarchico. Il problema è che quest’uomo era ignaro delle reazioni che si sarebbero potute creare, anche perché non era previsto che si utilizzassero tanichette contenenti residui.
Mi permetto di aggiungere che in questo caso si trattava non di residui intesi come contaminazione, ma di residui consistenti, perché la reazione è stata volumetricamente importante. Si è creata una piccola nube di idrogeno solforato, tanto che anche il soccorritore ha riportato un danno, seppur lieve.

SPADONI URBANI (PdL)
Perché non ce l’ha detto nessuno?

PRESIDENTE
Questo non ce l’hanno detto.

SANI
Io parlo per quella che è la mia conoscenza e la mia funzione istituzionale.

MARAVENTANO (LNP)
Vorrei sapere se la procura è a conoscenza di tutto quello che lei ci ha detto, dottor Sani, e se ne ha già fatto relazione.

SANI
Ho inviato tre ispettori per effettuare il sopralluogo, coordinati dalla dottoressa Mazzullo.

MARAVENTANO (LNP)
Quindi ne è già a conoscenza.

SANI
Esattamente: questa mattina dobbiamo individuare gli articoli del decreto legislativo n. 81 del 2008 che sono stati violati, per costruire il dibattimento.

MARAVENTANO (LNP)
Grazie, è stato chiaro.

CHELLI
La Direzione provinciale del lavoro di Terni, organo periferico del Ministero del lavoro, non ha competenze dirette in questi ambiti produttivi, a norma del decreto legislativo n. 81 del 2008. Di conseguenza non abbiamo ulteriori elementi da fornire sugli aspetti prettamente tecnici dell’infortunio oggetto di esame.
Riteniamo però opportuno evidenziare in questa sede l’importanza che i rapporti di lavoro siano correttamente inquadrati dal punto di vista del rispetto della normativa previdenziale e contributiva, perché tra le cause indirette degli infortuni a volte c’è anche la non corretta instaurazione del rapporto di lavoro. In tali situazioni, infatti, il lavoratore oltre a non essere tutelato dal punto di vista normativo e contributivo, non viene tutelato neanche dal punto di vista della sicurezza, in quanto non possiede le informazioni e la formazione necessarie per affrontare situazioni lavorative analoghe a quelle descritte dal dottor Sani, in cui è invece opportuno prestare adeguate cautele.
Proprio per questo motivo la struttura di cui sono direttore effettua ogni anno delle verifiche periodiche presso le acciaierie di Terni, nel periodo estivo, in cui normalmente viene fatta la manutenzione degli impianti e vengono impiegati, oltre ai lavoratori in forza alla ditta, anche ditte in appalto o in subappalto, rispetto alle quali il rischio di inottemperanza è maggiore. Effettuiamo dunque un presidio di controllo presso la ThyssenKrupp, oltre naturalmente a quelli svolti su richiesta dei soggetti legittimati o su segnalazione delle autorità competenti. Per la verità quest’anno non abbiamo riscontrato grosse irregolarità dal punto di vista contributivo e retributivo: questo è il dato oggettivo emerso dalle nostre verifiche.
È opportuno cogliere l’occasione di questa importante iniziativa, che testimonia l’attenzione della Commissione d’inchiesta, per evidenziare che nell’attuale situazione di crisi economica, in cui cresce il ricorso agli strumenti di sostegno al reddito, c’è il rischio che vengano effettuate molte ore di lavoro straordinario, specialmente nei casi di appalto o subappalto, nei quali il controllo del committente – in questo caso la ThyssenKrupp – rischia di essere meno stringente. Ciò può avvenire a fronte dell’utilizzo della cassa integrazione o di riduzioni di orario e costituisce una possibile concausa degli infortuni. Il lavoro reso oltre i tempi ordinari, in maniera non corretta e non rispettosa dei vincoli normativi, può infatti costituire un elemento di rischio che occorre valutare. Anche per questo motivo abbiamo compiuto delle verifiche sulle ditte presenti nella provincia di Terni, al fine di contenere possibili fenomeni di elusione.
Nel caso specifico, il lavoratore deceduto alla acciaierie era assunto con un contratto a tempo indeterminato e risultava prestare il proprio lavoro nel normale orario: l’incidente è infatti avvenuto di mattina. Dunque non è riscontrabile un problema di questo tipo, ma in generale tale fenomeno va tenuto sotto controllo, perché in un periodo di crisi è molto elevato il rischio di comportamenti che, oltre ad essere elusivi della normativa, possono comportare conseguenze per la sicurezza dei lavoratori.

NISTRI
In merito alla dinamica dell’infortunio non posso aggiungere nulla, anche perché l’INAIL, di cui sono direttore provinciale, non ha competenze in merito. È stato svolto un accertamento ispettivo da un nostro ispettore, mirato a verificare la sussistenza dei requisiti di indennizzabilità e l’esistenza di superstiti aventi diritto: è stata quindi costituta una rendita in favore della moglie della vittima.
Se lo ritenete opportuno posso fare dei cenni all’andamento infortunistico nella provincia di Terni e nella Regione. Tra il 2007 e il 2008 gli infortuni in Umbria sono diminuiti del 6 per cento; questo dato si va ad aggiungere alla diminuzione del 3,5 per cento registratasi tra il 2006 e il 2007. Si segnala dunque una flessione senz’altro significativa. Tra i settori più a rischio di infortuni c’è sempre l’edilizia, anche nella Provincia di Terni, che è quella con il numero di infortuni più elevato.

PRESIDENTE
Le chiedo se questo dato tiene conto anche del rapporto con il numero di occupati.

NISTRI
Nel rapporto con il numero di occupati, l’indice di frequenza infortunistica in Umbria è purtroppo molto elevato, perché raggiunge il 43,70 per cento a fronte di una media nazionale del 29 per cento circa: esso tiene conto del rapporto tra infortuni verificatisi e addetti-anno. In sostanza non considera i lavoratori, ma le ore lavorate. L’Umbria ha un triste primato, perché ha un indice superiore di circa il 48 per cento, dunque superiore alla media nazionale.
I settori più a rischio sono l’edilizia e l’industria dei metalli, seguiti dal commercio e dai trasporti. La maggior parte dei 3.163 infortuni denunciati nell’ultimo anno si è verificata negli ambienti tradizionali, quali i cantieri e le fabbriche e una parte (circa 500) sulla strada. Alcuni di questi sono infortuni in itinere, mentre altri avvengono durante lo svolgimento dell’attività lavorativa di autisti o autotrasportatori. La diminuzione degli infortuni ha interessato prevalentemente la gestione industria, mentre gli infortuni in agricoltura sono rimasti stabili, e c’è stato un lieve aumento riguardante la gestione per conto dello Stato e quindi gli infortuni occorsi ai dipendenti statali.
Per quanto riguarda gli infortuni mortali nella Provincia di Terni, nel 2007 si è registrato un forte incremento rispetto all’anno precedente: si sono infatti verificati nove incidenti rispetto ai sei del 2006. Nel 2008 ci sono stati soltanto tre casi mortali: due nell’industria e un infortunio in itinere afferente alla gestione per conto dello Stato. Per quanto riguarda il 2009, ad oggi sono stati denunciati dieci casi (compreso il più recente infortunio in itinere avvenuto proprio lo scorso venerdì), quattro dei quali sono infortuni in itinere, tre sono ancora in corso di definizione e tre sono stati riconosciuti come avvenuti in occasione di lavoro. È un dato che purtroppo è peggiorato nel secondo semestre dell’anno. Un solo caso, peraltro non riconosciuto, riguarda il territorio di Orvieto.
Segnalo un dato in controtendenza, che riguarda gli infortuni subìti dai lavoratori stranieri, che invece di diminuire sono aumentati del 3,5 per cento. Si tratta di infortuni determinati anche dalle difficoltà linguistiche e dalla più difficile comprensione delle procedure di informazione e formazione. La maggior parte di questi infortuni ha colpito cittadini rumeni (circa 200 casi), che costituiscono la forza lavoro straniera più importante nella provincia di Terni. Seguono poi gli albanesi e quindi lavoratori di altra nazionalità.

