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COMANDO GENERALE DELLA GUARDIA DI FINANZA
III Reparto Operazioni - Ufficio Tutela Economia e Sicurezza
ATTIVITÀ DELLA GUARDIA DI FINANZA A TUTELA DEL MERCATO DEI CAPITALI
Circolare n. 83607/2012




Approvo la circolare n. 83607/2012
“ATTIVITÀ DELLA GUARDIA DI FINANZA A TUTELA DEL MERCATO DEI CAPITALI”
Roma, 19 marzo 2012

IL COMANDANTE GENERALE
(Gen. C.A. Nino Di Paolo)

 

...omissis...



VOLUME III
“Responsabilità amministrativa degli enti dipendente da reato”
Parte I “La responsabilità amministrativa dell’ente ex D.Lgs. n. 231/2001: quadro normativo”
Parte II “L’accertamento della responsabilità amministrativa dell’ente: il percorso operativo”

PARTE I
LA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DELL’ENTE EX D.Lgs. N. 231/2001 QUADRO NORMATIVO

CAPITOLO 1 CONSIDERAZIONI INTRODUTTIVE
1. Il superamento del tradizionale principio dell’irresponsabilità delle persone  giuridiche e degli enti
2. La natura giuridica della responsabilità amministrativa degli enti

CAPITOLO 2
I SOGGETTI “RESPONSABILI” DESTINATARI DELLE PREVISIONI DEL D.Lgs. N. 231/2001
1. I soggetti responsabili
2. Il caso delle società estere operanti in Italia
3. La rilevanza autonoma del “gruppo societario”
4. Le ditte individuali
5. I soggetti esclusi

CAPITOLO 3
I PRINCIPI GENERALI DELL’ORDINAMENTO APPLICABILI E LA RILEVANZA DEI REATI COMMESSI ALL’ESTERO
1. Il principio di legalità
2. La successione delle leggi nel tempo
3. La responsabilità degli enti per i reati commessi all’estero
a. La specifica previsione di responsabilità dell’ente nelle ipotesi dei reati transnazionali

CAPITOLO 4
I REATI PRESUPPOSTO
1. L'originario "nucleo" di reati - presupposto
a. Reati commessi nei rapporti con la Pubblica Amministrazione (art. 24)
b. Reati commessi nei rapporti con la Pubblica Amministrazione (art. 25)
c. Inosservanza delle sanzioni interdittive (art. 23)
2. La successiva implementazione del novero dei reati presupposto
a. Delitti informatici e trattamento illecito di dati (art. 24-bis)
b. Delitti di criminalità organizzata (art. 24-ter)
c. Falsità in monete, in carte di pubblico credito, in valori di bollo e in strumenti o segni di riconoscimento (art. 25-bis)
d. Delitti contro l'industria e il commercio (art. 25-bis 1)
e. Reati societari (art. 25-ter)
f. Reati con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico previsti dal codice penale e dalle leggi speciali, nonché delitti che siano comunque stati posti in essere in violazione di quanto previsto dall’art. 2 della Convenzione internazionale per la repressione del finanziamento del terrorismo, fatta a New York il 09/12/1999 (art. 25-quater)
g. Pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili (art. 583-bis c.p.) (art. 25-quater 1)
h. Delitti contro la personalità individuale (art. 25-quinquies)
i. Reati di abuso di mercato (art. 25-sexies)
j. Reati di omicidio colposo e lesioni colpose gravi o gravissime, commessi con violazione delle norme antinfortunistiche e sulla tutela dell'igiene e della salute sul lavoro (art. 25- septies)
k. Ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita (art. 25- octies)
l. Delitti in materia di violazione del diritto d'autore (art. 25-novies)
m. Induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all'autorità giudiziaria (art. 25-decies)
n. Reati ambientali (art. 25-undecies)
3. Le ulteriori previsioni contenute in altri provvedimenti normativi
a. Reati transnazionali (artt. 3 e 10 della L. n. 146/2006)
b. Abbandono di rifiuti (Decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, art. 192)
c. Insider trading (abuso di informazioni privilegiate) e manipolazione del mercato (art. 187 quinquies del D.Lgs. 58/1998 - T.U.F.)
4. La rilevanza del tentativo