NEROZZI (PD)
Quindi si tratta prevalentemente di infortuni nell’edilizia.

NISTRI
Esattamente.

CURTI
L’INPS, di cui sono direttore provinciale, non ha competenza diretta sul tema della prevenzione e della sicurezza, ma può evidenziare elementi rilevanti, soprattutto nel campo della prevenzione. Abbiamo importanti informazioni sulla forza lavoro: conosciamo infatti la composizione della forza lavoro aziendale, se c’è o meno turn over, e la consistenza della componente straniera. Possiamo dunque offrire un contributo attraverso le nostre banche dati. Inoltre collaboriamo con la Direzione provinciale del lavoro (DPL) nella lotta al lavoro nero, che costituisce uno dei principali fattori di rischio.
Condivido quanto ha detto il dottor Chelli a proposito degli ammortizzatori sociali, dell’utilizzo della cassa integrazione e del ricorso contestuale al lavoro straordinario. L’INPS può controllare questi elementi con cadenza mensile, verificando le denunce delle aziende. Si tratta di elementi che possiamo mettere a disposizione degli inquirenti, quando ci viene richiesto, e di chi si occupa di prevenzione.
Quanto al caso oggetto di esame, non posso che confermare che si tratta di un lavoratore che da anni lavorava presso la ThyssenKrupp. Un altro elemento che possiamo fornire è la storia medica non legata agli infortuni: l’INPS possiede infatti tutti i dati relativi alle assenze per malattia e dunque possiamo verificare se c’è correlazione tra le malattie non professionali – ovvero tutto quelle che non competono all’INAIL – e le mansioni ricoperte dai lavoratori. Abbiamo un corpo ispettivo composto da sei ispettori, che è sufficiente a presidiare il territorio e saremmo contenti dunque di individuare delle aree di rischio per offrire il nostro contributo.


Audizione di rappresentanti delle organizzazioni sindacali



Intervengono il segretario provinciale della CGIL, signora Lucia Rossi, il segretario provinciale della FIOM-CGIL, signor Attilio Romanelli, il segretario provinciale della CISL, signor Falerio Chiappini, il segretario provinciale della FIM-CISL, signor Riccardo Marcelli, il segretario provinciale della UIL, signor Gabriele Nardi, il segretario provinciale della UILM-UIL, signor Nicola Pasini, il segretario provinciale della UGL, signor Daniele Francescangeli, il segretario provinciale della FISMIC, signor Giovacchino Olimpieri, e l’RLS di sito, signor Andrea Corpetti.

PRESIDENTE
Ringrazio gli auditi per la loro presenza. Desideriamo ascoltare le vostre riflessioni sul tema più generale del contrasto agli infortuni sul lavoro e della tutela della salute nei luoghi di lavoro e acquisire elementi precisi e specifici – qualora ne siate in possesso – riferiti all’ultimo drammatico incidente avvenuto alla ThyssenKrupp.

ROSSI
Le informazioni relative all’infortunio occorso alla ThyssenKrupp vi potranno essere date dal responsabile della sicurezza del sito, qui presente. Per le questioni più generali, può riferire uno qualsiasi di noi.

PRESIDENTE
Procedete come meglio credete.

ROSSI
Quanto alle questioni più generali, in questo territorio, nonostante si siano verificati diversi infortuni, abbiamo portato avanti una serie di iniziative costruite con le associazioni datoriali e gli organismi di vigilanza, in funzione di una realtà territoriale particolarmente attenta. Non va infatti dimenticato che negli anni Settanta qui fu istituito il MESOP che rappresentò un’esperienza nazionale innovativa, partita proprio dalle acciaierie.
In quella occasione i lavoratori presero coscienza, prima individualmente e poi collettivamente, dell’organizzazione del lavoro e quindi iniziarono ad occuparsi in prima persona della salute nelle fabbriche, un tema che li riguardava direttamente. Nel corso degli anni abbiamo poi tentato di riproporre tale esperienza a livello più generale.
Abbiamo quindi stipulato diversi accordi che interessano, in particolare, alcuni dei settori più colpiti dagli infortuni, soprattutto mortali, come il settore edilizio e dell’autotrasporto, e lo abbiamo fatto con l’ausilio degli organismi di vigilanza con i quali abbiamo realizzato un protocollo. Abbiamo, inoltre, stipulato un accordo con l’associazione degli industriali, ma purtroppo non con le altre associazioni datoriali e due anni fa, a seguito degli infortuni mortali verificatisi a Torino, abbiamo sottoscritto con la ThyssenKrupp un protocollo molto innovativo anche a livello nazionale. Con esso non si intendeva giustificare gli infortuni verificatisi, anche di una certa rilevanza, quanto piuttosto, prendendo spunto da quella situazione di difficoltà, cercare di garantire un percorso che salvaguardasse la sicurezza dei lavoratori.
Detto protocollo metteva insieme le diverse competenze degli organismi di vigilanza, dei lavoratori e dell’azienda stessa. Abbiamo tentato di unificare il ciclo del lavoro tenendo insieme tutte le aziende, anche quelle che all’interno della ThyssenKrupp vivono di appalto, e lo abbiamo fatto costituendo un organismo denominato nucleo operativo integrato, di cui fa parte il rappresentante della sicurezza che riferirà dell’infortunio stesso. Si tratta di un protocollo realizzato in funzione degli eventi drammatici di Torino, anche perché sentivamo l’esigenza di garantire in quell’azienda un percorso il più condiviso possibile che ci portasse a determinare alcune condizioni che, ad avviso dei sindacati, erano e sono tuttora condizioni valide per la tutela dei lavoratori. Questo sta a significare che non crediamo ci sia casualità negli infortuni e che siamo convinti che questi ultimi possano essere assolutamente evitati (vedremo poi quando e come) attraverso un’attività di prevenzione forte.
Questo è ciò che stiamo tentando di realizzare come organizzazioni sindacali in quel sito e possiamo affermare, nonostante i fatti non confermino quello che sto per dire, che proprio in quella azienda un’attenzione c’è stata.
È vero che si sono verificati degli infortuni ma, in particolare grazie all’opera del sindacato che è stata molto stimolante per le questioni che riguardano la sicurezza, alcune cose sono state fatte. Forse, assolutamente insufficienti, nessuno dice il contrario, però nonostante tutto ci sentiamo di affermare che in quella azienda si presta attenzione al tema della sicurezza e, forse, proprio per queste ragioni dovremmo fare di più e meglio.
Appena qualche giorno fa si è svolto in prefettura un incontro per rivedere il protocollo siglato proprio in questa sala, innanzitutto perché è prossimo alla scadenza, ma anche perché sentiamo l’esigenza, insieme agli organismi di vigilanza, di capire cosa non ha funzionato, di monitorare meglio la situazione per vedere quello che possiamo fare. Oggi le condizioni di lavoro, in quella azienda come in tutto il territorio provinciale, sono mutate in funzione della crisi che c’è stata e che c’è tuttora; noi abbiamo sempre sostenuto che questa crisi avrebbe potuto avere ricadute non soltanto sull’occupazione, ma sulle stesse condizioni materiali dei lavoratori e delle lavoratrici, essendo questo un territorio a forte valenza industriale, potendo determinare (non so se questo è accaduto, ancora non lo sappiamo dire) una minore attenzione alla sicurezza. Non siamo ancora in grado di dare una valutazione al riguardo, non sappiamo valutare cioè se ciò sia accaduto o meno.
L’infortunio, soprattutto se mortale, ci colpisce sempre pesantemente; quando arriva la telefonata del giornalista che vuole una dichiarazione su un infortunio ci sentiamo tutti colpiti, quasi fossimo in parte anche noi colpevoli dell’accaduto, come singoli e come collettività. Infatti l’infortunio mortale rappresenta comunque una sconfitta anche del sindacato, non solo della comunità. Nonostante si siano verificati degli incidenti, però, in questo territorio abbiamo registrato una sensibilità sia da parte di alcune associazioni datoriali, che di alcune aziende, come pure della comunità: con il precedente prefetto, ad esempio, abbiamo costruito il protocollo e con gli organismi di vigilanza abbiamo messo in atto una serie d’iniziative. Ci sentiamo quindi di dire che, sebbene la cultura della prevenzione non attraversi ancora tutto il territorio e tutti i luoghi di lavoro, si sta comunque radicando, pur se gli eventi ai quali assistiamo ci indurrebbero ad affermare il contrario. Ritengo quindi che il protocollo debba essere esteso a tutto il territorio provinciale e non limitato ad una sola azienda perché rappresenta un punto d’avanguardia rispetto alle iniziative che abbiamo messo in campo nel settore della prevenzione. Estenderlo significa lavorare molto sull’informazione e sulla prevenzione, significa radicare una cultura della sicurezza che attraversa di più le imprese. Non mi sento di dire che la colpa dell’accaduto sia imputabile alla scarsa cultura dei lavoratori, come qualcuno sta facendo in questi giorni nel tentativo di addossare le responsabilità. Credo piuttosto che tutto ciò sia conseguenza di un’organizzazione del lavoro che sempre di più comprime i diritti, non li allarga, anche in una situazione di crisi, laddove allargare la percezione in tema di prevenzione e sicurezza a tutto il territorio provinciale mantenendo come punto d’incontro il protocollo (inteso come luogo anche fisico in cui individuare delle persone che possano essere responsabili di un percorso virtuoso nei luoghi di lavoro) ci garantirebbe di più. Ovviamente, tutto ciò dovrebbe essere affiancato da una legislazione nazionale di supporto, anche in riferimento alla grande presenze delle multinazionali nel nostro territorio.
Con queste ultime, infatti, è difficile costruire una relazione, rapporti sindacali certi, sicuri: non sappiamo neanche quali sono gli interlocutori diretti.
Non è semplice. Ed in questo territorio insistono moltissime multinazionali. Una legislazione che tenga conto della loro presenza e dei diritti dei lavoratori è quindi a nostro giudizio indispensabile.

CORPETTI
Sono il coordinatore RLS (rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza) di sito, una figura che nasce dal protocollo che chi mi ha preceduto ha descritto e che, tra l’altro, è inserita nel Testo unico.
Ecco come si sono svolti i fatti da un punto di vista tecnico ed in base alla versione che ci è stata data ufficialmente dall’azienda a poche ore dall’accaduto.
In premessa ricordo che quella operazione era già stata effettuata all’interno dello stabilimento e che, comunemente, veniva fatta da ditte terze specializzate. Quel giorno, invece, è stata eseguita dai sociali, cioè dai lavoratori della ThyssenKrupp, per una decisione assunta il giorno precedente da un livello intermedio dei capi reparto. L’operazione consisteva in questo. In una parte del nostro stabilimento occorreva dell’acido cloridrico che era stoccato in un silos nell’impianto emulsioni, dove poi è accaduto l’incidente; le taniche in cui doveva essere versato l’acido cloridrico sono state prelevate da un altro impianto che, comunemente, usa un altro acido per il trattamento del percolato. In questa occasione la ditta terza era stata incaricata soltanto del trasporto delle taniche da un impianto all’altro, non le era stato assegnato il solito compito. Una volta sistemate le taniche nell’impianto dov’era stoccato l’acido cloridrico è iniziata l’operazione di travasamento dal silos alle taniche.
Il lavoratore interessato indossava tutti i dispositivi di protezione individuale che lo proteggevano dal contatto con l’acido cloridrico, perché come sappiamo è un acido tossico per contatto, quindi tuta antiacido, guanti, mascherina protettiva. Una volta riempita la prima tanica, si è passati alla seconda che, probabilmente – questi sono elementi ancora allo studio della magistratura –, non essendo stata completamente bonificata, conteneva un residuo dell’acido usato nell’impianto di purificazione del percolato. Il contatto tra i due acidi ha generato una probabile reazione che ha fatto nascere una nube tossica per inalazione. Il lavoratore non essendo protetto – perché non doveva esserlo – ha inalato questi vapori. In un primo momento ha perso conoscenza, così ci dice anche la nostra infermiera interna, e durante il tragitto dallo stabilimento all’ospedale è deceduto.

NEROZZI (PD)
Lei ci ha detto qualcosa di nuovo, se ho capito bene. Questa operazione è sempre stata fatta da ditte appaltatrici, ma questa volta non è avvenuto così.

CORPETTI
Questa volta la ditta terza doveva solo spostare le taniche.

NEROZZI (PD)
Di solito faceva tutto.

CORPETTI
Sì.

PRESIDENTE
Faceva tutto con le stesse procedure attivate il giorno in cui è stato il lavoratore dipendente della ditta ad operare o aveva procedure diverse?

CORPETTI
Sicuramente esisteva una procedura di bonifica, nel senso che prelevavano le taniche usate, le bonificavano, le rendevano riutilizzabili, poi procedevano al travasamento e allo spostamento nei vari reparti dove servivano.

PRESIDENTE
La ditta terza, quando operava il travaso, utilizzava un tubo di gomma e una pompa elettrica?

CORPETTI
Sì.

PRESIDENTE
Quindi la procedura è stata la stessa?

CORPETTI
Sì. Il problema probabilmente è stato dei contenitori.

PRESIDENTE
Qualche problema poteva nascere anche in relazione alla sicurezza di questa tipologia di travaso che avveniva con uno strumento che, da quello che ho capito, non era fisso ma mobile: un tubo di caucciù che si attacca alla cisterna che contiene acido cloridrico per trasferirlo in questi contenitori. Quindi un dispositivo mobile. Anche le imprese esterne adoperavano un sistema simile?

CORPETTI
Sì.

SPADONI URBANI (PdL)
Mi piacerebbe sapere se il termine «probabilmente» si può eliminare.

CORPETTI
Da un punto di vista tecnico-chimico non sono in grado di dirlo. Se nonostante la protezione del lavoratore contro l’acido cloridrico e la conoscenza dello stesso circa la pericolosità dell’acido, gli effetti sono stati altri, probabilmente non c’era solo acido cloridrico.

SPADONI URBANI (PdL)
Chi lo sapeva se era protetto?

CORPETTI
In base ai dispositivi di protezione individuale (DPI) che l’azienda fornisce era protetto per quel tipo di lavoro, poi possiamo vedere se i DPI erano idonei o meno. Ogni reparto ha una lista di DPI assegnati per lavoratore in base alle mansioni che deve svolgere. Alcune misure di prevenzione antiacidi sono le mascherine di protezione per eventuali schizzi.

PRESIDENTE
Vi ringraziamo per la vostra testimonianza.
Mi sembra che un altro soggetto che abbiamo audito ha detto che era la prima volta che avveniva questa operazione.

CORPETTI
Era la prima volta in quell’impianto, però è avvenuto in altri con ditte terze.

PRESIDENTE
C’è allora questo elemento nuovo: le ditte terze non hanno mai lavorato in quell’impianto, era la prima volta.
Ringrazio i nostri ospiti per il contributo offerto ai lavori.


Audizione di rappresentanti delle organizzazioni imprenditoriali e artigiane



Intervengono il presidente di Confindustria, dottor Umbro Bernardini, accompagnato dal direttore, dottor Giuseppe Meucci, il presidente di CONFAPI, dottor Carlo Salvati, il presidente di Confcommercio, signor Ivano Rulli, il presidente di Confesercenti, signor Sergio Proietti Barsanti, il presidente di Confartigianato, signor Giuseppe Flamini, il direttore della CNA, signor Mauro Concezzi, il presidente di Confcooperative, signor Andrea Fora, il presidente di Confagricoltura, signor Rufo Ruffo, il vice presidente della CIA, signor Leonardo Fontanella, il presidente della Coldiretti, signor massimo Manni.