CAPITOLO 5
GLI ELEMENTI COSTITUTIVI DELLA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DEGLI ENTI
1. I requisiti rilevanti sul piano “oggettivo”
a. La commissione del reato presupposto nell’interesse o a vantaggio dell’ente da parte di soggetti in posizione “apicale” ovvero “sottoposti” all’altrui direzione e vigilanza
2. Segue... e gli elementi caratterizzanti il profilo “soggettivo”
a. Colpa in organizzazione e modelli organizzativi
3. Segue. l’individuazione e la costituzione dell’organismo di vigilanza

CAPITOLO 6 IL SISTEMA SANZIONATORIO
1. Le sanzioni amministrative previste: generalità
2. La sanzione pecuniaria ed il sistema "per quote"
a. I criteri di commisurazione della sanzione pecuniaria
b. I casi di riduzione della sanzione pecuniaria
3. Le sanzioni interdittive
a. Natura, finalità, tipologia
b. Presupposti applicativi e durata
c. Sanzioni interdittive applicate in via definitiva
d. I criteri di scelta delle sanzioni interdittive
e. Il Commissario giudiziale
f. La riparazione delle conseguenze del reato
g. L’inosservanza delle sanzioni interdittive
4. Pluralità di illeciti
5. Prescrizione
6. La confisca
7. Responsabilità patrimoniale dell'ente
8. Vicende modificative dell’ente

PARTE II L’ACCERTAMENTO DELLA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DELL’ENTE: IL PERCORSO OPERATIVO
CAPITOLO 1
LE SPECIFICHE REGOLE PROCESSUALI ED I POTERI E GLI STRUMENTI UTILIZZABILI NELL'ATTIVITÀ INVESTIGATIVA
1. Il rinvio generale alle norme del codice di procedura penale
2. La competenza degli illeciti amministrativi e il simultaneus processus
3. La partecipazione dell’ente: rappresentanza, costituzione, contumacia, nomina del difensore d’ufficio
4. Notificazioni dell’ente
5. I poteri e gli strumenti utilizzabili nell’attività investigativa
6. L’annotazione dell’illecito amministrativo e il termine per l’accertamento
7. L’informazione di garanzia
8. La richiesta di rinvio a giudizio o di archiviazione
9. La decadenza dalla contestazione
10. Le incompatibilità testimoniali dell’autore del reato presupposto e del rappresentante legale dell’ente - L’interrogatorio e l’esame del rappresentante  incompatibile

CAPITOLO 2
L’AUTONOMIA DELLA RESPONSABILITÀ DELL’ENTE
1. Premessa
2. La mancata identificazione/non imputabilità dell’autore del reato
3. L’intervento di cause estintive del reato

CAPITOLO 3
L’ACCERTAMENTO DELLA RESPONSABILITÀ DELL’ENTE EX D.Lgs. N. 231/2001
(5) Segue ...e i cc.dd. “sottoposti”
(6) L’accertamento dei presupposti oggettivi nei “gruppi societari”
b. L’accertamento dei presupposti “soggettivi”
(1) L’efficacia esimente dei modelli organizzativi
(2) Rilevanza della distinzione tra soggetti “apicali” e “sottoposti” ed onere probatorio
(a) Modelli organizzativi e reati commessi dagli “apicali”
(b) Modelli organizzativi e reati commessi dai “sottoposti”
(c) Modelli organizzativi e reati colposi
(3) L’efficacia esimente dei modelli organizzativi predisposti da società straniere, operanti in Italia, in aderenza alle disposizioni normative del proprio ordinamento giuridico
4. Modelli organizzativi: idoneità ed efficace attuazione
a. L’idoneità del modello...
(1) Gli obiettivi
(2) La struttura
(3) I contenuti
b. Segue. e la sua efficace attuazione
c. Le specificità dei modelli organizzativi di cui all’art. 30 del D.Lgs. n. 81/2008 in materia di sicurezza sul lavoro
d. I modelli organizzativi nei gruppi d’imprese
e. L’adozione dei modelli organizzativi successiva alla contestazione dell’illecito
5. Il funzionamento dell’organismo di vigilanza
a. I requisiti
b. I compiti
c. I poteri
d. I flussi informativi destinati all’Organismo di Vigilanza

CAPITOLO 4
L’ATTIVITÀ FUNZIONALE ALL’APPLICAZIONE DELLE MISURE CAUTELARI
1. L’attività della polizia giudiziaria
a. La nozione di profitto nel contesto del D.Lgs. n. 231/2001
b. Il sequestro preventivo per equivalente finalizzato alla confisca: generalità ed ^ indicazioni emerse in sede giurisprudenziale