PRESIDENTE
Saluto i nostri ospiti. L’attività della Commissione a Terni non è legata soltanto al drammatico evento che si è verificato alcuni giorni fa presso la ThyssenKrupp, ma vogliamo anche comprendere le esigenze e le problematicità relative alla sicurezza e alla salute nei luoghi di lavoro ed avere un confronto diretto sul territorio con i soggetti che quotidianamente, al di là delle competenze e delle specificità che hanno, si debbono confrontare con questo tema spesso difficile da gestire. Vorremmo da parte vostra dei suggerimenti, delle indicazioni e delle riflessioni.
Se desiderate intervenire o fare delle notazioni di carattere generale – capisco che il dettaglio non vi riguarda o compete direttamente – ve ne saremo molto grati.

CONCEZZI
Intervengo in rappresentanza del presidente Eros Giombolini.
Per quanto riguarda il mondo dell’artigianato, della piccola e media impresa, c’è sempre stata la massima attenzione ai problemi che riguardano la sicurezza. In tutte le occasioni di confronto cui abbiamo partecipato nel nostro ruolo istituzionale abbiamo sempre rimarcato, con la pubblica amministrazione e con tutti i soggetti preposti alle gare di appalto pubblico e al governo del territorio, che questo mondo è fatto di piccole e medie imprese, di artigiani che lavorano manualmente e sono a stretto contatto con gli addetti, i dipendenti e gli operai, il che favorisce l’instaurarsi di un rapporto quasi familiare con questi soggetti. Garantire la sicurezza in questo comparto significa non solo garantire la sicurezza del titolare artigiano, ma di tutti i dipendenti e dell’attività stessa, che spesso è a conduzione familiare.
Abbiamo sostanziato questa nostra posizione nel corso degli anni con alcuni protocolli di intesa in materia. Uno dei primi è quello sottoscritto nel 1998 con la prefettura di Terni e con tutti i soggetti istituzionali interessati.
L’ultimo è stato siglato nel 2008. Questa è un’altra manifestazione dell’attenzione che da sempre abbiamo dato alla cultura della prevenzione e che cerchiamo di portare avanti con l’obiettivo di prevenire ciò che purtroppo nessuno di noi vorrebbe mai accadesse.
Mi preme in questa sede evidenziare in particolare uno degli aspetti che abbiamo sempre sottolineato dall’entrata in vigore del decreto legislativo n. 162 del 2008 (vi sono poi le linee di indirizzo dell’Europa che il nostro Governo non può esimersi dall’attuare). Uno degli elementi che abbiamo indicato quale fattore che potrebbe contribuire negativamente alla mancanza di sicurezza è quello del massimo ribasso per gli appalti pubblici. In questo senso abbiamo chiesto che ove possibile, compatibilmente con gli indirizzi europei in materia cui le nostre norme si attengono, si pratichi l’offerta economicamente più vantaggiosa al posto del massimo ribasso. Questa è una delle richieste che cerchiamo di portare avanti per debellare questa piaga che purtroppo affligge ancora i nostri territori.
Dal punto di vista della formazione la nostra associazione di categoria ha avviato una forte attività formativa, peraltro obbligatoria perché le varie normative in questo settore (la legge n. 626 del 1994 e il Testo unico sulla sicurezza) ci costringono ad effettuarla. La formazione è una delle nostre attività principali e ci auspichiamo diventi anche attività di prevenzione.

PRESIDENTE
Incontri come questo servono anche per scambiarsi informazioni. Per questo desidero evidenziare che prima in Commissione e poi in Aula abbiamo votato in modo convinto, nello scorso mese di ottobre, un documento da sottoporre all’attenzione del Governo: uno dei punti riguarda proprio la questione del massimo ribasso. C’è stato il voto favorevole dell’Assemblea del Senato in proposito e su questo tema continueremo a lavorare. Lo dico anche a nome degli altri membri della Commissione perché – lo ribadisco – incontri come questo servono anche per scambiarsi informazioni di cui non tutti sono a conoscenza.
Cercheremo di far riflettere il Governo anche su un altro tema che riguarda le organizzazioni che rappresentate. Vorremmo far sì che il provvedimento sulla rottamazione dei veicoli attualmente allo studio comprendesse anche le macchine per l’edilizia e quelle agricole. Anche su questo argomento c’è stato un voto favorevole dell’Assemblea del Senato. Si tratta di un percorso complesso, ma costituisce comunque uno degli elementi che stiamo cercando di mettere a disposizione degli operatori come voi, perché ci rendiamo conto che vi sono esigenze di ammodernamento, che in un momento di crisi come questo o in una realtà legata ai principi del massimo ribasso è complicato anche solo immaginare.
Ci tengo a far presenti questi concetti, perché è nostra intenzione avere una visione complessiva sul tema degli infortuni e trovare elementi per contrastare e sconfiggere tale fenomeno. Ovviamente è compito della magistratura indagare sui singoli incidenti, mentre noi dobbiamo creare le condizioni perché gli infortuni non abbiano più a verificarsi. Potete trovare queste informazioni anche sul sito Internet del Senato, insieme alla relazione intermedia approvata dalla presente Commissione il 7 ottobre e discussa dall’Aula il 21 ottobre di quest’anno. Sottolineo ciò per comunicarvi che stiamo sostenendo le stesse cose che ci chiedete.

SALVATI
Come presidente della CONFAPI di Terni, voglio innanzitutto sottolineare che per le aziende nostre associate il dipendente rappresenta un capitale umano e sociale. Dunque è massima l’attenzione delle piccole e medie imprese alla salvaguardia del proprio personale, la cui professionalità dà spessore all’azienda. Non a caso il nostro fondo FAPI (Fondo formazione PMI) destina risorse importanti per l’organizzazione di corsi di formazione sulla sicurezza che molto spesso invitiamo le nostre aziende ad organizzare. In particolar modo in questo momento, in cui vengono spesso utilizzati strumenti come la cassa integrazione e la cassa integrazione in deroga, abbiamo stimolato corsi di questo tipo per sensibilizzare ancor di più le imprese, anche se le nostre aziende sono già abbastanza sensibili al tema.
In questo momento di crisi, in un sistema così globalizzato, il costo e i tempi di esecuzione del lavoro sono fondamentali per essere competitivi sul mercato: per tale motivo chiediamo da tempo al Governo una rivisitazione dei costi indiretti che pesano sulla manodopera. Ciò ci aiuterebbe ad essere più sereni, perché la concorrenza è diventata talmente forte che spesso, per restare sul mercato, vengono offerti prodotti a costi che quasi non sono remunerativi.
Per questo motivo sarebbe importante, anche per dare un contributo alla sicurezza, rivedere il tema dei costi indiretti del personale.

RULLI
Intervengo in rappresentanza della Confcommercio. Desidero evidenziare che le aziende del settore del commercio e del turismo sono soggette al decreto legislativo n. 626 del 1994, che cerchiamo di far rispettare al meglio, organizzando di continuo corsi di formazione. Ogni anno teniamo corsi aggiuntivi per dare informazioni su tale normativa, attraverso incontri diretti o utilizzando la tecnologia informatica. I settori di nostra competenza sono abbastanza tranquilli da questo punto di vista, tant’è vero che non si registra un numero elevato di infortuni. Per quanto concerne la rottamazione dei macchinari, vorrei sapere se anche le macchine utilizzate nel nostro settore vi potrebbero rientrare: penso, ad esempio, alle affettatrici utilizzate nei supermercati.

PRESIDENTE
Bisogna valutare se il Governo è disposto ad aprire a nuove rottamazioni o se, come sembra, intenda riprodurre il decreto così com’è.

RULLI
Qualora fosse disponibile a nuove aperture, si potrebbe valutare anche questo aspetto.

PRESIDENTE
La ringrazio per la sollecitazione, ma bisogna essere realisti: non sarà semplice.

RULLI
Occorre inoltre monitorare, per quanto riguarda i nostri settori, il problema del lavoro nero e del cosiddetto extracommercio, ovvero dell’abusivismo, che è presente specialmente in determinati settori. Ad esempio, a Terni è molto sentito nel settore delle macellerie, in cui si vende carne macellata abusivamente.

SPADONI URBANI (PdL)
È l’azienda sanitaria ad avere competenza in questo settore.

RULLI
Abbiamo compiuto un percorso insieme al dottor Guaitini, allora responsabile del Servizio di sanità veterinaria e sicurezza alimentare della Regione Umbria, ma i mattatoi non si sono messi a norma.

PRESIDENTE
È una questione di cui possiamo solo prendere atto, peraltro anche pericolosa per la salute.

RULLI
Si pensi anche ai rischi per gli stessi lavoratori del comparto.

BERNARDINI
Intervengo come presidente della Confindustria di Terni. È noto come la Confindustria, in questi ultimi anni, si sia particolarmente concentrata sulla prevenzione degli infortuni. Siamo infatti molto attivi su questo fronte, sia a livello di formazione – non solo per i dipendenti, ma anche per gli imprenditori nostri associati – sia attraverso una comunicazione molto serrata e puntuale sulle informazioni che bisogna tenere presenti e sulle attività che bisogna compiere. Credo che queste nostre iniziative – insieme a quelle svolte dalle altre associazioni datoriali presenti in questa sede – abbiano dato buoni risultati, se non altro nella diffusione della cultura della sicurezza. Anche noi riteniamo infatti che il nocciolo della questione sia proprio inculcare nei lavoratori e negli imprenditori la cultura della sicurezza. Credo dunque che molto sia stato fatto e che, nonostante il tragico episodio che siamo venuti a commentare, si comincino a vedere in tutto il Paese gli effetti dell’attività di prevenzione e dell’attività legislativa connessa al decreto legislativo n. 626 del 1994 e ai suoi successivi sviluppi.
Vorrei sottoporre alla vostra attenzione il rischio che tutto ciò che è stato fatto e che si sta facendo possa essere vanificato dalla profonda crisi economica che la nostra Provincia, insieme a tutto il Paese e a tutto il mondo, sta attraversando. Bisogna infatti considerare che i mercati del futuro, su cui le nostre imprese si stanno affacciando ora che il mondo è cambiato, sono diversi da quelli del passato, sono molto più duri e costringono ad essere molto più aggressivi per sopravvivere. Questa esasperazione, questa guerra tra poveri, tra disperati, potrebbe senz’altro arrivare al punto di far considerare gli infortuni sul lavoro una sorta di effetto collaterale per sopravvivere in questo nuovo mercato. Siamo molto attenti a questo discorso e ci stiamo preparando per affrontarlo nel miglior modo possibile, ma sarà determinante l’azione del Governo in proposito. Bisogna infatti aiutare le imprese e sostenere lo sviluppo, perché è vero che siamo tutti soddisfatti degli effetti della politica del rigore, ma credo che sia ora giunto il momento di pensare allo sviluppo, di guardare avanti, di aiutare le imprese che vogliono e devono farcela, pena la povertà del Paese.
Tra gli effetti collaterali di cui parlavo prima c’è proprio l’illegalità, che ha cominciato a diffondersi e rischia di aumentare in maniera veramente preoccupante. Parlo di effetto collaterale, perché spesso lo si considera inevitabile; quando si prende parte a una guerra si sganciano le bombe e si considera inevitabile che qualche incolpevole ne paghi le conseguenze. Questo atteggiamento è l’esatto contrario della cultura a cui facevo riferimento prima: si sta distruggendo un tessuto culturale che abbiamo impiegato anni a costruire.
C’è invece bisogno di porre molta attenzione alle regole, per colpire in modo duro l’illegalità, il lavoro nero, la concorrenza sleale (chiamiamola ancora così), il procurato fallimento del concorrente. Questo tipo di fenomeni si sta diffondendo molto. Il mercato in cui le imprese dovranno competere, oggi e nel prossimo futuro, è durissimo. Si può ricorrere ad ogni mezzo e la cosa peggiore sarebbe proprio utilizzare mezzi che possano procurare, anche se non volontariamente, l’acuirsi del fenomeno degli infortuni sul lavoro: questo è l’aspetto che maggiormente desidero sottoporre alla vostra attenzione.
Non spetta a noi discutere dell’incidente accaduto a Terni ma, essendo la ThyssenKrupp un nostro associato, ci piace sottolineare l’attenzione e la diligenza con cui tale azienda affronta il problema, anche con il nostro tramite, organizzando un numero elevatissimo di corsi di formazione a tutti i livelli – ve lo posso assicurare – dagli ultimi assunti fino ai dirigenti. Si tratta di un percorso che ci vede parte attiva e che quindi posso testimoniare. Sono convinto che da parte delle aziende non vi siano solo buone intenzioni ma che grande attenzione alla sicurezza venga data tutti i giorni nelle attività che esse svolgono.

FLAMINI
Mi sembra che tutti gli interventi che mi hanno preceduto siano stati trasparenti e abbiano dimostrato la volontà, che è anche della nostra associazione, di tener ben presente la questione della sicurezza.
Tra le azioni che abbiamo già posto in essere vi è la creazione di un centro di formazione specifico e di un partenariato che si occupa appunto della sicurezza perché crediamo sia necessario coltivare un processo culturale che interessi sia le imprese che i lavoratori. Quanto alle categorie che impattano di più con il problema della sicurezza (ci riferiamo ai settori edilizio e metalmeccanico sui quali stiamo lavorando in special modo) si deve notare che esistono delle problematiche rilevanti: in primo luogo, la qualità della manodopera di cui si dispone. Non possiamo nasconderci che, specialmente per quanto riguarda l’edilizia, è sempre crescente il numero di lavoratori extracomunitari e, quindi, sempre maggiori sono i problemi di comunicazione.
Se è difficile scambiare delle semplici parole in italiano, figuriamoci quanto può esserlo diffondere la cultura della sicurezza. Questo quindi è uno dei problemi su cui stiamo lavorando e su cui ritengo tutti dovremmo lavorare.
Condividiamo quanto affermato dal rappresentante della CNA circa i criteri degli appalti pubblici. Voglio però aggiungere che l’attenzione non deve fissarsi esclusivamente sul criterio del massimo ribasso che va assolutamente evitato. Credo, infatti, sia altrettanto importante ed indispensabile che gli stessi enti pubblici che emanano i bandi vengano sensibilizzati su come questi devono essere esposti e su come effettuare le perizie perché, a volte, non basta evitare il massimo ribasso. Se si parte, infatti, da una base di gara falsata in partenza, pur mettendo in moto tutte le procedure disponibili, è comunque molto difficile giungere ad equilibri di competizione paragonabili a quelli di mercato. È necessario quindi sensibilizzare le istituzioni e, aggiungo, potenziare gli organi di controllo perché sono quelli che garantiscono la competizione tra le imprese sane. Le ASL, gli Ispettorati del lavoro e tutti gli organi deputati al controllo debbono esercitarlo in maniera assidua, per evitare che le imprese che si trovano sul nostro territorio, approfittando di un allentamento dei controlli, possano esercitare le proprie attività offrendo ribassi davvero poco credibili e, ad un attento esame, assolutamente non possibili, se non scavalcando in primis le norme sulla sicurezza.
Avviandomi a concludere, aggiungo che molti degli infortuni che figurano nelle statistiche sono infortuni in itinere e questo è un elemento che, di fatto, falsa il quadro della situazione. La responsabilità dell’impresa, che nasce quando il lavoratore esce di casa e termina quando vi rientra, per certi versi altera il reale andamento degli infortuni che, da quanto risulta dalle statistiche, sembra essere in calo, grazie anche alle iniziative che tutti insieme stiamo realizzando.

FONTANELLA
Quello dell’agricoltura rimane uno dei settori in cui il problema della sicurezza è al centro dell’attenzione. La nostra Confederazione in questi mesi, con grande volontà e spirito positivo, ha messo in atto una serie di iniziative tese alla divulgazione e alla formazione rispetto ad una tema così importante come quello della sicurezza. È ovvio che il nostro settore soffre di situazioni storiche più particolari rispetto ad altre associazioni. Mi riferisco, ad esempio, non solo alla gestione spesso familiare dell’impresa, ma anche all’età media molto alta degli addetti rispetto alla stragrande maggioranza delle imprese. Questo è un elemento penalizzante rispetto a quella nuova cultura della sicurezza su cui credo tutti noi siamo fortemente impegnati.
Poc’anzi si è parlato del progetto di rottamare le macchine agricole. Per noi questo sarebbe un passaggio fondamentale perché oltre al problema legato all’età media degli addetti c’è anche quello della vetustà del parco macchine.
Si tratta di un elemento fondamentale che deve accompagnare l’operazione di divulgazione e formazione che stiamo realizzando. Riteniamo quindi l’ipotesi avanzata estremamente positiva e credo che tutti debbano adoperarsi per renderla effettiva.
L’altra questione che vorrei affrontare è legata ai controlli. Anch’io ritengo che questi ultimi debbano essere intensificati, ma è altrettanto necessario provvedere alla semplificazione burocratica delle procedure perché dai dati contenuti in un nostro dossier, presentato alla Commissione europea circa un mese fa, risulta che gli adempimenti burocratici, in genere, richiedono dalle 66 alle 120 ore. Quindi, è giusto effettuare i controlli, ma è anche necessario razionalizzarli affinché l’effetto efficienza-efficacia dei controlli consenta alle imprese di poter gestire in tranquillità e al meglio le loro funzioni garantendo, nel contempo, ai dipendenti e ai lavoratori altrettanta soddisfazione.
Non aggiungo altro se non la richiesta di poter consegnare una breve nota sull’attività che la nostra organizzazione sta realizzando sia in termini di divulgazione del Testo unico sulla sicurezza, che sulle azioni che stiamo intraprendendo presso le aziende agricole, per così dire, più professionali, che sono quelle che si affacceranno in questi anni sul mercato e che probabilmente avranno molto più bisogno di assistenza.

MANNI
Come dimostrano i dati in nostro possesso, nel corso degli anni gli infortuni in agricoltura registrano un trend in flessione anche se il nostro è un comparto molto variegato sia per dimensioni, che per struttura delle aziende. Accanto alle aziende a gestione familiare infatti (che rappresentano la maggioranza), in cui lo stesso imprenditore agricolo è anche lavoratore, esistono aziende dove invece è presente l’imprenditore agricolo e la struttura dei dipendenti. Naturalmente, in questo caso cambia non solo la tipologia della azienda ed il sistema di formazione-informazione, ma anche i dati relativi agli infortuni. Si registrano, infatti, numerosi infortuni dei dipendenti, spesso relativi ai lavoratori autonomi, cioè agli imprenditori-lavoratori.
Come ho anticipato, il trend è in diminuzione grazie anche al processo di ammodernamento delle imprese agricole realizzato con investimenti tesi all’aumento della produttività, che hanno reso possibile il rinnovamento del parco macchine utilizzato all’interno dell’azienda. Nel contempo, a seguito del ricambio generazionale, si è innalzato anche il livello qualitativo dei dipendenti e degli imprenditori, che appaiono più formati ed informati e che, quindi, riescono a fare più prevenzione.
Siamo estremamente favorevoli al processo di defiscalizzazione per l’acquisto di nuove macchine, ma certamente è necessario intervenire con maggior vigore sul parco macchine usato. La rottamazione è sicuramente uno dei tanti metodi per risolvere il problema; un’ulteriore soluzione potrebbe essere rappresentata da incentivi per mettere in sicurezza macchinari utilizzati nel settore agricolo ormai vecchi. Poiché i costi di investimento per i macchinari, come pure la loro durata, sono elevati questo potrebbe essere un altro sistema per garantire la sicurezza.
Elemento molto importante è altresì la formazione-informazione. Come ho già detto, l’imprenditore che subentra in un’impresa agricola molto spesso è più propenso alla formazione e all’informazione e, di conseguenza, mette in atto le relative procedure. Tuttavia continuare a diffondere una campagna di informazione e di sensibilizzazione sicuramente aiuta perché molto spesso gli infortuni sono legati all’errato utilizzo delle macchine agricole, delle macchine operatrici, oppure all’abbigliamento sbagliato quando si utilizzano determinati macchinari. Il classico infortunio con il giunto cardanico, in cui la persona viene risucchiata dal movimento dell’asse, potrebbe essere evitato se si utilizzasse un abbigliamento adeguato. Naturalmente per fare ciò dobbiamo fare informazione e formazione.
C’è poi un altro gap. Poiché quello agricolo è un settore multisettoriale e multifunzionale in cui assai spesso vengono impiegati lavoratori stagionali o che prestano opera in diverse aziende, non si riesce ad intervenire con una formazione-informazione forte e costante. Tale problema potrebbe essere risolto rilasciando agli operai un attestato di formazione che potrebbe essere riconosciuto nel passaggio da un’azienda all’altra prevedendo, qualora il lavoratore cambi tipo di attività, ulteriore formazione. Notiamo però una complessità della normativa sulla sicurezza che molto spesso è indirizzata al sistema industriale non tenendo conto del fatto che quello agricolo è un comparto molto variegato. Noi lavoriamo nei campi o nei boschi che sono sicuramente ambienti differenti da quelli dell’industria o di altri settori. Stiamo ancora aspettando che si compia il percorso che abbiamo intrapreso nel 2006 con il Welfare per quanto riguarda lo stanziamento nel settore agricolo di 20 milioni di euro per il discorso assicurativo. La procedura è iniziata, ma ancora non sono state messe in campo le risorse.

PRESIDENTE
Da chi è partita questa iniziativa?

MANNI
Nel 2007 è iniziata un dialogo con il Welfare che ha portato, com’è avvenuto per gli altri settori, a creare un sistema di assicurazione con lo stanziamento di 20 milioni di euro.

PRESIDENTE
Quando parla di Welfare intende il Ministro del lavoro?

MANNI
Sì.

PRESIDENTE
Se ci dà notizie maggiori potremmo informarci.

MANNI
Mancano le istruzioni operative per l’utilizzo di tale budget.

RUFFO
Signor Presidente, mi associo a quanto detto dalle altre associazioni, però vorrei focalizzare l’attenzione su due punti. Il primo è che nel mondo agricolo il decreto legislativo n. 626 del 1994 e il nuovo Testo unico sono di difficilissima applicazione. Quella agricola è un’attività che si svolge all’esterno, nei campi, nei boschi, negli allevamenti, per cui l’applicazione del decreto legislativo n. 626 del 1994 e del Testo unico diventa un aggravio burocratico.

NEROZZI (PD)
Il mondo agricolo è quello che in percentuale registra più incidenti sul lavoro.

RUFFO
Non lo metto in dubbio, ma forse non mi sono spiegato bene. Rappresenta un aggravio burocratico non il fatto che le aziende agricole sono tenute a fare la formazione e l’informazione, che come tutte le associazioni anche la nostra prevede, però è molto difficile riuscire ad applicare delle norme così stringenti come quelle del Testo unico in un settore dove il lavoro non si svolge presso una postazione fissa.
Ovviamente la nostra associazione come tutte quelle presenti a questo tavolo si adopera in tutti i modi per fare la formazione e l’informazione necessarie, com’è giusto e ovvio che sia. Il problema è che trattandosi di lavoro all’aperto ciò risulta difficile.

PRESIDENTE
Vorremmo comprendere meglio questo discorso. Sarebbe opportuno che ci inviaste una memoria segnalando dove nel Testo unico pensate vi siano degli interventi da fare. Noi la studieremo con grande attenzione.
Ci sono problemi diversi tra chi lavora all’aperto e chi lavora al chiuso.

RUFFO
È esattamente questo il punto.

PRESIDENTE
In agricoltura ci sono segmenti non secondari di trasporto dove si verificano incidenti che avvengono per ribaltamento del trattore.

RUFFO
Questo è assolutamente incontestabile, il problema è quando il carico burocratico è sul trattore che fa l’aratura.

PRESIDENTE
Mandateci una memoria.
In quel caso sarebbe importante capire se si è pensato a dotare il trattore di un dispositivo antiribaltamento onde evitare quell’effetto di cui si parlava prima. Se non facciamo riferimenti puntuali si rischia di fare un discorso di carattere generale senza capirci: se sul trattore c’è una persona di ottant’anni, il problema si complica ancora di più. La norma cosa fa? Si può imporre ad un coltivatore diretto di fermarsi?

RUFFO
Diventa difficile gestire le situazioni con norme così restrittive.

PRESIDENTE
Il testo è complesso e articolato in centinaia di commi, per cui non lo ricordo a memoria. Se ci sono degli elementi su cui possiamo riflettere per trovare soluzioni siamo disponibili, però dovrete inviarci una memoria.

CONCEZZI
Signor Presidente, la ringrazio per l’attenzione che ci state dedicando dimostrando grande sensibilità. Riprendendo quanto dicevo prima, c’è una normativa che nasce dalla Strategia di Lisbona, definita Small business act. In America fin dai tempi di Bill Clinton esistono delle disposizioni, riprese dalla Strategia di Lisbona, che consentono di destinare una fetta di appalti direttamente alla piccola e media impresa. Si tratta di un’opportunità che noi gradiremmo perché le nostre imprese spesso lavorano in subappalto. Se fosse possibile accelerare questo processo, ne saremmo lieti.

PRESIDENTE
Pare molto difficile che ci siano segmenti di appalto diretto.

CONCEZZI
Noi chiediamo di poter verificare tale possibilità.

PRESIDENTE
Stiamo parlando di una normativa nazionale, perché la direttiva va recepita.
Vi ringrazio per la collaborazione.


Audizione di rappresentanti della ThyssenKrupp



Intervengono il direttore Ufficio del personale della AST-Thyssen-Krupp, dottor Ulf Koller, accompagnato dal responsabile relazioni industriali e sindacali, dottor Arturo Marcello Ferrucci e dal responsabile per la sicurezza, ecologia e ambiente, ingegner Fernando Camponi.

PRESIDENTE
Desidero informarvi che la Commissione è qui non solo per il grave incidente mortale verificatosi presso la vostra azienda, ma anche per monitorare in senso più ampio le problematiche relative alla sicurezza e alla salute nei luoghi di lavoro. Si cerca di comprendere entrambi gli aspetti.
Quello che chiediamo, essendo voi i rappresentanti della ThyssenKrupp a Terni, è il vostro punto di vista sullo svolgimento dei fatti che hanno portato all’incidente di pochi giorni fa, costato la vita ad un vostro dipendente.

CAMPONI
È la prima volta che mi trovo in una situazione del genere.
Il fatto che un ragazzo venga al lavoro la mattina e non torni più a casa rappresenta una tragedia veramente troppo grande. Dal punto di vista psicologico vi è un’enorme sofferenza: lo stabilimento si è profondamente rinnovato, c’è stato un turn over e la maggior parte degli operai e dei capi non avevano mai vissuto un’esperienza del genere. Siamo in uno stato di prostrazione e vi chiedo scusa se questo potrà trasparire.
Quando si parla di sicurezza sul lavoro il rischio, a mio avviso, è l’autoreferenzialità: mentre i rendimenti di altri reparti aziendali quali la vendita, la qualità, la produzione sono facilmente misurabili con i numeri, sulla sicurezza l’unica sensazione che si ha è quella di non fare mai abbastanza; l’indice di frequenza degli infortuni è un qualcosa di estremamente limitativo.
Quello che posso aggiungere è che gli indici statistici indicano un trend decisamente decrescente nel corso degli ultimi anni. Anche nel raffronto con il resto della siderurgia i dati sono confortanti, però di fronte a fatti come questo i numeri sono un qualcosa che non conta nulla. La nostra azienda ha sempre dato grande importanza alle tematiche sulla sicurezza: la vecchia Terni è sempre stata sindacalizzata e l’esperienza maturata negli anni Settanta ha fatto da apripista. Il protocollo siglato l’anno scorso alla presenza dei sottosegretari Patta e Montagnino ha rappresentato, secondo noi, un passaggio molto importante, che ha anticipato alcuni dei contenuti inseriti poi nel Testo unico.
Noi eseguiamo un controllo rigoroso. Ad esempio, sono state addirittura comminate multe per gli appaltatori inadempienti, forse travalicando la soglia dell’ingerenza nelle attività altrui. Facciamo una quantità enorme di ore di formazione, rivolte anche a terzi. Abbiamo nominato un rappresentante dei lavoratori di sito, che penso abbiate ascoltato, che è un lavoratore a tempo pieno e che si affianca ai tecnici della sicurezza. Abbiamo svolto attività sugli stili di vita degli operai – poiché vi sono molti giovani – e sull’etica del lavoro, suggerendo tra l’altro, visto che la mattina si comincia a lavorare alle 6, di andare a dormire presto. Sembrano cose banali, ma già prima dell’introduzione nel Testo unico dei controlli per alcol e droga, noi andavamo in questa direzione, anche se, di fronte ad eventi di questo tipo, si pensa sempre che non si è fatto abbastanza.
Per quanto riguarda l’incidente, esso ha interessato un’attività totalmente estranea al ciclo produttivo, un’area accessoria e, nell’ambito di questa, un’operazione del tutto estemporanea, che non faceva parte di alcuna attività o procedura. Ciò non toglie e non aggiunge nulla alla gravità del fatto.
C’è stata una leggerezza da parte di chi doveva sovrintendere a quella attività e, purtroppo, si è avuta una combinazione di sostanze chimiche all’interno della cisternetta (che avrebbe dovuto essere vuota e che probabilmente lo sembrava: come quando si finisce di bere una bottiglia d’acqua e la si giudica vuota anche se c’è ancora qualche centilitro) e l’incompatibilità chimica ha dato luogo ad una reazione letale.

PRESIDENTE
Con tutto il rispetto per il dramma, abbiamo bisogno di qualche dettaglio. Ci risulta che è la prima volta che viene compiuta un’operazione di questo tipo lì dove è stata fatta.

CAMPONI
Lo posso confermare.

PRESIDENTE
A noi risulta anche che è la prima volta che dipendenti dell’azienda svolgono un’attività di quel tipo.

CAMPONI
Ci sono indagini in corso, ma ritengo di poter dire di sì.

PRESIDENTE
Lei può parlare tranquillamente e le ricordo che se lo ritiene opportuno possiamo secretare l’audizione.

CAMPONI
Non credo ce ne sia bisogno, la dinamica dei fatti è abbastanza chiara.

PRESIDENTE
La Commissione ha poteri inquirenti, gli stessi poteri della magistratura. Le dico questo perché vorremmo capire: ci sono questi due fatti nuovi e credo importanti. Le chiedo dunque come mai quella tipologia di lavoro, che veniva svolta da un’impresa esterna (con contenitori che probabilmente venivano preventivamente resi salubri, in modo che non si creasse quel fenomeno che invece si è verificato), è stata svolta in questa fase da lavoratori interni, utilizzando dei contenitori che presumibilmente contenevano qualche altra sostanza, non certo acqua minerale.
Vorremmo dunque capire da cosa nasce questo fatto, se derivi da un’esigenza di lavoro, di tempi o di organizzazione.

CAMPONI
Lo stabilimento è molto grande e l’ente per i servizi ausiliari, che si occupa dei servizi comuni di stabilimento, a differenza dei reparti produttivi veri e propri non concentra la sua attività in singoli capannoni: è un po’ come l’ACEA a Roma o l’ASM (Azienda speciale multiservizi) in altre città.

PRESIDENTE
Ma l’ACEA si occupa dell’acqua, è un’altra cosa.

CAMPONI
Questo ente si occupa di servizi e ha impianti dislocati in aree tra loro molto lontane. È capitato sicuramente che l’acido servisse per fare delle operazioni, probabilmente in discarica da quello che so. Il motivo per cui è stata fatta questa operazione in quel posto e con quella procedura non codificata mi sfugge. Penso sia stata una decisione estemporanea.

PRESIDENTE
La mia è solo una richiesta: non intendo farvi dire cose che non sapete.

NEROZZI (PD)
C’è però una questione importante: perché in quel settore di solito lavorava una ditta in appalto e questa volta non è stato così. Questo chi lo decide?

CAMPONI
Penso sia stato deciso a livello dei responsabili intermedi.
Rischio di essere banale, ma è come quando finisce la benzina in una macchina e qualcuno dice ad un altro di riempire il serbatoio succhiando la benzina dalla macchina di un collega. È una cosa decisa lì per lì, in totale leggerezza. Lo ripeto, non era un’attività tra quelle analizzate, che facevano parte delle procedure. Si tratta di un’area tra le più tranquille, in cui venivano impiegati anche addetti a ridotta capacità lavorativa, perché onestamente i carichi di lavoro non erano pesanti.

FERRUCCI
L’attività del lavoratore deceduto era trattare oli che provengono da tutto lo stabilimento, nulla aveva a che fare con gli acidi.
Si tratta di un’attività molto banale: arrivano delle cisterne, che caricano l’olio dalle varie parti dello stabilimento; l’olio viene messo nelle vasche, viene trattato e pulito dall’acqua e quello che resta viene preso da altre cisterne e mandato in discariche autorizzate. Il riempimento di questi bidoni non rientrava nelle attività proprie del lavoratore. Ecco perché, come diceva l’ingegner Camponi, non si capisce il motivo per cui sia stata svolta in quel posto. Come diceva il presidente Tofani, le altre volte l’operazione era stata compiuta in luoghi diversi, non in quello in cui è avvenuto l’incidente, in cui si trattavano solo oli esausti.

NEROZZI (PD)
A noi risultano i seguenti fatti, che ovviamente possono non riguardare il management di grado più elevato, perché l’azienda è enorme: in primo luogo, in quell’impianto non era mai stato fatto quel tipo di operazione; in secondo luogo, si tratta di una lavorazione che di solito viene fatta da una ditta appaltatrice, mentre per la prima volta non è stato così; in terzo luogo, i contenitori che di norma vengono usati sono di un certo tipo, laddove questa volta sono stati usati bidoni di altro tipo, in più con residui di altra sostanza all’interno. Ci sarà pure un responsabile per questi fatti!
È soprattutto interessante chiedersi perché questa volta l’operazione non sia stata svolta da una ditta appaltatrice. Vorremmo sapere chi può prendere una tale decisione, a che livello.

CAMPONI
Probabilmente è stato deciso a livello operativo, magari non solo per motivi di tipo logistico.

NEROZZI (PD)
A noi interessa sapere quale livello ha questa responsabilità. È ovvio che non ce l’ha il dirigente della ThyssenKrupp che sta a Francoforte, ma ce l’avrà qualcun’altro. Ci deve essere però qualcuno che ha deciso che questa volta non si sarebbe fatto l’appalto, ma l’attività si sarebbe svolta con personale interno. Non è stata la divina provvidenza a deciderlo!

PRESIDENTE
Lei, ingegner Camponi è responsabile della sicurezza?

CAMPONI
Sono il responsabile per la sicurezza, ecologia ed ambiente.

NEROZZI (PD)
Ritengo che anche l’azienda sia interessata a sapere chi ha sbagliato.

PRESIDENTE
Chi rappresenta l’azienda in questa sede?

KOLLER
La rappresento io, come direttore del personale e delle relazioni esterne.

FERRUCCI
Abbiamo preso alcuni provvedimenti cautelativi nei confronti degli operativi coinvolti nella vicenda. Dunque stiamo indagando.

NEROZZI (PD)
C’è un fatto specifico e dunque ci sono alcune responsabilità specifiche.

CAMPONI
Stiamo svolgendo un’indagine interna.

FERRUCCI
Abbiamo preso dei provvedimenti di sospensione cautelativa e ci siamo mossi anche noi in questo senso.

SPADONI URBANI (PdL)
Sui giornali abbiamo letto dei nomi. Abbiamo però appreso dai precedenti auditi che ci sono stati altri morti nel territorio ternano, però si parla solo degli incidenti avvenuti alla ThyssenKrupp.

CAMPONI
Terni è una città piccola e, come dico sempre scherzando, in media su due pagine di cronaca locale una è destinata alla nostra azienda.

PRESIDENTE
Vorrei avere un’ulteriore informazione, al di là dell’indagine che state svolgendo e del discorso relativo al responsabile della sicurezza, che è lei ingegner Camponi. In genere quando accadono fenomeni di questo tipo viene coinvolta tutta la filiera, che va dalla proprietà in giù. Invece la proprietà, dalle notizie che apprendiamo dai giornali perché non ne abbiamo altre, non è stata chiamata in causa. Questo è un aspetto interessante, atteso che per la normativa italiana la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro sono affidate al datore di lavoro. Vorrei dunque sapere chi si configura, secondo voi, come datore di lavoro in questa fattispecie. È una domanda che ho rivolto anche ad altri soggetti.

FERRUCCI
L’ingegner Bufalini è stato nominato come datore di lavoro ed è destinatario di uno degli otto avvisi di garanzia.

PRESIDENTE
Quindi l’ingegner Bufalini, che al momento non è presente, è stato nominato datore di lavoro.

CAMPONI
La stampa ha forse rivolto l’attenzione ad altri aspetti.

NEROZZI (PD)
Finalmente qualcuno ce l’ha detto, è tutta la mattina che tentiamo di capirlo!

FERRUCCI
Il 25 novembre, nell’ultimo consiglio d’amministrazione, è stato nominato l’ingegner Bufalini.

CAMPONI
Probabilmente la stampa locale ha posto maggiore enfasi su altri aspetti.

PRESIDENTE
Non facevamo riferimento alla stampa locale, ma ad altri soggetti che abbiamo audito. È tutta la mattina che stiamo chiedendo chi è il datore di lavoro.

KOLLER
Abbiamo questa figura da oltre un anno e mezzo; per un cambio di incarichi, come ha detto il dottor Ferrucci, nell’ultimo consiglio è stato nominato l’ingegner Bufalini quale datore di lavoro. È uno di quei soggetti che hanno ricevuto l’avviso di garanzia, come i componenti della filiera organizzativa sottostante.

NEROZZI (PD)
Noi abbiamo fatto una domanda tecnica, a cui avete risposto, ma siamo riusciti ad avere tale informazione solo ora.
Così come, ad esempio – al riguardo poi, se vorrete, ci farete sapere – ritengo interessante l’indagine interna perché una ditta che svolge un’indagine interna denota serietà.

CAMPONI
Quando parlavo di sensibilità nei confronti della sicurezza mi riferivo anche a questo. Ogni problema viene affrontato cercando di trovarne le cause.

PRESIDENTE
Vi saremo grati se, una volta espletata l’indagine, ci invierete la relativa documentazione ricordandovi che, qualora lo riteniate necessario, potrete chiedere di riservarla.

NEROZZI (PD)
Naturalmente la segretazione è una tutela.

PRESIDENTE
Ringrazio i nostri ospiti per la collaborazione.
Dichiaro così concluse le odierne audizione.
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Fonte: Senato della Repubblica